mercoledì, Maggio 25

Ucraina: Volodymyr Zelensky, il comico che non fa più ridere Ecco perché ha perso la fiducia degli ucraini e perché probabilmente sarà di fatto impedito nel gestire questa crisi, che, comunque si risolva, potrebbe determinare la fine della sua breve carriera politica

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Il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è da settimane al centro di una crisi che starebbe trasformandosi in una guerra, in una guerra europea. Eppure, prima ha minimizzato il rischio di una offensiva russa, arrivando anche a rimproverare l’Occidente -l’unico alleato, o quasi alleato, sul quale può contare per armi e quattrini, oltre sostegno politico- per aver seminato il panico nel suo Paese e a livello europeo, poi, ora, grida al lupo e va da Joe Biden a chiedere maggiore sostegno, suggerendo, dicono a ‘CNN i suoi funzionari, «idee concrete per diminuire la minaccia russa all’Ucraina», ovvero maggiore supporto militare, comprese armi più avanzate, e unpacchetto finanziario significativo‘, perchè un forte sostegno economico «dimostrerebbe a Putin che l’Occidente è con l’Ucraina e l’impatto dell’escalation di Putin non darebbe frutti».
Il 44enne attore comico che prima -2015- interpreta il Presidente ucraino nella serie televisivaSluha Narodu‘ (‘Servitore del popolo’), e poi, visto il successo televisivo, dal 2019, interpreta lo stesso ruolo nella vita reale, dopo essersi candidato alla testa di un partito che guarda caso si chiama Sluha Narodu, ‘suggerisce al 79enne Biden, in politica da 50 anni tondi tondi, molte volte candidato alle presidenziali, vicepresidente USA per 2 mandati -8 anni a fianco di Barack Obama-, il Presidente più esperto di politica estera che gli States abbiano mai avutocome sbrogliare la matassa ucraina, con una ricetta a base di sofisticate armi à gogo, e fiumi di quattrini, a uno dei Paesi più corrotti del panorama europeo. Poi, con l’occasione, il comico ha offerto una sua prestazione fuori sacco, ha invitato Biden a visitare l’Ucraina il prima possibile.

Questo anomalo Presidente che dispensa suggerimenti a Biden, ha un mucchio di problemi in casa, invasione a parte, e «invece di mobilitare le diverse forze politiche del Paese per unirsi nell’affrontare il Cremlino, ha trascorso gran parte degli ultimi mesi perseguendo politiche di divisione che rischiano di indebolire il Paese rafforzando al contempo la sua presa sul potere». Giudizio firmato Atlantic Council -uno dei think tank americani più accreditati-, attraverso la penna di Kira Rudik, parlamentare ucraina e leader del partito di opposizione Holos.
Rudik elenca
una serie di questioni aperte e divisive che vedono protagonista Zelenskyy. Si va dall’incapacità «di compiere progressi significativi nella tanto necessaria riforma giudiziaria», malgrado l’impegno reiterato del Presidente a portare avanti questa riforma chiave da troppo tempo in stallo, fino alla legge anti-oligarca, «un’altra indicazione di un consolidamento del potere che minaccia di minare la concorrenza politica, concedendo al Consiglio di sicurezza e difesa nazionale controllato dal Presidente i poteri di determinare esattamente chi è un oligarca».
Anche sul fronte della libertà dell’informazione e della proprietà dei media il Presidente lascia trasparire segnali preoccupanti
. «Gli aspetti della legge relativi alla proprietà dei media hanno gravi implicazioni per la libertà di parola. Una volta entrata in vigore nel maggio 2022, la legislazione consentirà potenzialmente a Zelenskyy di mettere la museruola ai media ucraini». Ci sono stati «tentativi di prendere di mira singoli giornalisti in seguito alle critiche a Zelenskyy».
Lo sviluppo di gran lunga più pericoloso, secondo Kira Rudik, è «la crescente tensione politica tra le autorità attuali e le forze di opposizione del Paese». L’ultimo eclatante caso, a gennaio 2022, è quello dell’ex Presidente ucraino Petro Poroshenko, «è stato accusato di tradimento in relazione al commercio di carbone dall’Ucraina orientale occupata dalla Russia durante il suo mandato. Poroshenko è il principale rivale politico di Zelenskyy ed è ampiamente propenso a correre contro di lui nel 2024. Sebbene i dettagli specifici delle accuse contro Poroshenko non siano ancora stati resi pubblici, il perseguimento di un concorrente chiave per la presidenza è stato ampiamente condannato come motivato politicamente». Ma non è solo l’ex Presidente ad esere sotto accusa. Anche altri politici sono stati presi di mira. «L’Ufficio investigativo statale (SBI) ha recentemente interrogato i membri del gruppo parlamentare legato all’ex Presidente del Parlamento e critico di Zelenskyy Dmytro Razumkov. A seguito delle critiche a Zelenskyy da parte del partito Holos, sono stata recentemente convocata per essere interrogata dall’SBI sulle attività legate al partito risalenti al 2020».
Secondo
Kira Rudik, «La tempistica di questi sviluppi è particolarmente preoccupante. Perché il Presidente di una Nazione assediata da una superpotenza militare dovrebbe rivoltarsi contro i suoi oppositori interni? Qualunque siano le motivazioni dietro le politiche del Presidente Zelenskyy, le sue recenti azioni minano la sicurezza nazionale in quello che è un momento critico per l’Ucraina». Per altro, aggiunge la parlamentare, «Adottando misure che mettano in discussione il suo impegno per lo sviluppo democratico dell’Ucraina, Zelenskyy rischia anche di indebolire la determinazione della comunità internazionale a sostenere il Paese contro l’aggressione russa».

