giovedì, Maggio 19

Ucraina: Zelensky chiama, Musk risponde. E le stelle stanno a guardare SpaceX ha inviato in Ucraina una fornitura di antenne e altri dispositivi per potersi collegare alla sua costellazione e connettersi a internet via satellite

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Volodymyr Zelensky aveva parlato via web con Elon Musk invitandolo in Ucraina: «La prossima settimana riceveremo altri sistemi Starlink per le città distrutte. Le sono grato per il suo sostegno». E infatti SpaceX ha inviato in Ucraina una fornitura di antenne e altri dispositivi per potersi collegare alla sua costellazione e connettersi a internet via satellite. Sappiamo che l’iniziativa dovrebbe consentire la comunicazionee anche nel caso di interruzioni e limitazioni dei servizi più tradizionali di accesso alla rete, via cavo o etere attraverso i cellulari e siamo persuasi che uno dei motivi che ha dato fondo alla follia omicida di Vladimir Putin alberga anche in queste trovate.

Intendiamoci. Non è che il capo del Cremlino ha invaso l’Ucraina a causa di Elon Musk e ci associamo nel condannare ogni atto di guerra. Da parte nostra, ci limitiamo a cercare di comprendere da un’angolazione di nicchia almeno una piccola parte di quanto ha scatenato il dramma. Alcune circostanze infatti ci potrebbero servire a riaggomitolare un Filo di Arianna fortemente ingarbugliato da notizie distorte, fake e da tante immagini di macerie di palazzi crollati a suon di missili del vecchio impero zarista e di un’intera popolazione in fuga dall’inferno.

Iniziamo dunque il nostro racconto da Dmitry Rogozin, il direttore generale dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che mentre preconizzava scenari apocalittici, si rivolgeva al presidente americano Joe Biden per poi prendersela proprio con Musk, classificandolo uno dei «talentuosi uomini d’affari che inquinano l’orbita». Comprensibile che il magnate con un patrimonio di circa 180 miliardi di dollari non sia simpatico alla Russia: nel novembre 2020 SpaceX ha inviato con un Falcon 9 quattro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale a bordo di Dragon Resilience, frangendo il monopolio russo di trasporto umano nello spazio lungo nove anni. Ma quale altro motivo di contrasto divive Musk dalla Russia? Quello stesso Musk che nel febbraio aveva invitato Putin a un evento social: «Si unirebbe a me per una conversazione su ClubHouse?», proposta che Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo aveva definito «molto interessante», non chiudendo la porta e senza poi dare una risposta.

Allontaniamoci per un momento dagli scenari attuali. Nel gennaio 2015 l’imprenditore sudafricano padrone di SpaceX rese pubblica l’idea di un progetto satellitare faraonico dal costo di dieci miliardi di dollari che avrebbe assicurato una copertura mediatica in tutto il globo con un utilizzo accessibile praticamente ad ogni famiglia. Il nome della costellazione sarebbe stato Starlink ed è un sistema, quando sarà completato nella sua interezza, di 12.000 satelliti miniaturizzati, collocati su tre orbite, la più bassa a circa 550 km. dalla Terra, per consentire l’accesso a internet satellitare globale per scopi scientifici ed esplorativi, ma anche militari. Il servizio fornirebbe servizi indiscutibili, da quelli telefonici alle previsioni del tempo, geolocalizzazione e tutto quanto si può immaginare.

Ebbene, proprio mentre si stavano concretizzando le ‘esercitazioni’ russe sul territorio ucraino, è accaduto un evento inquietante e solo in un secondo momento riconsiderato dagli analisti.

A novembre dello scorso anno il comandante della Stazione Spaziale Internazionale Anton Shkaplerov fu costretto ad ordinare agli astronauti del suo vascello stellare di prepararsi all’abbandono nave per un campo di detriti orbitali che avrebbero potuto intercettare le pareti esterne del grande mezzo spaziale. I sette membri dell’equipaggio -quattro statunitensi, un tedesco e il suo compagno russo- furono obbligati per due ore al rifugio nelle capsule di sicurezza attraccate (Crew Return Vehicle), pronti ad una rapida fuga se fosse stato necessario.

