lunedì, Maggio 16

UE – NATO: una ‘Bussola strategica’ per solcare il dopo post-Guerra Fredda Nella giornata dei tre vertici, l'ingresso in scena della Bussola strategica della UE, che delinea l'approccio dell'Unione alla sicurezza per i prossimi 5-10 anni. Una 'difesa comune europea' che fortifica l'Europa e allevia la NATO dimostrando che Europa può farcela da sola

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Tre in uno, o quasi. Nella giornata di oggi 24 marzo, un mese dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, -un ‘terremoto nell’ordine globale’, che ha causato ‘lo spostamento delle placche tettoniche’ della geopolitica- tre vertici, quelli di NATO, G7, UE. Bruxelles per un giorno sede di tutti i più importanti leader mondiali. Prima la riunione NATO, poi quella del G7, e infine l’inizio del vertice UE che si concluderà domani. A tutte le riunioni partecipa il Presidente americano Joe Biden, anche all’ultima, qui in veste di gradito ospite. Una presenza che, sia per il momento storico, sia per l’agenda dei lavori, ha fatto paragonare questo 24 marzo 2022 di Bruxelles al 4 febbraio 1945 di Yalta, oppure, come ha fatto oggi ‘CNN‘, al 19 novembre 1985 di Vienna. Se sarà una conferenza di pace si vedrà nelle prossime settimane. Per ora questo 24 marzo è una tappa centrale nella costruzione degli equilibri mondiali del dopo guerra in Ucraina; l’era del dopo Guerra Fredda è finita, e, il viaggio di Biden darà forma a ciò che verrà dopo -per dirlo dall’ottica americana.
La
difesa europea -insieme a sicurezza e autonomia energetica, sanzioni alla Russia, Cina- è il tema al centro di questa giornata in qualche modo storica, il filo rosso che collega vertice NATO e vertice UE.

Poco prima che Biden, ieri, sbarcasse a Bruxelles, in un briefing del SHAPE, il quartier generale delle operazioni militari dell’alleanza NATO in Europa, i funzionari hanno dichiarato ai giornalisti che la guerra del Presidente russo Vladimir Putin in Ucraina ha messo l’alleanza NATO e i suoi Paesi membri «assolutamente a rischio», riferisce ‘CNN‘. La guerra ha creato unanuova realtàper gli alleati della NATO, «dobbiamo ripristinare la nostra difesa e la nostra posizione di deterrenza». «Questo è un cambiamento permanente e profondo nell’ambiente di sicurezza europeo».
Al momento, a terra «ci sono ora 40.000 soldati in otto gruppi di battaglia, che sono uno in ogni Paese lungo il fianco orientale, cioè un aumento di dieci volte rispetto a quello che c’era prima dell’invasione della Russia», nell’aria «ci sono oltre 100 aeroplani aggiuntivi», in mare ci sono «25 navi in contemporanea che pattugliano le acque fornendo una deterrenza a 360 gradi», oltre al fatto che normalmente ci sono «circa 150 navi provenienti da Nazioni NATO che navigano nelle acque e possono flettersi avanti e indietro sotto il comando e il controllo della NATO». Tutto ciò, «come minimo» è un buon «punto di partenza» rispetto a come potrebbero apparire le cose a lungo termine. «Ci stiamo preparando al peggio, ma stiamo facendo tutto il possibile affinché non accada il peggio».
I funzionari hanno detto, riferisce ‘CNN‘, «che è troppo presto per prevedere come la NATO sposterà permanentemente la sua posizione di forza militare in tutta Europa a causa delle azioni di Putin, ma hanno parlato di come la posizione sia cambiata finora per rafforzare il fianco orientale, dove i Paesi alleati della NATO confinano con l’Ucraina, e per assicurarsi che siano preparati per qualsiasi scenario che la guerra in Ucraina potrebbe causare ai Paesi della NATO».
Dopo la riunione di oggi, da subito si procede con il dispiegamento di quattro gruppi tattici aggiuntivi in Ungheria, Romania, Bulgaria e Slovacchia. Si vedrà poi se procedere alla creazione di una base permanente.