Leonid Ragozin, giornalista freelance russo, con sede ora a Riga, collaboratore di ‘BBC‘ e di altre autorevoli testate occidentali, sostiene che la leadership ucraina in questi mesi è sata preoccupata più che per l’invasione russa, per un colpo di Stato. Minaccia denunciata dallo stesso Zelenskyy durante una conferenza stampa lo scorso novembre. Poco dopo «gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno trovato un modo per sostenere la paura di un colpo di Stato di Zelenskiyrilasciando dati di intelligence secondo cui la Russia stava complottando per rovesciare il governo ucraino con l’aiuto dei suoi delegati locali».
Il problema, secondo Ragozin, è che mentre «figure diverse -dagli oligarchi agli agenti di sicurezza- sono state presentate come potenziali cospiratori in varie dichiarazioni e rapporti emersi negli ultimi mesi», «
molte altre figure chiave non sono state menzionate, anche se hanno una capacità molto maggiore di mettere in scena un evento simile a un colpo di Stato».
Il giornalista punta il dito sulle faide interne. «
L’Ucraina post-Maidan è piena di gruppi paramilitari ben armati e oscuri che lavorano come freelance per gli oligarchi e strettamente legati a varie fazioni negli organi di sicurezza. È il controllo su uno o più di questi gruppi, caratterizzati come battaglioni volontari o movimenti nazionalisti, che definisce la capacità di un oligarca o di un leader politico di organizzare un colpo di Stato inquadrato come un’altra rivoluzione Maidan».

