lunedì, Ottobre 18

UE, l'allarme: 'Accelerare ricollocamenti dei migranti' field_506ffbaa4a8d4

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«Il ritmo delle ricollocazione deve accelerare» o la Commissione farà scattare procedure di infrazione. A lanciare l’allerta la portavoce, Mina Andreeva. «Nei nostri rapporti sulle relocation abbiamo sottolineato che il ritmo deve accelerare. A oggi abbiamo avuto 1816 persone ricollocate da Italia e Grecia, proprio ieri 45 persone sono state ricollocate dalla Grecia alla Spagna. Quello che vediamo in termini di progresso è che per la prima volta, da una settimana, vediamo ricollocazioni su base quotidiana. E’ un segno incoraggiante, ma naturalmente i progressi devono aumentare. E’ esattamente per questo che il Commissario Avramopoulos ma anche il primo vicepresidente Timmermans ed il presidente Juncker hanno costantemente ricordato agli Stati membri che stiamo parlando di una decisione legalmente vincolante, una legge europea che deve essere messa in atto da chi ha preso la decisione nel Consiglio. La Commissione è guardiana dei Trattati e può lanciare procedure di infrazione. Abbiamo inviato lettere di avvertimento e, se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri come guardiani dei trattati. Informeremo quando questa decisione sarà stata presa».

Nel frattempo l’ONU fa sapere che i naufragi della scorsa settimana nel Mediterraneo avrebbe causato almeno 880 morti tra i migranti e i rifugiati, il tutto grazie a informazioni ricevute in colloqui con sopravvissuti in Itali, per un totale di morti dall’inizio del 2016 che sale a 2.510, contro i 1.855 dello stesso periodo del 2015. Mentre l’Unhcr parla di oltre 200mila tra migranti e rifugiati giunti in Europa via mare dall’inizio dell’anno. Di questi, quasi il 75% ha compiuto la traversata dalla Turchia alla Grecia prima della fine di marzo e circa 46.714 sono giunti in Italia, quasi lo stesso numero registrato l’anno scorso. Ma non è tutto, perché l’Oim stima che 1095 migranti siano morti o dispersi nel Mediterraneo nell’ultima settimana: numeri da brividi.

E’ lotta senza quartiere contro i miliziani dell’ISIS nel Nordafrica e in Medio Oriente. Se in Siria jihadisti e ribelli sembrano in una situazione di stallo, con vittorie reciproche su più fronti (vedi Raqqa), in Libia invece sono in corso due offensive contro Sirte, una è condotta da ovest e sud da milizie di Misurata fedeli al nuovo governo di unità nazionale del premier Fayez Al Sarraj, l’altra lanciata contro Bin Jawad, riconquistata ieri dalle Guardie delle installazioni petrolifere (Pfg). In Iraq invece continua l’offensiva per la riconquista di Falluja, occupata dall’IS. Almeno 10 soldati iracheni e miliziani lealisti sciiti sono stati uccisi, con i jihadisti che oppongono un’accanita resistenza. Secondo ‘Al Jazeera‘, altri 15 membri delle forze speciali sono stati uccisi in un attacco dello Stato islamico a Ramadi, mentre l’agenzia ‘AP‘ parla di una controffensiva respinta da parte delle forze governative a sud di Falluja. Ma l’avanzata qui appare molto complicata, segno che l’ISIS, nonostante sia subendo diverse perdite (vedi Tikrit, Ramadi e Sinjar per un totale del 40% di quanto aveva conquistato in Iraq dal giugno 2014), è capace ancora di contrattaccare in maniera decisa. Nel frattempo l’agenzia per i rifugiati dell’Onu (Unhcr) parla di quasi 3.700 persone che sono scappate da Falluja negli ultimi 7 giorni. Secondo il portavoce di Unhcr William Spindler, l’agenzia Onu ha ricevuto «segnalazioni di incidenti tra i civili a causa dei pesanti bombardamenti», oltre alla conferma che «molte centinaia di famiglie sono state usate come scudi umani dai jihadisti del Califfato».

In Pakistan invece almeno 12 persone, fra cui quattro agenti di polizia, sono rimaste ferite in due attentati nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa e nella Mohmand Agency al confine con l’Afghanistan. Nel primo un kamikaze in bicicletta e con una bomba in mano ha tentato di schiantarsi contro un’auto della polizia ma è stato intercettato in anticipo dalle forze di sicurezza, ma i colpi sparati contro l’attentatore hanno comunque provocato l’esplosione della cintura che portava indosso, con il conseguente ferimento di dieci persone. Nel secondo invece a rimanere colpiti due poliziotti a causa di un rudimentale ordigno esplosivo nascosto sul ciglio della strada e che ha colpito la loro auto di pattuglia.

Mentre sale la tensione in Europa per il terrorismo. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti lanciato l’allerta viaggi in Europa citando potenziali rischi di attacchi nel corso di ‘eventi importanti e siti turistici’. Nel mirino in particolare gli Europei di calcio, che si terranno in Francia dal 10 giugno al 10 luglio.

Russia ancora nel mirino dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Gli ultimi bombardamenti la Idlib avrebbero provocato la morte di 23 civili, tra cui donne e 7 bambini: nel mirino, ancora una volta come il 27 aprile scorso, l’area ospedaliera, per un totale di quasi 2100 civili vittime dei raid russi da fine settembre a oggi. E secondo gli attivisti a rimanere uccisi tra questi oltre 300 donne e ben 500 bambini, mentre ad essere colpiti sono stati ‘solo’ quattromila jihadisti dell’Is, miliziani di al Nusra e di altre fazioni. E a lanciare l’allarme sono anche le Nazioni Unite, secondo cui in Siria almeno 60 attacchi hanno visto come obiettivi strutture scolastiche e 28 strutture sanitarie.

Nel frattempo per la Russia arriva una nuova apertura da parte del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che durante la sua visita a Varsavia ha confermato che il dialogo tra la Nato e la Russia è sempre aperto, nonostante le recenti provocazioni di Mosca contro le esercitazioni delle forze dell’Alleanza sul Baltico: «La Guerra Fredda appartiene al passato e le cose restino cosi».

Andando in Turchia si avvicina l’anniversario delle proteste di Gezi Park (Istanbul) e le autorità hanno transennato gli accessi alla zona e fatto uscire quelli che si trovavano al suo interno, per paura di nuove proteste dopo la nuova manifestazione prevista per oggi. Nel frattempo piovono le critiche dopo la condanna a 14 mesi (con pena sospesa) dell’ex miss Turchia Merve Buyuksarac per aver offeso il presidente Recep Tayyip Erdogan, pubblicando nel 2014 una poesia satirica sul suo account Instagram. Dall’agosto 2014 circa 2 mila inchieste per presunti insulti nei suoi confronti sono state aperte a carico tra gli altri di giornalisti, accademici, studenti anche minorenni e l’ex stella della nazionale di calcio Hakan Sukur.

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