lunedì, Maggio 10

UE preoccupata per gli investimenti del Golfo nel Maghreb Il report del Parlamento europeo sugli interessi strategici, economici e finanziari dei Paesi del Golfo in Marocco e Tunisia

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I Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico (CCG) occupano un posto sempre più importante nelle relazioni economiche del Maghreb, e il Marocco e la Tunisia sembrano, per vari motivi, destinazioni molto attrattive per questi investitori.
I principali settori sono gli ambiti tradizionali dell’economia (bancario, energetico, immobiliare, minerario, delle telecomunicazioni e turistico), ma anche settori più innovativi, come quello delle energie rinnovabili. Dal 2011, però, un’altra forma di investimenti proveniente dalle monarchie del Golfo si è fatta strada nel campo degli investimenti meno tangibili: aiuti umanitari, educazione e cultura. Questi potrebbero nascondere disegni politici: rafforzare, in una prospettiva a lungo termine,  l’influenza dei Paesi del CCG nel Maghreb. Questi strumenti d’influenza rischiano di condizionare i comportamenti della società civile marocchina o di quella tunisina. L’identificazione dei settori chiave permette all’Unione Europea di trovare assi comuni di cooperazione con il CCG  -quali l’educazione, l’efficacia energetica e le nuove tecnologie-, allo scopo di assicurare una convergenza di interessi sul Maghreb.

Da qui, il report, voluto dal Parlamento europeo, e redatto dalla Direzione generale di Politica estera del Parlamento: ‘Les intérêts stratégiques, économiques et financiers des pays du Golfe au Maroc et en Tunisie’.

L’Unione Europea, è da sempre l’area dalla quale provengono gli investimenti più importanti in Maghreb. Dall’inizio del decennio, questa tendenza ha iniziato a invertirsi in favore di investitori provenienti da altre regioni, come quelli, appunto, del CCG o dei Paesi emergenti. I Paesi del Golfo hanno mantenuto da sempre relazioni strette con quelli del Maghreb, tramite legami strategici, politici ed economici profondi (membri della Lega Araba e dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica) o di condivisione di un’eredità considerata comune. Dall’inizio degli anni 90, le monarchie del Golfo hanno inteso diversificare le proprie economie e investire nei Paesi arabi del Mediterraneo e del Maghreb. Nonostante un lieve rallentamento per via della crisi economica del 2007-2008, gli investimenti provenienti dal Golfo segnano una vera e propria svolta a partire dal 2011, nel contesto delle ‘rivoluzioni arabe’.

La scelta delle monarchie di concentrare i propri investimenti sul Marocco e la Tunisia si giustifica nelle loro ottime relazioni con l’Unione Europea. Inoltre, le economie di questi Paesi offrono un clima favorevole al richiamo di capitali dal Golfo Persico in una prospettiva a lungo termine. Dal 2011, le monarchie del Golfo, i cui investimenti avvengono sia nei settori tradizionali sia in quelli meno convenzionali, assicurano anche un altro tipo di presenza. Queste, infatti, investono in campi meno tangibili, come gli aiuti umanitari, la cultura o l’educazione.

Il Maghreb è considerato dall’Europa una porta d’accesso al continente africano, l’ingresso in scena dei Paesi del CCG e di quelli emergenti, potrebbe, secondo il report, creare difficoltà all’Europa e agli investitori europei. Dal 2010, per esempio, gli accordi commerciali tra il Marocco e la Cina si sono accentuati notevolmente, portando la Cina a diventare il terzo partner commerciale del Paese dopo Francia e Spagna. Di qui la necessità dell’analisi dei fattori e delle dinamiche strategiche che influenzano il Maghreb oggi è necessaria per identificare gli assi di complementarità tra l’Unione Europea e i ‘nuovi’ investitori dell’area.

Dall’inizio degli anni 90, i Paesi del CCG stanno assicurando una presenza strategica in Maghreb nei vari settori economici tradizionali tra cui il bancario, l’energetico, l’immobiliare, il minerario, le telecomunicazioni e il turismo. A partire dal 2010-2011, si assiste a una svolta, con gli investitori del CCG che sono attirati dalla regione, in particolare per via di interessi politici e strategici nel contesto delle rivoluzioni arabe. Tutto ciò coincide con la volontà delle monarchie del Golfo, eccessivamente dipendenti dagli introiti provenienti dagli idrocarburi, di diversificare le proprie economie, puntando su settori più innovativi: le energie rinnovabili, l’agro-alimentare e le nuove tecnologie.

