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UE: 2014, grandi aspettative field_506ffb1d3dbe2

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Le grandi speranze dei gruppi politici europei per il 2014 sono affidate ai due avvenimenti importanti come le elezioni europee e la formazione della nuova squadra che guiderà la Commissione Europea. Le speranze per questo 2014 sono affidate a diversi avvenimenti importanti che caratterizzeranno la vita dell’Unione Europea e coinvolgeranno direttamente i cittadini e le istituzioni. Siamo già entrati nel semestre della presidenza greca, che ponendo come primo nodo da sciogliere la crescente disoccupazione in Europa, soprattutto giovanile, si impegna a trovare nei 6 mesi nuove soluzioni. La seconda parte dell’anno sarà quella del semestre italiano, ma sarà allo stesso tempo, il periodo di formazione del nuovo Parlamento e della Commissione Europea. A luglio inizierà la nuova legislatura e l’incognita su queste elezioni si fa sempre più pesante. I gruppi politici sanno che dovranno affrontare il crescente anti europeismo, le vie nazionali per uscire dall’euro, moneta sempre più odiata e il disinteresse di alcuni paesi all’allargamento.

Andando con ordine, ogni gruppo politico, oltre a nominare il proprio candidato per la Commissione propone un piano per uscire dall’incubo elezioni e dal antieuropeismo che ha preso piede e che si è insinuato nella campagna elettorale da poco iniziata.

Il candidato della sinistra europea, Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza ha parlato del 2014 di un’opportunità per il gruppo e per alcuni paesi di ridiventare una forza che conta nelle istituzioni. Tsipras è stato scelto, ma precedentemente nominato, al congresso di Madrid e ha iniziato a parlare di nuove opportunità. Le speranze della sinistra europea è uscire dall’austerity dopo 5 anni di legislatura che hanno visto protagoniste la politica economica e le pressioni della troika su alcuni paesi. La candidatura del leader greco è anche un segnale simbolico che bisogna ripartire dalla Grecia per ricostruire la fiducia nelle istituzioni. Per quanto riguarda il gruppo ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe) le speranze non sono molto diverse. I due candidati (il congresso non è ancora avvenuto) Olli Rehn e Guy Verhofstadt sono d’accordo su un cambiamento della struttura di questa unione europea: il gruppo, secondo Rehn, ha a cuore il problema maggiore che consiste nella disaffezione sempre più marcata degli europei verso Bruxelles.  

Il problema, come ha affermato recentemente Guy Verhofstadt, è politico, non soltanto economico. Una revisione dei trattati, secondo l’ALDE è più che auspicabile. Revisione che in senso federalista porterebbe le istituzioni ad una maggiore autonomia e capacità di aver più peso in alcune politiche oltre che nella questione dell’allargamento. Per quanto riguarda il PPE (Partito Popolare Europeo), il 2014 sarà un anno dove la semplificazione burocratica deve essere messa al centro delle discussioni tra le istituzioni. Nella veduta del Partito Popolare Europeo, è questo il freno principale che blocca la maggior parte delle politiche inclusa quella del mercato del lavoro. Ma la parola chiave resta quella di creare sempre più mercati unici: per i trasporti, per le telecomunicazioni, per l’industria e la piccola e media impresa. Anche sull’allargamento, valgono le linee guida di una severità maggiore senza commettere gli errori del passato. Per i Greens (Gruppo Verde/Alleanza libera europea), che sono ancora in fase ‘primarie’ per scegliere il candidato alla Commissione Europea, la parola del 2014 è ancora la sostenibilità: in campo ambientale ed energetico ma anche economico. Rivedere il meccanismo che ha permesso, in questi anni, di dare maggiori garanzie alle banche e rendere più instabili alcuni membri dell’Unione è uno degli scopi della campagna elettorale della compagine ambientalista.  

Sull’allargamento i gruppi politici, impegnati quest’anno a formulare una propria opinione anche sulla domanda di adesione di alcuni paesi balcanici (prima tra tutti la Serbia, poi l’Albania, il Montenegro, la Macedonia), sono propensi ad un ruolo sempre più attivo del parlamento europeo. Infine il gruppo S&D (Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) con il candidato designato, attuale presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, proponendo il programma ‘Relaunching Europe´ porta all’attenzione dei cittadini le proprie proposte per le politiche giovanili legate ad un nuovo slancio del mercato del lavoro, oltre ad una maggiore coesione sociale che significa una maggiore spinta all’integrazione, pur tenendo presente, come gli altri gruppo, che questa campagna elettorale è difficile da gestire.

L’ostacolo più grande, infatti, restano le elezioni. Oltre all’incognita di quale tipo di maggioranza si formerà e ‘l’effetto Lisbona’ che per la prima volta modificherà la formazione della Commissione Europea, il dilemma più grande resta il populismo e l’antieuropeismo. Questi fattori sono ben rappresentati in partiti che pretendono e che pensano di avere il consenso e i voti necessari per portare alcuni dei propri rappresentanti all’interno dell’istituzione rappresentativa dei cittadini. Non a caso la campagna elettorale è incentrata sul cittadino europeo, sulle sue proposte sulla sua voglia di far sentire la propria voce, senza dire che in questi anni ha gridato senza essere ascoltato. E’ questo il punto di forza dell’antieuropeismo: chi ha ascoltato i cittadini durante la crisi? Cosa ha fatto l’euro? L’euro, appunto, agitato come il capro espiatorio di tutti i problemi dell’Unione, da eliminare, perché se si torna alle monete precedenti tutto ciò farà bene all’economia. Niente di più sbagliato, le crisi sono avvenute anche in passato. I gruppi politici lo sanno e per difendere l’unità europea si trovano largamente d’accordo sul modificare la gestione economica della stessa.

L’unione bancaria, recentemente approvata, ne è un esempio e non è che il primo passo verso una modifica anche dell’interpretazione dei parametri di Maastricht. Un’interpretazione che a detta di molti deve essere ‘più elastica’ e votata all’importanza che gli europei hanno avuto e tutt’ora hanno nella costruzione dell’Unione. In sintesi, il rispetto per i cittadini passa anche per una corretta gestione dell’economia. Il secondo grande tema che l’antieuropeismo sta cavalcando è la chiusura verso politiche nazionali e il disinteresse verso l’integrazione europea. Infondere la prospettiva che è meglio salvarsi da soli non solo è pericolosa per la stabilità delle istituzioni, ma già come affermato nello speciale di capodanno, non avrebbe senso nella capitale dell’Unione al solo scopo di renderla più debole. Questo fattore, i gruppi politici impegnati nella campagna elettorale appena iniziata, lo hanno ben presente e sarà interessante vedere l’evolversi in questi mesi delle loro campagne elettorale nell’intento di convincere i cittadini, gli unici in grado di poter decidere che svolta dare alle istituzioni.

 

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