domenica, Aprile 18

UE: obiettivo sovranità spaziale L’industria spaziale europea è in ottima salute e l’Europa deve restare una potenza spaziale, diventando un attore individuale nel settore spaziale mondiale

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Il lancio sabato 21 novembre del satellite europeo Sentinel-6A Michael Freilich, attraverso il vettore Space X Falcon 9, ha sancito la vitalità del settore spaziale europeo e della collaborazione tra le due agenzie spaziali più importanti del mondo, l’americana NASA a l’europea ESA.

Il satellite porta il nome del direttore della Divisione Scienze della Terra della NASA e scienziato all’avanguardia nell’osservazione degli oceani, Michael Freilich, deceduto lo scorso agosto e entusiasta sostenitore della collaborazione tra le due maggiori agenzie spaziali mondiali, NASA e ESA. Sentinel-6A continuerà il lavoro iniziato nel 2001 con la serie dei satelliti Jason (1-2 e 3) di osservazione della terra e nel 2025 verrà seguito da un nuovo Sentinel, numero 6B.

Il lancio del satellite è avvenuto dalla base californiana di Vandenberg AFB, attraverso il vettore Space X Falcon 9 di Elon Musk, patron della Space Exploration Technology Corporation, segno delle possibilità offerte dalla collaborazione tra pubblico e privato e tra organizzazioni internazionali come ESA e NASA, che ha dato la stura ad un torrente di commenti positivi per questo satellite che andrà ad arricchire la rete di Copernicus e il cui compito sarà quello di controllare il livello degli oceani, specialmente del Pacifico.

L’incontro dei Ministri europei dell’industria e ricerca il 20 novembre ha evocato l’importanza del settore spaziale per lo sviluppo dell’economia in Europa.

La Commissione europea era anche presente all’incontro con il commissario al mercato interno Thierry Breton. «Il settore spaziale attraversa una fase dinamica ma attenzione a puntare sull’obiettivo finale e non sedersi sugli allori dei successi finora raggiunti», ha detto Breton rivolgendosi oltre che ai ministri anche ai 22 membri dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea che hanno partecipato al consiglio. Breton ha quindi indicato, gli obiettivi di questo settore in ‘fase dinamica’ e di grande importanza per lo sviluppo del continente europeo. «L’Europa deve diventare un attore individuale nel settore spaziale mondiale», ha detto, con tutte le ricadute che ciò potrà avere nello sviluppo dell’industria europea.

Un incontro molto importante, ha spiegato il ministro dell’energia tedesco e dell’aerospazio Thomas Jarzombek, parlando a nome della presidenza tedesca, perché ha permesso un più stretto dialogo tra ESA e Ue in vista della creazione di una vera e propria ‘economia dello spazio’ europea. E’necessario quindi avviarsi verso un ammodernamento della legislazione internazionale sullo spazio e aprire le porte a un nuovo mercato con nuovi attori, non solo statali ma anche privati. «Lo sviluppo dello spazio non deve fondarsi solo sui finanziamenti statali ma anche in parte su quelli privati con una percentuale certo inferiore (dell’ordine del 10% contro il 90% di intervento statale) permettendo così a nuovi attori di entrare in lizza nella ricerca spaziale». Un punto su cui concordano anche gli esponenti francese e portoghese che con la Germania fanno parte delle tre presidenze semestrali dell’Unione europea che si succederanno al timone dell’Europa (quella attuale e le due del prossimo anno).

L’Europa è la seconda potenza mondiale in campo spaziale, ha ricordato il direttore generale della Commissione europea nel settore industria spaziale Pierre Dassault, ma questo è possibile «perché lavoriamo insieme» alla gestione dei progetti europei più innovativi nel campo della geo-localizzazione come Galileo e Copernico. «Dobbiamo perciò essere orgogliosi di questi progetti ma non riposare sugli allori: dobbiamo consolidare i nostri progetti e garantire una migliore strategia per l’accesso allo spazio gestendo progetti comuni» .

«Lo spazio può anche diventare una soluzione per uscire dalla pandemia del Covid19 per l’impulso che riuscirà a dare allo sviluppo economico dei paesi europei colpiti da questo flagello» ha detto il Ministro portoghese Manuel Faeto, soddisfatto per l’adozione (all’unanimità) del documento in cui i ministri europei insieme all’ESA hanno espresso la volontà di proseguire su questa strada, mantenendo dentro il gruppo anche la Gran Bretagna (che pure abbandonerà l’Unione europea a fine anno).
Per il ministro portoghese l’incontro del 20 novembre «è per noi il più importante in assoluto», perché l’accordo tra i ministri europei rafforzerà lo spirito di collaborazione tra loro e potrà addirittura contribuire a migliorare la situazione della pandemia da Covid19 che ha colpito l’Europa. Va però migliorato l’accesso alla piattaforma di lancio dei satelliti europei di Kourou nella Guyana Francese che va aperto a tutti gli attori europei. Ecco cosa significa ‘nuovo spazio per l’Europa’. Le conclusioni adottate diventano quindi tra le sfide più importanti che danno la possibilità alle istituzioni dell’Unione europea di creare nuovi mercati. E qui il ruolo dell’Agenzia Spaziale europea (ESA) sarà di grande importanza per la sua volontà ad aprirsi a tutte le opportunità.

