martedì, Maggio 24

Ucraina: volontariato combattente, di assistenza ed umanitario Anche i volontari hanno bisogno di trovare una collocazione sempre più trasparente e chiara e la guerra in Ucraina fa emergere alcune considerazioni

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La guerra di Ucraina fa emergere alcune riflessioni ed alcune considerazioni sulla parola volontari e sul significato operativo.I mezzi di comunicazione ogni giorno parlano di volontari facendo ‘di tutta un’erba un fascio’.

Nell’immaginario collettivo e nella realtà quotidiana i volontari sono persone che offrono il proprio tempo qualificato per il bene comune. Essere volontario vuol dire fare del bene.

In Italia c’è stata una evoluzione e il volontario che fino ad oggi è stato inteso come aderente all’Organizzazione di Volontariato (ODV), supera tale confine e si legittima come valore aggiunto anche in altri contesti soggettivi nelle nuove categorie di enti di Terzo settore (ETS) previste dalla Riforma del Terzo Settore.

Si tratta di ‘volontariato organizzato’, riferito al mondo delle associazioni di volontariato. E basti pensare che la legge quadro sul volontariato del ’91 disponeva espressamente (art. 2 comma 1) che: “(…) per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte (…)” intendendosi organizzazione a cui il volontario apparteneva. Esclusivamente quella di volontariato (ODV appunto).

Oggi si allargano significativamente i confini operativi del volontariato che diventa legittimato alla sua azione nelle diverse articolazioni della società civile. E’ comunque evidente che dire volontario combattente o volontario di assistenza crea una sensazione di ossimoro.

Anche il discrimine del gratuito è sempre stato un elemento importante, anche se ora si sta modificando. Ma cosa c’entra la guerra di Ucraina? In questo ultimo mese di guerra l’evidenza della funzione e dell’attività di volontario si è collocata in una triplice sintesi concettuale:

  • volontario combattente e militante di difesa (e offesa)
  • volontario militante di protezione ed assistenza sanitaria-logistica
  • volontario di assistenza, tutela e valorialità professionale di aiuto.

Per militante si intende chi partecipa attivamente ad una organizzazione con varie funzioni.

Volontario combattente e militante di difesa (e offesa) è la persona che, nella fattispecie, è pronta a sostenere militarmente (con le armi) sia l’Ucraina che la Russia. Numericamente, i volontari combattenti, che ad oggi sono stati inseriti nei due eserciti, sono quasi equivalenti (ca 15/16 mila) anche se, in ambedue le nazioni, si dichiara che le domande sono quasi il doppio.

L’identikit del volontario combattente è normalmente un miliziano che ha già combattuto in altre guerre (si veda per esempio Siria) e che vuole aderire a questa guerra con varie motivazioni. Molti sono combattenti-mercenari che vengono retribuiti, altri sono persone che aderiscono per spirito di patria e di difesa. Comunque è prevalente la prima motivazione anche se, ed invece, in Ucraina si afferma che i combattenti volontari sono ucraini sparsi nel mondo che rientrano in patria.

In Ucraina, i volontari stranieri sono stati inseriti nella Legione internazionale e molti sarebbero anche inseribili nelle truppe speciali ad intensità di fuoco.

Analogamente vale per la Russia che ha un numeroso contingente di ‘foreign fighters’ siriani.
Questi volontari hanno anche una funzione di alleggerimento dell’impatto sull’opinione pubblica riguardo al sacrificio di vite umane e di feriti di guerra perché, in molti casi, essendo combattenti stranieri, non vanno a colpire la popolazione autoctona.

Ovviamente, niente di nuovo e con un approccio variegato: ricordo le Crociate, la guerra spagnola nell’era di Franco, I volontari della guerra di Liberazione in Italia, l’Angola, il conflitto Siriano e tanti altri teatri di guerra. Questo volontariato è, solitamente, ben remunerato ed il danaro ha anche una sua importante valenza di motivazione. Il dibattito è aperto ed è legato a varie contingenze storiche.

