martedì, Agosto 3

UE e lo sviluppo dell’Agenda Urbana – parte 2

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L’opinione delle associazioni delle città

Anche se le opinioni degli stakeholders delle città europee possono differire nei dettagli, in generale si avverte un ampio consenso nei confronti della creazione di un’Agenda Urbana UE. Nel contributo di settembre 2014, Eurocities, l’associazione che rappresenta più di 130 tra le maggiori città europee, consiglia alla pubblica consultazione della Commissione che l’Agenda Urbana rispetti la sussidiarietà sviluppando una struttura per una miglior coordinazione politica. Ciò enfatizza la necessità di coinvolgere le città nelle decisioni nazionali per la programmazione di Europa 2020 e suggerisce la nomina di un delegato urbano nella Commissione per migliorare la coordinazione tra le politiche UE a dimensione urbana. Energy Cities crede che l’Agenda non dovrebbe limitarsi a specifiche sfide urbane e che alle città dovrebbe essere dato un ruolo maggiore nello sviluppo della politica UE e nei processi di attuazione, chiedendo una nuova forma amministrativa dove le autorità locali contribuiscano volontariamente agli obiettivi UE. Il contributo del Consiglio delle Municipalità e Regioni Europee enfatizza la necessità di portare la dimensione locale in tutte le politiche e programmi UE, suggerendo che l’UE ottimizzi l’attuale acquis piuttosto che creare nuove politiche. Ciò indica che l’Agenda Urbana UE dovrebbe tener conto dei collegamenti tra le aree urbane e rurali e che la Commissione dovrebbe portare a termine le stime dell’impatto locale nelle sue politiche per una nuova legislazione.

Gli sviluppi della Politica di Nuova Coesione 2014-2020

Nel contesto dell’attuale dibattito sull’Agenda Urbana UE, è utile esaminare anche la struttura della nuova Coesione Politica, la quale conta su di un terzo del budget totale dell’UE (Titolo 1b del Multiannual Financial Framework – MFF) e, in particolare, pone un nuovo obiettivo alla dimensione urbana per il periodo programmato 2014-2020. Uno degli sviluppi chiave in quest’ambito è l’Articolo 7 del ERDF Regulation che assicura che almeno il 5% delle risorse del Fondo per lo Sviluppo Europeo Regionale venga assegnato a livello nazionale all’investimento per obiettivi di lavoro e crescita destinato alle azioni integrate per uno sviluppo urbano sostenibile. Le autorità urbane saranno responsabili dei compiti relativi alla selezione delle operazioni, e potranno anche intraprendere compiti relativi alla gestione di azioni integrate che affrontano sfide economiche, ambientali, climatiche, demografiche e sociali riguardanti le aree urbane, dando così alle città grande voce in capitolo. La dimensione urbana è stata rinforzata attraverso l’articolo 8 della ERDF Regulation. Questo supporta le indagini e guida i nuovi progetti a identificare e testare nuove soluzioni indirizzando gli obiettivi relativi allo sviluppo urbano sostenibile (Azioni Innovative), incoraggia l’innovazione e coinvolge le autorità urbane nella progettazione e nell’attuazione. Allo stesso modo la rete di Sviluppo Urbano costituita sotto l’articolo 9 dell’ERDF, spinge verso un maggiore coinvolgimento a livello locale, proponendo dibattiti sull’implementazione della dimensione urbana e supportando l’edilizia, favorendo i contatti e gli scambi tra le autorità urbane allo scopo di attuare strategie di sviluppo sostenibile.

Per aiutare gli Stati Membri a effettuare azioni integrate nelle aree urbane quali lo sviluppo sostenibile, il Common Provisions Regulation ha introdotto due nuovi strumenti territoriali: gli Investimenti Territoriali Integrali (ITI) e lo Sviluppo Locale guidato dalle Comunità (CLLD). Questi strumenti non solo fanno si che i fondi provenienti da varie fonti siano riuniti ma creano anche un proposito significativo per la partecipazione locale. L’ITI garantisce un approccio integrato che coinvolge gli investimenti provenienti da ESF, ERDF e dal Fondo di Coesione dei vari programmi operativi. Questi permettono agli Stati Membri di incaricare le autorità locali di portare avanti la gestione e l’attuazione dell’ ITI, dando alle città un maggior ruolo nel creare fondi. Il CLLD invece coinvolge la progettazione e l’attuazione di una strategia di sviluppo condotta a livello locale da un gruppo operativo composto da rappresentanti degli interessi socio-economico locali. In termini di presa di decisioni, né le autorità pubbliche né nessun altro gruppo d’interesse rappresenta più del 49% degli aventi diritto al voto, assicurando così che la strategia decisa sia accettabile per tutti. Questo approccio bottom-up è il marchio di fabbrica del CLLD.

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