mercoledì, Luglio 28

Uganda: doppio gioco petrolifero field_506ffbaa4a8d4

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Nel piano strategico del Presidente Yoweri Museveni sulla gestione dei giacimenti petroliferi è previsto che la maggioranza del greggio sia sfruttata per lo sviluppo nazionale e regionale. Il greggio sarà raffinato ad Hoima e i suoi derivati venduti nell’Africa Orientale. Una piccola quantità, tra il 30% o il 40% sarà destinata all’esportazione per avere valuta pregiata. Hoima funzionerà come centro di raccolta del greggio, raffineria e punto logistico per l’esportazione attraverso un oleodotto. Visto che l’Uganda non ha sbocchi sul mare, la scelta di dove far passare l’oleodotto è limitata ai porti geograficamente prossimi: il porto di Lamu, in Kenya, e il porto di Tanga, in Tanzania.  L’oleodotto è frutto di un compromesso con le multinazionali petrolifere operative in Uganda: la Tullow Oil, la Total e la China National Offshore Oil Corporation.

Nell’ottobre del 2012 si era sfiorata la rottura dei contratti causa un durissimo scontro tra le multinazionali e il Governo sull’utilizzo del greggio. Quese ultime intenzionate ad aumentare considerevolmente la percentuale destinata all’esportazione sui mercati europei e asiatici. La complicità della multinazionale cinese con i piani governativi, la situazione di frode fiscale in cui si trova la Tullow e la fragile situazione politica della Total (multinazionale francese che opera al di fuori della zona di influenza francese e quindi con limitate possibilità di pressione politica per Parigi) sono stati elementi chiave che hanno permesso al Governo di concludere un compromesso a suo favore. Tullow e Total hanno anche commesso l’errore di appoggiarsi al ex Primo Ministro Amama Mbabazi che ora è stato definitivamente estromesso dalla scena politica del paese dopo la sua disastrosa avventura elettorale.

Il Governo ugandese si era impegnato a costruire un oleodotto in partenariato con il Kenya. L’oleodotto da Hoima attraverserà le zone desertiche del Turkana (Kenya), dove confluirà il greggio dei giacimenti recentemente scoperti nella regione, giungendo al porto di Lamu, vicino al confine con la Somalia. L’oleodotto è inserito nel piano di sviluppo regionale che coinvolge anche il Sud Sudan (recentemente entrato nella comunità economica della East African Community) e l’Etiopia. Il progetto di sviluppo regionale prevede un costo di 26 miliardi di dollari per costruire oleodotti collegati al quello principale ugandese-keniota, rete ferroviaria e modernizzazione del porto di Lamu. La costruzione del oleodotto sarà affidata alla multinazionale giapponese Tsusho Corporation, del gruppo Toyota. Il suo costo valutato attorno ai 5 miliardi di dollari.
Negli ultimi mesi è affiorata l’idea di costruire un oleodotto, lungo 1.400 chilometri, che attraversi i territori occidentali dell’Uganda, costeggi il Lago Vittoria giungendo presso il porto di Tanga, situato in Tanzania lungo le coste con il Kenya.  Il costo della realizzazione è valutato attorno ai 4 miliardi di dollari. L’oleodotto si dovrebbe successivamente collegare con l’oleodotto che trasporterà il greggio dalle regione nord del Sud Sudan ad Hoima, in fase di progettazione tecnica (rallentata dal conflitto sud sudanese). Il progetto si è concretizzato durante un incontro tra il Presidente tanzaniano John Magufuli  e il Presidente Museveni, durante il Diciasettesimo metteng dei Capi di Stato della East African Community avvenuto ad Arusha (Tanzania) il 6 marzo 2016. Il progetto è appoggiato, e addirittura finanziato, dalle multinazionali petrolifere che operano in Uganda: Tullow Oil, la Total e la China National Offshore Oil Corporation che spingono per avviare i lavori entro l’agosto di quest’anno.

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