venerdì, Settembre 17

UE – Russia: inizia la nuova guerra fredda? Bruxelles

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Van Rompuy Italia UE

Bruxelles – L’Unione europea ha deciso compatta. Nel suo incontro del 28 luglio il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (COREPER), del Consiglio dell’Unione Europea, formato dagli Ambasciatori dei 28 Paesi membri dell’Ue ha deciso di sanzionare la Russia con una serie di misure volte a limitare l’attività economica, industriale ed estrattiva del Paese in seguito alle azioni di destabilizzazione condotte da Mosca in Ucraina.
Il giorno dopo il Presidente statunitense Barack Obama, nell’annunciare le sanzioni USA, ha negato che le misure segnino l’inizio di una nuova ‘guerra fredda’ contro l’ex nemico sovietico ed ha invitato il Presidente Vladimir Putin a cambiare strada. Oggi, ha detto Obama  «gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni in settori chiave dell’economia russa: energia, armi e finanze».
L’Europa li aveva, però, preceduti. Già i capi di Stato e di Governo dell’Ue riuniti nel Consiglio europeo a Bruxelles il 16 luglio avevano deciso misure restrittive nei confronti della Russia, specialmente per il suo comportamento nell’annessione di Crimea e Sebastopoli. Ma l’abbattimento dell’aereo MH17 di Air Malaysia in Ucraina orientale il giorno successivo al Vertice europeo ha accelerato la spinta a ‘punire’ i colpevoli che, dal territorio dell’Ucraina orientale in rivolta contro il Governo centrale di Kiev, avevano lanciato il micidiale razzo che ha distrutto l’aereo e le 298 vite che portava a bordo. La situazione si è aggravata anche per le difficoltà frapposte dai rivoltosi locali a permettere una ispezione indipendente sul luogo del disastro e a recuperare le scatole nere. Superato lo scoglio ‘scatole nere’, riconsegnate alla compagnia aerea, restano altre difficoltà, come il recupero completo dei corpi delle vittime e dei resti dell’aereo. Nella zona continuano i combattimenti tra forze ucraine e ribelli russofili nonostante gli inviti alla trattativa da parte del Governo centrale ucraino.
La decisione, quindi, di applicare misure restrittive sia per la situazione nell’Ucraina orientale sia per l’annessione della Crimea, ha concluso un periodo di tentativi di pacificazione andati a vuoto. E l’Ue, ha spiegato alla stampa un alto funzionario del servizio estero comunitario, ha deciso di passare all’azione aggravando le sanzioni già decise nei confronti della Russia il 16 luglio riunendo d’urgenza i suoi Ambasciatori che hanno preso una serie di decisioni in aggiunta a quelle già prese dall’Ue subito dopo l’annessione della Crimea.

Le sanzioni decise dall’Ue vanno dalle restrizioni dell’accesso delle banche di Stato russe ai mercati dei capitali dell’Unione europea e viceversa, al blocco dell’import-export di armi e materiale militare, al divieto per le imprese europee di esportare tecnologiaa doppio usoche potrebbe essere utilizzata anche per scopi bellici. Sarà anche sottoposto all’ autorizzazione dalle autorità europee l’export alla Russia di attrezzature e tecnologia per prospezione e produzione petrolifera subacquea, per la prospezione subartica o per la produzione di petrolio di scisto.

La fonte europea ha chiarito che le misure restrittive si applicano solo ai nuovi contratti: è salvo quindi, ad esempio, il contratto che prevedeva la fornitura da parte della Francia di due portaelicotteri Mistral alla Russia perché stipulato in precedenza. Solo i contratti conclusi dopo il 31 luglio -giorno in cui le decisioni prese dal Co.Re. Per. verranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee dopo essere stati approvati con procedura scritta dai capi di Stato e di governo dell’Ue- saranno colpiti dalle sanzioni.
Nell’incontro del 28 luglio i rappresentanti europei avevano anche bloccato i nuovi investimenti in Crimea e Sebastopoli nei seguenti settori: trasporti, telecomunicazioni, ed energia, specie nel settore dello sfruttamento di petrolio, gas e minerali. Bloccate anche le transazioni finanziarie e i servizi finanziari e assicurativi in queste aree.

