martedì, Settembre 21

UE e lo sviluppo dell'Agenda Urbana – parte 1

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All’interno dell’Ue ha gradualmente preso forma una visione condivisa di sviluppo urbano a livello inter-governativo. Allo stesso tempo c’è una crescente richiesta di azioni concrete e dello sviluppo di una Agenda Urbana dell’UE per dare autorità alle città e maggior potere agli stakeholder in questo processo. Per accontentare questa richiesta, la Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica successiva alla Comunicazione sulla Dimensione Urbana dell’UE del luglio 2014. Le conclusioni mostrano ampio consenso tra gli stakeholders per la creazione di un’Agenda Urbana dell’UE. Il Parlamento Europeo ha anche preparato una bozza a riguardo come parte di questo processo, la quale dovrà essere discussa nell’udienza plenaria di settembre.

Il Quadro Normativo rivisto sulla Coesione 2014-20 ha introdotto un numero di nuovi strumenti finalizzati a far crescere il ruolo delle città nella programmazione e nello sviluppo della coesione, migliorando così la dimensione urbana dei finanziamenti. Le analisi del programma operativo preparato così lontano nel tempo, però, rivelano un basso assorbimento di questi strumenti da parte degli Stati Membri, mettendo così in discussione l’impegno dei governi nazionali nell’Agenda Urbana.

Mentre il dibatitto prosegue, gli Stati Membri continuano a differire nei termini della loro visione di un’Agenda Urbana e nei modi per svilupparla. Il Parlamento Europeo ha partecipato attivamente a questo dibattito e punta a dare un importante contributo agli sforzi delle future presidenze per raggiungere più consensi e portare avanti questo processo.

Contesto

Le città sono parte del tessuto del panorama Europeo. La larga maggioranza della popolazione europea è residente nelle aree urbane, con una percentuale di più del 70%. Oltre che meri raggruppamenti di popolazione, le città rappresentano il cuore pulsante della società moderna: autentici fulcri dell’innovazione, dove si sviluppa l’economia e dove vengono creati nuovi posti di lavoro. Normalmente le città vengono differenziate dalle cittadine in base alla grandezza (per cittadine si intende quelle con una popolazione tre i 5.000 e i 50.000 abitanti, mentre quelle più grandi vengono considerate città), questo documento utilizza il termine generico “città” per riferirsi alle aree urbane in generale.

Molte delle sfide politiche che sta affrontando l’Europa hanno un basso impatto sulle aree urbane. Queste variano da obiettivi quali l’esclusione sociale e l’immigrazione, all’azione climatica e il deterioramento ambientale. In ogni caso, le città europee posseggono le soluzioni cruciali per queste stesse sfide: in quanto luoghi dove persone e risorse si uniscono, le città forniscono delle opportunità impareggiabili per promuovere la sostenibilità, l’efficienza energetica, l’innovazione economica e l’inclusione sociale.

L’Agenda Urbana dell’UE

Nonostante il chiaro potenziale che possiedono le aree urbane per il rilancio dell’economia nonché lo sviluppo sociale e culturale dell’UE, finora la politica europea è stata lenta e frammentata. Un numero crescente di stakeholders delle città (vedi pagina 4) sostengono che alle città dovrebbe essere dato un ruolo maggiore nell’ideazione e nel lancio delle politiche europee, e che queste politiche dovrebbero riflettere meglio la realtà urbana in loco. Con circa i due terzi delle politiche settoriali aventi un impatto sulle città europee, l’UE dipende dalle città per ottenere attuazioni di successo e per raggiungere gli obiettivi del 2020 di crescita economica intelligente e sostenibile. Allo stesso modo, è difficile ipotizzare dei progressi verso gli obiettivi del meeting del 2020 se le politiche su ambiente e trasporti, per fare due esempi, vengono affrontate isolatamente. C’è chiaramente la necessità di assicurare più coordinamento effettivo tra le varie politiche che si ripercuotono sulle aree urbane al fine di supportare e unire gli sforzi amministrativi locali, nazionali ed europei per contribuire a raggiungere i migliori risultati. Ciò può essere ottenuto sviluppando un piano d’azione comune – un’Agenda Urbana dell’UE.

Verso una visione condivisa di sviluppo urbano

Dato che non esistono basi legali per una politica urbana nei trattati fondamentali dell’Unione Europea, le discussioni sullo sviluppo urbano a livello di UE hanno preso piede principalmente all’interno delle strutture cooperative intergovernative.  Questo processo continuo, che ha ampiamente assunto la forma di meeting informali tra ministri, ha contribuito a formare una struttura concettuale condivisa, portando ad accordi sugli obiettivi e sui principi dello sviluppo urbano, comunemente chiamato “acquis comunitario”. Nel tempo, i ministeri responsabili dello sviluppo urbano hanno raggiunto accordi su obiettivi e valori specifici per le aree urbane e su come raggiungerli. La Carta di Lipsia del 2007 sullo sviluppo sostenibile delle città attraverso un uso maggiore degli approcci di politiche urbane integrate assicura che le città sono posti sani e piacevoli dove vivere e pone un focus specifico sui quartieri urbani più poveri. A questa Carta ha fatto seguito, tre anni dopo, la dichiarazione di Toledo che sottolinea l’importante ruolo delle città nell’implemento della strategia di Europa 2020 attraverso progetti di rigenerazione urbana integrati in tali aree quali l’efficienza energetica, il rinnovamento del settore edilizio e lo sviluppo dei trasporti pubblici. In ogni caso, queste dichiarazioni e i loro derivati, che includono l’Agenda Territoriale 2020 (approvata nel 2011), la quale esorta l’implemento della Strategia Europa 2020 in linea con i principi di coesione territoriale (lo sviluppo armonioso dei territori europei – vedi la Carta Verde sulla Coesione Territoriale), non sono vincolanti per gli Stati Membri. Ciò, a sua volta, porta alla richiesta di ulteriori azioni concrete da parte di Olanda e Belgio, una mossa che ha ottenuto l’approvazione delle direttive generali sulla coesione territoriale per gli Stati Membri, lo sviluppo urbano e degli spazi di Vilnius nel novembre 2013 e l’allora entrante trio presidenziale di Italia, Lituania e Lussemburgo.

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