La questione NATO, specialmente la postura della NATO, è strettamente collegata al piatto forte, in termini mediatici in particolare, sul tavolo del vertice UE: la Bussola strategica.
Lunedì 21 marzo il Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa della UE ha approvato il documento, al Consiglio europeo è spettata l’approvazione ufficiale.
La Bussola delinea l’approccio dell’Unione alla sicurezza per i prossimi 5-10 anni. Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’ha definita come il «punto di svolta per l’Unione europea come fornitore di sicurezza e un passo importante per la politica di sicurezza e di difesa europea», sottolineando che «questo è solo l’inizio».
Il Ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ne parla come della ‘difesa comune europea‘. «Una difesa comune presuppone un’autonomia strategica a tutto campo nei settori tecnologici-industriali, nel dominio energetico, ma, soprattutto, nel rafforzamento delle capacità di difesa, strumento di potere necessario e complementare a quello diplomatico, economico e comunicativo». «»

In effetti, gli analisti sottolineano come negli ultimi due anni, i funzionari e i leader dell’UE abbiano chiesto spesso che l’Unione abbia un peso geopolitico maggiore a livello globale. Le settimane precedenti l’invasione russa dell’Ucraina hanno mostrato esattamente l’opposto, ovvero i Paesi europei in gran parte sono stati tagliati fuori dai colloqui Russia-USA sulla sicurezza europea. Poi la tempesta di sanzioni e l’unità e la determinazione dimostrata dai 27, ha improvvisamente rafforzato le credenziali geopolitiche dell’UE. La Bussola strategica dovrebbe mettere il piede sull’acceleratore proprio su questa ‘credibilità’ della UE in termini geopolitici.
Nell’ambito della sua nuova politica, l’UE si impegna a redigere ogni tre anni una nuova analisi delle minacce che, secondo Isabella Antinozzi, ricercatrice associata presso il European Council on Foreign Relations (ECFR),
«è la chiave per la creazione di una cultura strategica europea che, a sua volta, possa rendere la sicurezza e le politiche di difesa della UE molto più coerenti». In risposta all’invasione, prosegue la ricercatrice, «l’UE ha dimostrato, forse per la prima volta nella sua vita, di poter essere un attore di politica estera capace e assertivo. Questo dà nuova vita alla sua retorica grandiosa, non da ultimo alla Bussola strategica».
Questo progetto per la strategia di sicurezza dell’Europa, afferma David A. Andelman, commentatore politico, opinionista della ‘CNN‘, autore tra il resto di ‘Una linea rossa nella sabbia: diplomazia, strategia e storia di guerre che potrebbero ancora succedere‘, «definisce un contesto e un concetto nel linguaggio più forte e persino bellicoso».
Assertività sulla quale, sulle due sponde dell’Atlantico, ci si interroga.
La risposta dell’Europa all’invasione russa dell’Ucraina«mostra la sua capacità di gestire la minaccia russa senza l’aiuto degli Stati Uniti. La guerra in Ucraina è un crimine, una tragedia e un’opportunità per gli Stati Uniti di trasferire la responsabilità della sicurezza europea agli europei», affermanoBenjamin H. Friedman, docente a contratto presso la Elliott School of International Affairs della George Washington University, e Direttore Politico del think tank Defense Priorities (DEFP), e Justin Logan, senior fellow presso il Cato Institute. Sottolineando che «l’aggressione russa ha causato un forte aumento degli sforzi militari europei», che la «risposta europea alla guerra è stata straordinariamente unificata nel sanzionare e condannare la Russia», e che a questo spostamento «si aggiunge al vantaggio di potere collettivo dell’Europa sulla Russia», esprimono sicurezza su quella che è stata definita ‘autonomia strategica’ dell’Unione. Inoltre, dicono, gli alleati europei della NATO hanno «più di 10 volte il PIL russo di 1,6 trilioni di dollari. Hanno il doppio delle truppe attive della Russia: da 1,8 milioni a 900.000. La sua spesa militare supera quella russa, da 302 a 62 miliardi di dollari (o 178 miliardi di dollari aggiustati per il potere d’acquisto). In sintesi, la guerra ha rivelato che la Russia è più debole di quanto pensassimo, rendendo l’Europa più forte al confronto».
«Gli Stati Uniti sono stati a lungo ostili all’idea dell’indipendenza dell’Europa dalla leadership statunitense e hanno cercato di utilizzare la NATO come mezzo per impedirlo. Il motivo principale per cambiare questa situazione è che spendiamo molto per difendere l’Europa e potremmo utilizzare parte di questa fortuna per scopi migliori, in patria o in Asia, senza danneggiare la sicurezza europea. L’invasione russa dell’Ucraina può aiutare a creare un partner europeo più capace, anche se non esegue gli ordini americani. Ciò inizia portando gradualmente le truppe a casa dall’Europa, senza inviarne altre.
La politica estera degli Stati Uniti ha sofferto troppo a lungo per l’idea sbagliata che gli Stati Uniti hanno bisogno di risolvere ogni problema globale. L’Ucraina è una tragedia europea; la Russia è una minaccia principalmente per l’Europa e un alleato degli Stati Uniti lo si può trovare», concludono Benjamin H. Friedman e Justin Logan.


Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, nel presentare la Bussola al Parlamento ha spiegato come questa sia stata adattata alla luce della guerra in Ucraina, che «rappresenta la più grave crisi in ambito di difesa nella storia dell’Unione Europea». Il documento, in sintesi, «prevede l’istituzione di una forza di schieramento rapido europea fino a 5 mila soldati e 200 esperti in missioni di politica di difesa e sicurezza comune. A queste iniziative si aggiungono investimenti nell’intelligence e nella cybersicurezza; lo sviluppo di una strategia spaziale europea per la sicurezza e la difesa; e il rafforzamento del ruolo europeo quale attore della sicurezza marittima. Nel percorso verso una difesa comune, è essenziale sviluppare capacità adeguate, per essere un fornitore di sicurezza credibile. Ciò può avvenire soltanto se rafforziamo la nostraindustria della difesa e la rendiamo più competitiva dal punto di vista tecnologico e soprattutto meglio integrata a livello europeo. Abbiamo tutti da guadagnare da un miglior coordinamento, anche nell’ambito della difesa».
Draghi non ha nascosto i limiti della Bussola. «Sul piano progettuale è uno sforzo, è un passo straordinario sul piano progettuale: disegna perfettamente i contorni principali di quello che sarà la difesa nel futuro». Invece, «sul piano dell’azione, però, è un primo piccolo passo. Ed è un piccolo passo, perché la cifra di 5.000 soldati è una cifra che -come stato ricordato- è stata definita in altre epoche e oggi appare veramente piccola. Il Presidente della Repubblica Mattarella, quand’era Ministro della Difesa -cioè all’inizio degli anni 2000– ha discusso questo tema della costruzione di una difesa comune e all’epoca si parlava di 150.000 soldati! Quindi questa è una cifra di prima approssimazione, su cui poi occorrerà andare avanti».

Il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, alla Camera, ha ulteriormente illustrato il documento, definendolo «forte ed ambizioso». La Bussola «prevede una corposa serie di provvedimenti da implementare, secondo una precisa roadmap, alle scadenze previste, da oggi sino al 2030». Nello specifico, «questi provvedimenti riguardano quattro aree ben definite: la capacità di agire in contesti di prevenzione e gestione delle crisi, la capacità di proteggere, con particolare riferimento al libero accesso nei domini marittimo, cibernetico e spaziale, l’investimento in termini di sviluppo di capacità congiunte in ambito Unione e, non ultimo, il rafforzamento dei rapporti di partenariato»