E approposito di oligarchi, nonostante si proponesse come l’ultimo outsider intento a spezzare il potere dell’élite oligarchica corrotta del Paese, la campagna elettorale di Zelenskyy, che lo ha fatto vincere con numeri schiaccianti, il 73% circa, è dipesa fortemente dal sostegno di Ihor Kolomoisky, probabilmente l’oligarca più controverso dell’Ucraina, annota in un dettagliato rapporto, l’Atlantic Council, proprietario della società che ha prodotto programmi per la rete ucraina 1+1, nel contesto della quale Zelenskyy lavorava come comico.
Kolomoisky, nel 2021, è stato inserito nell’elenco delle sanzioni statunitensi con l’accusa di corruzione, «ma rimane apparentemente intoccabile a casa». I funzionari del governo ritenuti una minaccia per gli interessi di Kolomoisky sono stati rimossi dai loro incarichi, e la politica di Zelenskyy di deoligarchia sarebbe costruita appositamente per colpire i suoi nemici politici e quelli dell’oligarca che lo sostiene.
Non si dimentichi, per altro, che lo scorso ottobre 2021,
Zelenskyy è apparso nei documenti di Pandora Papers. Il Presidente e la sua cerchia ristretta erano i beneficiari di una rete di società offshore.
E già dall’anno prima
Zelenskyy combatteva contro la perdita della fiducia della Nazione e del sostegno degli elettori, causa le sue azioni e un eccesso di promesse non mantenute. Il suo indice di fiducia è sceso dal 71% di settembre 2019 al 46% di marzo 2020, una perdita di 25 punti percentuali in un tempo straordinariamente breve. Nell’ottobre 2021, a metà del suo mandato di cinque anni, il tasso di approvazione di Zelenskyy era sceso a un minimo del 25%. Secondo un sondaggio di gennaio 2022 dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev, solo il 30% della popolazione del Paese vuole che Zelenskyy si candidi per un secondo mandato e ancora menoil 23%voterebbe per lui. Nel 2019 il Presidente aveva raccolto attorno a lui il 73% dell’elettorato.

Leonid Ragozin passa in rassegna i protagonisti di questa intricata pagina di colpo si Stato minacciato non si capisce bene da chi ma comunque da forze interne, che potrebbero non essere affatto eterodirette. «L’ultima persona nominata come presunto cospiratore è il colonnello della Polizia Yury Goluban, che è stato arrestato il 30 gennaio. Il Ministro dell’Interno ucraino Denys Monastyrsky ha affermato che stava complottando per inscenare una violenta protesta davanti all’ufficio presidenziale di Kiev. Ha affermato che Goluban potrebbe essere collegato ai separatisti del Donbas e alla Russia.

Goluban è più di un semplice poliziotto. La sua storia di vita ha molte caratteristiche che lo rendono simile agli agenti di sicurezza che compaiono nelle indagini penali. Una versione della biografia di Goluban -pubblicata sul sito web del ministero dell’Interno nel 2017 quando ha vinto un premio per l’eroismo nel conflitto del Donbas- afferma che prima della rivoluzione di Maidan, aveva prestato servizio nelle unità d’élite antiterrorismo di varie agenzie di sicurezza ucraine, tra cui lo Special Group Alpha del Servizio di sicurezza dello Stato ucraino (SBU). All’inizio della guerra con la Russia, si unì a un battaglione di volontari chiamato Kyiv-1,guidato da Yevhen Deydey, un gangster della regione di Odessa, che prima di Maidan era stato condannato per rapina a mano armata. Il battaglione emerse sotto gli auspici dell’allora Ministro degli Interni Arsen Avakov, il cui figlio si unì brevemente ai suoi ranghi. Ma Oleksandr Khodakovsky, un importante comandante separatista del Donbas, affermò che Goluban era uno dei suoi subordinati durante l’acquisizione filo-russa di Donetsk. Khodakovsky è l’ex comandante di Alpha a Donetsk. Dati i pochi dettagli che le forze dell’ordine ucraine hanno rilasciato sul presunto complotto di Goluban, è impossibile verificare le accuse mosse contro di lui. A parte le affermazioni del Ministro, non è stata presentata alcuna prova che dimostri che la violenta protesta fosse stata davvero pianificata. Le autorità, inoltre, non hanno collegato Goluban a nessuna delle figure di spicco che erano presenti come organizzatori di colpi di Stato nelle precedenti accuse».

«Una di queste figure è l’ex deputato e proprietario del canale televisivo Nash, Yevhen Murayev, che è stato accusato dal Ministero degli Esteri britannico il 23 gennaio di aver guidato una cospirazione filo-russa. Funzionari britannici in seguito hanno ammesso che questa informazioneera stata loro trasmessa dall’intelligence statunitense. Questa storia è stata accolta con molto scetticismo dagli osservatori regionali, anche perché l’Ucraina non si è mossa per perseguire Murayev, nonostante le accuse britanniche.

