venerdì, Maggio 20

Ucrainizzazione dell’Europa o europeizzazione dell’Ucraina Perché la de-banalizzazione, la de-psicologizzazione, la ristorizzazione e la ricontestualizzazione sono importanti oggi? Perché la nostra ulteriore semplificazione favorisce la binarizzazione, e questa è una strada per l'escalation oltre il punto di ritorno. La posta in gioco non sono più (solo) i principi, ma la nostra stessa sopravvivenza

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IL RITORNO DELWIR WUSSTEN NICHT‘ (‘NON LO SAPEVAMO’)
«Chi non vuole parlare di capitalismo dovrebbe tacere per sempre sul nazismo», ho citato Max Horkheimer, della Germania occidentale, circa due anni fa mentre discutevo dei tentativi disastrosi, cinici e assolutamente inutili di equazione tra comunismo e nazismo, tra fascismo e anti-fascismo. Molti hanno respinto questa tesi, etichettandola regolarmente come l’ennesimo allarmismo intellettuale. Ma guardateci ora: a un solo passo dall’annientamento nucleare. Ordine totalitario di distruzione.

Proprio in quel testo ho anche preso prestiti da Herbert Marcuse sull’auto-intrappolamento della società occidentale (discutendo l’ordine totalitario di distruzione del capitalismo in ciascuna delle sue forme). Negli anni ’60, era lui che etichettava come ‘tolleranza repressiva’ se qualcuno in futuro avrebbe mai considerato una pericolosa e astorica equità tra il nazismo e qualsiasi altra cosa, almeno con il comunismo. Purtroppo, quel futuro di de-evoluzione ha iniziato a riversarsi negli anni ’90: si è manifestato nella decontestualizzazione unita alla psicologizzazione che alla fine è culminata nell’attuale pugno di ferro del Covid-19 e nelle categorizzazioni binarie sull’Ucraina. «L’avenir est comme le reste: il n’est plus ce qu’il était» (‘il futuro non è più quello di una volta’), come osserva ironicamente Paul Valéry.

Umberto Eco -nel su ‘Ur-Fascismo del 1995- ovviamente, non ha visto il mondo intero arrestato per un agente patogeno, una narrazione al riguardo, una soluzione obbligata per tutti (come il mantra dell’escalation come unica soluzione per l’Ucraina), insieme alla soppressione di qualsiasi dibattito al riguardo. Dire depolitizzazione come la via più breve verso la dittatura. All’epoca, a metà degli anni ’90, Eco non lo visualizzava, ma intuì bene dove poteva, ma non doveva mai andare: la banalizzazione dei nostri contenuti importanti ci colpirà brutalmente, ad esempio, schernendo la carica emotiva al posto di fatti dimostrabili. Guarda il rapido deterioramento di un’elaborata legge umanitaria centenaria comunemente accettata e di una cultura viva dei diritti umani in una legalizzazione e istituzionalizzazione del razzismo, in primo luogo nelle questioni del lavoro e della migrazione, e ormai anche nelle questioni di gestione dei rifugiati .

(L’immunizzazione della mandria -come instancabilmente agitata dai media, finisce inevitabile nella lealtà del gregge: dalla pandemia alla discussione alla binarizzazione. Gli anni ’30 sono un potente promemoria: dal fuoco del Reichstag alla ‘Kristallnachte oltre)

Eccoci oggi, 77 anni dopo il glorioso Giorno della Vittoria, a combattere (di nuovo) un nemico invisibile all’interno. Pertanto, i fondamenti antifascisti dell’Europa moderna e i suoi migliori edifici viventi -i principi di Norimberga, la Carta delle Nazioni Unite e lo spirito di Helsinki- sono oggi più che mai rilevanti.
Questa non è una nostra scelta (politica), è l’unico modo per sopravvivere. Sicuramente, qualsiasi tentativo di equazione è un inizio di infezione.
E l’immunofascismo (decontestualizzante, aculturalizzante, quindi disumanizzante), che sia uno degli anni ’30 o ’20, inizia sempre con il silenzio. Silenzio, che è insieme accettazione e complicità. Invano è una scusa autoconsolante dell’altro; ‘Wir wussten nicht(erano gli altri, non noi).

Per prevenirlo, vale la pena rivisitare i capitoli più rilevanti della nostra storia vicina. O come diceva il grande Wiz dell’UE, Jean Monnet: «se hai un dilemma irrisolvibile, allarga il contesto».

