martedì, Ottobre 26

UE: no assenteismo, ora il Presidente L'analisi del voto con Andrea Maresi, mentre oggi parte la trattativa per il Presidente della Commissione

0

Juncker-Schulz-ue-2014

 

Bruxelles – L’Europa ha un nuovo Parlamento, emerso da una consultazione in cui poco si è parlato di Europa. Eppure il messaggio dei cittadini è stato chiaro e punta su temi che toccano la vita quotidiana, non su scenari futuri: basta con l’austerità e il rigore, piú opportunità per crescita e occupazione. E oggi parte il confronto tra le diverse forze politiche per la nomina del Presidente della Commissione Europea.

 

elezioni-europee-risultati-definitivi

 

Il dato più significativo è stato quello dell’affluenza alle urne degli oltre 400 milioni di europei chiamati a rinnovare il Parlamento europeo: non c’e’ stato il peggioramento rispetto al 2009, 43.09 % ieri contro il 43% del 2009, con punte del 90 % in Belgio e Lussemburgo (dove il voto è obbligatorio) e il record negativo della Slovacchia dove solo il 13% della popolazione ha votato. In Italia l’affluenza è stata del 60%.
Nel complesso gli europei hanno comunque deciso di votare, anche se in molti Paesi il loro voto mirava a rafforzare o indebolire il Governo nazionale, dato che nelle campagne elettorali di molti Paesi i temi europei sono stati quasi completamente assenti.
Ma il messaggio dei cittadini europei è stato chiaro: in alcuni Paesi, come in Francia, essi hanno scelto la linea dura e xenofoba, in altri come la Gran Bretagna hanno preferito un partito euroscettico ma non xenofobo.

Andrea Maresi, responsabile delle relazioni con i media del Parlamento europeo in Italia, vede come segnale positivo il fatto che i cittadini europei non abbiano disertato le urne. “L’affluenza ha anche subíto un leggero incremento rispetto al 2009“, dice Maresi, “e in alcuni casi si è confermato un trend positivo. In un momento difficile come quello che stiamo attraversando in Europa, un astensionismo massiccio avrebbe potuto causare danni notevoli all’immagine dell’Europa”.
Il voto antieuropeo non c’è stato“, ribadisce  “dato che l’80% del nuovo Parlamento che esce dalle urne è formato da partiti che sono a favore dell’Europa, che guardano all’Europa come un’opportunità”.
Se è vero che le campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento europeo sono sempre più ‘nazionalizzate’  e diventano sempre più un momento di riscontro per le politiche nazionali più che per quelle europee, è anche vero che quest’anno, per la prima volta, c’era la grande novità del confronto con i candidati dei maggiori partiti alla presidenza della Commissione europea. “Questo è stato l’inizio dell’europeizzazione della compagna elettorale che si concreterà attraverso passi successivi fino alla creazione di partiti politici europei”.
Per il momento, almeno in Italia, ci siano accontentati di sortite sperimentali come il partito che fa capo al belga Guy Verhofstadt, il candidato alla presidenza della Commissione europea del gruppo dei Liberali europei (ALDE). In futuro si dovrebbe votare per dei veri partiti politici europei. Un compito importantissimo che l’Italia potrebbe avviare nel suo semestre di presidenza dell’Unione europea che scatta dal 1 luglio prossimo.
L’Italia, afferma Maresi, “potrebbe aiutare ad europeizzare questa Europa che è ancora troppo legata ai temi nazionali dimenticando che gli interessi nazionali si realizzano in Europa”.
Ad ogni modo, “i messaggi lanciati dagli europei che pure hanno votato per i partiti nazionali, sono stati chiari con la preferenza per temi che toccano la vita dei cittadini”. Non grandi ideali e progetti di future integrazioni e unioni politiche ma temi concreti. “In questo contesto l’Italia, il cui Premier rappresenta una maggioranza forte nel gruppo politico dei socialisti europei S&D, si trova ad avere un’opportunità unica” per far avanzare l’Europa dei cittadini.

La palla passa ora nel campo di Jean-Claude Juncker, il candidato del PPE alla presidenza della Commissione europea? Si tratta di vedere se ci sarà una maggioranza per Juncker, dato che sarà comunque il Parlamento nel suo insieme a decidere sul merito. Ci sarà, quindi, bisogno anche della compagine socialista per poter decidere in merito. “Ci sarà un accordo europeo“, dice Maresi, “solo se il PPE saprà esprimere un candidato che potrà portare avanti politiche che vanno al di là del manifesto conservatore. Juncker dovrà, allora, cedere su tasselli centrali  –come le politiche mediterranee, il mercato interno, le nuove tecnologie ecc..- spostando l’asse europeo su crescita e occupazione”.

I risultati, certo, sono stati molto variegati nei 28 Paesi membri dell’Unione europea, ma sempre in risposta a realtà emerse dalle politiche nazionali: in Francia il voto contro François Hollande e a favore di un partito di estrema destra, in Gran Bretagna si è confermata una realtà sui generis rispetto al resto dell’Europa confermando la pulsione antieuropea, mentre in Germania il voto che ha visto confermata la coalizione di Governo è stato anche il risultato di quella che avrebbe potuto essere una vera campagna combattuta su temi europei. Il partito di Angela Merkel ha vinto perché ha beneficiato della campagna condotta in Germania da un candidato come Martin Schulz che ha parlato in lingua tedesca di temi europei con un impatto chiaro e concreto a livello nazionale.

E i partiti antieuropei dove andranno a sedersi al Parlamento europeo?Distinguiamo“, risponde Maresi “tra euroscettici e populisti, antieuropei con pulsioni xenofobe”. Mentre i primi si riconoscono maggiormente nel gruppo conservatore dell’ECR (European Conservatives and reformists group), i secondi nell’EFD (Europe of Freedom and Democracy) in cui siede il partito vittorioso in Gran Bretannia UKIP di Nigel Farage antieuropeo ma non xenofobo. Situazione diversa per il Front National di Marine Le Pen, che siede nel gruppo dei non iscritti, in cui le frange estreme che già esistevano potrebbero decidere di creare un gruppo politico europeo, pur se sono necessari. Sedere al Parlamento europeo senza una struttura politica riconosciuta vuol dire di fatto avere peso limitato e non incidere nelle proposte legislative. Dati i numeri e la varietà politica degli oltre 120 nuovi eletti, sarà realisticamente improbabile la creazione di più di un nuovo gruppo politico, tenendo conto anche della regola dei 25 depudati provenienti da almeno 7 Paesi europei. Un giudizio complessivo finale sul nuovo Parlamento che si delinea in queste prime ore dopo la diffusione dei risultati? “Il Parlamento europeo resta eurocostruttivo” .

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->