Murayev ha respinto le accuse dicendo che Mosca aveva già il suo leader scelto per l’Ucraina. Stava parlando dell’alleato di lunga data di Putin e amico di famiglia Viktor Medvedchuk. Quest’ultimo è davvero un ospite frequente a Mosca e al Cremlino, a differenza di Murayev, che si trova anche nella lista delle sanzioni russe dell’Ucraina.

I due uomini sono chiaramente di calibro politico diverso. Il blocco di opposizione/per la vita di Medvedchuk è arrivato secondo alle elezioni parlamentari del 2019. È diventato per breve tempo il partito più popolare del Paese, secondo i sondaggi, alla fine del 2020, poco prima che il Presidente Zelenskiy scatenasse un attacco a Medvedchuk, inserendolo anche nella lista delle sanzioni, insieme a tre canali televisivi che avrebbe dovuto controllare tramite un procuratore.

Murayev guidava il Blocco di opposizione, un partito amico della Russia con un nome molto simile a quello di Medvedchuk. Nelle elezioni del 2019 non è entrato in parlamento. Gli osservatori lo hanno considerato uno spoiler che ha effettivamente rubato il 3% dei voti a Medvedchuk.
È difficile capire perché la Russia dovrebbe scommettere su un politico abbastanza impopolare, quando ha un alleato che presiede una forza politica veramente potente.

Curiosamente, nessuno sta attualmente nominando Medvedchuk come potenziale organizzatore del colpo di Stato, forse perché è stato effettivamente neutralizzato da Zelenskiy. Oltre ad essere stato colpito da sanzioni extragiudiziali, è attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di tradimento e ‘aiuto ai terroristi’ in un caso relativo al contrabbando di carbone dal Donbas.
Anche una forza paramilitare che stava cercando di costruire con l’aiuto di una fazione scissionista del movimento di estrema destra Azov è stata distrutta dalle forze combinate di paramilitari rivali e forze dell’ordine. È sicuro affermare che attualmente non esiste una potente forza paramilitare sul fianco filorusso della politica ucraina».
«La personalità più importante nell’elenco dei potenziali cospiratori è il più ricco uomo d’affari ucraino Rinat Akhmetov. È stato lo stesso Zelenskiy a menzionare il suo nome in relazione a una presunta minaccia di colpo di Stato durante la sua conferenza stampa di novembre.

Il Presidente non ha accusato direttamente l’oligarca di aver complottato un colpo di Stato, ma ha affermato che alcuni agenti russi stavano cercando di farlo salire a bordo. Le forze dell’ordine ucraine hanno quindi rilasciato ulteriori dettagli che avrebbero dovuto sostenere le accuse. Si è scoperto che si basavano su conversazioni intercettate tra agenti di sicurezza russi di medio rango. Questi dettagli non hanno reso la storia più plausibile. Akhmetov ha espresso indignazione per il Presidente collegandolo a questo presunto complotto.
Ma Zelenskiy aveva altre ragioni per sospettare che Akhmetov avesse pianificato di sloggiarlo, anche se con mezzi democratici, piuttosto che con un colpo di Stato. Quattro giorni prima della conferenza stampa di Zelenskiy, Akhmetov ha incontrato un gruppo di importanti politici e personalità dei media a Vilnius, apparentemente per celebrare il compleanno del presentatore televisivo Savik Shuster.
Oltre all’uomo più ricco dell’Ucraina, gli ospiti del partito includevano l’ex Primo Ministro Volodymyr Groysman, il fratello del sindaco di Kiev Volodymyr Klitschko e, forse in particolare, l’ex Ministro degli Interni Arsen Avakov, un veterano politico che all’inizio ha svolto un ruolo importante nella creazione di unità di volontari della guerra nel Donbas.
Oltre al Kyiv-1 di Goluban, queste unità includono Azov, un reggimento della Guardia Nazionale che si sovrappone fortemente all’omonimo movimento di estrema destra, composto da ultranazionalisti e assoluti neonazisti, tra cui alcune dozzine di fuggitivi dalla Russia.
Avakov è piuttosto impopolare in Ucraina, ma la sua associazione con i paramilitari di estrema destra lo rende una delle figure più potenti in un Paese in cui i risultati politici a volte vengono decisi in battaglie di strada e rivoluzioni.

