martedì, Maggio 17

Ucraina: una ricetta trumpiana L'invasione di Putin potrebbe essere un'opportunità strategica per gli Stati Uniti. Ecco due modi in cui Washington potrebbe sfruttare questa finestra

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Vadimir Putin, alla fine ha deciso per l’attacco all’Ucraina. Nelle prossime ore, o nel giro di qualche giorno, si capirà quale l’obiettivo finale, se ‘solo’ il Donbas, oppure il cambio di regime a Kiev.
Poco più di 24 ore prima che invadesse, Putin ha ricevuto il compiacimento dell’ex Presidente americano Donald Trump, il quale ha definito il riconoscimento delle due autoproclamate repubbliche separatiste del Donbas, la Repubblica Popolare di Doneck (DNR) e la Repubblica Popolare di Lugansk (LNR), una ‘genialata’: «Questo è genio. Putin dichiara una grande porzione dell’Ucraina», «indipendente. Oh, è meraviglioso». «Quindi Putin ora sta dicendo: ‘È indipendente’, un’ampia parte dell’Ucraina. Ho detto: ‘Quanto è intelligente?‘ E sta per entrare e diventare un pacificatore. Questa è la forza di pace più forte. Potremmo usarlo sul nostro confine meridionale. Questa è la forza di pace più forte che abbia mai visto. … Ecco un ragazzo che è molto esperto. … Lo conosco molto bene. Molto, molto bene».
Trump è Trump, e uscite di questo genere, malgrado possano preoccupare un pezzo di Stati Uniti se correlate alla possibilità di una sua candidatura alle presidenziali 2024, anche considerando il seguito di cui ancora continua godere nel Paese, alla fine diventano poco più che colore. Quanto invece potrebbe incidere sulla Casa Bianca, in vista delle elezioni di medio termine che vedono i democratici in serie difficoltà,sono i trumpiani all’interno del partito repubblicano, e coloro che contribuiscono alla base ideologica e allacomunicazionedella linea trumpiana nel Paese, che in questa fase si inseriscono nel dibattito sulla politica estera con critiche più o meno accese nei confronti dell’Amministrazione Biden.

Tra questi lavoratori della base ideologica trumpiana, c’è A. Wess Mitchell, Co-fondatore e ‘Principal’ di The Marathon Initiative, «un’iniziativa politica incentrata sullo sviluppo di strategie per preparare gli Stati Uniti a un’era di continua competizione tra grandi potenze», come si legge nella presentazione, ex assistente del Segretario di Stato per l’Europa e l’Eurasia durante l’Amministrazione Trump.

Mitchell, ieri, su ‘Foreign Policy‘, ha pubblicato un intervento nel quale spiega come l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia potrebbe essere una opportunità strategica per gli Stati Uniti.
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L’imminente invasione russa dell’Ucraina offre un’inaspettata opportunità per gli Stati Uniti di affrontare in modo decisivo la Russia in un modo che fa avanzare anche gli obiettivi strategici statunitensi in Asia», esordisce A. Wess Mitchell.
G
iocando la sua mano ora, in un momento in cui l’Esercito cinese probabilmente avrà ancora bisogno di alcuni anni per il completamento della modernizzazione necessaria per muoversi con decisione contro Taiwan, «il Presidente russo Vladimir Putin ha creato una finestra di opportunità per gli Stati Uniti per mettere i propri affari in ordine in Europa, così da avere una maggiore larghezza di banda per affrontare la Cina in una crisi futura».

Ci sono due modi fondamentali per gli Stati Uniti di sfruttare questa finestra, secondo Mitchell.
Un
primo modo «sarebbe un accordo che esaudisse il desiderio di Putin di una sfera di influenza sull’Ucraina. È probabile che la tentazione di trovare un accomodamento in questo senso, ad esempio inducendo gli ucraini a un atteggiamento di neutralità o rinunciando all’adesione alla NATO, aumenterà una volta che Putin inizierà ad accaparrarsi ulteriore territorio. La logica alla base di un simile accordo sarebbe che saziare Putin in Europa libererebbe risorse statunitensi per scoraggiare la Cina».
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Il problema di questo approccio non è principalmente morale ma strategico. Anche se Putin avesse rispettato i termini -e sicuramente non l’avrebbe fatto- il risultato pratico sarebbe semplicemente spostare la linea della mischia a ovest, ai confini di Polonia e Romania. E poiché questi Stati, a differenza dell’Ucraina, sono alleati della NATO, gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a inviare ancora più truppe la prossima volta che una crisi divampa. Lungi dal liberare risorse statunitensi per l’Asia, ciò richiederebbe risorse aggiuntive per l’Europa».