Le sanzioni decise dall’Ue colpiscono anche otto individui e treentità‘ (compagnie) che verranno aggiunti all’elenco di coloro che vedranno congelati i loro averi posseduti all’estero o non potranno ottenere visti di uscita dal Paese. Gli otto individui messi al bando vanno ad aggiungersi agli altri già sottoposti a misure restrittive dall’Ue per il ruolo da essi svolto nella destabilizzazione dell’Ucraina orientale e nell’ annessione della Crimea. Il numero delle persone colpite dal provvedimento sale così a 95 mentre le entità penalizzate salgono a 23. Misure restrittive sono già in vigore nei confronti di persone che hanno tratto beneficio dall’annessione della Crimea, con passaggi di proprietà a loro vantaggio ma in contrasto con la legislazione ucraina.
Bloccata anche la firma di nuove operazioni di finanziamento alla Russia da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) mentre la BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) dovrà sospendere ogni finanziamento di nuove operazioni in Russia.
La sospensione della richiesta di adesione della Russia all’OCSE e all’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) era stata già decisa in precedenza dall’Ue che ha anche cancellato il vertice Ue-Russia previsto per il prossimo autunno.
Bloccati anche i programmi di cooperazione Ue-Russia sia a livello bilaterale che regionale mentre restano in vigore solo i progetti di cooperazione a livello transfrontaliero e a beneficio della società civile.

Il messaggio è chiaro, si legge in una nota diffusa dal Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy anche a nome del Presidente della Commissione europea José-Manuel Barroso: «Questo è un forte avvertimento: l’annessione illegale di territorio e la destabilizzazione di un paese sovrano confinante non possono essere accettate nell’Europe del 21mo secolo”. Inoltre, prosegue la nota, quando la violenza crea delle spirali che diventano incontrollabili e porta all’uccisione di 300 civili innocenti in volo dall’Olanda alla Malaysia, “la situazione richiede una risposta urgente e determinata».

Nel suo messaggio Van Rompuy mette in guardia la Russia per non aver prestato ascolto ai ripetuti inviti di una risoluzione pacifica della crisi ucraina ma di aver continuato ad inviare armi e combattenti in Ucraina dal territorio della Federazione Russa, mentre prosegue la propaganda sostenuta dai nazionalisti nei confronti dei separatisti armati. Basti pensare, osserva Van Rompuy, ai ritardi e alla lentezza per ottenere accesso al luogo del disastro, al trafugamento di beni appartenenti ai passeggeri dell’aereo e alla gestione sconsiderata dei resti delle vittime del disastro aereo. Ma conclude che l’Ue «è pronta a cambiare rotta e impegnarsi di nuovo nei confronti della Russia se quest’ultima cercherà attivamente e senza ambiguità di trovare soluzioni».

Il pacchetto di misure decise dall’Ue, che entra in vigore ufficialmente oggi 31 luglio, chiude, quindi, in un certo senso questo capitolo doloroso iniziato con la prolungata protesta di Maidan dopo il fallimento degli accordi con l’Ue.

Particolarmente colpiti i mercati dei capitali russi con il divieto di acquisto da parte di operatori europei di titoli azionari o obbligazionari emessi dalle maggiori banche statali russe (basta la proprietà del 51% del pacchetto per definirle tali). Il divieto non vale solo per il mercato europeo ma anche per i mercati di altre parti del mondo.
Se il divieto di esportazione di armi alla Russia è chiaro, più sfumato è quello che riguarda le tecnologie ‘duplici’ che possono cioè essere anche utilizzate per scopi militari. Anche il divieto di esportare tecnologie per la prospezione petrolifera cerca di colpire al cuore l’industria petrolifera russa anche se le disposizioni decise dall’Ue hanno per il momento una validità di tre mesi. Vale a dire che dopo questo periodo il regime di sanzioni verrà rivisto dall’Ue… al ribasso ma anche al rialzo.

