domenica, Novembre 28

Uganda: Alleanza Democratica fallita sul nascere

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L’elettorato è rimasto allibito nell’assistere a questa desolante lotta per il potere condotta da leader politici ossessionati dalla presidenza. Alleanza Democratica non ha nemmeno discusso la bozza di una piattaforma di programma politico da presentare agli elettori. Alleanza Democratica sta ripetendo gli errori della precedente coalizione tentata dall’opposizione prima delle elezioni del 2011 che si disintegrò qualche mese prima del voto proprio su forti divergenze interne sul candidato unico. Questa volta le divergenze potrebbe essere superate tramite compromessi interni ma è già chiaro al elettorato che Alleanza Democratica si presenterà priva di un programma politico consistente e non riuscirà ad imporsi come valida alternativa a Museveni e al suo partito NRM.

Anche la scelta dei potenziali candidati non rispecchia le aspettative della maggioranza dei giovani ugandesi, desiderosi di vedere volti nuovi nell’arena politica del Paese. Mbabazi e Besigye sono due ex Generali profondamente implicati nella gestione del potere e passati all’opposizione per dissidi interni al NRM e per questioni personali con il presidente Museveni. A queste considerazioni si aggiunge l’appartenenza dei due leader ad un sotto clan del gruppo etnico nilotico del Presidente. Una appartenenza etnica che aumenta il sospetto tra la popolazione che l’opposizione di Mbabazi e Besigye abbia come basi ‘litigi di famiglia’.

Entrambi i probabili candidati sono compromessi politicamente. Mbabazi si è unito all’opposizione dopo aver perso la lotta per il potere condotta all’interno del partito di governo ed essere stato costretto a dimettersi. È avviso dalla maggioranza della popolazione per i numerosi scandali che hanno coinvolto lui, sua moglie e persino sua figlia. La famiglia Mbabazi è tristemente famosa per la sua voracità di denaro pubblico, regolarmente esportato in conti bancari esteri. Oltre alla corruzione endemica che ha caratterizzato la gestione del potere, Mbabazi è compromesso in vari atti di repressione di movimenti di protesta e noto per la sua politica dura contro i giovani contestatari, quelli che ora dovrebbero votarlo qualora sia scelto come candidato della Alleanza Democratica. Besigye, dopo aver perso le elezioni del 2011 e fallito di abbattere il potere tramite una sollevazione popolare (febbraio – maggio 2011) è una figura politica non credibile. Besigye ha regolarmente perso ogni tornata elettorale per il suo estremismo politico dettato da odi personali verso il suo ex migliore amico e capo clan: Yoweri Museveni. Alleanza Democratica ha forti possibilità di essere punita dal elettorato che, dinnanzi a candidati simili, opterà per la stabilità del Paese scegliendo il NRM e Museveni o di astenersi al voto.

Il presidente Museveni ha voluto intervenire nel macabro teatrino politico di Alleanza Democratica ordinando l’arresto di Besigye e del ex sindacato di Kampala, Lukwago. Il Tribunale di Kabale lo scorso 18 settembre ha ordinato il mandato di arresto per questi due leader dell’opposizione in quanto si sono rifiutati di presentarsi alle udienze del processo in corso contro di essi per atti eversivi, incitamento alla violenza e distruzione di proprietà pubbliche e private. I capi di accusa si riferiscono agli incidenti avvenuti il 14 luglio 2012 quando l’opposizione aveva organizzato manifestazioni ‘popolari’ per protestare contro la decisione del presidente di dimettere Lukwago dalla carica di sindaco per gravi casi di malversazione e corruzione. La manifestazione, come quelle precedenti del 2011 non aveva una genuina base popolare. Nella classica tattica di Besigye erano stati arruolati (con 2,5 euro di compenso) qualche migliaia di hooligans provenienti dagli slum di Kampala che immancabilmente hanno approfittato per rubare, saccheggiare, abbandonandosi ad atti di gratuito vandalismo.

Durante le violenze da loro provocate presso lo Stadio di Kabale quattro poliziotti furono gravemente feriti e un veicolo della polizia dato alle fiamme. L’arruolamento di hooligans del sottoproletariato urbano è diventato ormai una necessità per l’opposizione che non riesce a portare in piazza la maggioranza della popolazione causa il suo estremismo e la sua evidente inconsistenza di proposte politiche. Da almeno dieci anni l’unica proposta politica avanzata dall’opposizione è quella di sostituire il presidente Museveni senza specificare quale programma economico sociale intenda promuovere una volta giunta al potere. L’ordine di arresto emesso dal Tribunale di Kabale è inserito in diatribe strettamente personali tra il presidente Museveni e Besigye.

Questo è il desolante quadro dell’opposizione ugandese a quattro mesi dalle presidenziali. Un quadro che giustifica il canto di vittoria di Museveni sicuro di vincere le imminenti elezioni. Una probabilità che verrà rafforzata dalla visita in Novembre di Papa Francesco. Indipendentemente dalle dichiarazioni ufficiali della Santa Sede che la visita non ha alcun carattere politico, è evidente all’opinione pubblica ugandese e del Continente che la visita del Santo Padre verrà strumentalizzata da Museveni e aumenterà il suo prestigio. Un regalo indiretto offerto su un vassoio d’argento in netto contrasto con le gerarchie ecclesiastiche della Chiesa Cattolica ugandese che si sono chiaramente schierate contro il NRM e il presidente Museveni, accusandolo di monopolizzare la vita politica del Paese attraverso una dittatura mascherata da democrazia.

 

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