Le ‘rivoluzioni arabe’ del 2011 hanno contribuito a modificare l’approccio dei Paesi del Golfo verso il Marocco e la Tunisia. Per quanto riguarda il Marocco, il CCG è stato motivato da una volontà di rafforzare e preservare l’unica monarchia sunnita del Maghreb. All’epoca, è stata addirittura considerata l’idea di fare aderire il Paese al CCG. Il Marocco, da parte sua, ha visto in ciò l’opportunità per proporre una collaborazione strategica. In una prospettiva più ampia, associandosi alle potenze finanziarie del CCG, il regno alauita potrebbe a sua volta rappresentare un punto d’unione verso l’UE e, soprattutto, offrire un accesso verso i paesi dell’Africa subsahariana.
È in questo contesto che, a metà ottobre 2012, il re del Marocco è partito in viaggio di Stato in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Qatar. Dopo questa visita, il regno ha ottenuto, per il periodo 2012-2016, promesse d’investimento superiori ai 5 miliardi di dollari nel settore industriale, in quello del turismo, dell’agricoltura e dell’energia, ma anche negli ambiti socio‑economici volti a favorire l’impiego dei giovani.
Per coronare questo avvicinamento strategico, nel 2012, il Marocco ha firmato con il CCG un accordo quadro di cooperazione volto a rafforzare gli scambi commerciali, ad attrarre gli investitori (diminuendo le barriere tariffarie) e a definire i campi prioritari (trasporti, nuove tecnologie, fonti rinnovabili, e industria chimico-farmaceutica). L’accordo prevede la nomina di una Commissione mista che riunisca il Ministro degli esteri marocchino e il Segretario generale del CCG per controllare il progresso degli investimenti e la creazione di una banca di progetti che faciliti l’accesso degli investitori ai settori chiave marocchini.
L’accordo ha anche lo scopo di sviluppare la cooperazione tra le istituzioni finanziarie specializzate. La Qatar Investment Authority ha firmato un accordo col Governo marocchino per consolidare le infrastrutture e rafforzare l’economia del Paese tramite la concessione, a dicembre 2013, di 1,25 miliardi di dollari. Alla fine del 2011, la Kuwait Investment Authority, la Qatar Holding, il Fondo Aabar di Abu Dhabi e il Fondo marocchino per lo sviluppo del turismo hanno creato un fondo d’investimento da 3,4 miliardi di dollari chiamato Wessel Capital. Il 12 maggio 2014, questo ha annunciato che avrebbe investito 1,1 miliardi di dollari nelle infrastrutture turistiche.
Da parte sua, l’Arabia Saudita, durante la visita del re marocchino, ha annunciato che il Paese finanzierà un gran numero di progetti di sviluppo per un valore complessivo di 1,25 miliardi di dollari tramite il Fondo saudita per lo sviluppo. Nel 2013, il Fondo kuwaitiano per lo sviluppo economico arabo e il ministero delle finanze del Kuwait hanno annunciato una donazione di 1,25 miliardi di dollari di investimenti in progetti nel campo dell’insegnamento, della salute, dell’agricoltura e delle infrastrutture. Più di recente, nella primavera del 2014, il Marocco e i Paesi del CCG hanno deciso di creare un fondo comune di sicurezza alimentare di 100 milioni di dollari.

