domenica, Maggio 9

UE, l’Italia esige flessibilità Patto di stabilità al centro dell’incontro avvenuto a Roma. Kerry in visita in Iraq

0

Van Rompuy Italia UE

L’Italia si appresta ad inaugurare il suo semestre di presidenza dell’Unione Europea sui binari di crescita e lavoro. È questo quanto emerge dall’incontro avvenuto oggi a Palazzo Chigi, al quale hanno presenziato il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ed esponenti dei Gruppi dell’Europarlamento: Martin Schulz (S&D), Guy Verhofstadt (ALDE), Rebecca Harms (Verdi), Barbara Spinelli (GUE/NGL) e Roger Helmer (EFD). Durante il dibattito, che precede la riunione del Consiglio Europeo prevista per giovedì e venerdì a Bruxelles ed è stato moderato dal Sottosegretario agli Affari Europei Sandro Goziil Governo di Matteo Renzi ha così ribadito le proprie linee guida, descrivendole in un documento che ha consegnato allo stesso Van Rompuy e che sollecita, in estrema sintesi, una «nuova agenda politica europea» basata sullo stimolo alle «riforme strutturali a livello nazionale». Un’agenda che potrebbe svilupparsi anche all’interno della prossima Commissione, nella quale Gozi ha ‘prenotato’ per l’Italia un «commissario di peso», sostenendo di disporre di «ottimi candidati per tutti i portafogli importanti», e che, per il ‘Financial Times’ si snoderebbe su tre assi principali: rilassamento delle regole fiscali, modifica del patto di bilancio (fiscal compact) ed un programma di investimenti comune.

Ovviamente, bisognerà vedere quale sarà l’accoglienza riservata alle proposte italiane da parte delle economie più forti dell’Unione, a partire dalla GermaniaLa cui Cancelliera Angela Merkel, per mezzo del proprio portavoce, sembra dirsi comunque disponibile a dare maggior flessibilità al patto di stabilità. In particolare, non viene escluso il ricorso ad un «prolungamento delle scadenze» per contrastare cicli economici negativi e ad una «clausola sugli investimenti per le riforme strutturali», purché usata cum grano salis. Il proposito di Renzi, d’altronde, sembra appoggiato anche dallo stesso Van Rompuy, che ha tentato una mediazione fra le diverse esigenze esaltando la «diversità all’interno dell’UE» pur sollecitando «risultati concreti». Dichiarazioni che sembrano rivolte anche ad un altro attuale nodo da risolvere, quello dell’opposizione britannica alla nomina di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione. Il Premier David Cameron richiede infatti un voto in proposito che non avrebbe precedenti: tuttavia, il suo progressivo isolamento sta facendo sì che Londra possa ottenere a sua volta un Commissario di rilievo per evitargli ‘umiliazioni politiche’.

I Governi europei devono intanto occuparsi anche degli equilibri ad est dell’Unione. In particolare, Berlino continua a dialogare con Mosca per trovare una soluzione al persistente problema dell’Ucraina. Mentre Merkel appoggia il piano di pace proposto dal Presidente ucraino Petro Porošenko, il suo Ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha contattato telefonicamente il suo omologo russo Sergej Lavrov, giungendo alla comune conclusione che un cessate il fuoco «duraturo» sia il primo, necessario passo per portare allo stesso tavolo il Governo di Kiev ed i separatisti delle oblast’ orientali. Ciò non ha comunque impedito che il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’UE vietasse le importazioni dalla Crimea come «parte della politica europea di non riconoscimento dell’annessione illegale» della stessa regione. La misura non avrà effetto qualora le merci siano certificate dalle autorità ucraine.

Il Consiglio ha preso un simile provvedimento anche verso la Thailandia, in palese dissenso verso il recente colpo di Stato. Non ritenendo «credibile» il piano della giunta militare per il ritorno all’ordine costituzionale del Paese, i Ministri comunitari hanno sospeso la firma del Trattato di Partenariato e Cooperazione elaborato con Bangkok fino all’elezione democratica di un nuovo Esecutivo.

