domenica, Ottobre 24

UE: i sogni e gli errori dei Padri Con Giorgio Anselmi (MFE) parliamo del divario tra la situazione attuale e i progetti dei Padri UE

0

Il 26 ottobre del 1916, a Jarnac, nella Francia occidentale, nasceva François Maurice Adrien Marie Mitterand. Esponente del Parti Socialiste (PS: Partito Socialista), fu Presidente della Repubblica Francese per due mandati, dal 1981 al 1995 ed è considerato, assieme a Helmut Kohl (Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca dal 1982 al 1998), uno dei Padri dell’Unione Europea.

Sia Mitterand che Kohl, infatti, sono stati protagonisti di una fase cruciale di passaggio nella Storia europea. Dopo la prima generazione di padri del progetto unitario europeo, quella di Altiero Spinelli, Konrad Adenauer, Jeanne Monnet e Robert Schumann (solo per citarne alcuni), che portò alla firma del Trattato di Roma del 1957 (firmato da Italia, Francia, Germania Federale, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo), quella di Mitterand e Kohl fu la generazione sotto la quale l’Unione Europea vide finalmente la luce. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 del XX secolo, infatti, lo scenario politico europeo subì delle trasformazioni eccezionali: innanzi tutto, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, si giunse finalmente alla riunificazione della Germania e, di lì a poco tempo, al conseguente collasso del blocco sovietico; si entrava in una nuova fase storica nella quale, con l’illusione della ‘Fine della Storia’ e la Globalizzazione, assieme allo strapotere internazionale degli Stati Uniti, i Paesi del Vecchio Continente furono messi di fronte a scenari del tutto inediti. Fu in questi anni che Mitterand e Kohl, a capo delle due più importanti potenze europee, realizzarono un importantissimo passo avanti nel processo di integrazione europea: con il Trattato di Maastricht del 1992 nasceva ufficialmente l’Unione Europea (all’epoca formata da Italia, Francia, Germania unita, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Danimarca, Grecia, Irlanda e Gran Bretagna).

Il ruolo di Mitterand, in quegli anni critici, fu fondamentale. Già nel 1987, due anni prima della caduta del Muro di Berlino, il Presidente francese incontrò il Cancelliere tedesco sul campo di battaglia di Verdun, dove proprio nel 1916, anno della sua nascita, francesi e tedeschi si affrontarono in uno degli scontri più sanguinosi della Storia dell’Umanità (quasi un milione tra morti, feriti e dispersi), a dimostrazione del fatto che il Nazionalismo doveva essere superato in quanto causa di guerre inutili e sanguinose; inoltre, nei giorni convulsi della riunificazione tra Repubblica Federale Tedesca e Repubblica Popolare Tedesca, Mitterand, seppur non immune dal timore di un rafforzamento dello storico avversario tedesco, sostenne la riunificazione della Germania e il cambio 1 a 1 tra il Marco occidentale e il Marco orientale. Fransçois Mitterand, esponente del PS, non ebbe mai problemi a confrontarsi con Helmut Kohl, esponente della Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU: Unione Crisiano Democratica di Germania): entrambi compresero come, di fronte alla Globalizzazione da un lato, con il crescente potere degli USA e di lì a poco di Paesi enormi come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), e delle rinate spinte nazionalistiche che in quegli anni stavano disgregando la Jugoslavia, l’unica soluzione era essere uniti.

Nonostante gli indubbi meriti del Presidente Francese, è fuori di dubbi che all’epoca si sarebbe potuto fare di più sulla via di una effettiva integrazione europea. Oggi, ventisei anni dopo Maastricht, sembra che le cose stiano andando in una direzione del tutto differente rispetto ai progetti dei Padri Fondatori. Se in quegli anni fondamentali si parlava del passaggio dalla UE a dei veri e propri Stati Uniti d’Europa, oggi tra la Brexit e l’avanzata di gruppi nazionalisti ed anti-europeisti, sembra che si stia tornando verso l’Europa del 1914, con i suoi ricami di filo spinato lungo i confini.