Dalla rivoluzione del 2011, i nuovi dirigenti tunisini hanno contribuito attivamente al rafforzamento dei legami con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. In queste relazioni, il confine tra politica ed economia è labile, rendendo possibile una connessione tra gli interessi politici e quelli economici, e permettendo una maggiore influenza delle monarchie del Golfo. In effetti, l’appoggio attivo del Qatar al partito islamico Ennahda e agli oppositori di Ben Ali ha permesso di rafforzare i legami tra Tunisia e Qatar, facilitando la cooperazione strategica economica e finanziaria. In poco tempo, l’emirato ha accordato vari prestiti per un totale di oltre 1,5 miliardi di dollari e si è impegnato a investire in energie, ambiente, acqua, telecomunicazioni, turismo, costruzione e in progetti umanitari e sociali. Per esempio, Doha costruirà una raffineria di petrolio da 2 miliardi di dollari. Nonostante la popolazione tunisina abbia accolto in modo controverso l’emiro del Qatar in occasione della visita per il primo anniversario della rivoluzione tunisina (14 gennaio 2012), la cooperazione rafforzata tra Qatar e Tunisia è andata avanti.
In misura minore, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait hanno anche loro sostenuto la ‘transizione’ tunisina investendo nel Paese. Nel giugno del 2013, l’Arabia ha concesso alla Tunisia, tramite la Banca islamica di sviluppo, un prestito di 1,2 miliardi di dollari. L’Arabia Saudita ha anche annunciato il mastodontico progetto Tunisia Economic City, una sorta di nuova città di 90 Km2 che, vicina al nuovo aeroporto, comprende una zona franca e portuaria, una zona turistica, una cittadella sportiva, culturale e medica situata tra Bouficha e Enfidha, a sud di Hammamet, governatorato di Sousse. È in questo clima di effervescenza che, a metà marzo di quest’anno, il Primo Ministro tunisino Mehdi Jomaa si è recato nel Golfo per una serie di viaggi ufficiali dimostratisi relativamente promettenti.
Il viaggio di Mehdi Jomaa è iniziato il 15 marzo con le visite negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar, in Kuwait, in Bahrein e nel sultanato dell’Oman. L’obiettivo principale era il rilancio economico, volto a ravvivare gli scambi commerciali e attirare investimenti in arrivo dal CCG, sperando di generare nuovi posti di lavoro in Tunisia. In realtà, alcune promesse d’investimento, precedenti alla rivoluzione, erano state sospese o accantonate, come nel caso del progetto immobiliare e finanziario Tunis Financial Harbor, gestito dalla Gulf Finance House del Bahrein, o di quello immobiliare e di grande distribuzione di Tunis Sports City (parte del Gruppo Bukhatir degli Emirati Arabi). Quest’ultimo è stato ripreso durante la visita di Jomaa negli Emirati. Dopo il viaggio, nel maggio di quest’anno è stato firmato un accordo di cooperazione tra l’Unione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato e la Federazione delle camere di commercio del CCG. Inoltre, il Ministro dell’economia e delle finanze, Hakim Ben Hammouda, ha proposto un alleggerimento del quadro giuridico tunisino in modo da rendere le condizioni d’investimento più attrattive per i Paesi del Golfo, e ha chiesto un aumento della presenza di lavoratori tunisini nella regione, così da facilitare gli scambi.

L’identificazione di reti d’influenza dei Paesi del CCG nei settori meno tangibili è essenziale per l’Unione Europea, dal 2010-2011 le monarchie godono degli strumenti strategici nell’ambito dell’aiuto umanitario, sociale o religioso, ma anche dell’educazione e della ricerca. I Paesi del CCG cercheranno di avere sempre maggiore influenza e di costituire una rete per preservare i propri interessi e la propria sicurezza nel caso in cui i tradizionali alleati occidentali venissero meno. Dal punto di vista del Marocco e della Tunisia, la percezione delle monarchie del Golfo è diversa: la popolazione marocchina sembra più rispettosadei finanziamenti provenienti da questi Paesi, mentre è, per esempio, la popolazione tunisina è fortemente critica per quanto riguardal’ingerenzadel Qatar. In ogni caso, l’influenza dei Paesi del CCG potrebbe anche avere un impatto sul comportamento delle società dei due Paesi africani.
Come esempio, all’inizio di luglio, la Fondazione Mohammed V per la solidarietà in Marocco ha ricevuto, da parte dell’emiro del Qatar, una donazione di 3 milioni di euro per finanziare progetti sociali e pedagogici: sostegno ai disabili ma anche formazione dei giovani. Le monarchie del Golfo ora puntano ad altri settori, come quello dell’educazione e dell’edilizia popolare. Da parte loro, i Paesi del CCG si rivolgono regolarmente ai lavoratori provenienti dal Marocco o dalla Tunisia. Allo stesso modo, il Consiglio supremo dell’istruzione del Qatar ha fatto appello perché si contrattino 900 tra professori e maestri provenienti dai Paesi arabi. Il Consiglio ha stabilito criteri di selezione volti a favorire docenti dotati di una certa preparazione culturale e provenienti da questi cinque Paesi: Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia.