Tutti concordano quindi che l’Europa debba restare una potenza spaziale, coadiuvata dall’ESA, facendo anche affidamento sugli investimenti privati. La posizione dell’UE in campo spaziale (al secondo posto nel mondo) deve restare autonoma, ma per farlo vanno lanciati i satelliti europei, il che significa potenziare le piattaforme di lancio. Autosufficienza per il lancio, quindi, e piena sovranità nel settore rispettando le regole della equa concorrenza nell’arena internazionale. Ma per far questo è necessaria una intensa concertazione e la disponibilità di risorse comuni per arrivarci.

«La Gran Bretagna resterà membro dell’ESA», ha confermato a sua volta l’esponente della Commissione, indicando che la piattaforma di lancio dei satelliti europei a Kourou, nella Guyana francese, utilizzata per il lancio del razzo vettore europeo Ariane, è un punto di convergenza per l’industria spaziale europea. «Tutti gli europei devono potervi accedere», ha sottolineato il Ministro portoghese, «e lo spazio diventa così una delle sfide più importanti per l’Ue nella sua ricerca di creare nuovi mercati. Lo spazio non è un progetto da visionari ma uno strumento di sviluppo molto pragmatico» .

Musica per le orecchie del direttore generale dell’ESA, Jan Woerner che ha assicurato che «nello spazio si rispettano le regole della concorrenza e della cooperazione commerciale aprendosi a nuovi mercati. Da questa cooperazione trarranno beneficio sia l’innovazione sia l’economia. Se pensiamo ad esempio ai nuovi modi di comunicazione che si stanno sperimentando in tutto il mondo a causa della pandemia, è interessante vedere come in poco tempo si sia riusciti ad ottenere un livello di coordinamento elevato». «Se lavoriamo insieme possiamo farcela insieme», ha aggiunto ottimista Woerner, «e raggiungeremo gli obiettivi che l’ESA ha fissato nel suo incontro del 2016» . Con l’accordo odierno, a suo avviso è stata posta la prima pietra di questa nuova collaborazione.

L’ESA quindi continuerà ad avere un ruolo importante nel futuro dell’iniziativa spaziale europea con tutte le ricadute positive che un’impresa del genere potrà avere. Non si tratta infatti solo di lanciare satelliti per facilitare il traffico aereo o far progredire gli studi del cosmo. Come hanno dimostrato i due progetti spaziali europei Copernicus e Galileo, oltre all’input della ricerca serve anche chi possa compiere operazioni come la ripulitura dello spazio dai satelliti oramai esausti che continuano però a gravitare.

Ci sono quindi due dimensioni per l’azione dell’ESA: gestire lo spazio e lanciare nuovi satelliti da piattaforme da essa gestite. Un’impresa in cui è necessario il coordinamento con i vari attori a livello globale, non solo europeo.

Il commissario Thierry Breton ha comunicato a questo punto che la Commissione ha lanciato due bandi europei: uno per trovare un operatore per i vettori dei satelliti europei e un altro per creare una connettività tra europei che sia a prova di sicurezza rispetto a chi è esterno al territorio europeo. Su questo si innesterebbe il sistema di accesso a internet che è fondamentale per la sicurezza non solo dell’industria spaziale ma dell’Europa tutta.

Per i vettori, ha detto il presidente dell’ESA Jan Woerner, sarà la Commissione a farsi carico della loro costruzione con opportuni bandi ad hoc alla ricerca di nuovi vettori che possano raccogliere il testimone dopo la lunga serie di “Ariane” sui quali si era scatenata la più accanita concorrenza. Ed ha avvertito che «tutto quello che viene sviluppato a livello europeo deve essere condiviso con tutti gli altri». Su Ariane Woerner ha voluto chiarire che l’ultima versione del vettore europeo (Ariane 6) potrà rimanere ma «abbiamo chiesto all’industria di ridurre il prezzo che era molto elevato. Ora il mercato mondiale si sta riducendo e per Ariane 6 è previsto un altro lancio nel 2022».

Sulle conseguenze che il Brexit potrebbe avere sulle imprese spaziali europee Woerner ha risposto in modo categorico che «non abbiamo parlato di Brexit perché la Gran Bretagna è e resterà in futuro membro dell’Esa». Quindi niente panico su questo punto!

E sulle barriere che il COVID19 sembra aver imposto ai confini nazionali tra Paesi europei i ministri e responsabili dello spazio europeo sembrano molto scettici sulla loro utilità. Il ministro federale tedesco dell’economia Peter Altmayer ha osservato che il mercato interno europeo è nato solo 30 anni fa e può progredire solo se non si creano barriere alle frontiere. E auspica che la stessa voglia di coordinamento osservata nell’incontro dei ministri dello spazio si possa ricreare anche in altri importanti settori come quello dei semiconduttori e quello dell’idrogeno verde, con importanti applicazioni anche nel settore siderurgico.

(La seconda parte di questo servizio sarà pubblicata il 24.11.2020)

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