sabato, Maggio 8

Uganda: Bobi Wine chiede a Trump di rompere con Museveni Ma Bobi a parte, forze reazionarie sembra vogliano destabilizzare il Paese, lui potrebbe essere solo una pedina di un gioco molto più grande e pericoloso...

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La ex pop star del reggae e difensore della droga libera Robert  Kyagulanyi (nome d’arte Bobi Wine), autoproclamatosi Presidente dei Ghetti e parlamentare ugandese, è giunto negli Stati Uniti il 1 settembre per sottoporsi a cure specialistiche causa le gravissime condizioni di salute secondo quanto riportato dai suoi familiari.  Condizioni critiche causate dalla torture subite durante il suo arresto il 14 agosto scorso, dopo gli incidenti pre-elettorali di Arua. I suoi discorsi eversivi avevano spinto i supporter ad attuare un attentato al Presidente della Repubblica e a innescare una battaglia urbana con tanto di saccheggi di negozi e distruzione di proprietà private. Saccheggi e violenze che si sono ripetute presso la capitale il 20 e il 31 agosto scorsi. Accusato di altro tradimento e incitamento ad attentare alla sicurezza del Presidente, Bobi Wine e altri 14 leader dell’improvvisato movimento di liberazione dell’Uganda sono chiamati a presenziare alla prima udienza del processo presso il Tribunale Civile prevista per il 01 ottobre 2018.

Dopo aver sventato un suo tentativo di fuga, giovedì 30 agosto, le autorità ugandesi hanno concesso al parlamentare di poter viaggiare verso gli Stati Uniti per ragioni mediche con l’obbligo di presentarsi all’udienza del 01 ottobre. Le autorità sono ben consapevoli che il rastaman non ritornerà in Uganda e si sottrarrà alla giustizia, ma l’ordine è giunto dal Presidente Yoweri Kaguta Museveni. Una tattica per costringere il violento oppositore all’esilio e calmare i bollenti spiriti dei suoi supporter -una massa indistinta di giovani sottoproletari urbani disoccupati, estremamente violenti e sotto costante effetto di sostanze stupefacenti.  Tutti sono consapevoli che una volta fuggito all’estero le possibilità per Bobi Wine di organizzare manifestazioni violente e continuare le azioni eversive contro la Repubblica verranno drasticamente diminuite.

Le drammatiche condizioni di salute che richiedevano urgenti cure mediche specialistiche negli Stati Uniti sembrano improvvisamente sparite. Giovedì 6 settembre Bobi Wine e sua moglie hanno incontrato il congressista Brad Sherman, rappresentante del Partito Democratico presso il Congresso dal 1997. Attualmente Sherman rappresenta il 30 distretto del Congresso della California, che comprende San Fernando Valley, la Contea di Los Angeles e la zona est della Contea di Ventura.  «Durante il nostro meeting ho sottolineato l’importanza di sostenere il processo democratico in Uganda, Paese che soffre di continue oppressioni politiche»,  ha dichiarato Sherman.
Dopo l’incontro con il parlamentare, l’ex pop star ha indetto una conferenza stampa, ripresa dalla ‘BBC’ e ‘CNN’, durante la quale ha chiesto al Presidente Donald Trump di sospendere la cooperazione militare con il Governo di Museveni.    «Vogliamo che i contribuenti americani sappiano che il loro Governo sta finanziando un regime dittatoriale in Uganda. Le armi e le attrezzature militari americane sono usate per una guerra terroristica contro i cittadini ugandesi»,  ha dichiarato ai media americani l’avvocato di Bobi Wine, Robert Amsterdam.

Durante l’incontro con il Congress man e la conferenza stampa il Presidente dei Ghetti ugandesi si è presentato con le stampelle, ma le sue condizioni di salute erano evidentemente ottime, sottolineando una inaspettata e miracolosa guarigione ottenuta in tempi record. Come prova delle torture subite Wine ha potuto mostrare solo qualche vescica sul palmo delle sue mani…
L’eroe del sottoproletariato urbano di Kampala ha dichiarato di voler ritornare in Uganda, tralasciando di specificare se ritornerà per presenziare alla prima udienza del suo processo prevista per il 01 ottobre. Ha inoltre incitato la popolazione a insorgere contro il regime oppressore, affermando che non smetterà di lottare per la libertà. «Vinceremo o moriremo nel tentativo di liberare l’Uganda»,  promette Bobi Wine a migliaia di km di distanza dalla sua patria e quindi al sicuro.

