sabato, Maggio 8

Uganda: elezioni assai dubbie A meno di 24 ore di distanza dal voto vi sono già tutti gli elementi per una grave crisi politica e sociale nel Paese

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Le elezioni del 2021 in Uganda hanno una portata storica in quanto il popolo sovrano deciderà se il Presidente Yoweri Kaguta Museveni (chiamato dal popolo M7) vincerà un sesto mandato e continuerà il suo governo di 35 anni nel paese o sarà spodestato dal suo rivale Bobi Wine (vero nome Robert Kyagulanyi) , un rapper diventato avvocato. Sono state precedute da inaudite violenze e molestie perpetuate dalla polizia contro i candidati dell’opposizione e i loro sostenitori, dozzine di loro uccisi, da una strumentalizzazione delle regole sanitarie di prevenzione pandemia Covid-19 (valide ahimè solo per l’opposizione) e da un stretto controllo dei media indipendenti sia nazionali che stranieri. La violenza delle forze dell’ordine durante la campagna elettorale è stata senza precedenti.

Alla vigilia del voto l’intero Paese è stato bloccato e militarizzato con tanto di divisioni dell’esercito in assetto di guerra per le strade della capitale Kampala e nelle principali città.

Come prevedibile, la giornata elettorale di ieri è stata segnata da varie irregolarità, arresti arbitrari e minacce tese ad assicurare a tutti i costi la vittoria al Vecchio (Yoweri Kaguta Museveni).  Alcuni seggi elettorali non si sono aperti per quasi due ore e gli elettori in coda si sono arrabbiati e hanno iniziato a gridare ai funzionari del cancello elettorale poiché la causa del ritardo non era chiara, riferisce Patience Atuhaire della BBC dalla capitale, Kampala. Ovviamente i seggi che hanno subito ritardi di apertura corrispondono ai quartieri dove il supporto al candidato di opposizione Bobi Wine è pressoché totale.

Prima del voto, la commissione elettorale ha vietato la creazione di centri di conta dei voti alternativi. Questa misura, abbinata al rifiuto di osservatori internazionali e al boicottaggio alla presenza ai seggi dei rappresentanti dell’opposizione, chiarisce le intenzioni del Vecchio che periodicamente si sottomette alla volontà degli elettori per poi aggiustare gli esiti con frodi elettorali e repressione popolare. Oltre 100 sostenitori della Piattaforma di unità nazionale sono detenuti in diversi centri di detenzione in tutto il Paese. La polizia sostiene che molti degli arrestati appartengono a brigate giovanili coinvolte in attività criminali prima e durante le elezioni. Bobi Wine ha aggirato l’ostacolo chiedendo a tutti i suoi elettori di fotografare con il telefonino la scheda elettorale da loro compilata prima di uscire dalle urne e depositarla nei electoral boxes. Questa astuzia è stata attuata nel più grande segreto per evitare il rischio che la polizia confiscasse i telefonini.

Il blocco all’accesso di internet sta creando seri problemi non solo ai cittadini ma alla stessa Commissione elettorale. Oltre a non essere in grado di connettersi online, le persone hanno persino problemi a inviare messaggi di testo SMS. All’inizio della settimana le autorità hanno ordinato il blocco dei social media, delle app di messaggistica e di alcuni siti per le reti private virtuali (VPN) che le persone utilizzano per aggirare i blocchi dei social media. Le autorità ugandesi avrebbero ordinato ai provider di Internet di chiudere l’intera rete alle 19:00 ora locale alla vigilia delle elezioni. Nella lettera redatta dall’Uganda Communications Commission si ordina ai provider di Internet di “attuare una sospensione temporanea del funzionamento di tutti i gateway Internet e dei punti di accesso associati“. Piccolo particolare: la lettera non indica quando la sospensione dovrebbe terminare. Il gruppo di difesa dell’accesso a Internet, Access Now ha esortato i fornitori di telecomunicazioni a contestare l’ordine, dicendo che dovrebbero essere ‘promotori dei diritti umani, non gatekeeper’ guardiani del potere.

A causa del blocco di internet il nuovo sistema biometrico per verificare l’identità delle persone non funziona in alcune aree. Ci sono seri dubbi su come i risultati di tutto il Paese verranno trasmessi al centro nazionale di conteggio di Kampala senza Internet. La commissione elettorale ha detto alla BBC che dispone di sistemi per farlo, ma non ha fornito ulteriori spiegazioni. Il sistema biometrico era stato introdotto per diminuire il rischio che stranieri potessero votare ricevendo dal partito al potere NRM false carte elettorali. Il guasto giunto sembra una manna piovuta dal cielo per il Vecchio che, normalmente utilizza cittadini del Sud Sudan e del Congo per aumentare i suoi voti, facendoli passare per cittadini ugandesi.