Non vi furono fortunatamente conseguenze e nella stessa serata del rischio di collisione il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Ned Price divulgò l’evento come un fatto spiacevole e di estrema rischiosità. Dopo un giorno di silenzio, Mosca ammise di aver effettuato ‘con precisione chirurgica’ il lancio missilistico contro Cosmos 1408, un esemplare inattivo del satellite Tselina-D, senza tuttavia specificare quale arma avesse utilizzato. Indipendentemente l’azienda californiana LeoLabs, specializzata nell’osservazione di oggetti in orbita aveva tracciato l’intera dinamica dell’impatto, mostrando la capacità della tecnologia russa dell’azione distruttiva di satelliti in orbita. Un test giudicato da Washington: «sconsiderato e pericoloso» ma sicuramente non è stato il primo caso di prove di attacco, ha risposto subito Sergei Shoigu, Ministro russo della difesa: l’11 gennaio 2007 la Cina distruggeva il meteo FENGYUN 1C generando 2.400 parti residue e il 21 febbraio 2008 dall’incrociatore USS LakeErie nel Pacifico fu abbattuto il satellite NroL-21 a 247 km. di quota. E non più tardi del maggio 2019 il premier indiano Narendra Modi annunciava al mondo che un nuovo tipo di missile aveva abbattuto il satellite DRDO Microsat-Ra soli tre minuti dal lancio.

Atti di pura criminalità, ci assumiamo la responsabilità di affermarlo, perché per il solo fatto di voler mostrare i muscoli come un individuo che abbia fatto il pieno di steroidi, queste ostentazioni mettono a repentaglio la vita dei naviganti dello spazio vicino e di tutte le preziose macchine che ci girano sulla testa, oltre l’atmosfera. Ma la sindrome di Kessler -termineinventato dall’omonimo ricercatore- ovvero il rischio che una collisione nello spazio possa creare una nube di detriti capace di generare altre collisioni e ulteriori frammenti, portandoli ad un effetto di fuga chiamato ‘collisione a cascata’ è andata oltre le aspettative, secondo alcuni esperti del settore per la bravata compiuta dai russi. E in effetti quella che sembrava una normale esercitazione militare ad ascesa diretta mettendo in moto più di 1.500 pezzi di materia orbitale tracciabile potrebbe essere stata un modo per disturbare proprio quella costellazione gigantesca che Elon Musk sta realizzando attorno alla Terra che alla lunga rischierà di controllare e monopolizzare le reti di collegamento delle informazioni su scala globale. Non è difficile comprendere quanto una comunicazione così composta possa infastidire i regimi dittatoriali che primi tra tutti tendono alla coercizione di qualunque proposta che non passi dalla propria censura. Del resto, lo stesso Putin in passato aveva definito internet «un progetto della Cia».

Le nostre sono note di riflessione che pur non pretendendo di entrare nel merito di una disputa così feroce, devono far riflettere come ogni azione compiuta può mirare a conseguenza inimmaginate, ma studiate e create all’uso dei più forti contro i più deboli.

Siamo partiti da una serie di convenevoli tra Zelensky e Musk: il vicepremier Mykhailo Fedorov, ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina, aveva lanciato un appello perché Starlink venisse messa a disposizione per risolvere i problemi di connessione e comunicazione causati dall’intensificarsi dell’invasione russa. Il fondatore di SpaceX ha pure fatto effettuare in poche ore un aggiornamento dei software contribuendo al miglioramento del servizio e all’allentamento dei disturdbi causati da agenti ostili.  

Quando abbiamo parlato di problematiche che possono apparire marginali forse si è trascurato che alcune motivazioni sono molto più significative di quanto non possano apparire e meritano la necessaria attenzione. Nessuno in questa fase della storia è al di fuori della partita.

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