A questo punto viene da chiedersi, dove è stato l’errore? Dov’è che il progetto di integrazione europea si è arenato? La mancata realizzazione di passi avanti nell’ambito di una Difesa Comune Europea e di una Costituzione Europea hanno fatto sì che la UE fosse ridotta a poco più che un’unione doganale, o che, quanto meno, così fosse percepita dai cittadini dei vari Paesi. La politica voluta negli anni dal Partito Popolare Europea (PPE) ha impedito che la UE potesse gradualmente evolvere nella direzione di uno Stato sovranazionale e, in questo modo, che fosse percepita come una istituzione inutile se non dannosa, legata agli interessi della grande borghesia piuttosto che a quelli dei cittadini: oro per nazionalisti, populisti e xenofobi anti-europeisti.

Per tentare di capire meglio quale fosse il progetto dei Padri Fondatori della UE e analizzare quelli che sono stati i punti critici nel processo di integrazione, abbiamo parlato con Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista Europeo (MFE).

 

Quale è stato il ruolo di François Mitterand negli anni cruciali del Trattato di Maastricht?

Il ruolo di Mitterand è stato certamente positivo: ricordiamo l’immagine di Mitterand e Kohl mano nella mano per celebrare la pacificazione franco-tedesca e dell’intera Europa. Si è trattato, in ogni caso, di un ruolo limitato e parziale: la Francia allora ha accettato e voluto la rinuncia alla sovranità monetaria, ma questa rinuncia è stata soprattutto una rinuncia della Germania; inoltre la Francia non ha accettato la rinuncia alla sovranità per quanto riguarda la politica estera e la sicurezza, dall’altra parte, invece, la Germania poneva chiaramente l’accento sui mutamenti dei rapporti europei che sarebbero necessariamente avvenuti dopo la riunificazione. È dunque probabile che i socialisti francesi non fossero disposti a rinunciare alla sovranità in altri campi, oltre a quello monetario. Si è dunque avuta una unione monetaria senza unione fiscale, senza unione economica e, a maggior ragione, senza unione politica. Questo non può essere dimenticato nel celebrare un uomo che è stato sicuramente un europeista ma che, in quel momento straordinario, avrebbe potuto avere un po’ più di coraggio e portarci alla Federazione Europea: abbiamo perso un’occasione straordinaria che forse non tornerà più.

Nel momento in cui molti francesi temevano la rinascita di una forte Germania unita, quale è stata la natura del rapporto di Mitterand con Helmut Kohl?

Innanzi tutto bisogna dire che Kohl era molto più coraggioso di Mitterand sulla questione dell’integrazione europea: da giovane aveva militato nella Jeunesse Européenne Fédéraliste. Per quanto riguarda i rapporti tra i due, la politica estera della Francia non fu del tutto lineare: non dimentichiamo il viaggio di Mitterand in Ucraina per incontrare Mikhail Gorbačov e i vari tentennamenti della Francia sulla questione dell’unificazione della Germania. In quel caso, nel favorire la riunificazione, fu più importante l’azione da parte degli Stati Uniti e di George Bush padre, oltre che di Gorbačov: sia la Francia che la Gran Bretagna, ricordando il passato, avevano molto timore nei confronti di una Germania riunificata, il che può anche essere comprensibile. Anche in questo caso, il giudizio su Mitterand è quello di una personalità significativa ma non di un federalista: la sua proposta era quella di un”Europa fatta a piccoli passi; l’unione monetaria è stata sicuramente un grande passo, ma i tentennamenti di allora ci hanno condotto ai problemi di oggi. Le responsabilità della Francia, da questo punto di vista, sono di non poco conto. Il passaggio più coraggioso della politica di Mitterand, nell’ambito del processo di integrazione è stato il Referendum sul Trattato di Maastricht nel 1992: in quel caso mise in gioco tutto.

Nei giorni del Trattato di Maastricht, quale fu il rapporto tra la Francia di Mitterand e la Gran Bretagna di Margaret Thatcher?