Quando è iniziato il conteggio dei voti, nuovi reparti di esercito e polizia sono giunti a Kampala per rafforzare i reparti già dispiegati, pronti ad intervenire in caso di manifestazioni, ovviamente non autorizzata prendendo la scusa del Covid-19. Tiratori scelti della polizia ed esercito si sono appostati sui tetti delle principali vie della capitale pronte ad ‘abbattere eventuali sovversivi’.  Vestito in divisa militare, Martedì sera (pre vigilia del voto) il Presidente Museveni ha dato un duro avvertimento durante un discorso televisivo: “Se cercate di disturbare la pace, la colpa sarà vostra. Le forze di sicurezza, seguendo la legge, sono pronte a trattare con qualsiasi piantagrane. “

Il governo assicura la comunità internazionale che le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo e sono libere ed eque. Di diverso parere gli Stati Uniti che hanno messo in dubbio il processo elettorale e hanno ritirato i propri osservatori elettorali dopo che la maggior parte delle loro richieste di accreditamento sono state negate da Museveni. In risposta, il portavoce della Presidenza, Don Wanyama, ha ironizzato sulle dichiarazioni della Casa Bianca scrivendo in un Twitter: “Non ricordo quando l’Uganda ha inviato per l’ultima volta osservatori elettorali negli Stati Uniti“.

Anche le Nazioni Unite avvertono che le condizioni politiche prevalenti in Uganda non permettono di indire elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque e trasparenti. La portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Ravina Shamdasani afferma che il deterioramento della situazione dei diritti umani nel paese rappresentano un sinistro segnale qualora si verifichi la prospettiva di manifestazioni popolari. “Sono state segnalate numerose violazioni dei diritti umani, inclusi i diritti alla libertà di espressione, riunione pacifica e partecipazione, nonché privazione arbitraria della vita, arresti e detenzioni arbitrarie e torture. … In effetti, le molestie, i maltrattamenti, gli arresti arbitrari e la detenzione di candidati e sostenitori dell’opposizione sono stati sviluppi preoccupanti durante la campagna elettorale“, ha detto ai media internazionali Shamdasani. L’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite chiede alle autorità ugandesi di proteggere i diritti dei popoli alla libertà di espressione e di riunione pacifica. Li esorta ad adottare misure per prevenire la violenza elettorale e per garantire i diritti delle persone a partecipare liberamente e pacificamente al processo elettorale.

Fonti diplomatiche affermano che dai primi dati raccolti da BobiWine tramite foto dei telefonini dimostrerebbero che sia riuscito ad ottenere una alta percentuale delle preferenze che potrebbe costringere il Vecchio a confrontarsi in un secondo turno di voto in quanto rischierebbe di non raggiungere il quorum di voti 50% +1 previsto per assicurargli la vittoria al primo turno. Vari osservatori regionali sospettano una pesante frode elettorale per evitare il secondo turno qualora i voti a Bobi Wine ottengano una schiacciante maggioranza.

L’Esercito (Uganda People’s Denfence Force – UPDF) è compatto a difendere il Vecchio. Reparti scelti dell’esercito hanno già circondato la residenza privata di Bobi Wine protetta dai suoi sostenitori. Tre giorni fa i militari avevano fatto irruzione nella sua casa picchiando una delle sue guardie del corpo. La polizia ha impedito con armi alla mano a Bobi Wine di condurre la sua campagna elettorale negli ultimi cinque giorni prima del voto. Con le autorità che limitano i suoi movimenti, Wine ha trascorso la maggior parte del suo tempo nella sua casa alla periferia di Kampala. I primi risultati provvisori dovrebbero essere comunicati sabato 16 gennaio. In queste elezioni militarizzate il condizionale è però d’obbligo.

Il timore di pesanti frodi elettorali sembra confermato con i primi risultati parziali dati dalla Commissione Elettorale che aggiudicano a Museveni il 61,31% dei voti e a Bobi Wine il 27,9%, secondo l’Agenzia Stampa Turca ‘ANADOLU’. I dati sono stati successivamente confermati dalla BBC. Seppur riguardanti solo il 30% dei seggi, i dati provvisori sono stati già duramente contestati dal candidato dell’opposizione Robert Kyagulanyi, alias Bobi Wine che li ha definiti il risultato del peggior broglio elettorale nella storia dell’Uganda. Bobi Wine ha dichiarato che la lotta per la democrazia è appena iniziata, dichiarandosi Presidente eletto dal popolo.  A meno di 24 ore di distanza dal voto vi sono già tutti gli elementi per una grave crisi politica e sociale nel Paese. Tutto dipenderà dalla volontà e dalla determinazione popolare di voltare pagina dopo 34 anni di potere del Vecchio.

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