NO LLORES PORQUE YA SE TERMINÓ, SONRÍE PORQUE SUCEDIÓ (‘NON PIANGERE PERCHÉ È FINITA, SORRIDI PERCHÉ È SUCCESSO’)

In effetti, gli anni ’30 furono pieni di ammirazione pubblica e di frequenti visite ufficiali a Hitler, di origine austriaca. Da Edoardo VIII a Henry Ford. Nel 1938, a Monaco di Baviera, questospirito di Locarnoè stato concretamente confermato quando il Presidente francese Daladier e il Primo Ministro britannico Chamberlain (Europa atlantica) hanno visitato congiuntamente la Germania e hanno concesso concessioni -praticamente a mano libera- a Hitler e Mussolini (Europa centrale ) sui guadagni in Europa orientale (Istria, Cecoslovacchia e oltre).
Né l’Europa atlantica si oppose alla solidificazione pre-Monaco di Baviera dell’Europa centrale: patto Hitler-Mussolini e assorbimento dell’Austria, a seguito di un massiccio sostegno interno austriaco al nazismo, espresso in 719.000 membri del partito nazista (quasi un terzo dell’elettorato austriaco totale di quell’epoca), oltre a un’enorme cerchia di simpatizzanti. In un referendum organizzato dagli austro-nazisti un mese dopo l’Anschluss, il 99,7% degli austriaci ha votato ‘sì’ all’annessione.

Mediando l’accordo di non aggressione Ribbentrop-Molotov tra Berlino e Mosca, ma solo un anno dopo la vergogna di Monaco -nel 1939 (incluse le disposizioni sulla Finlandia, gli Stati baltici e la Polonia che già parteciparono alla spartizione della Cecoslovacchia-, Stalin cercò disperatamente di prevenire l’imminente. L’imminente era l’orrore di un’espansione incontrollata dell’Europa centrale nell’Europa orientale e più vicino alla Russia, qualcosa già ampiamente benedetto e incoraggiato dall’Europa atlantica.

Va tenuto presente che per l’obiettivo stesso della politica del ‘lebensraum (carattere e dimensione dello spazio necessario ai germanofoni per vivere, vivere e prosperare senza ostacoli), gli ebrei, i rom e le minoranze comportamentiste erano l’ostacolo non territoriale. Tuttavia, gli slavi e i loro rispettivi Stati slavi nell’Europa orientale erano il principale obiettivo territoriale dellasoluzione finale‘ dell’Europa centrale guidata da Hitler. Per accelerare e smussare l’obiettivo del lebensraumVidkun Quisling era necessario come Primo Ministro in Norvegia, ma leélite quislingslave erano allevate in tutti i principali Stati slavi di quel tempo: utili idioti in Polonia, in Ucraina, in Cecoslovacchia, in Jugoslavia, in Bulgaria, ecc…..

Questo capitolo sarebbe sicuramente uno dei possibili punti per un esame approfondito, se solo desiderassimo elaborare diligentemente il motivo per cui l’Europa atlantica e scandinava ha segnato così tanto della collaborazione nazista, mentre l’Europa orientale e russofona si è opposta e ha resistito ferocemente.

Per circa 300 anni, la Russia e gli ottomani, come nessun altro belligerante europeo, hanno combattuto una serie di aspre guerre per il controllo dell’altopiano del Mar Nero e del Caucaso, settori che entrambe le parti (soprattutto gli ottomani) hanno considerato geopoliticamente cruciali per la loro postura. Tuttavia, nessuna delle parti è mai progredita sul campo di battaglia in modo da mettere seriamente a repentaglio l’esistenza dell’altra. La Russia ha sperimentato più volte tali mosse dall’interno dell’Europa. Tre di loro furono fondamentali per la sopravvivenza stessa della Russia, e la quarta fu piuttosto istruttiva: le guerre napoleoniche, il ‘Drang nach Osten di Hitler, il cosiddetto intervento ‘controrivoluzionario’, e infine la breve ma profondamente umiliante guerra con la Polonia (1919-21).

IN ASSENZA DI ACCETTAZIONE, RICERCA DELLA PROFONDITÀ STRATEGICA

Non c’è da stupirsi che nel 1945, quando i russi, che subirono oltre 20 milioni di vittime per lo più civili (praticamente, uno sterminio dell’intera popolazione in molte parti dell’Unione Sovietica occidentale), e di gran lunga il più pesante fardello continentale della guerra contro il nazismo, arrivati in Europa centrale, abbiano deciso di rimanere.Estendere la loro profondità strategica verso ovest-sudovest, e fortificare la loro presenza nel cuore dell’Europa, era moralmente un’occupazione. Tuttavia, era geopoliticamente l’unica opzione rimasta, che Stalin in quanto persona spietata ma eccellente geostratega capiva perfettamente.