L’appello lanciato da Wine non è stato accolto dal Presidente Donald Trump, che avrebbe anche rifiutato un incontro con l’oppositore ugandese.
Dal 1987 l’Uganda è un alleato strategico dei Grandi Laghi per gli Stati Uniti. Tramite l’Uganda Washington è riuscito a strappare dalla influenza della Francia importanti Paesi. Prima il Rwanda e successivamente il Congo, riuscendo a entrare nel lucroso affare dei diamanti, dell’oro, di minerali preziosi come il coltan. L’Uganda è un alleato di primo ordine contro il terrorismo internazionale, grazie al suo impegno, iniziato nel 2007, in Somalia, contro il gruppo salafista Al Shabaab, e ora contro i miliziani del Daesh. L’Uganda è a capo della missione militare africana in Somalia AMISOM. Senza l’intervento ugandese e quello etiope l’intero Corno d’Africa ora sarebbe nelle mani di Al Qaeda e ISIL – Daesh mettendo in serio pericolo le rotte marittime che dal Canale di Suez giungono in Asia.

Questi sono i motivi che hanno spinto il Presidente Donald Trump a non prendere in considerazione gli appelli rivoluzionari del Presidente dei Ghetti ugandesi. Casa Bianca e Pentagono non possono prendere in considerazione l’eventualità di appoggiare un oppositore con un losco passato di abusi di droghe e alcool, abbandonando uno storico alleato che per oltre un trentennio ha assicurato gli affari americani nella regione, anche con due guerra pan-africane e una guerra civile in Sud Sudan. Yoweri Museveni è in grado di garantire alle multinazionali americane un continuo flusso di minerali preziosi. Bobi Wine solo una non chiara democrazia fondata sulla libertà illimitata e assenza di un maturo progetto politico…

Robert  Kyagulanyi sta giocando bene il suo nuovo ruolo di oppositore in esilio. L’incontro con alcuni esponenti politici americani e le conferenze stampa non servono per continuare la sua lotta per la democrazia nel nostro Paese. Servono per assicurarsi la popolarità necessaria per ricevere fondi che non verranno mai utilizzati per rafforzare il suo movimento politico in Uganda. Verranno spese per altri scopi del tutto personali. Con l’attivismo a distanza e al riparo di ogni pericolo, Bobi Wine si vuole assicurare il diritto di risiedere in modo permanente negli Stati Uniti in qualità di perseguitato politico. Si sta costruendo una nuova vita ovviamente, tra gli agi e il lusso”, ci dice una nostra fonte presso l’intelligence ugandese. “La sua fulminea guarigione conferma quanto constato dai medici del Mulago Hospital a Kampala. Ha subito delle torture, ma le gravissime condizioni di salute paventate da lui e dai suoi familiari non corrispondono alla realtà. Chi soffre di serie disfunzioni renali e al fegato oltre a fratture multiple riportate dalle torture non riuserebbe a tenere conferenze stampa dopo una sola settimana dal suo ricovero ospedaliero. Commenti sull’appoggio dato dal parlamentare democratico  Brad Sherman? Nulla di stupefacente. Rientra nella logica dello show politico americano. Evidentemente Sherman necessita di visibilità. Alla Casa Bianca ci confermano che non è interessato al nostro Paese. Non sa nemmeno individuarlo sulla cartina geografica…” conclude la nostra fonte, con evidenze sicurezza circa la lealtà dell’Amministrazione americana a Museveni.

Non mancano gli ‘idioti’ all’interno del Governo, come ha dimostrato Simon Lokodo, il Ministro ugandese dell’Etica, che ha tentato di annullare l’evento annuale del festival musicale internazionale di Nyege Nyege dove confluiscono gruppi musicali da tutta l’Africa, Europa e Stati Uniti. La prima edizione del festival è del 2015, con patrocinio dell’Ambasciata Inglese e sponsorizzazioni da multinazionali come la Telecom MTN sudafricana e la Coca Cola. Ogni anno attira quasi 10.000 turisti, portando prestigio e quattrini.  Lokodo, un ex pastore protestante e promotore di assurdi valori morali immancabilmente rigettati dalla società ugandese e dalla Corte Costituzionale, mercoledì scorso aveva proibito che si tenesse il festival di Nyege Nyege che, secondo questo estremista, promuoveva il sesso, la droga e l’omosessualità. Comprendendo immediatamente la pericolosità di questo assurdo gesto, a poche settimane dal caos e dalle violenze provocate dal ex cantante reggae Bobi Wine, il Presidente Museveni ha immediatamente annullato l’ordine del fanatico, permettendo l’inizio del festival giovedì 6 settembre.