Una delle testate giornalistiche più importanti del Paese,’Ukrayinska Pravda, ha riferito, citando fonti anonime, che l’incontro di Vilnius era incentrato sull’elaborazione di una strategia comune per le prossime elezioni parlamentari e presidenziali, previste rispettivamente nel 2023 e nel 2024. Una potente coalizione come quella potrebbe sfidare efficacemente il Presidente Zelenskiy e il suo partito.
Nelle settimane successive, le forze dell’ordine ucraine hanno fatto irruzione negli uffici di Akhmetov in quello che alla fine potrebbe trasformarsi in un procedimento penale contro l’oligarca. Naturalmente, Akhmetov afferma che questo attacco è motivato politicamente».
«Nella stessa conferenza stampa di novembre in cui Zelenskiy ha avanzato le sue oscure accuse, il Presidente ha anche affermato di conoscere la data del tentativo di colpo di stato programmato: 1 e 2 dicembre. C’era davvero una protesta in programma durante queste date, che ha avuto luogo, ma non ha portato a scontri o violenze. È stato organizzato dal Movimento di resistenza alla capitolazione, una forza di strada radicale dedicata a rovesciare Zelenskiy. Guidato da Andriy Levus, ex vice capo del Servizio di sicurezza ucraino (SBU), è la reincarnazione di un altro movimento, il Popolo libero, che a sua volta deriva dal Congresso nazionalista giovanile dell’Ucraina, un’organizzazione fondata dai successori dei collaboratori nazisti che trovarono rifugio in Nord America dopo la seconda guerra mondiale. Composto dai membri dell’autodifesa di Maidan e dai veterani di guerra, il Movimento di resistenza alla capitolazione è una forza paramilitare associata all’opposizione nazionalista che si è riunita attorno all’ex Presidente Petro Poroshenko dopo essere stato sonoramente sconfitto da Zelenskiy nelle elezioni del 2019. Levus è stato un importante comandante dell’Autodifesa Maidan, che ha protetto i manifestanti durante la Rivoluzione della Dignità del 2014. Durante il suo periodo in SBU all’inizio della guerra nel Donbas, ha contribuito a formare unità di volontari e gruppi di sabotaggio. Le sue convinzioni politiche sono fortemente influenzate dalla tradizione banderovita ucraina di estrema destra, che si basa sulla convinzione che la storia è fatta da individui spietati, non da masse statiche. Quando Zelenskiy ha sconfitto Poroshenko con una valanga di voti nel 2019, Levus ha scritto un post in cui affermava che la maggioranza è intrinsecamente incapace di prendere decisioni politiche corrette e spetta a individui volitivi correggere i propri errori.
La forza di Levus si sovrappone in gran parte al nucleo militante della rivoluzione di Maidan, ma è anche vicina alla parte radicale dell’ambiente di sicurezza ucraino, che ha tentato di mettere sotto accusa Zelenskiy nel cosiddetto affare Wagnergate. Con il capo dell’intelligence militare ucraina, Vasyl Burba, dalla loro parte, hanno accusato Zelenskiy di tradimento per aver annullato un piano follemente audace per catturare un gruppo di mercenari russi facendo atterrare forzatamente un aereo di linea civile turco mentre sorvolava l’Ucraina. Il tentativo di impeachment fallì e Zelenskiy licenziò Burba.