Una rapida occhiata alla carta geografica dell’Europa dimostrerebbe che le zone basse della Russia occidentale, della Bielorussia,dell’Ucraina e dell’Europa orientale sono praticamente non fortificabili e indifendibili. La loro topografia espone l’area metropolitana e la città di Mosca a un’estrema vulnerabilità. Quindi, il dictatum geostrategico è che in assenza di qualsiasi canyon profondo, cresta seria o catena montuosa, l’unica protezione è un enorme esercito permanente (costoso e assolutamente necessario in altri angoli di questo vasto Paese) e/o un’estensione della strategica profondità.
In effetti, se vogliamo davvero approfondire il motivo per cui l’Europa atlantica e scandinava ha generato così tanta obbedienza e collaborazione nazista (con l’Europa centrale) e in gran parte è rimasta passivamente a guardare, mentre l’Europa orientale e russofona (sola) ha resistito e combattuto ferocemente, dovremmo esaminare anche il rapporto costi-benefici finanziario, morale, demografico e politico-militare della seconda guerra mondiale. La successiva, improvvisa e duratura era della Guerra Fredda ha impedito qualsiasi consenso scientifico globale. La visione imparziale, deideologizzata e obiettiva sulla seconda guerra mondiale è stata sistematicamente scoraggiata. I sovietici identificavano costantemente nazismo e imperialismo mentre gli Stati Uniti, da parte loro, identificavano fascismo e comunismo. Fino ad oggi non abbiamo un pieno accordo sulle cause e le conseguenze degli eventi degli anni prima,durante e dopo la seconda guerra mondiale.Quindi il paradosso: la negazione dell’olocausto è un reato penale, ma tutte le altre cose importanti che circondano il nazismo e le sue principali vittime europee, gli slavi e i loro Stati sono incerti e negoziabili, elastici e idonei per una periodica reingegnerizzazione politica.
Lo stesso vale per l’analisi comparativa della performance economica di Est e Ovest. Ad esempio, era il tanto celebrato Piano Marshall di Truman all’Europa occidentale del secondo dopoguerra, originariamente inteso come il rimborso degli Stati Uniti ai sovietici per l’enorme fardello che avevano sopportato durante la seconda guerra mondiale: l’assistenza finanziaria che era stata ripetutamente promessa da Roosevelt a Stalin, ma mai consegnata dopo la sua morte nella primavera del 1945? Saturata dalla Germania nazista oltre ogni comprensione, l’Unione Sovietica stava ricostruendo da sola se stessa e l’Europa orientale, mentre l’Europa occidentale moderatamente danneggiata riceveva -compresa la Germania- un aiuto finanziario massiccio, ideologicamente condizionato.

In poche parole, se disaggreghiamo l’Europa nelle sue componenti storiche composte, è sicuro dire quanto segue: l’epilogo stesso di entrambe le guerre mondiali in Europa è stata una sconfitta dell’Europa centrale (sfidante dello status quo) contro l’Europa atlantica (difensore dello status quo). Tutto questo con l’Europa scandinava relativamente assente e neutrale, con l’Europa orientale più oggetto che oggetto di questi mega-confronti, e infine con un successo variabile dell’Europa russofona.
Infine, andiamo al
riavvicinamento franco-tedesco del secondo dopoguerra.
Ovviamente, quella era molto più di una semplice storia sui due Paesi che firmavano
l’accordo. Segnò davvero un’ultima decisiva riconciliazione di due Europa, quella atlantica e quella centrale. L’Europa ha vinto nel continente, ma ha presto perso le sue colonie d’oltremare. Una volta capito, la strada per l”unificazione’ dei protagonisti altrettanto indeboliti in stretta vicinanza era spalancata. Questo è il senso pieno dell’Eliseo del 1961.

Perché la de-banalizzazione, la de-psicologizzazione, la ristorizzazione e la ricontestualizzazione sono importanti oggi? Perché la nostra ulteriore semplificazione favorisce la binarizzazione, e questa è una strada per l’escalation oltre il punto di ritorno. La posta in gioco non sono più (solo) i principi, ma la nostra stessa sopravvivenza.

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Sull'autore

Prof. Anis H. Bajrektarevic, Membro Editoriale di Geopolitica dell'Energia, Presidente di Studi di Diritto Internazionale e Politica Globale. Ex praticante legale e presidente della Young Lawyers Association of BiH Bar (fine anni '80). Ex funzionario MFA e diplomatico di carriera (primi anni '90). Ricercatore presso l'Istituto per l'analisi della storia politica moderna, Dr. Bruno Kreisky Foundation, nonché consulente legale e politico per la CEE presso l'Accademia politica di Vienna, Dr. Karl Renner (metà degli anni '90). Il suo precedente libro ‘Geopolitics of Technology - Is There Life after Facebook?’ è stato pubblicato dalla Addleton Academic Publishers di New York. È appena uscito il suo ultimo libro ‘Geopolitics – Europe 100 years after’.

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