«Un aspetto fondamentale, che vedrà coinvolte le capacità nazionali, riguarda il settore investimento che si configura per l’industria nazionale della difesa come un’opportunità di cooperazione, ma anche di affermazione del proprio know how. Inoltre, secondo l’indirizzo strategico che ho inteso precorrere con la mia Direttiva per la politica industriale, la Difesa italiana dovrà saper raccogliere la sfida di una funzionale integrazione comunitaria, sul piano delle capacità comuni e della base industriale e tecnologica». «Ciò, agendo su tre direttrici principali. In primo luogo, con il rafforzamento del ruolo dell’Italia nelle iniziative dello European Defence Fund, attraverso una partecipazione attiva e qualificata all’attuale programma e presidiandone i futuri potenziali sviluppi. L’Italia, infatti, promuove da sempre la cooperazione internazionale quale fattore abilitante, per armonizzare gli indispensabili requisiti di sovranità e autonomia con i vincoli di sostenibilità e competitività. Guardiamo con fiducia alle opportunità che si prefigurano in Europa, ma sarà essenziale garantire il posizionamento strategico del Paese nei principali programmi e nelle sinergie industriali che dovranno costituirsi per poter essere rilevanti a livello globale».

Isabella Antinozzi, sostenendo la Bussola, afferma a ‘Euronews‘: «su questioni di difesa dell’UE, bisogna applaudire ai piccoli passi». «Considerato quanto tabù la difesa comune sia sempre stata, non credo che gli sforzi dell’UE debbano essere respinti del tutto. Rispetto alle precedenti revisioni strategiche, questo sembra un documento a tutto tondo. Per la prima volta, e al massimo livello, gli europei hanno pubblicato collettivamente una valutazione congiunta delle minacce, una visione comune e obiettivi dettagliati sulla sicurezza e la difesa dell’UE».
La Bussola strategica è, infatti, da molto tempo in divenire, proprio per il ‘tabù’ ricordato da Antinozzi.
La Francia, che ha l’esercito più potente dell’Unione Europea, chiede da anni una strategia di difesa più coordinata, senza avere risposta. Il Presidente francese
Emmanuel Macron, appena entrato in carica, ha proposto una forza di difesa europea, un contrappeso a un’alleanza NATO che lui e sempre più altri leader dell’UE temevano fosse effettivamente tenuto in ostaggio dagli Stati Unitie in particolare da Donald Trump. Ma l’idea di Macron non è andata oltre.
Un
tentativo condotto nel 2016 -denominato ‘Piano di attuazione per la sicurezza e la difesa‘- guidato da Frederica Mogherini, allora alto rappresentante dell’UE, all’ultimo momento è fallito. «Gli Stati membri orientali, come i Paesi baltici e la Polonia, sono stati particolarmente reticenti verso tale politica comune nonostante l’annessione illegale della penisola di Crimea da parte della Russia nel 2014. Questi Paesi dipendono fortemente dalla NATO e temevano di spaventare gli Stati Uniti, che hanno molti stivali sul terreno nell’ambito dell’alleanza transatlantica, ma anche a causa di ulteriori accordi bilaterali».
Da allora la situazione alle frontiere esterne dell’UE è notevolmente peggiorata. Il conflitto è scoppiato sul fianco meridionale del blocco -in particolare in Libia e Siria che alimentano una crisi migratoria- così come sul fianco orientale con una breve ma violenta guerra scoppiata tra Armenia e Azerbaigian per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh nel 2020.
Il lavoro sulla bussola strategica è iniziato quello stesso anno, nel 2020, ma l’analisi delle minacce che è uscita dalla fase I non è mai stata approvata dai leader dell’UE.
La rapida e brutale riconquista dell’Aghanistan da parte dei talebani nell’estate del 2021, che ha lasciato i Paesi dell’UE, come altri alleati occidentali, a lottare per evacuare i propri cittadini e cittadini afgani a rischio di rappresaglia, ha accelerato i negoziati.
L’accumulo di truppe da parte della Russia lungo il confine condiviso con l’Ucraina, iniziato nella primavera del 2021, ha fornito un altro impulso. La sua
invasione dell’Ucraina il 24 febbraio ha portato a definire e siglare l’accordo.
Uno degli aspetti degni di nota della bussola è
«laclausola di mutua assistenza dell’Unione europea, che obbliga i membri ad aiutare con tutti i mezzi in loro potere i membri che affrontano un’aggressione armata», in modo simile alla clausola dell’articolo 5 della NATO, ha sottolineato Antinozzi. E prosegue segnalando altro elemento importante. «Mentre le prime bozze della Bussola erano caratterizzate da un approccio diplomatico in cui un aspirante avversario è senza nome, ora il documento usa un linguaggio semplice dipingendo la Russia come un aggressore contro il suo vicino e come una minaccia per l’Europa», ha spiegato la ricercatrice a ‘Euronews‘.