Bobi Wine ha rinvigorito la stagione dei opportunisti della politica ugandese. Personaggi privi di spessore, che portano avanti cause perse in partenza solo per acquisire la notorietà necessaria per accedere al tanto agognato posto in Parlamento: privilegi, soldi e corruzione. Dopo la pop star è stato il turno dell’avvocato Ladislaud Rwakafuzi, seppur il suo show non abbia causato violenze. Rwakafuzi, assieme ad altri sei avvocati, ha depositato presso la Corte Suprema una petizione affinché si riveda la costituzionalità della legge approvata lo scorso dicembre dal Parlamento che elimina i limiti di età presidenziale. Una legge fatta su misura per Museveni. Rwakafuzi è ben conscio che la petizione non sortirà alcun effetto, ma il suo gesto non è teso a portare reale democrazia nel Paese, ma solo a comparire davanti alle telecamere nella speranza che ci si ricordi di lui nelle prossime elezioni parlamentari.

Altri fatti aumentano la tensione politica nel Paese, come l’assassinio del ex Comandante di Polizia del Distretto di Buyende, Muhammad Kirumira, avvenuto in prima serata di sabato 8 settembre. Kirumira è stato ucciso assieme ad una donna, Mukyala Ali, rivenditrice di carte telefoniche prepagate, presso il centro commerciale di Bulenga, a Kampala, da due killer in motocicletta. Le vittime si trovano all’interno della vettura di Kirumira. La Polizia, intervenuta immediatamente sulla scena del delitto, ha immediatamente soccorso le vittime, portandole al vicino Lubaga Hospital, dove sono giunte già morte.
Il Presidente Museveni è arrivato sulla scena del crimine verso la mezzanotte. Rivolgendosi alla folla di cittadini radunatasi, il Presidente ha espresso le condoglianze alla famiglia delle vittime, promettendo di arrestare e punire i colpevoli e di aumentare le misure di sicurezza tramite il rafforzamento dell’intelligence, delle forze di Polizia, l’installazione di fotocamere.
Per fermare l’ondata di assassini politici che sta sconvolgendo il Paese, Museveni ha promesso di voler applicare i metodi di Luwero, riferendosi al periodo post-rivoluzionario dopo la liberazione dalla feroce dittatura di Milton Obote (1897), quando Esercito e Polizia riuscirono annientare le ultime ma pericolose sacche di resistenza del precedente regime attraverso energiche operazioni di rastrellamenti urbani ed esecuzioni extra-giudiziarie.

Il settimanale ‘The East African’ riporta che la folla radunatasi sul luogo dell’omicidio ha manifestato il proprio disappunto incolpando il Presidente Museveni, e affermando di essere stanca di vedere tutti questi omicidi politici perpetuati da una tirannica dittatura.  «Signor Presidente vedete questo ultimo assassinio? Siamo stanchi di tutto questo. Siamo stanchi di lei e dei suoi uomini in uniforme. Ci state uccidendo uno ad uno per poter continuare a comandare. Presto l’Uganda sarà un Paese vuoto». Secondo il settimanale il Presidente ha dato l’ordine di allontanare i giornalisti e di spegnere le camere che stavano riprendendo l’incontro on live. La notizia riportata dal settimanale di proprietà del magnate Aga Khan, avverso al Governo ugandese per falliti accordi d’affari, non è riportata da nessun media ugandese, nemmeno dal giornale di opposizione ‘Daily Monitor’, anche esso di proprietà di Aga Khan.
Kirumira era stato sospeso dalla sua carica lo scorso gennaio dopo aver lanciato su Facebook accuse di corruzione e di connivenza con le bande criminali urbane di molti dei suoi colleghi di Polizia. Lo scorso febbraio fu arrestato dalle unità speciali della Polizia e successivamente rilasciato su cauzione. Al momento della sua morte Kirumira era in attesa di un processo per insubordinazione e abuso di autorità durante l’esercizio della sua carica. Secondo alcuni esperti di politica ugandese, Kirumira potrebbe essere stato ucciso da ex colleghi per evitare che l’indagato presentasse schiaccianti prove contro di loro nella sua difesa al processo.

L’assassinio di Kirumira è inserito nella guerra interna alle forze di Polizia, Esercito e Intelligence, che coinvolge il vicino Rwanda, Paese alleato che avrebbe infiltrato suoi elementi nelle forze armate ugandesi per destabilizzare l’Uganda. Museveni è il padrino del Presidente ruandese Paul Kagame, che ha permesso la liberazione del Rwanda nel 1994, in pieno genocidio. I rapporti tra i due leader rivoluzionari si sono deteriorati nel 2000, con la famosa battaglia di Kisangani (est del Congo), dove i due eserciti si scontrarono per stabilire il controllo delle risorse naturali della zona. Da allora i rapporti tra i due Paesi hanno subito tensioni e  riconciliazioni alternate, che ruotano sempre attorno alla gestione dei minerali preziosi del Congo, depredati da ormai 22 anni sia dall’Uganda che dal Rwanda.