Agli esperti che l’Ue ha messo a disposizione per chiarire il complesso pacchetto di sanzioni è stato chiesto dalla stampa di quantificarne il valore. Ma non hanno dato una chiara risposta data la complessità di una simile valutazione. Un’altra fonte, non citabile, ha parlato ad esempio di un valore di 20 milioni l’anno per il blocco dell’export militare, mentre per il mercato dei capitali la perdita di valore si aggirerebbe sui 3,5 miliardi di euro l’anno. Il blocco delle tecnologie per la prospezione petrolifera varrebbe 150 milioni di euro, ma considerato che il regime di sanzioni per il momento è previsto solo per i prossimi tre mesi, è difficile fare una valutazione globale delle perdite che la Russia subirebbe dalla decisione dell’Ue.
Certo è che il settore bancario russo dipende fortemente dai mercati globali dei capitali. Nel 2013 le compagnie russe hanno emesso un totale di 48 miliardi di dollari in titoli azionari e il 47% di tutti i titoli emessi dalla Russia sono stati piazzati sui mercati dei capitali dell’Ue. Ora quelle stesse compagnie si vedono precluso l’accesso alle borse europee per piazzare i loro titoli e la restrizione rischia di diventare pesante. Le sanzioni riguardano anche le consociate delle banche russe che operano sui mercati europei: esse potranno operare indipendentemente ma non a nome delle loro compagnie ‘madri’.
Attualmente l’Unione europea rappresenta oltre la metà del totale del traffico commerciale della Russia mentre le importazioni dalla Russia nell’Ue rappresentano oltre il 10% del totale. Per i proventi petroliferi la percentuale sale ad oltre il 60% del totale.

Non è stato chiarito se le misure europee siano state coordinate con gli Usa: «Siamo in continuo contatto con gli Usa», è stata la risposta di un esperto che ha però aggiunto che «questo è un pacchetto essenzialmente europeo deciso in questo momento in base agli eventi».
E il rischio che la Russia riesca a sfuggire alle misure coercitive decise dall’Ue? Non sarà facile, rispondono gli esperti, aggiungendo che una speciale equipe di monitoraggio sarà costantemente al lavoro per controllare il rispetto delle sanzioni.

L’ipotesi, comunque, afferma una fonte, è che le sanzioni «abbiano un ampio impatto sulla Russia e un impatto minimo sull’Ue». L’impatto non sarà comunque indolore per gli esportatori Ue, ma dovrebbe essere contenuto, specialmente grazie alla sua limitatezza nel tempo (tre mesi e poi si valuterà).
Più complessa la situazione sui mercati finanziari, specie su quello britannico che teme ritorsioni. Le banche russe che operano sul mercato di Londra saranno colpite, ha spiegato una fonte della Commissione europea, aggiungendo che il provvedimento potrebbe interessare anche le banche statunitensi o giapponesi che operano su quel mercato e che trattano prodotti russi. Non saranno invece toccate le consociate di banche russe in paesi extra europei (Giappone o Usa per esempio) dato che esse operano in base alla legge giapponese o statunitense.

Per il pacchetto industriale gli esperti hanno chiarito che i servizi di manutenzione (come per esempio quelli che riguardano elicotteri venduti alla Russia) non vengono colpiti dalle restrizioni. Per le sanzioni nel settore petrolifero, infine, gli esperti hanno chiarito che saranno con ogni probabilità quelle che faranno più male dato che l’economia della Russia dipende per oltre il 60% dal petrolio.
Dal pacchetto delle sanzioni è stata completamente esclusa da produzione russa di gas.
Per evitare comunque che le sanzioni possano trasformarsi in un boomerang per l’Unione europea, o almeno per quei Paesi dell’Europa che importano dalla Russia, è stato deciso di creare una speciale equipe presso la Direzione Generale per l’Energia dalla Commissione europea per valutare la resistenza del settore.
Uno ‘stress test’ che potrebbe diventare risolutivo per decidere il prolungamento o meno delle sanzioni oltre i tre mesi previsti. Sarà il vertice dei capi di stato e di governo europei del prossimo ottobre a decidere il prolungamento (o l’annullamento) delle sanzioni. Nella speranza che, nel frattempo, le circostanze siano cambiate eliminando così la necessità di un nuovo ricorso a misure restrittive nei confronti della Russia.

 

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