lunedì, Agosto 2

UE: là dove lo spazio punta al verde E se l’Europa trovasse nello spazio la risposta alle difficoltà economiche post Covid-19? Il prossimo bilancio settennale per lo spazio europeo punterà soprattutto sui servizi che l’industria saprà offrire diventando sempre più ‘verde’

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L’industria spaziale europea è in ottima salute e l’Europa deve restare una potenza spaziale, diventando un attore individuale nel settore spaziale mondiale. La UE punta all’autosufficienza potenziando le piattaforme di lancio e l’ingresso dei privati per il 10% degli investimenti. Queste le conclusioni di fondo dell’incontro dei Ministri europei dell’industria e ricerca che si è svolto, in videoconferenza, lo scorso 20 novembre, e che abbiamo raccontato ieri.

Posto la presa d’atto della situazione ad oggi, l’Europa dello spazio dove va?

E se l’Europa trovasse nello spazio la risposta alle sue difficoltà economiche generate dall’espandersi della pandemia da Covid19?

Un tentativo di risposta a questa domanda c’è stato da parte dei Ministri europei riuniti per discutere il ruolo dell’Europa nell’economia spaziale mondiale.

Mettere insieme ‘economia’ e ‘spaziale’ può sembrare un’accoppiata improbabile se si considerano le spese ingenti per far girare una ‘economia dello spazio’. Ma è pur sempre dallo spazio che dipendono molte altre scelte e scoperte scientifiche che a sua volta andranno a influire sulle scelte nazionali in campo industriale, ambientale, umanitario, militare, ecc. con ricadute sulle economie e politiche dei singoli Paesi.

I ministri hanno quindi offerto la loro visione per una industria europea dello spazio nei confronti degli altri mercati internazionali. E non si parla solo di mercati, ma di tutta una serie di conseguenze che l’osservazione dello spazio potrà avere anche sulla vita di ogni giorno, a cominciare dalla protezione dell’ambiente. L’Europa dello spazio diventa sempre piùverde’ con il continuo arricchimento del parco satelliti suoi e la necessità di assicurare lo smaltimento del materiale obsoleto.

La questione finanziamento delle imprese spaziali europee è fondamentale, specialmente nel momento in cui l’Unione europea sta cercando di chiudere il dibattito sul finanziamento del prossimo bilancio settennale comunitario in cui i progetti scientifici che puntano alla protezione ambientale cercheranno di accaparrarsi una fetta consistente. Se da una parte, infatti, la politica spaziale offre all’Europa prospettive di sviluppo economico e vantaggi per l’occupazione, dall’altra richiede una solida base di investimenti nel campo della ricerca che lo spazio spinge verso obiettivi sempre più ambiziosi.

Nel rispondere alla sfida planetaria della pandemia da Covid-19, l’Europa non può e non deve dimenticare le sue capacità nel campo della ricerca, con tutte le ricadute che ciò potrà avere anche a livello di sicurezza, difesa e sviluppo delle comunicazioni digitali.

Sono quasi un quarto di milione gli addetti ai servizi spaziali in Europa, sia per la produzione industriale che per i servizi indotti, secondo le stime della Commissione europea, impegnati a portare avanti i tre progetti faro’ europei per eccellenza in questo settore:

  • Copernicus (il più avanzato sistema di osservazione della terra )
  • Galileo ( il sistema europeo di navigazione satellitare)
  • Egnos ( il sistema di sicurezza per la navigazione marittima e terrestre)

La decisione sul bilancio europeo di previsione per i prossimi sette anni giunge in un momento molto difficile per l’economia mondiale. Sono 12 i trilioni investiti dall’Ue in progetti spaziali nel settennio che si chiude, con un profitto calcolato sui € 3-4 per ogni euro investito. L’industria spaziale è quindi più che mai attiva e l’Europa punta ad una strategia spaziale innovativa che le permetta di posizionarsi all’avanguardia del panorama spaziale mondiale. Il prossimo bilancio settennale per lo spazio europeo punterà soprattutto sui servizi che l’industria saprà offrire al mondo intero e non soltanto al continente europeo.

Il commissario per il mercato interno e industria Thierry Breton ha elogiato «il settore della ricerca spaziale in Europa che attraversa una fase dinamica» ma ha anche avvertito di «non riposare sugli allori» e puntare invece al rafforzamento dei sistemi spaziali europei, come Copernicus e Galileo, e avviare nuovi progetti di lancio di satelliti, per riuscire ad acquisire un sistema di accesso indipendente allo spazio.

Una riunione di grande importanza per il ministro dell’energia tedesco Tomas Jarzombek, per avviare il necessario coordinamento tra Ue e ESA e rilanciare quella che molti vorrebbero chiamare ‘la nuova economia spaziale’. Va ammodernata la legislazione internazionale sullo spazio per poter giungere ad un accesso condiviso e multilaterale di questo grande mercato che si apre.

Il rappresentante della Commissione europea ha ricordato che l’Europa è la seconda potenza mondiale in campo spaziale, dato che le imprese spaziali europee lavorano insieme nei progetti ‘faro’ come Galileo e Copernico per il rilevamento dei dati. E ha ribadito quanto detto da Breton di non ‘riposare sugli allori’ e lavorare insieme per consolidare i due progetti e garantire migliori strategie di accesso allo spazio. Una maggiore innovazione in Europa potrà permettere di realizzare progetti comuni.

