domenica, Giugno 13

Uganda: Alleanza Democratica fallita sul nascere

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Kampala – Lo scorso maggio in Uganda fu creata una coalizione di partiti d’opposizione, The Democratic Alliance (Alleanza Democratica) nella speranza di presentare all’elettorato ugandese un fronte unico per contrastare il Presidente in carica Yoweri Museveni e non disperdere i voti nelle imminenti elezioni previste agli inizi del 2016. L’Alleanza Democratica è composta da un largo spettro di rappresentanti dei partiti politici, società civile, intellettuali e leader religiosi. L’elettorato giovanile, stanco della icona rivoluzionaria che regna sul paese dal 1987 attendeva con impazienza la presentazione del programma politico dopo la scelta del candidato unico alla presidenza.

La scelta del candidato, pur ricoprendo una ovvia importanza, doveva essere un atto di consenso politico all’interno della Alleanza Democratica di secondaria importanza rispetto al programma politico. I giovani ugandesi (che rappresentano il 54% dell’elettorato) attendevano di conoscere le proposte di questa coalizione sulle principali problematiche del Paese: disoccupazione, povertà, stato sociale, sanità, educazione, sviluppo economico, politica estera. L’attesa è rimasta ampiamente disattesa. I vari partiti che compongono l’Alleanza Democratica si sono arenati in una disputa senza fine concentrata sul candidato per la presidenza. “Le divisioni interne e l’accanita lotta tra le varie correnti politiche per la scelta del candidato unico alla presidenza stanno logorando la neonata coalizione dell’opposizione. Se questa conflittualità interna non verrà risolta a breve l’Alleanza Democratica rischia di frammentarsi in mille rivoli, fallendo subito dopo la sua nascita”, commenta Omar Kalinge-Nnyango, giornalista del ‘Daily Monitor’.

La scelta del candidato unico ha scatenato rivalità, risse politiche, minacce di scissioni, rancori e odi etnici e regionali che stanno offrendo al elettorato una desolante immagine che conferma per l’ennesima volta la storica immaturità politica della opposizione ugandese. I leader dei vari partiti che compongono l’Alleanza Democratica sembrano agire non sulla base di una piattaforma politica comune ma spinti da interessi personali e sogni di gloria. ‘Da grande sarò il Presidente dell’Uganda è la prima frase che i bimbi pronunciano quando iniziano a parlare’ recita un detto popolare. Nella fretta di scegliere il candidato unico l’Alleanza Democratica in questi quattro mesi dalla sua nascita, ha trascurato di impegnarsi nella riforma elettorale, principale ostacolo per delle elezioni libere e trasparenti, a detta dell’opposizione. Secondo i suoi leader l’attuale legge elettorale favorisce il partito al potere, il National Revolutionary Mouvement, penalizzando i partiti di opposizione. La necessità di una riforma elettorale invece di essere oggetto di una seria campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini e una matura battaglia parlamentare è stata trasformata in una rivendicazione interna alla alleanza per ottenere la candidatura alla presidenza. Gilbert Bukenya, leader del partito Pressure for National Unity (PNU) accusa i suoi alleati di aver trascurato la riforma elettorale ponendo così l’Alleanza Democratica in una posizione di sconfitta elettorale. Norbert Mao, leader del Partito Democratico, avverte gli alleati di non concentrarsi su reciproche accuse nel tentativo di trovare un capro espiatorio sulla mancata proposta di riforma elettorale ma sul programma da presentare agli elettori e sulla campagna elettorale. Una volta ottenuta la vittoria e assicuratosi la presidenza l’opposizione al potere potrà attuare l’agognata riforma elettorale.

Uganda 2

Kissa Besigye, il controverso leader del principale partito di opposizione, il Fronte Democratico per il Cambiamento, approfitta della disputa per imporre il suo Ego smisurato che costantemente lo estranea dalla realtà del Paese. Besigye ha promesso agli iscritti del suo partito di risolvere la questione della riforma elettorale entro poche settimane. Una promessa del tutto demagogica visto che la Costituzione prevede un complesso iter procedurale per la riforma elettorale che necessita di almeno tre mesi nella irrealistica ipotesi che tutte le forze politiche concordino sulla proposta di riforma. Norbert Mao minaccia di uscire dalla coalizione se l’ex sindaco di Kampala, Erias Lukwago verrà ammesso all’interno di Alleanza Democratica. Da parte sua Lukwago non solo ha sottoposto la richiesta di partecipare alla coalizione ma si considera il migliore candidato per la presidenza rivendicando il titolo.

Lukwago durante il suo mandato a sindaco della capitale, prima di venire rimosso dal presidente Museveni, non ha dato prova di buon governo, concentrandosi su appropriazione indebita e malversazione del denaro pubblico, conflitti di potere, corruzione, inefficienza nel garantire i servizi e appalti truccati per opere pubbliche. La scandalosa gestione del Municipio di Kampala ha attirato l’odio della maggioranza della popolazione che individua in Lukwago come il classico esempio del politico corrotto che usa la carica conferita per arricchirsi. Jimmy Akena, leader del  Congresso Popolare Ugandese ha minacciato di presentarsi separatamente alle elezioni nel caso che la coalizione continui a considerare come rappresentante del CPU Olara Otunnu. Entrami nell’ultimo congresso di partito hanno rivendicato di essere i legittimi presidenti del CPU scatenando una complicata disputa legale.

Secondo le indiscrezioni ricevute dai media, i candidati più probabili a rappresentare l’Alleanza Democratica sono l’ex Primo Ministro Amama Mbabazi e il leader storico Kizza Besigye. Il primo raccoglierebbe il 46% dei consensi mentre il secondo il 45%. Nonostante che non si sia ancora proceduto alle elezioni interne, un’accesa disputa per l’ambita poltrona si è accesa tra Mbabazi e Besigye. Una disputa che rischia di distruggere la coalizione. Per evitare il peggio si sta analizzando la proposta di presentare entrambi come i due candidati della Alleanza Democratica alla presidenza. Una soluzione che, se attuata, aumenterebbe la rivalità politica e diminuirebbe le possibilità di vittoria.

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