mercoledì, Settembre 22

UE: Eguaglianza di genere a metà del cammino field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles
– «In Europa siamo solo a metà del cammino verso l’eguaglianza di genere». Lo ha detto Thérèse Murphy, direttore dei programmi di Eige, l’Istituto Europeo per la Parità di Genere che ha sede in Lituania, a Vilnius. 
In occasione di un convegno organizzato dal Parlamento europeo a Bruxelles, insieme al Centro Europeo di Giornalismo (EJC), cui hanno partecipato cento giornaliste europee, Thérèse Murphy ha presentato l’Indice della Parità, uno studio realizzato dal suo Istituto con una serie di indicatori sulla situazione femminile in 27 Paesi membri dell’Ue (non tiene conto della Croazia che è entrata a far parte dell’Ue solo a gennaio di quest’anno). Ad ogni Paese viene assegnato un punteggio in sette settori ( lavoro, danaro, sapere, tempo, potere, sanità, violenza) per dimostrare che la parità di genere è ben lungi dall’essere una realtà acquisita.

Con un indice Ue di 54 su 100, siamo solo a metà del 50-50, l’obiettivo della piena parità ipotizzato dalle quote rosa. L’Italia è a 40,9, quart’ultima nell’Ue. La forbice in questo caso va dal 35,5 al 74,3 su 100. 13 Paesi sono sotto quota 50 e 4 tra 70 e 74 (Paesi Bassi, Finlandia, Danimarca, Svezia). Peggio dell’Italia, che è allo stesso livello della Slovacchia, figurano la Grecia (40,0), la Bulgaria (37,0) e la Romania (35,3).

Salvo eccezioni, nel complesso, le donne risultano economicamente più svantaggiate perché guadagnano meno degli uomini e corrono quindi più rischi di sprofondare nella povertà.

Ma dove l’indice segna il punteggio più basso è nel campo del potere, specialmente politico. Lì esso sprofonda a 38 su 100 con la maggioranza dei Paesi membri al di sotto di questo livello! Solo per cinque di essi il punteggio raggiunge e in qualche caso supera la metà del cammino verso l’uguaglianza del potere (Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Svezia con quest’ultima al 74,3, il livello più alto). Il nostro Paese, insieme a Cipro, Lussemburgo e Malta, figura agli ultimi posti con un indice inferiore a 20!

Nel complesso il potere decisionale politico si colora di rosa nell’Ue per il 25% dei Ministri, il 23% dei parlamentari, il 30% delle assemblee regionali, con variazioni tra il 15,1 dell’Ungheria e il 91,5 della Svezia, facendo osservare alla Murphy che  «le donne sono ancora sotto rappresentate nelle sale dei bottoni in campo politico». «Per arrivare ad un livello medio del 75% di rappresentatività politica nell’Ue», ha precisato, «servono almeno altri 50 anni. E’ questa la sfida che dobbiamo affrontare». Ma se si tien conto del cammino che alcuni Paesi devono ancora compiere, di anni ne serviranno molti di più del mezzo secolo previsto a livello Ue. All’Irlanda, ha aggiunto, «serviranno ancora tre secoli!». Non ha detto di quanti anni abbia bisogno l’Italia. Forse meglio non saperlo.

Quando, però, si va ad analizzare il settore dell’economia, l’indice sprofonda ancora più in basso che in politica. Solo il 12 % di donne figura nei Consigli di Amministrazione delle grandi compagnie, e il 18% siede nei direttivi delle banche centrali dei paesi europei. Le quote rosa nel campo dell’economia danno un indice europeo di appena 29 su 100 (dati del 2010), il punteggio più basso tra tutti gli indici della parità di genere con variazioni tra il 5% di Lussemburgo e Cipro e il 60,3 della Svezia.

Altro punto critico è la quantità di tempo che le donne dedicano ad attività non retribuite, come lavoro domestico e assistenza ai familiari. Lì l’indice è al 38,8.
A chi chiedeva a cosa mai possa servire un indice della parità, è stato risposto che lo scopo è di dare una visione complessiva delle politiche di genere e fornire uno strumento valido per le decisioni politiche nel settore.

Dove l’indice sfreccia in alto è nel settore dell’istruzione, specialmente tra i laureati universitari, dove le donne superano gli uomini (22% di donne laureate contro 21% uomini). In questo settore però l’Italia figura in coda, quart’ultima, seguita da Bulgaria, Portogallo e Romania.
Questa situazione porta ad avere una maggioranza di donne in professioni a forte incidenza femminile (istruzione, sanità, welfare, scienze umanistiche e artistiche) con una inversione di tendenza di 44% di occupazione femminile contro il 22% di quella maschile. Restano quindi i fenomeni di segregazione delle donne in alcuni settori.

Altro picco dell’indice di parità è nella distribuzione del tempo: lì il 41% delle donne e solo il 22% degli uomini dedica almeno un’ora al giorno alla cura di figli o parenti. La media Ue è di 38,8 su 100. Se si prende in considerazione il tempo dedicato alla cucina e ai lavori domestici (almeno un’ora al giorno) l’indice sfreccia al 77% per le donne e solo al 24% per gli uomini. La media Ue è del 45,5, dal 20,0 della Grecia all’80,4 della Danimarca. In questo caso l’ineguaglianza continua ad essere marcata, con ricadute su altre attivita’ a cui le donne non possono partecipare per mancanza di tempo.

L’unico settore in cui la parita è quasi raggiunta (indice al 90,1 a livello Ue) è quello della salute, con possibilità di accesso alle strutture sanitarie a livello paritario per uomini e donne.

Per la violenza di genere, infine, l’Eige non ha fornito indicatori armonizzati. Ci ha pensato nei giorni scorsi l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali che ha presentato un rapporto choc sulle donne vittime di violenza, il primo mai condotto nell’Ue. Il rapporto è stato presentato il primo giorno del convegno del Parlamento europeo. 

 

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