giovedì, Agosto 5

Ue su Palestina: solo procedure e consigli? La sentenza del Tribunale europeo su Hamas e la risoluzione del Parlamento

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Bruxelles – Due decisioni importanti sulla Palestina e su Hamas sono state prese, ieri, da due istituzioni europee.
Di prima mattinata, a Lussemburgo, il Tribunale europeo, con la sentenza n° T-400/10, ha deciso di annullare l’iscrizione di Hamas dalla lista nera europea delle organizzazioni terroriste.
Poche ore dopo, a Strasburgo, il Parlamento, approva, a larghissima maggioranza, un testo di risoluzione congiunta, sottoscritto da ben cinque gruppi politici -Ppe, socialisti, liberali, verdi e Sinistra unita-, a favore «in linea di principio» del riconoscimento dello Stato palestinese, di una soluzione a due Stati sulla base dei confini del ’67, con Gerusalemme capitale, che vada ‘di pari passo’ con lo sviluppo dei colloqui di pace.

Per quanto riguarda l’annullamento, da parte del Tribunale della Corte di Giustizia dell’Ue, dell’iscrizione di Hamas sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche, la decisione è stata presa «per motivi procedurali». Essa, infatti, non si spinge troppo in avanti perché mantiene temporaneamente in vigore gli effetti di tale iscrizione che continuerà a garantire il congelamento dei beni di Hamas.

Fu alla fine del 2001, subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York, che il Consiglio Ue decise di creare la lista ‘nera’ delle organizzazioni terroristiche, con relativo congelamento dei beni, iscrivendovi due anni dopo anche Hamas che ha sempre contestato questa decisione.

Il Tribunale Ue ieri si è limitato a constatare che gli atti del Consiglio sono fondati non su fatti esaminati e motivati da decisioni delle autorità nazionali competenti ma da imputazioni fattuali emerse dalla stampa o da internet.
Le decisioni dell’Ue invece, per essere legali, devono basarsi su elementi concreti. Per questo il Tribunale Ue di Lussemburgo «annulla gli atti mantenendo allo stesso tempo i loro effetti al fine di garantire l’efficacia di ogni futuro eventuale congelamento dei beni». Il Tribunale, quindi, tiene a sottolineare che l’annullamento dell’iscrizione di Hamas dalla lista nera Ue delle organizzazioni terroristiche, avvenuta «per motivi fondamentali di procedura», non implica «alcun apprezzamento di fondo sulla questione della qualificazione del movimento Hamas come gruppo terroristico» da parte del Consiglio Ue.

Mentre Hamas si rallegrava per la decisione, nonostante i tanti ‘distinguo’ legali arrivati da Lussemburgo, il Parlamento europeo approvava nella stessa giornata di ieri una risoluzione sul riconoscimento dello stato della Palestina.

La risoluzione, presentata da cinque gruppi politici, è passata con 498 si contro 88 no e 111 astensioni. Gli eurodeputati hanno condannato duramente tutti gli atti di terrorismo e di violenza, ma hanno anche sottolineato l’importanza di consolidare l’autorità del Governo palestinese e hanno invitato tutte le fazioni palestinesi, ivi compreso Hamas, a porre fine alle loro divisioni interne.

La risoluzione ha anche sottolineato l’illegalità degli insediamenti israeliani in base al diritto internazionale, ha invitato l’Unione europea a promuovere il processo di pace in Medio Oriente e ha chiesto all’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, di avviare il dibattito per giungere ad una posizione comune dell’Ue su questo punto.

Alla richiesta di commentare la decisione del Tribunale dell’Ue, Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, ha risposto che «Non si tratta di una decisione politica». «Abbiamo preso nota del giudizio della Corte di giustizia Ue e lo rispettiamo», ha detto aggiungendo che «il giudizio legale è chiaramente basato su aspetti procedurali e non implica alcuna valutazione da parte della Corte sulle ragioni sostanziali della designazione di Hamas come organizzazione terroristica». Per questo «le istituzioni europee stanno studiando attentamente la decisione e decideranno sulle opzioni possibili» con l’intenzione di «adottare opportune misure correttive, tra cui l’eventuale appello alla sentenza», per cui ci sono due mesi e dieci giorni di tempo.

 

Paolo Raffone, analista di politica europea e internazionale, circa l’intervento del Parlamento, ci sottolinea come, sul piano politico, “non abbia alcuna influenza. Infatti la politica estera dell’Ue è saldamente nelle mani del Consiglio Ue (e quindi degli Stati nazionali) mentre il Parlamento europeo ha una funzione poco più che consultiva. Inoltre, finora il Consiglio Ue ha spesso trovato difficoltà ad adottare decisioni all’unanimità. Ciò lascia spazio all’attuazione di politiche nazionali in base all’interesse nazionale di ciascuno Stato membro”.

In quanto all’intervento del Tribunale di prima istanza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, quali effetti potrebbero esserci se anche la Corte di Giustizia europea dovesse confermare la decisione del Tribunale?
Vedremo, ma in ogni caso le decisioni della Corte sono tecnico-giuridiche in relazione all’applicazione dei Trattati europei e alle loro procedure. La decisione politica relativa ad Hamas esula dalle competenze della Corte. Inoltre, essendo la Corte composta da giudici nominati in modo esclusivo dai governi, sarebbe sorprendente se essi si arrogassero un potere decisionale squisitamente sovrano.

Cosa si nasconde a suo avviso dietro questa decisione del Tribunale europeo? Chi ha spinto per giungere a questo risultato?
Per capire bene la situazione che ha portato alla decisione del Tribunale si deve attendere di leggere le motivazioni della sentenza. Se si volesse cercare una ispirazione politica essa la si potrebbe rilevare nel primo viaggio estero dell’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, che, a mio giudizio in modo improvvido, dichiarò di essere a favore della creazione di due Stati, Israele e Palestina, con la stessa capitale Gerusalemme. Tuttavia, ripeto, la Corte si esprime per atti giuridici formali e non per assunti politici. Aspettiamo le carte e poi capiremo meglio.

 

 

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