Uganda: al voto con molta tensione

A peggiorare la situazione sono stati i risultati del sondaggio sulle preferenze di voto diramate venerdì 12 febbraio da Virginia Nkangazi, direttrice per l’Africa Sub Sahariana del prestigioso istituto IPSOS. Secondo il sondaggio, condotto su un significativo e rappresentativo campione di votanti in diverse aree urbane e rurali del Paese, il Presidente Museveni avrebbe subito un spaventoso calo di popolarità nelle ultime settimane. Dal 75% delle preferenze indicato in un precedente sondaggio, commissionato dal partito al potere, il National Revolutionary Mouvement (NRM), all’attuale 53%.

Secondo questo sondaggio, Besigye otterrebbe il 28% dei voti, mentre l’ex Primo Ministro, Amama Mbabazi, sarebbe già fuori gioco con un insignificante 1,9%.
Il sondaggio ha gettato nel panico il partito al potere da quasi 30 anni, anche se è stato presentato all’opinione pubblica come l’ennesima conferma della probabile vittoria di Museveni, il ‘Sebo Sebo’ (Grande Vecchio). Ufficialmente anche i partiti di opposizione hanno rigettato gli esiti del sondaggio, accusando IPSOS di aver svenduto la sua imparzialità, facendosi organo di propaganda del regime.

Il calo di popolarità di Museveni deriverebbe da un insieme di fattori, tra questi: lo scandalo, avvenuto nel 2012, che ha coinvolto la Bidco, una società privata che ha comprato terreni presso l’isola Buvuma per creare una piantagione di olio di palma destinato alla raffinazione e al green fuel. La popolazione dell’isola accusa la società di averli costretti ad accettare ricompense per i terreni perduti inferiori del 60% ai prezzi di mercato e di aver subito pressioni da parte della Polizia. Il progetto green fuel è stato criticato da varie associazioni ambientaliste, le quali accusano la società di disastro ambientale, compromettendo il delicato equilibrio di fauna e flora dell’isola. Una settimana fa un’indagine giornalistica ha rivelato che il maggior azionista occulto della Bidco sarebbe il Presidente Museveni. Il Capo di Stato ha negato le accuse, invocando come testimone niente meno che Nostro Signore.

Altro duro colpo alla credibilità del partito al Governo è stato l’arresto di Geoffrey Kazinda, Amministratore dell’ufficio del Primo Ministro accusato di corruzione. Con un salario di circa 600 euro, Kazinda possedeva tre blocchi di appartamenti da affittare, una villa e due auto di lusso. L’arresto di Kazinda sarebbe una conferma del sistema mafioso creato da Museveni per conservare il potere durante questi 29 anni. Un sistema nel contesto del quale Ministri, parlamentari, funzionari pubblici e alti Ufficiali di Polizia ed Esercito vivono al disopra delle proprie possibilità rubando i fondi statali destinati a migliorare le condizioni di vita della popolazione.

La visita di una delegazione del Primo Ministro keniota, William Ruto (amico personale di Museveni), presso i distretti ugandesi confinanti con il Kenya confermerebbe il sospetto che cittadini dell’Africa Orientale non ugandesi voteranno con documenti falsi. La delegazione keniota, durante la visita ai distretti, ha regalato cemento, derrate alimentari e distribuito soldi alla popolazione invitandola a votare il Presidente Museveni. Secondo fonti non confermate, durante la visita la delegazione guidata da Farouk Kibet, assistente del Primo Ministro Ruto, avrebbe incontrato in segreto alti esponenti del Governo ugandese per concordare i voti di cittadini kenioti. Non sarebbe la prima volta che cittadini kenioti, burundesi, congolesi, ruandesi e tanzaniani votano alle presidenziali in Uganda sotto falsa identità per aumentare le percentuali di vittoria del Grande Vecchio. Si calcola che questi voti illegali rappresentino il 12%. Non esistono prove in quanto i voti di cittadini stranieri si confondono nei totali, diminuendo la percentuale degli astenuti al voto che nelle elezioni del 2011 ha raggiunto il 52% dei aventi diritto al voto.

Secondo fughe di notizie, Esercitoconfermando in pieno la sua lealtà al Presidente uscente- e Polizia sarebbero stati segretamente messi in stato di allerta nazionale e l’equipaggiamento pesante (tra cui carri armati, blindati ed elicotteri di guerra) messo a disposizione. Sempre secondo queste fonti, una divisione di fanteria e quattro battaglioni delle forze speciali guidate dal figlio del presidente, il Brigadiere Generale Muhoozi, sarebbero giunte nella capitale per rafforzare le unità di Esercito e Polizia. A Kampala, negli ultimi giorni, si nota la presenza di blindati dell’Esercito, probabilmente a scopo intimidatorio. Uno stato di allerta parzialmente confermato dalle autorità governative che hanno affermato che il Ugandan Peoples Defense Forces UPDF, le forze speciali, la Polizia, hanno ricevuto l’ordine di dislocarsi su tutto il territorio nazionale per prevenire disordini post elettorali e assicurare la sicurezza dei cittadini.

Al momento la Comunità Internazionale non si pronuncia contro il Presidente Museveni. Nessuno sembra desideroso di avere nella regione dei Grandi Laghi un secondo conflitto, dieci volte peggiore di quello in corso nel vicino Burundi.