sabato, Ottobre 23

UE: ricorso della Spagna contro tre eurodeputati catalani La Spagna vuole ritirare l'immunità parlamentare di tre deputati europei e mandarli in prigione per sedizione. Otto motivi per negare la richiesta

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In mezzo alla pandemia, con milioni di europei gravemente colpiti dalle misure di confinamento, gli ospedali traboccanti, gli studenti a casa e gli insegnanti che fanno miracoli per cercare di non perdere il corso; in mezzo a questa emergenza globale, il Parlamento europeo dovrà mettere da parte il suo lavoro legislativo e affrontare una questione che avrebbe dovuto essere risolta anni fa. Un problema politico specificamente spagnolo, che la classe politica spagnola non ha voluto risolvere; ha preferito delegarlo alle corti di giustizia, sovvertendo il normale funzionamento delle istituzioni e reprimendo vendicativamente migliaia di persone.

Questa settimana il Parlamento europeo ha accettato di esaminare una petizione: la richiesta della Corte suprema spagnola di revocare l’immunità di tre eurodeputati, Clara Ponsatí, Toni Comín e Carles Puigdemont.
La
Corte Suprema spagnola vuole processarli per sedizione. La stampa di Madrid sbava: desidera ardentemente vedere il Presidente della Catalogna imprigionato e umiliato. Lo considerano il principale nemico del regime spagnolo e sono disposti a pagare qualunque prezzo sia necessario per distruggerlo politicamente e umanamente.

Normalmente, il Parlamento europeo accetta tutte le richieste. Tuttavia, in questo caso ci sono una serie di ragioni che giustificherebbero il negarlo:

1. Il relatore per la relazione giuridica è l’ultraconservatore bulgaro Angel Dzhambazki, noto per la sua aggressività. Dzhambazki condivide un gruppo parlamentare con il partito di estrema destra Vox, che ha esercitato l’accusa privata nel processo giudiziario contro i prigionieri politici catalani. È chiaro che il signor Dzhambazki non è neutrale su questo argomento.

2. È un’irregolarità che, dei venticinque membri della commissione che si occupa delle ‘petizioni’, otto siano spagnoli; e tutti sono membri di partiti che hanno impedito la proclamazione di Puigdemont a Presidente, nonostante avessero guidato la coalizione vincente alle elezioni catalane del dicembre 2017.

3. Lo scopo di questo processo è riattivare i mandati di arresto europei contro i deputati al Parlamento europeo emessi dal giudice Llarena, membro della Corte suprema spagnola. Altra irregolarità: la Cassazione può intervenire solo per giudicare i ‘aforados; quando furono emessi gli ordini, Ponsatí, Comín e Puigdemont non lo erano.

4. La richiesta sarà trattata in videoconferenza, dettaglio non previsto dal regolamento del Parlamento europeo, che potrebbe violare il diritto alla riservatezza dei tre deputati. Va ricordato che se Puigdemont non è Presidente della Catalogna, è perché i partiti che ora chiedono l’estradizione si sono opposti a un’investitura in videoconferenza, quando viveva in esilio a Bruxelles sotto la giustizia belga.

5. Un’altra irregolarità è che ci sia un solo relatore (il già citato onorevole Dzhambazki) per i tre deputati, accusati di diversi presunti crimini.

6. Il più grave dei crimini che vengono loro imputati è quello di sedizione. Questo crimine si riferisce a disordini non violenti avvenuti nel quadro di una protesta politica. È un crimine non riconosciuto né in Italia, né in Francia, né in Germania né in Belgio. Infatti, il riconoscimento di questo fatto come reato significherebbe la criminalizzazione di qualsiasi manifestazione, e quindi, genererebbe una terribile insicurezza giuridica per tutti i cittadini.

7. È chiaro che se la richiesta viene accolta e i tre eurodeputati vengono estradati, non avranno un processo equo in Spagna; nessuno dei loro compagni di governo, oggi imprigionati, lo hanno avuto. Ricordiamoci che il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria chiede da anni il rilascio di questi prigionieri. Né il basco Arnaldo Otegi ha avuto un giusto processo nel caso Bateragune, secondo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo; tuttavia, ha trascorso sei anni e mezzo in prigione. Non solo, ma su richiesta della procura, che dipende dal governo spagnolo, ora vogliono imprigionarlo nuovamente, ripetendo il processo!

La Spagna sta sprofondando nella miseria, ma il regime non vuole rinunciare al suo obiettivo: se deve crollare, che crolli completamente. Con baschi e catalani legati e ben legati, come voleva Franco.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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