domenica, Maggio 9

Uganda, fine dell’imperialismo militare? Le ingenti spese militari dei suoi vicini non preoccupano più il Paese

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La ricostruzione del Paese e il boom economico dal 1998 al 2015 sono stati possibili solo grazie ad una aggressiva politica regionale basata sull’imperialismo militare. Forte della spinta ideologica tesa a cambiare radicalmente l’Uganda e ad offrire una stagione di benessere e libertà ad una popolazione che dal 1962  aveva solo conosciuto un susseguirsi di dittature, repressioni e sistematiche violazione dei diritti umani, il National Resistence Army – NRA (successivamente trasformatosi in National Resistece Movement – NRM) nel primo decennio dalla presa del potere (1986 – 1996) si impegna a consolidare il controllo sul Paese, fronteggiare la guerriglia del Lord Resistence Army – LRA e a far riprendere una economia stagnante e una valuta nazionale iper inflazionata. La lunga guerra civile contro il LRA  (1987 – 2004) è stata anche uno scontro diretto contro l’etnia Acholi del nord che intendeva riconquistare il potere dopo la caduta del loro leader: il Sickly Drunken Man (l’ubriacone ammalato) Milton Obote, primo presidente ugandese dopo l’indipendenza.

Alla fine del primo convulso decennio il NRM riesce a meravigliare il mondo intero. Quei rozzi guerriglieri che la comunità internazionale aveva sottolineato l`incapacità di governare un moderno Paese e avevano predetto la caduta in meno di 5 anni dalla conquista militare di Kampala, erano ancora alla guida del Paese e avevano aumentato considerabilmente il supporto popolare. Il Paese si sta riprendendo lentamente ma è chiaro che necessita di un miracolo economico che il NRM non riesce a garantire per abbandonare l’economia agricola e avviare l`Uganda verso un’economia moderna. Si necessitano di ingenti fondi e i giacimenti di petrolio scoperti negli anni Settanta non possono essere sfruttati. Nessuna multinazionale pensa sia saggio di investire nella produzione petrolifera in un Paese governato da un regime ancora in bilico e in guerra civile.

L’unica possibilità di finanziamento proviene dal vicino Zaire. A poche centinaia di km da Kampala ci sono immensi giacimenti minerari in mano ad un governo debole e corrotto guidato da un dittatore vecchio e ammalato di cancro alla prostata. Diventa chiaro nella mente di Museveni che la salvezza dell’Uganda dipende dalla abilità di impossessarsi a buon mercato delle risorse naturali congolesi. Come primo atto nel 1990 le milizie di guerriglieri e l`esercito nazionale vengono fuse nel Uganda People Defence Force – UPDF. Un esercito di professionisti, addestrati e armati da Stati Uniti e Israele altamente motivato e sorretto da sentimenti nazionalistici. Il UPDF viene creao da dei geni militari ruandesi, quali Museveni e il Generale David Tinyefuza e da alleati tutsi ruandesi che avevano lottanto al fianco di Museveni durante i lunghi anni della guerriglia Fred Rwigyema  Vice Ministro della Difesa e secondo solo a Museveni, Paul Kagame capo dei servizi segreti militari, Peter Baingana capo dei servizi sanitari militari e Chris Bunyenyezi comandante della temuta 306sima Brigada, quella che liberò Kampala e sostenne le principali battaglie contro il LRA di Jospeh Kony.

Pochi mesi dopo  aver creato una moderna ed efficace macchina da guerra, Museveni apre la stagione dell’imperialismo militare teso ad assicurare all’Uganda delle risorse naturali necessarie per la ricostruzione e ripresa economica. Come prima azione la fazione del UPDF dei tutsi ruandesi si stacca dall’esercito e forma il Fronte Patriottico Ruandese. Il 1° ottobre 1990 le truppe del FPR supportate da reparti dell’esercito ugandese sotto il comando di Fred Rwigyema (nome di battaglia: Comandante Freddy) invadono il Rwanda per abbattere il regime razial nazista del presidente Juvenal Habyarimama. Rwigyema morì durnate il secondo giorno di scontri con l`esercito regolare ruandese, ufficialmente ucciso dal nemico. Fughe di notizie verificatesi dopo il genocidio e la consecutiva vittoria del FPR, offrono una versione ben diversa. Il Comandante Freddy viene ucciso con un colpo alla nuca dal suo compagno Peter Baingana a causa di una lotta intestina per il potere. Il comando del FPR verrà preso da Paul Kagame, l’attuale presidente del Rwanda.