Gli ha fatto eco la rappresentante francese secondo cui con l’approvazione del documento odierno «l’Europa dispone ora di uno strumento strategico molto importante per rafforzare il settore dell’innovazione, cooperazione, sovranità». Gli sforzi dell’ESA e dell’industria europea potranno così puntare verso obiettivi strategici per ridurre i pericoli del cambiamento climatico e donarci un futuro più verde. «L’Europa dovrà restare potenza spaziale», ha aggiunto ma anche lei sottolinea l’importanza di «incoraggiare gli investimenti privati». L’Europa occupa il secondo posto nel mondo e deve rimanere potenza spaziale di rilievo. Ma per farlo «deve poter lanciare i suoi satelliti, il che vuol dire sviluppare anche la costruzione di suoi vettori, un passo importante per la nostra autosufficienza e sovranità». «Nell’arena internazionale la concorrenza deve essere equa» e per farlo l’Europa deve agire in maniera concertata disponendo delle risorse necessarie per farlo.

Il direttore generale dell’ESA Woerner ha quindi ricordato che «nello spazio c’è molta concorrenza ma a me piace parlare di cooperazione» sia a livello commerciale nella ricerca di nuovi mercati. La cooperazione porta a ridurre i costi e a far avanzare l’innovazione.

Come la crisi del Covid19 sta creando nuovi modelli di comunicazione, lavorando insieme possiamo farcela insieme. Gli obiettivi comuni che ci eravamo prefissati di raggiungere nel 2016 sono stati rafforzati dall’avanzata della tecnologia e questo lascia ben sperare, tanto da poter affermare che «questo Consiglio spaziale del 2020 possa aprire consolidare la strada in questa direzione».

Ma dobbiamo chiederci: a che punto siamo con la gestione del traffico spaziale? Quali altre misure dovremo prendere in questo senso?
Su questo punto è importante sottolineare l’importanza di continuare nella collaborazione tra ESA e la Commissione in un momento in cui si sta passando da una fase di studio ad una di realizzazione. E’ bene quindi che si parli anche del ruolo che ognuno degli attori in campo potrà avere.

I progetti da realizzare sono tanti, dai vettori alla gestione dello spazio sia dal punto di vista normativo sia da quello tecnico. L’ESA deve occuparsi anche di ripulire lo spazio dalla cosiddettaspazzatura spaziale’, quei satelliti esausti che continuano a restare in orbita senza nessuna utilità in questo spazio che è pieno di oggetti esausti. Ma ciò che è importante è soprattutto il coordinamento degli studi di ricerca e la realizzazione di vettori. In questo campo bisogna lavorare insieme a livello globale. Oggi questo obiettivo è diventato della massima importanza.

Il commissario Breton ha informato che la Commissione ha lanciato un bando per trovare un operatore per la produzione di razzi vettori che dovranno facilitare la connettività tra gli europei e coloro che sono esterni all’Europa. Per i vettori la Commissione dovrebbe cercare accordi internazionali perché bisogna anche guardare al futuro dopo generazioni di Ariane (il razzo vettore per eccellenza finora usato per i lanci di satelliti europei nello spazio). I fondi di Next Generation EU potranno servire anche a questo scopo.

Secondo Jan Woerner la concorrenza tra costruttori di vettori è ora molto accanita e si devono quindi cercare soluzioni tanto più necessarie dato lo sviluppo del mercato commerciale. Bisognerebbe poter ricominciare da zero e risettare il sistema in modo che quello che viene realizzato possa essere messo a disposizione di tutti gli altri.

Un giornalista ha chiesto quali potranno essere le conseguenze del Brexit su questo progetto comune. La risposta di Woerner è stata chiara: «Non si è parlato di Brexit perché la Gran Bretagna continuerà ad essere membro dell’ESA anche dopo la conclusione del Brexit».

E cosa potrà giustificare i milioni (230 per l’esattezza) pagati per lo sviluppo di Ariane? La risposta di Woerner è che quando il vettore spaziale Ariane 6 è stato lanciato nel 2014 «abbiamo anche chiesto all’industria di ridurre il prezzo che era elevato». Ora il mercato mondiale si sta riducendo e il nuovo Ariane dovrebbe essere prodotto entro il 2022.

Il satellite europeo lanciato sabato dalla California , Sentinel 6, è il primo di due satelliti lanciati per assicurare la continuità alla missione ‘Jason’ per fornire informazioni sugli oceani. Il lancio è stato da manuale: Sentinel 6, arrivato poco tempo prima in California da Darmstadt, in Germania, dove è stato costruito e che continuerà a monitorarlo, ha iniziato il suo percorso una volta immesso in orbita dal vettore californiano. Continuerà il lavoro svolto dai tre satelliti che lo hanno preceduto, i tre Jason 1-2 e 3.

E’ interessante notare che è la prima volta che la NASA collabora con il sistema Copernicus nel programma di osservazione della terra. Un segno positivo, secondo gli scienziati del settore, per la futura cooperazione Usa-UE attraverso l’ESA. Secondo il direttore generale di EUMETSAT, Alain Ratier, “i dati che verranno forniti dal Sentinel 6 saranno fondamentali per il monitoraggio del clima e le previsioni meteorologiche degli oceani almeno fino al 2030”. Con il nuovo satellite Sentinel6 il monitoraggio del cambiamento climatico diventerà più preciso. Egli ha definito Sentinel6 “un altimetro seriale che mappa il livello della superficie dell’oceano”, permettendo quindi di prevedere con assoluta precisione il percorso degli uragani e tenere sotto controllo il livello dell’oceano dove una serie di isole rischiano di scomparire.

(La prima parte di questo servizio è statapubblicata il 23.11.2020)

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