Isabella Antinozzi spiega i punti deboli della Bussola. «Rimangono dubbi su come funzionerà la capacità di schieramento rapido, che dovrebbe iniziare le esercitazioni nel 2023 e diventare operativa entro il 2025, e se l’Unione rafforzerà finalmente il quartier generale operativo dell’UE».
Un altro riguarda le partnership. Borrell non ha spiegato «come i partner identificati siano determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza e difesa identificati». Qualsiasi utilità reale dalla collaborazione, prosegue Antinozzi, «dipende dal garantire chela forma segue la funzione‘. In altre parole, decidi cosa vuoi fare semmai con qualcun altro, cosa speri di uscirne e solo allora che tipo di evento o processo servirebbe meglio a tale scopo -la Bussola non fa nulla di quanto sopra. Inoltre, non riconosce che per rafforzare l’autonomia strategica, i partner europei non UE (ad esempio, Regno Unito e Norvegia) sono fondamentali».
Il documento, infatti, ha descritto il Regno Unito come uno dei perdenti di questa nuova strategia, ma dedica «a malapena una riga a delineare la cooperazione con il Regno Unito, il che è sorprendente considerando quanto il Regno Unito sia un partner chiave in materia di sicurezza e difesa. Questo è, per me, un chiaro segno che le relazioni tra Londra e Bruxelles sono tese».
La Bussola, altresì, prevede di rafforzare la capacità degli Stati membri di finanziare congiuntamente progetti di ricerca e sviluppo in base ai loro requisiti di capacità -il che dovrebbe tradursi in più equipaggiamenti militari di prossima generazione ‘Made in Europe’- e di investire congiuntamente in capacità.
L’equipaggiamento militare non costa poco e man mano che le minacce si evolvono – gli attacchi informatici svolgono un ruolo crescente mentre la Russia ha appena schierato nuovi missili ipersonici – anche la tecnologia, ma può essere fuori portata per piccoli Paesi con budget ridotti, come i Paesi baltici.
Alla vigilia dell’invasione, Estonia, Lettonia e Lituania, che confinano tutte con la Russia, hanno chiesto e ricevuto più assistenza. Il Ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha dichiarato, che «gli Stati baltici hanno un disperato bisogno di ulteriore attenzione quando si tratta di sicurezza e difesa. Abbiamo fatto affidamento sulla deterrenza, penso che quella fase dovrebbe essere finita». Il Ministro degli Esteri lettone, Edgars Rinkevics, ha accolto con favore l’approvazione della Bussola, sostenendo che «fornisce la cassetta degli attrezzi necessaria affinché l’UE diventi un vero attore geopolitico e di sicurezza insieme alla NATO».
«Sappiamo che è un percorso lungo, ma sappiamo che dobbiamo farlo ora, perché dopo sarà troppo tardi», affermava qualche giorno fa, in una intervista a ‘Foreign Policy‘, il generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato militare dell’Unione europea (il Military Committee of the European Union – EUMC).

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