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UE, giro di vite sulle emissioni di CO2 field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles Strasburgo approva un nuovo limite per le emissioni industriali: il nuovo sistema di controllo avrà l’obiettivo di avvicinare l’Unione Europea a standard sempre più ecologici utili per l’ambiente e visti come nuovi strumenti per combattere la crisi economica.

Martedì 10 dicembre, il parlamento riunito in sessione plenaria nella sua sede francese, ha approvato un a nuova restrizione alle emissioni di CO2 da parte delle industrie e un nuovo modo di incentivare l’utilizzo di fonti di energia alternativa e meno inquinante. Non è la prima volta che il Parlamento discute di questo argomento. A luglio la stessa tematica ha subito ulteriori modifiche, imponendo limiti sempre più stringenti alle emissioni di anidride carbonica, condizioni rigorose che riguardavano il sistema di scambio di emissioni, progettato per ridurre le emissioni di gas che aumentano l’effetto serra.  Sia la presidenza di turno, sia la Commissione Europea stanno spingendo molto affinchè l’Unione Europea diventi un esempio concreto di come si possa affrontare il cambiamento climatico anche davanti ad altri attori  internazionali che non riescono a proporre azioni concrete in una tematica spinosa anche per il diritto internazionale soprattutto per la responsabilità da parte degli Stati nell’inquinamento del pianeta.

La relazione presentata da Matthias Groote, europarlamentare tedesco del gruppo S&D (Progressive Alliance of Socialists and Democrats) ha ricevuto l’approvazione con 385 voti favorevoli, 284 voti contrari e 24 astensioni. La proposta approvata martedì scorso emenda precedente direttiva della Commissione sul sistema ETS (Emissions Trading Scheme), cioè quello di controllo delle emissioni di gas a effetto serra, rafforzando la parte che riguarda le emissioni industriali. «La vittoria ambientale a Strasburgo» nelle parole del relatore della proposta, «deve essere vista come un danno per l’industria ma come un sistema che mette un prezzo chiaro al carbonio. Le continue emissioni in surplus di CO2 , non possono essere più tollerate e calmierare il mercato è l’unico mezzo per incentivare le industrie a trovare fonti che diminuiscano questo tipo di emissioni ormai largamente dimostrate le più dannose e le maggiori responsabili del cambiamento climatico». La proposta di Groote (membro della Commissione Ambiente) fa in modo che entro il 2020, le emissioni dei settori industriali coperti dal sistema ETS saranno inferiori del 21% rispetto al 2005, data della creazione dello stesso.

La direttiva sull’ETS, che è stata modificata per ben due volte dal Parlamento,  si suddivide in inquinamento prodotto dai  veicoli, dai rischi del cambiamento climatico e dalla protezione a fronte di questi due pericolosi fattori della regione europea attuando accordi con altre aree interessate e creando una legislazione comunitaria ben salda. La decisione del Parlamento è un segnale chiaro di quello che l’Unione Europea vuole fare. Tornando alla direttiva, questa spingeva ad una regolazione ulteriore delle emissioni di anidride carbonica e gas serra sia per i veicoli sia per le industrie. Per quanto riguarda i veicoli, importante è sottolineare come nei stessi giorni Strasburgo abbia approvato anche la direttiva della Commissione Europea per una maggiore competitività del settore automobilistico che guardi soprattutto ad un più efficiente sforzo in termini ambientali.

Tornando all’obiettivo di ridurre le emissioni anche per le industrie, il Parlamento ha stretto ancora di più i vincoli del sistema ETS (sopra menzionato) e l’obiettivo finale è che nel 2020 le emissioni vengano ridotte del 21% rispetto a quelle attuali. L’incentivo alle imprese viene dato dallo stesso sistema ETS che permette un’agevolazione negli investimenti in risorse alternative di fonti energetiche, mercato che in alcune aree d’Europa (soprattutto nei paesi dell’Europa centrale e settentrionale) si sta espandendo e sta producendo una  nuova fetta di mercato del lavoro.

Nelle intenzioni del relatore e anche della direttiva emendata c’è anche quello di frenare la crisi che oltre ad aver causato vari danni al sistema europeo (da quello economico a quello politico-istituzionale) ha anche aumentato i rischi ambientali. Infatti alle aziende non sono stati forniti, per ragioni evidenti, né stimoli ad una coscienza ambientalista né soprattutto agevolazioni economiche per investire in una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. L’obiettivo di produrre di più per evitare il fallimento non ha fatto riflettere su quanto la maggiore produzione senza controlli ambientali rigidi sia solo fonte di danno e non uno stimolo alla crescita e alla creazione di nuove alternative per il mercato del lavoro. Ed ecco perché il Parlamento ha cercato di stringere su questo tema. Non a caso questo mese molte proposte sono girate intorno al cambiamento climatico e anche il nulla di fatto dell’ultimo summit di Varsavia ha spinto le istituzioni europee a incrementare l’impegna in questa tematica che non è più solo una battaglia di ideali ma la costante dimostrazione che i cambiamenti climatici hanno effetti irreparabili sull’ambiente e sulla qualità della vita. L’Unione Europea quindi si sta indirizzando su una strada sempre più consapevole dei cambiamenti climatici.

 Già come è stato accennato in articoli precedenti, sia la presentazione del rapporto sui cambiamenti climatici che gli effetti che questi hanno sul continente europeo, sia la presidenza di turno dell’unione Europea mostra in che direzione sta andando l’Europa. Il rapporto sui cambiamenti climatici altro non ha fatto che ribadire e anche saggiamente allarmare le istituzioni europee che il nostro continente è ormai circondato dagli effetti devastanti dell’acqua: alluvioni e mareggiate che si intensificano e che provocano più disastri di un terremoto. Le aree più colpite sono anche le maggiormente industrializzate, quindi l’effetto serra entra in maniera quasi dirompente nel discorso.

Anche la presidenza lituana ha affrontato la questione sulla riduzione delle emissioni, soprattutto sui gas che provocano l’effetto serra inserendo il discorso nella logica di una politica energetica sempre più indipendente dal grande vicino a est. E’ chiaro che i vantaggi di questa svolta ambientalista sono tutti per l’industria delle risorse energetiche a basso impatto ambientale, che sono sempre più in espansione e che creano anche nuova occupazione ma lo scopo dell’approvazione della plenaria in Parlamento è soprattutto quello di far virare le politiche industriali verso una produzione più ragionata. Per ripartire si deve tornare alla protezione dell’ambiente e ad una logica che antepone il benessere e la qualità della vita dei cittadini al posto della produzione sfrenata e senza controllo. Il nuovo ETS è soprattutto un modo per spronare l’industria europea a cercare nuove vie di produzione. Il cambiamento climatico sta facendo già molti danni.

 

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