Volontario militante di protezione ed assistenza sanitaria-logistica che appartiene ad una organizzazione di militanza associativa ed ha come riferimento grandi realtà come la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa, l’ONU, la protezione civile ed altri enti.

La professionalizzazione nell’ambito sanitario,di emergenza e di protezione è alta e la strutturazione quasi militare offre la garanzia del pronto intervento.

Ad oggi in Italia, per la guerra di Ucraina, le persone che hanno bisogno di assistenza sono circa 18.000 e la CRI sviluppa servizi di assistenza umanitaria (farmaci e cure mediche).

Inoltre, ad oggi, sia la Protezione Civile che la CRI hanno creato 1.000 posti letto in 200 tende in Ucraina, hanno portato 185 tonnellate di derrate alimentari, medicine, trauma kit, coperte.

Questi volontari offrono la loro attività in modo diversificato:per esempio la Protezione Civile Italiana ha una parte di volontari a titolo gratuito ed altri (per esempio dipendenti di imprese che chiedono un  “distacco lavorativo “per l’emergenza)che mantengono  la remunerazione mensile in essere data dalle imprese di appartenenza.

Volontario di assistenza, tutela e valorialità professionale di aiuto che appartiene ad organizzazioni di volontariato ed altri Enti del Terzo Settore. E’ il non profit militante che offre,in questa guerra di Ucraina, attività in loco (Ucraina,Russia,Bielorussia ecc) per il tramite di invii di derrate alimentari, equipe mediche volontarie ed altre assistenze anche tecniche. Già su l’Indro abbiamo scritto, per esempio, della Fondazione Francesca Rava.

Altra e più consistente attività è quella dell’accoglienza dei profughi che si svolge in Italia. Ad oggi sono entrati in Italia ca.72.000 profughi della guerra di Ucraina (37.000 donne, 6.600 uomini, 28.000 bambini prevalentemente diretti a Milano, Roma, Napoli e Bologna).

Per ora la rete famigliare dei compatrioti già in Italia ha assorbito il 90% di essi. La sfida incomincia ora quando, esaurita la rete famigliare, si dovranno trovare soluzioni abitative, di assistenza dei minori e di collocazione lavorativa perché questa linea di profughi è acculturata,parla speso inglese e chiede da subito una occupazione. Infatti, la distribuzione dei 300 euro mensili per adulto ucraino pro capite fino ad un anno (150 euro per ogni bambino) nonché l’accoglienza negli enti del Terzo Settore con una cifra di 33 euro circa pro die non sembra essere l’obiettivo di questo tipo di profughi.

Volontario di assistenza, tutela e valorialità professionale di aiuto svolge il suo servizio in modo del tutto gratuito ed è sempre più professionalizzato. L’impronta può essere di ‘devozione’ intesa come capacità di offrire il proprio potenziale ope­rativo come atto di devozione verso il gruppo (alto senso di gratifi­ cazione nell’appartenere) che si traduce in servizi gestiti e materia­ lizzati a godimento da parte dei fruitori. La simmetria con il grup­po è garanzia di efficacia e si traduce in simmetria con gli utenti.

Il focus del rapporto partecipativo è il gruppo (vedi parrocchia) un contesto in cui i volontari fanno parte dello stesso tessuto am­bientale
Altro marker è quello del ‘per vocazione’ in cui prevale la dimensione personale e il singolo fa da ponte  ” fra l’organizzazzione e gli utenti-profughi.

Il singolo si assume la responsabili­tà, pur richiedendo all’ente le condizioni per poter svolgere il pro­prio operato altruistico,ma gratuito. Il sistema è circolare e il ser­vizio reso è la traduzione ‘ontologica’ dei presupposti ideali personali e dell’ente.

Anche i volontari hanno bisogno di trovare una collocazione sempre più trasparente e chiara e la guerra in Ucraina fa emergere alcune considerazioni.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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