sabato, Aprile 17

UE: il partenariato orientale continua A Vilnius per firmare alcuni protocolli nell'ambito degli Accordi di Associazione

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AlmatyA Vilnius, il 28 e 29 novembre si è svolto il summit dell’Unione Europea per il Partenariato orientale. Nella capitale lituana, i sei Paesi del Partenariato sono stati invitati dalla Presidenza del Consiglio dell’UE a firmare alcuni protocolli nell’ambito degli Accordi di Associazione, che rappresentano il primo passo verso l’ingresso nell’Unione. Georgia e Moldavia hanno firmato l’Accordo di Libero Scambio (‘Deep and Comprehensive Free Trade Area‘, DCFTA), mentre le speranze europee di includere in questi accordi anche Armenia e Ucraina si è infranta contro gli scogli politici interni ai due Paesi. Bielorussia e Azerbaigian hanno parlato solamente di alcuni documenti che faciliteranno lo spostamento delle persone, semplificando il regime dei visti. Il summit di Vilnius è il terzo, dopo Praga 2009 e Varsavia 2011, e si situa all’interno di una road map che proverà a raggiungere obiettivi ambiziosi entro il 2015 con i partner orientali.

Gli esperti hanno parlato di «vittoria a metà», vista l’uscita di scena di Armenia e Ucraina. All’inizio di settembre, il Paese caucasico aveva scelto di abbandonare completamente il progetto europeo e abbracciare l’Unione Doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan, fortemente sponsorizzata da Mosca. Unione Doganale e DCFTA con l’UE sono due concetti incompatibili, e questo lo sa bene anche l’Ucraina. Nelle scorse settimane, Kiev ha dimostrato la propria incertezza nell’adottare la legislazione necessaria per entrare a far parte degli accordi di Vilnius. Per un Paese al confine tra due giganti commerciali, è necessario mantenere un equilibrio tra i due principali clienti e fornitori a oriente e occidente, così almeno pensa il presidente ucraino, Viktor Yanukovich.

L’inizio degli Accordi di Associazione con Georgia e Moldavia rappresenta ilbicchiere mezzo pienodel summit di Vilnius. L’interesse europeo era volto soprattutto alla creazione di una DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area). Il 27 novembre, si era tenuto un Business Forum intitolato ‘Business senza frontiere’. In questa occasione, si è parlato dei benefici che un accordo di libero scambio e dell’abbattimento delle barriere al commercio porteranno alle relazioni economiche tra UE e partner orientali. Già prima dell’inizio del summit, lo scopo del gioco era chiaro: aumentare le possibilità di scambi commerciali e investimenti tra i Paesi membri dell’Unione e i vicini orientali. L’implementazione di DCFTA e Accordi di Associazione si prevede entro l’autunno del 2014, quando gli ultimi aggiustamenti saranno portati a termine nel quadro legislativo georgiano e moldavo. Da Vilnius in avanti, si lavorerà alla eliminazione di oltre il 90% delle barriere commerciali tra UE, Tbilisi e Chisinau. A Vilnius, non si è accennato ai problemi territoriali che affliggono questi Paesi da anni. Il neo-Presidente georgiano Giorgi Margvelashvili, nonostante sia il delfino di Bidzina Ivanishvili e che in molti lo considerino filo-russo, non ha nascosto il suo entusiasmo per la firma dei protocolli.

La defezione dell’ultimo momento dell’Ucraina è considerata temporanea da entrambe le parti, che si mostrano fiduciose per il futuro delle relazioni tra Bruxelles e Kiev. «Siamo pronti a riprendere da dove avevamo cominciato» ha detto il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, «ma bisogna superare le pressioni che vengono da oltreconfine». Yanukovich ha abbandonato il summit la sera del 29, proprio quando la Polizia ucraina, in tenuta antisommossa, ha cercato di disperdere la folla radunata dalla scorsa settimana in Piazza Maidan. Quando la Polizia ha cominciato a sgombrare la piazza centrale di Kiev, più di mille persone hanno cercato, pacificamente di resistere. Tuttavia, la Polizia non ha usato le buone maniere: «ci buttavano via come la spazzatura» ha detto, traumatizzata, una manifestante. La mattina del 30 novembre, la piazza veniva ripulita dai lunghi giorni di protesta. Ma ieri, 1° dicembre, le proteste sono ricominciate. Le cronache parlano di 100.000 manifestanti in piazza, e di attivisti del partito nazionalista di opposizione che hanno occupato il Municipio di Kiev, la sede del Governo e  proclamato lo sciopero generale. Gli ucraini non sembrano rassegnarsi e vogliono confrontarsi con la propria leadership e con i conti governativi, che non promettono nulla di buono.