La repressione è continuata a dicembre, quando Poroshenko è stato ufficialmente accusato di tradimento nello stesso caso dell’alleato di Putin Medvedchuk, per presunto coinvolgimento nel contrabbando di carbone dalla parte del Donbas controllata dalle forze appoggiate dalla Russia. Poroshenko ha lasciato l’Ucraina, ma è tornato a gennaio nonostante la minaccia di arresto. Il quotidiano canadese ‘Globe & Mailha riferito che l’arresto è stato scongiurato da un intervento del Ministro degli Esteri canadese Christya Freeland.

Se tutto quanto sopra ti sembra confuso, allora puoi immaginare quanto confuso potrebbe essere il Presidente Zelenskiy nel cercare di capire chi è amico e chi è nemico nel panorama bizantino della politica ucraina.

Dal momento che la Russia è l’aggressore, l’istinto naturale di tutti i politici ucraini è quello di cercare di etichettare il loro rivale come tirapiedi russi.

Ma ciò non significa che il presidente Zelenskiy veda necessariamente la minaccia come emergente dalla Russia, soprattutto ora che Medvedchuk è neutralizzato. Il fatto che la linea del suo governo stia ora divergendo radicalmente dalla narrativa della ‘imminente invasione’ della Casa Bianca può riflettere i dubbi che potrebbe nutrire sulle intenzioni americane riguardo all’Ucraina e a se stesso in particolare.

Zelenskiy non era chiaramente la scelta preferita dell’America nelle elezioni del 2019. I suoi rivali politici del campo di Poroshenko rimangono i beniamini del blob DC. Nel frattempo Akhmetov è uno dei principali sponsor dell’Atlantic Council, il think tank aggressivo, che sembra avere la maggiore influenza sulla politica ucraina di Joe Biden. I gruppi paramilitari ultranazionalisti, che controllano le strade nelle città ucraine, intrattengono rapporti cordiali con le organizzazioni della diaspora ucraina di estrema destra, che sono state nutrite dalla CIA durante la Guerra Fredda.
La parte della comunità di sicurezza ucraina che ha cercato di estromettere Zelenskiy nell’affare Wagnergate è anche il partito di guerra del Paese. Alla conferenza stampa di novembre, Zelenskiy ha accusato direttamente il principale sostenitore dell’affare Wagnergate, il commentatore militare Vyacheslav Butusov, di aver tentato di innescare le ostilità nel Donbas.

Sono stati i paramilitari ultranazionalisti a far deragliare di fatto il primo tentativo di Zelenskiy di raggiungere un compromesso con Putin nel 2019, quando hanno dimostrato la loro capacità di sabotare gli accordi di tregua raggiunti dal Presidente, minando così la fiducia di Putin in Zelenskiy come partner negoziale.

Zelenskiy è ben consapevole che, indipendentemente dal tipo di compromesso che potrebbe raggiungere, i suoi rivali tenteranno di estrometterlo in un evento simile a Maidan. Ha motivo di dubitare che l’America lo sosterrà in quel momento».

Volodymyr Zelenskyy ha promesso di sconfiggere i ribelli sostenuti dalla Russia nell’est che stavano combattendo le forze ucraine e fare passi da gigante verso la risoluzione del conflitto. Le assicurazioni hanno contribuito alla sua schiacciante vittoria nel 2019. Questo non è accaduto e, anzi, ora la Russia minaccia l’invasione. Aveva anche promesso di combattere la corruzione e lo strapotere degli oligarchi, e non solo lui ha vinto e sta governando grazie al supporto di un oligarga, uno dei tanti, ma gli altri oligarchi continunano a prosperare, malgrado qualcuno sia alle corde. L’economia non va bene, anzi, e la libertà nel Paese è percepita come in contrazione. Per tutto questo ha perso la fiducia degli ucraini, e probabilmente per tutto questo sarà di fatto impedito nel gestire questa crisi, che, comunque si risolva, potrebbe determinare la fine della sua breve carriera politica. La fine di un comico che ha creduto troppo al personaggio che è stato chiamato interpretare e alla fine il personaggio potrebbe distruggerlo.

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