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Ue, sì alla Francia per l'assistenza militare contro l'ISIS

Un sì unanime. Così l’UE ha risposto alla richiesta della Francia di un maggior coinvolgimento militare degli altri Paesi europei nella lotta all’ISIS. Ieri la richiesta di François Hollande che, parlando davanti al Parlamento, era stato chiaro: «Siamo in guerra, chiediamo aiuto all’Ue». Oggi ecco dunque arrivare l’ok del Consiglio Difesa all’attivazione della clausola di difesa collettiva prevista dall’art. 42.7 del Trattato di Lisbona. Ma non è tutto, perché la Commissione Ue intanto ha preparato una stretta sulle armi da fuoco, con standard comuni sia sulla disattivazione di quelle militari, che criteri Ue per l’acquisto e la vendita sul mercato legale. Domani la presentazione da parte del collegio dei commissari, con l’ok definitivo che ci sarà venerdì al consiglio straordinario degli Interni, dove si parlerà anche di maggiori controlli alle frontiere esterne e del finanziamento ai terroristi.

Il presidente Hollande intanto punta sulla velocità per la lotta all’ISIS: martedì 24 è pronto ad incontrare Barack Obama, mentre il 26 sarà la volta di Vladimir Putin a Mosca. Il presidente russo ha già dato ordini alle sue forze di coordinarsi con i francesi, soprattutto in ambito navale, visto che nell’area mediorientale le due parti sono impegnate in continui raid (non ultimo quello di oggi su Raqqa). Hollande ha promesso di ‘distruggere’ l’organizzazione jihadista e il suo ‘terrorismo di guerra’. A muoversi con più insistenza anche i russi, che hanno bombardato anch’essi Raqqa, ma hanno annunciato anche, per bocca del ministro della difesa Serghiei Shoigu, l’utilizzo in Siria di 25 bombardieri strategici a lungo raggio. Sempre sul campo, le truppe del governo di Damasco hanno lanciato un’offensiva verso Palmira e hanno liberato 80 centri abitati.

Dal punto di vista diplomatico, il capo di Stato francese ha avuto un colloquio con Hassan Rohani, che a seguito degli attentati aveva annullato la sua visita a Parigi. Ma all’Eliseo è stato anche il giorno dell’incontro con il segretario di Stato americano, John Kerry: sul tavolo la strategia comune nella lotta contro l’Is. Kerry ha definito i militanti di Daesh come ‘mostri psicopatici’: «Sono convinto che nel corso delle prossime settimane Daesh sentirà una pressione maggiore. La avverte già ora. C’è una chiara strategia in atto contro l’Is che sarà sempre più efficace». Per quanto riguarda gli altri leader europei, il più attivo è l’inglese David Cameron, intervenuto di nuovo alla Camera dei Comuni per tentare di convincere i deputati sulla necessità di bombardare l’Is in Siria: «Il nostro Paese è alle prese con una minaccia diretta e crescente e dobbiamo affrontarla, non solo in Iraq ma anche in Siria. Non possiamo, non dobbiamo aspettarci che gli altri si assumano la responsabilità e il rischio di proteggere il nostro Paese». Mentre più cauto il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Matteo Renzi«Mettiamo in conto tutto, ma non si vince con le sole armi. L’Italia è in tante partite però lo fa senza dichiarazioni roboanti. Noi abbiamo bisogno di un atteggiamento tipico del nostro Paese: più di soft power». Mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotti dice: «Escludo un intervento in Siria. Non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando. Mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750».

https://youtu.be/55AXKe-t1zg

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