Per quanto riguarda l’Azerbaigian, un protocollo per la DCFTA non sarebbe stato possibile, visto che Baku non è ancora parte dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Un primo accordo per la semplificazione del regime dei visti è stato raggiunto con la delegazione azera. L’avvicinamento con l’Azerbaigian è avvenuto nonostante le critiche di moltissime organizzazioni internazionali di osservazione dei processi elettorali nell’occasione delle presidenziali dell’ottobre scorso. Allora, Ilham Aliyev era stato rieletto dalla stragrande maggioranza della popolazione. C’è chi dice che sia un leader popolare, c’è invece chi ha riscontrato numerose violazioni delle libertà politiche e civiche nel Paese sulla riva del Caspio. Secondo Štefan Füle, Commissario europeo per l’allargamento, l’accordo rappresenta «una pietra miliare nella cooperazione tra UE e Azerbaigian».
L’Armenia ha invece fermato il processo di integrazione del proprio modello legislativo e giudiziario con quello dell’Unione, ma afferma di voler mantenere i collegamenti commerciali con l’Europa unita. Dunque, i negoziati si fermano, ma non vanno a finire nel tritacarte.

Dal 1997, l’UE e la Bielorussia hanno congelato la ratifica degli accordi di cooperazione per via della situazione politica bielorussa. Durante il summit, si è parlato di un protocollo di minima semplificazione del regime dei visti, lasciando la Bielorussia in coda ai Paesi del Partenariato per quanto riguarda la facilità di attraversamento dei confini europei. Anche l’Ucraina dovrebbe adottare un regime di liberalizzazione dei visti, che nei prossimi anni dovrebbe comportare la libera circolazione delle persone, senza visti. Il dissidente bielorusso Andrei Sannikov ha smorzato gli entusiasmi dicendo che questi dialoghi «sono solo un bluff».

L‘Unione ha speso 2,5 miliardi di euro negli scorsi tre anni per aiutare i Paesi del Partenariato a rafforzare le proprie istituzioni. Nelle parole dei rappresentanti europei, ognuno di questi accordi sarà vantaggioso «per i cittadini dei Peasi partner». La Banca Europea per gli Investimenti, intanto, ha aumentato a circa un miliardo di euro all’anno i propri prestiti verso i partner orientali.

Nella dichiarazione finale si possono leggere diversi progetti futuri, che avranno come obiettivo quello di collegare i Paesi del Partenariato orientale ai gasdotti e agli oleodotti che conducono idrocarburi verso l’Europa occidentale, assetata di energia per far ripartire la propria economia. Sia i nuovi progetti, sia le riparazioni e i miglioramenti da apportare alle ‘pipelines’ già in uso, si iscrivono nel concetto di ‘sicurezza energetica’ come declinato dai Paesi consumatori: assicurare che l’offerta energetica e il transito di idrocarburi siano stabili e protetti. L’importanza dell’Azerbaigian per le forniture al Gasdotto Trans-Adriatico e della Bielorussia per le forniture invernali di petrolio e gas, aiutano l’UE a chiudere entrambi gli occhi verso i problemi di libertà e di democrazia in questi Paesi.

Il summit di Vilnius si è svolto in un clima di tensione controllata, tra i problemi con Kiev e l’entusiasmo di Georgia e Moldavia. Tuttavia, l’UE pare aver scoperto le proprie carte. Sia José Manuel Barroso, sia Van Rompuy hanno parlato delle inaccettabili pressioni ‘esterne’ sui partner orientali, con implicito riferimento alla Russia. Inoltre, Füle ha espresso la propria soddisfazione per gli accordi raggiunti, perché questi aiuteranno le Piccole e Medie Imprese europee a rilanciare l’economia nell’Unione. Il disappunto sulla mancata firma ucraina è relativo alla mancata occasione per le economie europee: non poter sfruttare il più grande mercato del Partenariato orientale a condizioni agevolate deve essere considerata una sconfitta innanzitutto per le economie dell’Unione. Le dure dichiarazioni per l’opportunità sfumata con l’Ucraina hanno fatto molto più rumore rispetto ai passi da gigante fatti con Georgia e Moldavia.

 

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