«L’altra opzione per gli Stati Uniti è progettare una sconfitta significativa per la Russia per mano degli ucraini, una sconfitta così significativa da costringere Putin non solo a fare marcia indietro, ma anche a ripensare la sua intera politica estera». Per portare avanti questa linea, gli Stati Uniti dovrebbero armare gli ucraini come hanno fatto con i mujaheddin afgani negli anni ’80. «L’obiettivo non sarebbe solo fermare la Russia in Ucraina, ma spingere Putin a rivalutare fondamentalmente i costi e i benefici della sua linea di espansione preferita verso Ovest e a rivolgere la sua attenzione a Est», afferma Mitchell, richiamando i precedenti storici, sia della Russia zarista, sia dell’Unione Sovietica.
L’Occidente dovrebbe volere che «l’Ucraina diventi un’ulcera così insolubile che Putin alla fine concluda, sulla base degli interessi della Russia, che non vale la pena tentare di conquistare e sottomettere. Secondo le notizie di dissenso a Mosca, questo è proprio lo scenario che temono alcuni degli ex generali russi».

Per raggiungere questo obiettivo, serviranno «più capacità di quelle che l’Amministrazione Biden è stata finora disposta a fornire: missili Stinger, fucili antidroni e mine, nonché un flusso continuo di missili anticarro e munizioni per armi leggere».
«Parallelamente, la diplomazia statunitense dovrebbe sfruttare lo shock che un’invasione russa genererà nella politica europea». La crisi, afferma Mitchell, «rappresenta un’opportunità unica per galvanizzare una maggiore condivisione degli oneri tra gli alleati».
Servirà «creare un glacis di opposizione, sia in Ucraina che in Europa, che costringa Putin a ripensare la sua attuale traiettoria». A. Wess Mitchell avverte che per quanto le sanzioni siano una componente importante a questo fine, e dovrebbero, anzi, essere implementate –quelle adottate lo scorso 22 febbraio non basterebbero, secondo l’ex componente dell’Amministrazione Trump-, «l’Occidente non dovrebbe farsi illusioni sulla capacità delle sanzioni di alterare il comportamento russo». Con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile e il Presidente cinese Xi Jinping pronto a scudare le sanzioni a sostegno di Putin, Washington dovrà essere capace di gestire e incrementare l’utilizzo dello strumento.
A questo punto,
«gli Stati Uniti dovranno offrire incentivi positivi affinché la Russia guardi a Est piuttosto che a Ovest. Potrebbe farlo, ad esempio, rimuovendo gli ostacoli agli investimenti degli alleati statunitensi come Giappone e Corea del Sud nell’Estremo Oriente russo, investimenti di cui i russi hanno un disperato bisogno per evitare la dipendenza strategica da Pechino, ma che sono stati ostacolati dalle sanzioni statunitensi. Gli Stati Uniti potrebbero anche allentare le barriere all’acquisto di armi russe per Paesi come l’India e il Vietnam, che sono ansiosi di acquisire l’aiuto russo per resistere all’espansione cinese».
«
L’Ucraina, in altre parole, potrebbe essere il fulcro di una strategia globale degli Stati Uniti volta a riorientare l’attenzione della Russia verso il teatro che conterà di più per gli Stati Uniti nel prossimo decennio. L’alternativa – aumentare le forze e l’attenzione all’Europa ogni volta che Putin diventa aggressivo, non dando mai agli ucraini gli strumenti completi di cui hanno bisogno per l’autodifesa e non offrendo incentivi alla Russia per nient’altro che il suo corso attuale- non funzionerà più.
Gli Stati Uniti sono fortunati che la Cina probabilmente non sia ancora in grado di sfruttare la difficile situazione dell’Occidente e affrontarlo con una crisi su due fronti. La prossima volta, gli Stati Uniti potrebbero non essere così fortunati».

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