lunedì, Maggio 17

Ue, l'addio di Barroso Il numero due della Commissione Katainen: «Riflettiamo sull'Italia»

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barroso

Il numero due della nuova Commissione europea, il temuto vice Presidente e il Commissario UE per gli affari economici Jyrki Katainen, è stato possibilista. «Non è il momento di parlare di lettere all’Italia. Siamo concentrati ad analizzare le cifre e le misure che ci ha inviato il Governo. Speriamo tutto vada per il meglio», ha dichiarato l’ex Premier rigorista finlandese, a margine della plenaria all’Europarlmento.
La lettera di Bruxelles a Roma sulla Legge di Stabilità «non è stata ancora inviata, ci sta lavorando la Direzione, in contatto con le Autorità italiane per chiarimenti su alcuni dati», ha precisato il falco Katainen.
A Strasburgo, il Presidente uscente della Commissione UE Josè Manuel Barroso ha salutato il Parlamento europeo, con un discorso d’addio dopo 10 anni di guida dell’organo Esecutivo dell’Unione europea che passerà nelle mani del lussemburghese Jean-Claude Juncker.
L’operato di Barroso è stato «ineccepibile» per il Presidente dei Popolari europei (PPE) Manfred Weber quanto «disastroso» per il capogruppo dei Socialisti e Democratici europei (S&D), l’italiano Gianni Pittella. «I S&D hanno accettato tempi stretti per l’ok alla squadra Juncker, per far entrare la nuova Commissione in forze il 1 novembre. Non si può continuare così , non vogliamo che Barroso sopravviva politicamente. Umanamente Barroso è simpatico», lo ha stroncato Pittella, «ma non posso non esprimere una critica forte e severa sulle politiche della sua Commissione».

Davanti agli eurodeputati, il super Commissario uscente ha ricordato, «i periodi unici ed eccezionali di un decennio di crisi, non solo economica ma anche costituzionale per l’UE». «Siamo stati colpiti fortemente anche in termini sociali e politici. E alla principale crisi dal processo di integrazione europeo dalla fine degli Anni ’50», ha aggiunto, «si è sommata la crisi geopolitica, in corso, tra Russia e Ucraina».
Nel 2004, gli Stati dell’UE erano 15, «ora 28. E chi diceva che l’Unione europea sarebbe stata paralizzata con l’allargamento, chi prevedeva l’implosione e l’uscita della Grecia dall’euro, è stato smentito. Anzi nel 2015 entrerà la Lituania. Siamo riusciti a restare uniti e aperti in un forte periodo di crisi». Barroso ha ricordato anche come, «grazie alla supervisione degli istituti di credito europei della Banca centrale europea», con l’unione bancaria la Commissione di Bruxelles abbia «più poteri in termini di governance della zona euro».
«Non serve una rivoluzione né scontri tra istituzioni e Paesi, ma servono compromessi, per un’Europa unita», ha concluso l’ex Premier e quasi ex Commissario portoghese, nella giornata in cui la Russia confermava, da domani, l’estensione dell’embargo agroalimentare sui prodotti agricoli europei alle farine animali, ai grassi di bovini, suini e di pollame, ed a vari loro derivati.
La comunicazione del Cremlino é arrivata, per lettera, alla Commissione europea. Le autorità russe hanno anche deciso di bloccare, dal 22 ottobre, le importazioni di tutti i prodotti agricoli provenienti o transitanti dall’Ucraina: un embargo che, per la Coldiretti, solo all’Italia costerà altri 3,2 milioni di euro l’anno.

Dopo l’incontro al vertice euro-asiatico di Milano (ASEM), la telefonata odierna tra il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Petro Poroshenko non ha aperto spiragli visibili per «implementare il rispetto del cessate il fuoco» e «raggiungere un’intesa sul gas».
Kiev ha respinto anche le accuse dell’Ong Human Rights Watch sull’impiego di bombe a grappolo nelle zone residenziali di Donetsk e nelle aree limitrofe, in Ucraina dell’EstMai usato armi vietate a livello internazionale»).
Una delegazione di 36 membri del Consiglio d’Europa, principale organizzazione per la difesa dei diritti umani europea, è in partenza per monitorare, dal 24 al 28 ottobre, le elezioni anticipate del 26 per il rinnovo del Parlamento ucraino indette da Poroshenko. Il voto ad alta tensione sarà controllato anche dagli osservatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), del Parlamento UE e della Nato.
Al di là dello sfoggio di sicurezza di Putin, comunque, non sono tempi felici per l’economia post-sovietica. Il 21 ottobre la Banca centrale russa ha segnato il nuovo record negativo di 2,64 rubli in cambio di un euro. Tra le cause del crollo della valuta russa, oltre alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina, c’è il progressivo calo del prezzo del petrolio.
Una brutta notizia per l’umore degli oligarchi russi, rabbuiato anche dalla morte, in un incidente all’aeroporto di Mosca, dell’Amministratore delegato della Total Christophe de Margerie. A 63 anni, il ceo del colosso energetico francese ha perso la vita, insieme a tre membri dell’equipaggio, nello schianto allo scalo di Vnukovo, nei pressi di Mosca, del suo jet privato Falcon-50 contro uno spazzaneve guidato da un addetto, secondo gli investigatori, «sotto l’influenza dell’alcol».

Nella Libia in fiamme, altro fornitore centrale di gas e petrolio all’Europa, fonti militari hanno annunciato «l’uccisione di una quarantina di jihadisti, nei bombardamenti dell’Aviazione libica su Bengasi».
Nella capitale della Cirenaica imperversano gli scontri degli islamisti con le forze dell’ex Generale Khalifa Haftar, che il Parlamento libico fuggito da Tripoli a Tobruk ha deciso di «armare».
L’Egitto, chiamato in causa da più fonti per aver condotto i raid di Haftar, ha ribadito di «non aver mai partecipato a bombardamenti in territorio libico», pur «sostenendo il legittimo Parlamento di Tobruk».
Ad Alessandria e Al Cairo, centinaia di studenti continuano a manifestare contro l’uso della forza delle forze dell’ordine nelle manifestazioni alle università, dopo la notizia della morte di un dimostrante, ferito la settimana scorsa con un proiettile durante gli scontri nella città costiera.
In Tunisia intanto, epicentro della Primavera araba, alla vigilia delle legislative del 26 ottobre il Capo jihadista di Ansar al Sharja, Abou Iyadh, ha minacciato di scatenare una serie di attentati se non sarà immediatamente rimesso in libertà il fratello, arrestato nei giorni scorsi, insieme ad altri terroristi, con l’accusa di essere un capo salafita.

In Siria e in Iraq proseguono i raid della coalizione capeggiata dagli Usa contro lo Stato islamico (IS): 46 nelle ultime 24 ore. A Kobane, la città curda al confine con la Siria sotto assedio da un mese, sono ripresi i combattimenti tra i jihadisti e le forze di autodifesa locai YPG.
La Turchia ha aperto la frontiera, ma Ankara ha comunicato che i «peshmerga curdi iracheni», impegnati a difendere, con altri 15 caduti, la diga di Mosul, «non l’hanno ancora attraversata».
In un nuovo video, l’IS ha rivendicato di essere «entrato in possesso delle armi che gli Usa hanno lanciato a Kobane». «La minaccia del terrorismo è molto grave» per l’Inviato dell’ONU in Siria, Staffan de Mistura. In aiuto per le missioni in Siria, Gran Bretagna ha inviato «droni di sorveglianza e ricognizione contro l’IS».

 

 

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