mercoledì, Maggio 25

Ucraina: una tragica guerra tra sordi e descritta da ciechi L’attuale drammatica guerra in Ucraina diventa un tragico esempio della mancanza di una politica capace di anticipare il dramma di una guerra. Quindi, il fallimento della politica

0

Carl von Clausewitzgenerale prussiano , ricordava che «la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico». L’attuale drammatica guerra in Ucraina diventa un tragico esempio della mancanza di una politica capace di anticipare il dramma di una guerra tra sordi incapaci di sentire le ragioni altrui e descritta da ciechi media che si fermano alla notizia del giorno incapaci di guardare un sistema globale che sta violentemente cambiando. Non si capisce e non si chiarisce una guerra fatta con due modi di combattere, la finanza ed i cannoniLo scontro mette in discussione gli equilibri globali sul piano bellico, su quello della finanza e su quello degli equilibri globali.

La lettura della storia è fondamentale per capire i motivi del fallimento della politica che rimanda le decisioni per paura o per comodità portando la politica alla guerra, che non nasce mai per caso, ma è la risoluzione di conflitti non affrontati in sede politica come spesso si è verificato nella Storia.

L’Ucraina creata da Lenin ma legata alla Russia  ha dato i natali, oltre a Lenin, a Kruscev ed a Breznev, mantenendo una forte integrazione nel sistema sovietico.

La caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell’impero russo ha creato potenziali conflitti in Paesi alla riconquista della loro identità e l’Ucraina tra questi ha dovuto cominciare a fare i conti con le sue etnie diverse tra parte occidentale, cattolica e di lingua ucraina e quella orientale , russa- ortodossa e di lingua russa . Probabilmente il mondo sarebbe diverso se gli Usa rimasti soli a governare il mondo avessero fatto un nuovo piano Marshall per salvare e riunire il sistema sovietico ma questo pensiero non fa parte della cultura degli Usa ma certamente dell’Europa che troppo spesso, però , rimane silente. L’espansione della NATO dopo la guerra nella ex-Iugoslavia, altro esempio di fallimento della politica finito in guerra, ha creato ai confini della Russia la percezione di un possibile rischio nella confinante Ucraina per colpa anche dell’atteggiamento aggressivo degli USA.

 E’ utile ricordare la preveggenza di Henry Kissinger che nel 2014 in un articolo pubblicato sul ‘Washington Post’ scriveva: «Troppo spesso la questione ucraina viene presentata come una resa dei conti tra due contendenti, l’est e l’ovest. Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare non deve essere l’avamposto della due parti, ma il ponte neutrale fra di essePer la Russia, l’Ucraina non potrà mai essere considerata come Paese straniero data la sua storia». Kissinger rimarcava le differenze al suo interno, come visto, tra l’ovest e la parte est e concludeva: «L’obiettivo di un accordo non è la soddisfazione assoluta ma l’insoddisfazione equilibrata in mancanza della quale la deriva verso il conflitto accelererà e di questo passo accadrà abbastanza presto» ( Si veda Dario Gedolaro su Viavai-blog ). Aveva ragione, ma nessuno lo ha ascoltato ed ora siamo di fronte al dramma infinito di una guerra oggi incomprensibile e sciagurata.

Infine, questo drammatico scontro mostra due forme di guerra, quella sul campo e quella sui mercati finanziari ed in tutte due i casi i risultati sono violentiL’esclusione della Russia dal sistema dello Swiftdollaro-centrico, la danneggerà come in parte anche gli altri Paesi ma favorirà la creazione di un sistema alternativo a cui sia la Russia, sia la Cina, l’India ed altri Paesi stanno pensando.

Dal 2014 la Russia ha lanciato un sistema di pagamento, SFFS, alternativo allo Swift e la Cina nel 2015 a sua volta ha creato il CIPS  a cui aderiscono 1280 istituzioni finanziarie in 103 paesi e regioni collegate e, come la Russia , ha ridotto l’interscambio con il dollaro dal 90 % del 2015 al 49% del 2020. Siamo alla fine di un lungo periodo di debito coperto dalla stampa di carta moneta specie in dollari e la possibilità di una de-dollarizzazione diventa uno scenario alternativo; ma la politica rimane assente anche in questo caso? Se la risposta è positiva prepariamoci ad un altro disastro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Fabrizio Pezzani è professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università L.Bocconi di Milano e distinguished professor presso la SDA Bocconi School of Management. Ha insegnato nelle Università di Parma, di Trento e di Brescia; è membro del comitato scientifico della Fondazione 'Centesimus Annus pro Pontifice' e di svariati Editorial Board di riviste internazionali di economia; è stato fino al 24 febbraio 2013 presidente del collegio dei revisori di Milano. E’ autore di contributi importanti sia a livello nazionale che internazionale sui temi dell’economia aziendale italiana fondata sulla realizzazione del bene comune, la sua lettura è ampia ed estesa ad altre scienze sociali. L’economia, in questa visione, è e rimane una scienza sociale e non una scienza esatta come oggi viene intesa.

End Comment -->