Il giorno successivo all’assassinio di Kirumira il Presidente ha pronunciato a reti unificate un discorso alla Nazione, affermando che l’Uganda ha tutte le carte in regola per divenire un Paese delprimo mondo’, anche grazie all’industria petrolifera, che verrà avviata tra il 2019 e il 2020. Museveni ha promesso di rinforzare il sistema sanitario ed educativo oltre ad un necessario piano di infrastrutture e di potenziamento dell’erogazione di energia elettrica per far decollare l’industria ugandese e creare nuovi posti di lavoro. La realizzazione delle centrali idroelettriche di Isimba e Karuma permetteranno di coprire il fabbisogno energetico del Paese e, addirittura, creare un surplus energetico, che verrà venduto ai Paesi confinanti. Anche nel settore agricolo verranno introdotte importanti riforme per diversificare la produzione (attualmente monopolizzata da caffè e te) e rafforzare l’industria agroalimentare per assicurare il necessario valore aggiunto ai prodotti agricoli ugandesi.

Sul piano della sicurezza interna, il Presidente ha chiaramente parlato di interferenze di agenti stranieri e di gruppi reazionari ugandesi che vogliono destabilizzare il Paese. Ha promesso di rafforzare la sicurezza urbana con l’installazione di fotocamere nella capitale e in tutte le principali città e di mobilitare 42.000 nuovi agenti di Polizia per rafforzare le esistenti unità. Ha inoltre condannato l’uso di percosse o torture durante gli interrogatori, affermando che gli agenti dediti a queste barbarie usanze verranno severamente puniti. Un chiaro riferimento al caso di Bobi Wine.

Il nostro Paese sta attraversando una fase molto delicata. Quando il Presidente ci promette un futuro radioso non sta mentendo. L’Uganda ha tutte le potenzialità economiche per divenire a breve un Paese del Primo Mondo. Il problema è, però, politico. Da una parte abbiamo una vecchia classe politica di rivoluzionari capeggiata da Museveni che si considera l’unica guida al Paese. Dall’altra abbiamo una opposizione proveniente dalle file dei rivoluzionari anche essa non adeguata in quanto immatura politicamente. Questo ha fatto sorgere fenomeni aberranti e pericolosi di protesta come quello del cantante reggae Bobi Wine. Proteste condotte da violenti disperati privi di programma politico che non fanno altro che rafforzare l’idea di Museveni di rimanere al potere”, ci spiega un professore dell’Università di Makerere che ha chiesto l’anonimato.  “Occorre un rinnovo della classe politica, in quanto, diciamoci la verità, la maggioranza della popolazione è stufa del Grande Vecchio pur riconoscendo tutti i meriti per far divenire l’Uganda una grande potenza e rifiutando le fughe estremistiche alla Bobi Wine. Si necessita sangue nuovo nella politica ugandese che, molto probabilmente, sorgerà dall’interno del partito al potere NRM. Si parla dell’enigmatico ma preparato figlio del Presidente, il Generale Brigadiere Muhoozi… Questo ricambio generazionale è vitale per lo sviluppo dell’Uganda. Se Museveni rimarrà al potere la situazione è destinata a deteriorarsi e l’obiettivo di rendere l’Uganda un Paese sviluppato e moderno potrebbe non essere raggiunto. Museveni deve cedere il bastone di comando, altrimenti sarà la rovina”, conclude il docente.

L’avvertimento del Presidente Museveni sulla esistenza di forze reazionarie che vogliono destabilizzare il Paese ha trovato drammatica conferma durante il funerale di Muhammad Kirumira, nel corso del quale sono scoppiati dei tumulti. Il portavoce della Polizia, Emilian Kayima,  è stato aggredito da un gruppo di giovani e costretto al fuga. Gli autori di queste violenze sono sempre gli stessi sottoproletari utilizzati per l’attentato al Capo di Stato e per le violenza di Arua e Kampala lo scorso agosto. La Polizia è intervenuta disperdendo i teppisti con i gas lacrimogeni. Qualcuno ha preso l’occasione per trasformare il funerale in una violenta protesta contro il Governo, pagando questi giovani disperati pronti a tutto. Gli holligans scandivano i soliti slogan ‘Potere al Popolo’,È giunta l’ora della nostra rivincita’.
Bobi Wine questa volta non c’entra essendo in esilio, e quindi incapace fisicamente di organizzare questi disordini. Allora chi è il Gran Burattinaio? Sorge il sospetto che Bobi sia solo una pedina di un disegno eversivo molto più grande e pericoloso...

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