giovedì, Maggio 6

Ue, Renzi mette il turbo field_506ffb1d3dbe2

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Renzi discorso parlamento

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi al banco di prova dell’Unione europea (Ue). Per la seconda giornata del vertice dei leader europei, dopo la discussione con il Presidente della Commissione José Manuel Barroso, il Premier-rottamatore ha rivendicato «un’accelerazione sulle riforme», annunciando di presentare «documento sul Patto di Stabilità e convergenza, tra il 7 e il 20 aprile», sul tavolo dei burocrati di Bruxelles. «Nessun rapporto conflittuale con l’Europa, che resta il nostro futuro. Non siamo in competizione e non dobbiamo avere un atteggiamento supino, di sudditanza o subalternità culturale», ha dichiarato Renzi al termine del Consiglio europeo

La posizione italiana è in «linea di continuità con i Governi precedenti» e il «fiscal compact è un impegno preso, che confermiamo». Ma il «punto centrale e più importante discusso con i colleghi sono state le riforme e i tempi in cui attuarle. Un’Ue che si occupa di vincoli astratti sbaglia», ha ribadito, ricevendo il pieno endorsement del Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. «Sono d’accordo con Renzi, abbiamo bisogno di una filosofia e di una strategia della crescita», ha dichiarato il candidato dei Socialisti alla Commissione Ue. Da Bruxelles, l’ex sindaco di Firenze ha confermato anche il taglio ai maxi stipendi dei manager pubblici della spending review, ma «niente intervento a pioggia sulle pensioni», come suggeritogli dal super Commissario Carlo Cottarelli. «Per una volta inizino a pagare quelli che non hanno mai pagato. La ripresa economia è modesta, timida ma è in atto. Anche questa ripresa di fiducia è una condizione per lo sviluppo economico», ha aggiunto.

Qualche inciampo (su ‘Twitter‘ Renzi ha confuso il Consiglio europeo a cui partecipava con l’organizzazione internazionale del Consiglio d’Europa di Strasburgo), ma il debutto del Premier italiano è filato via liscio. Nel summit, i 28 Capi di Stato e di Governo hanno firmato con il neo Premier ucraino Arseni Iatseniuk l’accordo di associazione con l’Ue di Kiev e aggiunto altri 12 nomi – tra i quali spicca il vice Premier russo e plenipotenziario Dmitri Rogozin – nella black list delle sanzioni europee a Mosca, ai 21 già decisi. «Per aprire il mercato dell’Ue all’Ucraina» sono stati inoltre disposti 1,6 miliardi di euro in aiuti a Kiev. Mentre, sul fronte opposto, è stato «cancellato il vertice programmato tra Ue e Russia e gli Stati membri si sono impegnati ad annullare i vertici bilaterali», ha anticipato il Presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy

Anche il Giappone sarebbe pronto a stanziare quasi 1 miliardo di dollari per la nuova Ucraina. Per Mosca, «misure illegali e irrazionali». «Ma ci tratterremo dal rispondere con altre sanzioni», ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin, che in giornata ha promulgato il trattato di annessione della Crimea e di Sebastopoli, ratificato prima dalla Duma (la Camera alta) poi dal Senato. L’Ucraina non si rassegna alla perdita della penisola e all’Onu è pronta una «Commissione internazionale congiunta» sul contenzioso, presieduta dalle Nazioni Unite e composta, secondo quanto comunicato da Kiev, dai rappresentati di Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Sulla crisi ucraina, il Premier inglese David Cameron ha fatto il muso duro: «Se le truppe russe entrassero nell’Est del Paese, scatterebbero sanzioni economiche e finanziarie ad ampio raggio», ha ammonito. Annunciando anche il boicottaggio europeo dei prodotti russi di Crimea, «venduti liberamente solo se passano attraverso l’Ucraina». Più cauta la Germania, che al pari dell’Italia dipende dal gas russo: «Non ci sono mai stati problemi di forniture, neanche durante la Guerra Fredda. Ma c’è un certo grado d’incertezza», ha ammesso la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Renzi ha invece tranquillizzato sui timori espressi dall’Amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni: «Per quel che riguarda l’Italia, non c’è alcuna emergenza energetica. Sull’Ucraina l’Ue ha raggiunto una posizione unitaria».

