mercoledì, Ottobre 20

Ue, migranti senza pace Libia, possibile accordo in 48 ore. Afghanistan, scandalo pedofilia

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Del totale di 15.600 dall’Italia, 4027 migranti saranno trasferiti in Germania e 3064 in Francia. È questa una delle proposte inserita nella bozza della decisione legale, in vista del Consiglio dei Ministri degli Interni che si svolgerà domani in seduta straordinaria. E questa settimana potrebbe essere quella decisione per l’Unione Europea, che deve necessariamente trovare un accordo sulla gestione dei migranti. Cosa non facile, perché ad opporsi c’è sempre tutto il blocco dei Paesi dell’Est. I Ministri degli Esteri dei contrari al sistema vincolante di quote (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Lettonia), infatti, si sono riuniti a Praga con il collega lussemburghese, Jean Asselborn, Presidente di turno dell’Ue, per ribadire la loro chiusura. L’Ungheria, in particolare, ha rifiutato la quota di 54mila rifugiati che avrebbe dovuto accogliere e quindi, ora la Commissione deve rifare i calcoli. La Polonia, invece, ha detto che accoglierà più migranti di quanti ne preveda il sistema delle quote messo a punto dalla Commissione Ue, purché l’Unione Europea garantisca l’impermeabilità complessiva delle frontiere e la sicurezza dei cittadini comunitari. Si lavora no stop, dunque, per adattare le condizioni alle esigenze, che mutano di ora in ora, e per cercare l’intesa vincente.

Per venire incontro ai Paesi che accettano l’accordo, il Consiglio Ue e la Commissione europea hanno anche proposto di aumentare il contributo per ogni rifugiato accolto, elevando l’assegno da 6.000 a 6.500 euro, e potrebbe prendere in considerazione di assistere i Paesi vicini alla Siria che non possono più permettersi di mantenere i campi profughi. Le ipotesi in campo sono innumerevoli, ma le difficili trattative rendono l’atmosfera sempre più pesante e infatti il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz ha detto di essere pessimismo in vista del Summit di mercoledì. A margine del suo incontro con il presidente francese Francois Hollande a Parigi, Schulz ha detto di temere che in quella riunione non saranno superati i dissensi e che ancora non ci sarà un accordo.

Frastornata, ammaccata e puntigliosa, l’Europa si dimostra divisa e se da un lato c’è chi disgrega e innalza barricate di filo spinato, dall’altro c’è ancora qualcuno che lavora per l’unità. Proprio per favorire un piano che eviti ulteriori lacerazioni e lacune, Schulz andrà a Parigi per un confronto sulle questioni più urgenti con Hollande. Il capo dell’Eliseo non ha lasciato alla Germania il ruolo di protagonista nella questione migrazione ma, anzi, ha fatto sentire la propria voce. E infatti, il 7 ottobre interverrà con Angela Merkel alla sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Un avvenimento, come ha ricordato il Presidente Schulz, che ha solo un precedente, nel 1989 con il cancelliere Kohl e il presidente Mitterrand. «Si tratta di una visita storica in tempi storicamente difficili» ha commentato. «L’Unione europea si trova ad affrontare sfide enormi e richiede un forte impegno da parte dei suoi leader. É un segnale importante che tale impegno sarà assunto di fronte ai rappresentanti democraticamente eletti in Europa».

Intanto, continuano incessanti gli arrivi in tutta Europa. Stamattina circa 700 persone, in gran parte siriane si erano messe in marcia a piedi dal centro di Istanbul verso Edirne, distante 250km, alla frontiera greco-turca, ma sono state bloccate dalla polizia. Bollettino nel fasto sul fronte degli arrivi via mare, perché al largo delle coste turche, almeno 13 persone, tra cui quattro bambini, sono morti dopo che il gommone sul quale stavano tentando di raggiungere l’isola greca di Lesbo ha urtato un traghetto. La sciagura dei morti nel Mediterraneo è un altro punto di discussione in Commissione ed è stato il ministro dell’interno tedesco, Thomas de Maiziere a suggerire che l’Unione Europea si vada a prendere i profughi direttamente nelle aree di crisi, così da evitare che i rifugiati cadano preda dei trafficanti o affrontino pericolosi viaggi verso il continente. Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri polacco, Grzegorz Schetyna ancora secondo cui non bastano iniziative umanitarie nei Paesi in guerra, ma serve uno sforzo per spegnere i conflitti, specie in Siria e in Libia. Un compito, secondo Schetyna, che spetta soprattutto al connazionale Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, e a Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. «Se l’Europa unita non intraprende iniziative coraggiose, la crisi in atto non potrà che accentuarsi». Non è coraggiosa, ma singolare l’idea del governo ungherese che per dissuadere i rifugiati siriani in Libano ad entrare nel suo territorio, ha pubblicato annunci in arabo e in inglese sui quotidiani del Paese dei Cedri. «Gli ungheresi sono ospitali, ma sono state prese iniziative severe contro quelli che entrano in maniera illegale», si legge nell’annuncio a tutta pagina pubblicato su vari quotidiani. Il testo spiega che l’attraversamento illegale delle frontiere è un reato punito con il carcere e chiede ai rifugiati di ‘non affidarsi ai trafficanti’.

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