martedì, Luglio 27

Ue: anche la Polonia firmerà la dichiarazione europea

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La premier polacca Beata Szydlo ha affermato che la Polonia firmerà la dichiarazione europea preparata in occasione delle celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. «La dichiarazione che sarà accettata a Roma – ha sottolineato – non è ambiziosa come avremmo voluto, ma è un documento accettabile per tutti i Paesi membri dell’Unione nell’attuale situazione politica».
Intanto da Palazzo Chigi, dove ha incontrato il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e le parti sociali, arrivano come un monito le parole del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker: «In Europa noi non stiamo parlando delle cose che incidono sulla vita quotidiana delle persone ed è per questo che il divario tra i policy makers europei e la gente comune si sta allargando». 

Inoltre Juncker ha definito «fastidioso» e «sorprendente» l’entusiasmo mostrato dal presidente Usa Donald Trump per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Questo atteggiamento, sostiene Juncker, mostra la mancata conoscenza, da parte dai Trump, della complicata storia europea. «Incoraggiare altri Paesi a copiare la Brexit – ha aggiunto – rischia di scatenare una guerra nei Balcani Occidentali».

Da segnalare anche le parole del premier maltese Joseph Muscat, presidente di turno del Consiglio Ue: nell’Unione «la solidarietà è un principio che trascende tutte le politiche» e «c’è bisogno di ristabilire questo principio attraverso tutte le politiche», non solo in quelle relative alle migrazioni, perché è «una questione fondamentale», ha detto Muscat durante il dialogo con i cittadini, al fianco dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini.

Mogherini che, dal canto suo, ha sottolineato: «Soltanto 9 mesi fa, con il voto della Brexit, tutti scommettevano che sarebbe stato l’inizio della fine dell’Ue, mentre domani riaffermeremo che siamo insieme e ci proiettiamo verso il futuro».

Russia: il Cremlino ha cercato di influenzare la campagna per le presidenziali in Bulgaria dello scorso anno. Lo hanno rivelato cinque funzionari bulgari al Wall Street Journal, spiegando che il Partito Socialista, ora all’opposizione, ha ricevuto un documento su una strategia segreta con una proposta di road map per vincere le elezioni. Tra le raccomandazioni c’era quella di promuovere un impianto di fake news e di sondaggi truccati. La fonte del dossier, di circa 30 pagine, intercettato dai servizi segreti di Sofia, era un tink tank legato al Cremlino.

Funzionari della sicurezza bulgara hanno rivelato che Mosca finanziò le proteste del 2012 e del 2013 che contribuirono a rovesciare il governo filo-occidentale formatosi dopo le elezioni del 2009. Gli hacker russi hanno attaccato numerosi obiettivi sensibili nel Paese.

Domenica ci sono le elezioni anticipate e i socialisti del BSP, rinvigoriti dopo la vittoria alle presidenziali, sono secondo gli ultimi sondaggi testa a testa con Gerb, il partito del premier dimissionario Bojko Borissov. Il BSP spinge per la revoca delle sanzioni a Mosca e chiede di limitare le operazioni Nato nel Mar Baltico. La Bulgaria per la prima volta l’anno prossimo assumerà la presidenza di turno dell’Ue.

Secondo il documento, Mosca ha sostenuto formazioni euroscettiche in Ungheria e Slovacchia, mentre nella regione si moltiplicano i siti web anti-Nato e dal Montenegro sono arrivate da fonti governative voci di tentativo di colpo di Stato con la regia occulta del Cremlino allo scopo di far saltare l’adesione all’Alleanza Atlantica del piccolo Stato balcanico.

Regno Unito: nella notte la polizia britannica ha compiuto altri due arresti, uno nel West Midlands ed un altro nel North West, nell’ambito delle indagini dell’attentato di Londra. Al momento sono nove le persone in custodia mentre un’altra è stata rilasciata su cauzione. Si è avuta conferma che il nome di nascita dell’attentatore non era Khalid Masood, nome con cui è stato identificato ieri, ma Adrian Russell Ajao, un nome diverso da quello che è stato fornito questa mattina dai media britannici che parlavano di Adrian Elms.
Ajao, 52 anni e mai condannato per terrorismo, era finito nei radar dei servizi segreti per contatti con terroristi islamici, anche se non è ancora chiaro quando esattamente si sia convertito all’Islam, adottando quindi il nome di Khalid Masood. Secondo il ‘Times’, l’uomo avrebbe scontato pene in diverse prigioni britanniche: Lewes, Wayland, Norfolk e Ford. Nel 2003 era stato condannato per aver pugnalato un uomo al volto durante una lite ad Eastbourne. Sempre secondo quanto è emerso, l’uomo aveva dei figli – tre secondo alcune fonti – e si presentava come insegnante di inglese, ma non risulta che abbia mai lavorato in nessuna scuola pubblica.

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