Sanzioni dal Consiglio sono infine giunte anche al Governo della Siria, colpendo 12 dei suoi Ministri accusati di «responsabilità per serie violazioni dei diritti umani». I nomi degli interessati si sapranno solo domani, con la pubblicazione della misura sulla Gazzetta Ufficiale, ma consta rilevare che sono ormai 191 gli esponenti del regime siriano sanzionati da Bruxelles, insieme a 53 organizzazioni tra cui la Banca Centrale Siriana. Il Governo di Baššar al-Asad ha intanto consegnato anche le ultime 100 tonnellate di materiale tossico previste per l’imbarco sulla nave danese Ark Futura, ormeggiata al porto di Latakia. Una volta terminate le operazioni di carico, l’imbarcazione potrà salpare verso Gioia Tauro, dove il materiale verrà trasbordato sulla nave statunitense ‘Cape Ray’. La consegna, che pure rappresenta un passaggio cruciale dell’operazione, non implica per l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche che ora la Siria sia priva di armi di distruzione di massa. Anche perché il conflitto continua e va aggrovigliandosi ulteriormente con l’intervento di Israele sulle alture del Golan: secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il raid compiuto la notte scorsa dall’aviazione di Gerusalemme avrebbe fatto almeno 10 vittime fra i soldati di Damasco. Soldati che, ricordiamo, sono anche nemici di gruppi islamisti attivi nel conflitto interno del Paese, tra cui lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS ISIL), che starebbe peraltro ricorrendo all’impiego di minori fra le proprie file, come denunciato oggi da Human Rights Watch.

ISIS che, intanto, rafforza le proprie posizioni proprio al confine tra Siria e Iraq, in particolare nella città di Tel Afar, e commette stragi fra i soldati dell’esercito regolare iracheno, almeno secondo quanto dichiarato dal portavoce del Governo di Nouri al-Maliki. Sarebbero infatti «centinaia» i soldati «decapitati e impiccati nei Governatorati di Salāh ad Dīn, Ninive, Diyālā, Kirkuk e nelle zone dove si trovano i jihadisti dell’ISIS». Il rapido deteriorarsi della situazione irachena ha spinto il Segretario di Stato statunitense John Kerry a recarsi oggi a Baghdad per sollecitare lo stesso al-Maliki a formare un Governo più inclusivo. Ma il capo della diplomazia statunitense ha anche annunciato l’aiuto «intenso e sostenuto» da parte di Washington alle forze di sicurezza dell’Iraq nella lotta alla resistenza islamista: una prospettiva che, ad oggi, potrebbe causare attriti con Teheran. Ieri, infatti, l’Ayatollah Ali Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di voler riprendere il controllo del Paese confinante sfruttando le rivalità tra le fazioni islamiche, senza citare l’ipotesi ventilata dal suo Presidente Hassan Rouhani riguardo ad una storica cooperazione militare proprio con gli statunitensi.

Sempre da Baghdad, Kerry si è anche espresso su un’altra difficile situazione mediorientale, quella delle libertà civili in Egitto. In seguito alla sentenza di condanna a sette anni di prigione per tre giornalisti della rete Al Jazeera, imputati per aver sostenuto i Fratelli Musulmani, il Segretario di Stato ha telefonato al Ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukri per esprimere il proprio «serio dispiacere» per un pronunciamento definito in conferenza stampa «agghiacciante e draconiano». Decisione opposta, invece, nel confinante Sudan, dove Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la donna cristiana che rischiava la pena capitale per apostasia, sembra essere stata rilasciata su ordine della Corte d’appello.

Scendendo lungo il versante orientale del continente, spicca il nuovo picco di violenze in Somalia, dove due basi dell’organizzazione islamista di Al Shabaab sono state colpite dall’aviazione militare del Kenya, in risposta ai sanguinosi attentati della settimana scorsa. A comunicare l’accaduto sono le forze di peacekeeping dell’Unione Africana, che riportano l’uccisione di almeno 80 miliziani, benché, sul fronte opposto, Al Shabaab sostiene che nessuno dei propri guerriglieri sia morto.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->