Il rapporto della Francia con la Gran Bretagna è stato sempre un rapporto ambivalente. Una battuta comune in Gran Bretagna è “dici Europa e pensi Francia”: questo per dire che tutti Presidenti francesi hanno sempre visto l’Europa più come un’espansione della Grandeur francese, anziché come una federazione dove la Francia avrebbe certamente avuto un ruolo non paragonabile a quello del Lussemburgo ma dove, su alcune materie strategiche, sarebbe stata l’Unione a decidere e non più i Governi nazionali. Bisogna comunque dare atto a Mitternad di essersi schierato con la Germania e contro Margaret Thatcher, in favore del Trattato di Maastricht che ha poi portato alla caduta dell’allora Primo Ministro inglese. Nonostante questi straordinari gesti di coraggio, però, quella di Mitterand era una concezione che restava ancora fortemente legata al mito della nazione francese; da un lato restava ancorato ad una tradizione centralista molto forte in Francia, dall’altro ad una visione della Francia come centro dell’Europa, pur essendo chiaro che dopo la caduta del Muro di Berlino che la Germania non sarebbe più stata quello che era stata fino a quel momento, ovvero un gigante economico ed un nano politico (ricordiamo la battuta di Giulio Andreotti: “amo talmente la Germania che preferisco averne due”). Mitterand, come del resto la classe politica francese in generale, non si rese conto che con la riunificazione tedesca cambiava il peso della Germania in Europa: non è un caso che la Francia, in seguito, sia precipitata in una grave crisi sotto le Presidenze dei successori di Mitterand, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande, e solo con enormi difficoltà oggi tenta di uscirne con l’attuale Presidenza di Emmanuel Macron. La Francia, insomma, ha subito i cambiamenti epocali del mondo e dell’Europa: il discorso di Macron alla Sorbonne, lo scorso anno, è un’accusa all’intera classe dirigente francese che non ha avuto il coraggio di affrontare apertamente i problemi dell’integrazione Europea.

Sono passati ventisei anni dal Trattato di Maastricht ed oggi vediamo quei progetti di unificazione (gli Stati Uniti d’Europa di cui parlava Kohl) cedere il passo a spinte nazionaliste che ricordano il 1914: che cosa non ha funzionato?

Come dice lo stesso Mario Draghi, l’unione monetaria è irreversibile ma non è indistruttibile, perché dietro l’unione monetaria manca un’unione fiscale, un’unione economica ed un’unione politica. Tutte le aree monetarie che non hanno anche un’unione fiscale, quindi la capacità di reagire sia agli shock simmetrici e soprattutto asimmetrici che colpiscono solo alcuni Stati, sono votate al fallimento. È esattamente ciò che stiamo vivendo oggi: la crisi economica ha spezzato la solidarietà dei Paesi membri e ha alterato le condizioni delle varie economie, per cui le banche italiane sono molto più deboli rispetto a quelle banche tedesche. L’unico modo per ristabilire delle condizioni di parità all’interno dell’euro-zona è l’introduzione di un bilancio adeguato. Il più grande teorico di aree monetarie ottimali, che è il Premio Nobel Robert Mundell, spiega che perché un’area funzioni in modo ottimale sono necessari tre condizioni: la prima è la flessibilità dei prezzi e dei salari, che in Europa c’è per cui un metalmeccanico tedesco guadagna più di uno portoghese o italiano; la seconda è la mobilità della manodopera che fa sì che la gente possa spostarsi verso le aree che hanno bisogno di occupazione (in Europa esiste una certa mobilità, soprattutto nelle fasce alte, ma non è paragonabile a quella presente negli Stati federali); infine serve un’unione fiscale che impedisca alle aree ricche di diventare sempre più ricche e alle aree povere di diventare sempre più povere (esattamente quello che è accaduto in Italia), attraverso una redistribuzione della ricchezza. Questo ultimo elemento, soprattutto, è quello che manca in Europa. Nel dicembre 2012, i Capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto che era necessario, dopo l’euro-zona, fare un’unione bancaria, fiscale, economica e politica: allo stato attuale non hanno completato nemmeno l’unione bancaria.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->