Venti di sommovimenti, a Oriente, anche nella turbolenta Turchia. In pieno battage per le comunali del 30 marzo, il Premier Recep Tayyip Erdogan ha bloccato l’accesso a ‘Twitter‘, dopo che sul social network erano apparse le intercettazioni di alcune sue conversazioni compromettenti per lo scandalo di corruzione della Tangentopoli sul Bosforo. «Me ne frego della comunità internazionale», ha dichiarato il leader dell’Akp (Giustizia e sviluppo), subissato poi da una valanga di condanne nazionali e internazionali. Oltre all’Ue contro una censura «inutile e vile» e agli Usa «molto preoccupati», Erdogan è stato sconfessato dal Presidente della repubblica e compagno di partito Abdullah Gül («spero questa situazione non duri a lungo») che ha aggirato il blocco di ‘Twitter’ insieme con il vice Premier Bülent Arinç e a milioni di cittadini turchi sul piede di guerra.

Dagli Stati Uniti Jack Dorsey, cofondatore del social network, ha inviato le istruzioni per eludere lo stop dell’Autorità di telecomunicazioni di Ankara. E da subito contro il Premier si è riversato un tam tam virale di proteste. Secondo le indiscrezioni dei media turchi, destinato a surriscaldarsi, con l‘imminente diffusione in Rete di video a luci rosse degli esponenti del Governo islamista e moralizzatore di Erdogan, che ha vietato l’uso di alcol e le effusioni in pubblico.

Venerdì di protesta anche in Egitto, con centinaia di cortei in difesa del deposto Presidente Mohammed Morsi, leader dei Fratelli musulmani: ad Alessandria e sul Delta nel Nilo, si contano almeno 17 feriti negli scontri tra manifestanti e polizia, in corso anche al Cairo. La Fratellanza ha denunciato la «morte di un 18enne, colpito alla testa da un proiettile». E anche nella confinante Libia la situazione è sempre più critica: l’aeroporto di Tripoli, controllato dalla potente milizia di Zintan, è stato chiuso, perché bersagliato da razzi. A causa dei «crateri nelle piste», alcuni voli sono ripresi solo nel pomeriggio. Ma il traffico di importanti compagnie come Malta Air, Alitalia e Lufthansa resta sospeso.

Il bilancio più grave di attacchi e scontri interessa tuttavia il Medio Oriente. Nel nord del Libano, una persona e’ stata uccisa e diverse ferite, al nono giorno di scontri tra fazioni armate favorevoli e contrarie al regime siriano, per un totale di 22 morti e 153 feriti. In Iraq, almeno 38 persone sono morte in un’ondata attentati con autobombe a Kirkuk e Suleiman Beg, nel nord, e a Ramadi, nella provincia occidentale di Al Anbar, infestata dai qaedisti. E in Afghanistan, in occasione del Capodanno persiano del Nowroz, è corso molto sangue: nella strage nell’Hotel Serena, a un centinaio di metri dal Palazzo presidenziale di Kabul, hanno perso la vita una decina di vittime (i talebani ne rivendicano 22), sei delle quali straniere. Tra loro, anche il giornalista afghano della ‘Afp‘ Sardar Ahmad, ucciso con la moglie e i due figli nell’albergo. A sud, nella provincia di Kandahar, una bomba inoltre a ucciso almeno altre tre persone che festeggiavano il nuovo anno.

Sempre in Asia, nel week end potrebbero riesplodere proteste in Thailandia, dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato «non valide» le legislative del 2 febbraio scorso, legittimando così le istanze dell’opposizione. Ma i segnali più preoccupanti arrivano Oltreoceano, dall’America Latina. Nel Venezuela scosso dalle proteste di massa e dalla crisi economica, Air Canada ha annunciato la sospensione dei tre voli settimanali per il Paese, a causa dei costi per la sicurezza dei passeggeri. Altre compagnie aeree, come Lufthansa, sarebbero in sofferenza, ma il clima non si rasserena. Due sindaci dell’opposizione sono stati arrestati per aver «appoggiato apertamente il golpe». «Stiamo affrontando un colpo di Stato continuo, che sarà permanente, perché la destra non intende rispettare le regole del gioco democratico», ha dichiarato il Presidente venezuelano Nicolas Maduro.

 

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