La ricerca scientifica è un altro campo in cui il CCG cerca di aumentare la propria influenza. In occasione del Forum Tunisia-Paesi del Golfo per l’investimento, il Segretario Generale dell’Unione delle Camere del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Abderrahim Hassen Naki, ha sottolineato l’importanza di promuovere i centri di ricerca scientifica e ha rivolto un appello per la sottoscrizione di convenzioni nel campo della scienza e della tecnologia.
Le migrazioni sud-sud (dal Maghreb verso i Paesi del Golfo), costituiscono un fenomeno di mobilità che si è sviluppato in questi ultimi anni, in particolare per via di un alto tasso di disoccupazione che colpisce i giovani qualificati tunisini. Gli specialisti in questioni migratorie si preoccupano per questa ‘fuga di cervelli’ verso i Paesi del CCG. Parallelamente, gli organismi privati di ricerca favoriscono questo tipo di cooperazione. Per esempio, la Fondazione privata Temimi per la ricerca scientifica e l’informazione, insieme alla Fondazione Konrad Adenauer, negli ultimi anni ha organizzato vari congressi insieme alle istituzioni del Golfo, cercando di rafforzare la cooperazione e il futuro delle relazioni tra il Maghreb e il CCG.

La presenza dei Paesi del CCG si sta accentuando soprattutto nei settori in cui l’influenza dell’Unione Europea era tradizionalmente predominante, come nel caso della cultura e del turismo. In occasione della 5ª riunione dell’Alta commissione mista Marocco-Qatar nel marzo di quest’anno, il capo di Governo, Abdelillah Benkirane, ha indicato l’evoluzione positiva della cooperazione bilaterale, in particolare «grazie alla contribuzione di vari settori attivi quali sono quello della cultura, della giustizia, dell’impiego, del turismo e dell’artigianato». Le monarchie sono prima di tutto impegnate nel restauro del patrimonio (conservazione dell’eredità islamica e rinnovamento del porto di Casablanca).
Nonostante il turismo sia ancora considerato un ambito tradizionale dell’economia, l’interesse sempre maggiore degli investitori del CCG nel settore rischia di ripercuotersi indirettamente sulla società marocchina e su quella tunisina, in particolare per le loro abitudini e i loro comportamenti, Contribuendo al Fondo marocchino per lo sviluppo del turismo, la società degli Emirati Arabi Uniti Al Maabar spera di aumentare il richiamo del regno marocchino per renderlo ‘un luogo emblematico per il turismo arabo’. Lo sfruttamento di certe nicchie turistiche fa pensare che i potenziali clienti provenienti dai Paesi del Golfo spererebbero di trovare in Marocco o Tunisia dei luoghi adatti ai propri costumi e tradizioni.
In linea con la finanza islamica, il concetto di turismoislamico’ o ‘halal’ si è diffuso a sua volta in questi ultimi anni in vari siti turistici nel sud della Tunisia, come Tozeur, con tanto di marchio a garantirlo. Questo tipo di turismo, conforme alla Sharia, guarda al mercato sia dei musulmani europei, sia, soprattutto, a quello dei turisti in arrivo dalle monarchie del Golfo.

Il report, in chiusura, cerca d’individuare le aree di collaborazione tra i Paesi CCG e la UE nel Maghreb.
L’UE, sostiene il report, può offrire la propria competenza e le proprie conoscenze per quanto riguarda la cooperazione sulle energie rinnovabili o sull’efficacia energetica, campi in cui l’Europa è all’avanguardia. Potrebbe offrire una complementarità ai Paesi del CCG che si interessano sempre di più per questo ambito, a casa propria e nel Maghreb. Il Marocco e la Tunisia non erano Paesi produttori di idrocarburi, e avrebbero tutto da guadagnare se sviluppassero prima di tutto questi settori, godendo della competenza dell’Unione Europea e del sostegno finanziario delle monarchie del Golfo. Le nuove tecnologie sono anch’esse un settore portante in cui l’UE e i Paesi del CCG potrebbero lavorare in sinergia con il Maghreb. Per concludere, l’educazione, la ricerca e l’innovazione rappresentano campi importanti in cui le competenze europee e quelle dei Paesi del Golfo potrebbero convergere, soprattutto nel momento in cui le monarchie del Golfo sperano di costruire una società d’eccellenza basata sulla conoscenza. Tramite ciò, l’Unione potrebbe, a sua volta, allearsi con la società civile trasmettendo i propri valori umanistici (pace, sicurezza, solidarietà e rispetto mutuo tra i popoli) sempre collaborando coi Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Traduzione: Emma Becciu

 

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