A distanza di due anni dalla conquista del Rwanda e dal rafforzamento del Fronte Patriottico Ruandese, nel settembre 1996 le truppe ugandesi invadono lo Zaire conquistando in pochi giorni la provincia del Nord Kivu mentre le truppe ruandesi conquistano la provincia del Sud Kivu, dando inizio alla prima Guerra Panafricana. Se l`obiettivo principale era quello di distruggere le forze genocidarie ruandesi rifugiatesi nello Zaire grazie alla protezione dell`esercito, l`obiettivo secondario era quello di controllare le risorse naturali del Gigante africano dai piedi di argilla.

L’invasione dello Zaire del 1996 inaugurerà la stagione dell’imperialismo militare dell’Uganda. Oltre al Congo, il UPDF verrà impegnato nella Repubblica Centroafricana, Somalia e Sud Sudan. L’imperialismo militare ottiene i risultati sperati. Dal 1998 in poi l’Uganda attuerà una rapina senza precedenti nella storia di oro, coltan e altri minerali dal Congo, di diamanti dal Centrafrica. Si assicurerà gran parte della futura produzione del petrolio in Sud Sudan e modernizzerà il suo esercito a spese di Stati Uniti e Unione Europea prestando servizio di mercenariato contro l’islamismo radicale in Somalia.

Grazie alle risorse naturali congolesi l’Uganda diventa una potenza economica regionale in grado ora di avviare l`economia dei petrodollari. E’ proprio alla vigilia della trasformazione da paese agricolo semi industrializzato a Paese del Primo Mondo (grazie alla industria petrolifera che inizierà nel 2020) che Museveni decreta la fine dell`imperialismo militare. Le sue truppe si sono già ritirate dal Congo nel 2004, dal Sudan nel 2015 e dalla Repubblica Centrafricana nel 2016. Rimane solo il fronte somalo di cui la presenza militare ugandese è costantemente messa in discussione dal governo ugandese che accusa i finanziatori della campagna in Somalia di non finanziare adeguatamente lo sforzo bellico sostenuto.

Anche le spese militari subiscono un tracollo. Nel 2016 le spese destinate alla Difesa sono 398 milioni di dollari, le più basse di tutta la regione. Nello stesso anno il Kenya spenderà 933 milioni di dollari, la Tanzania 544 milioni e il Congo 469 milioni. Il boom della corsa agli armamenti si registra dal 2004 al 2011. Durante questo periodo il UPDF si doterà di moderne armi e di ottimo addestramento che lo posizionerà come la quarta forza militare del Continente dopo Angola, Egitto, Etiopia e Sudafrica. L’ultima spesa di rilievo (1,2 miliardi di dollari) sarà  l’acquisto di 6 caccia bombardieri russi di ultima generazione, i Sukhoi SU-30MK.

Il nostro esercito ha raggiunto un addestramento e una potenza di armamenti tali che ora non serve continuare a spendere delle fortune nella difesa del Paese” afferma Simon Mulongo, un esperto di sicurezza del UPDF. L’Uganda necessita di 20 miliardi di dollari per costruire strade, rete ferroviarie, aeroporti, stazioni idroelettiche. Tutte infrastrutture necessarie per attivare l’industria petrolifera. Di conseguenza diventa necessario e saggio diminuire le spese destinate alla Difesa. Le ingenti spese militari dei suoi vicini non preoccupano l’Uganda. Il Presidente Museveni ha legato il Kenya con un patto di mutua difesa regionale e allacciato ottimi rapporti con la Tanzania, inserendola nei piano nazionali dell`industria petrolifera.

Rimane solo il Congo, nazione ostile all’Uganda dove ancora Museveni esercita il diritto predatorio su oro e altri minerali preziosi. Ma anche nel caso del Congo la sua corsa agli armamenti non preoccupa il UPDF. Dei 469 milioni di dollari spese da Kinshasa nel solo 2016 la maggioranza di questi risorse finanziarie sono sparite nelle tasche della Famiglia Kabila e dei Generali. L`esercito rimane mal armato, mal addestrato e indisciplinato, quindi incapace di sostenere una guerra con i Paesi vicini. Anche gran parte dei 933 milioni di dollari spesi dal Kenya si sono volatilizzati nelle tasche di politici e Generali corrotti.

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