mercoledì, Maggio 25

Ucraina: un delitto, due assassini La Russia è responsabile di aggressione, ma la sua responsabilità andrà misurata sulla base delle motivazioni. Potrebbe risultarne che magari la colpa non è interamente dell’assassino

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Una volta di più, credo sia utile parlare sinteticamente del tema della guerra in Ucraina, anche con riferimento a quello che ho definito pensiero unico, e che, a quanto mi pare di capire, continua ad essere offerto in lungo e in largo su tutta la stampa. La quale, in questi ultimi giorni, rincara più che mai la dose, anche perché a molti non pare vero poter riprendere a sbeffeggiare quel gruppo di persone che a suo tempo si espresse contro la logica unica del vaccino e quant’altro, e oggi torna a proporre una serie di dubbi sull’interpretazione corrente dei fatti in Ucraina.
Ovviamente le critiche, o meglio gli attacchi, sono per lo più volgarucci quando si rivolgono a persone che, nella loro vita precedente, hanno mostrato di essere persone pensanti e molto, ma proprio molto, preparate. Tanto più ciò richiede un minimo di commento, in quanto quelle persone dabbene (per lo più, almeno, per quanto ne so!) delle quali io non conosco che uno e di sfuggita, vengono oggi accusate di immaginare cospirazioni complicate, se non mostruose, che nasconderebbero i veri motivi della guerra e del suo svolgimento, e non so che altro … stavo per scrivere che sono accusati di immaginare complessità inesistenti. Non lo dico perché alla parola complessità a Massimo Gramellini verrebbe un travaso di bile, e mi dispiacerebbe, perché il colore verdino che ne conseguirebbe non gli dona di certo.
In una parola, facciamola breve, queste persone sono accusate di essere filo-russe, anzi, filo-Putin, e quindi complici morali delle molte brutture di quella guerra. Basta questa accusa per fare definire queste persone, come dei reietti. Ebbene, sorvolando sulla loro ‘reiettitudine’, alcune cose giuste, a mio parere, le dicono, e quindi vale la pena tornare sulla interna vicenda, per fissare alcuni puntini sulle ‘i’, già in passato da me … puntualizzati!

 

La situazione dell’Ucraina è da molto tempo estremamente contesa e ambigua. Ma ciò non toglie che l’Ucraina sia stata la culla della cultura russa, o almeno una culla molto importante e vitale per la Russia odierna: vitale culturalmente e umanamente. Non per caso spesso si parla di un conflitto lacerante per le coscienze di chi si difende e di chi attacca.
La Crimea, inoltre, ha avuto una strana storia, dato che è stata a lungo, e senza troppi dubbi, russa, fino a quando -per quelle stranezze che fanno anche le migliori persone del mondo- non fudonatada Kruscev, insomma dalla Federazione russa, all’Ucraina. Sorvoliamo sui motivi e poniamo un primo punto fermo: non è esattamente la cosa rispettosa dell’autodeterminazione dei popoli quella di donare territori e relativa popolazione. Quindi, attenti, qui è importante chiarire: una rivendicazione dell’autodeterminazione da parte della popolazione della Crimea è a dir poco ragionevole. E siccome è ragionevole in sé, non vi è nulla di strano che la popolazione possa esprimere la propria volontà: che, nella specie, sia pure dopo una sorta di rivoluzione eterodiretta, è stata espressa in un referendum. Che si può ripetere, volendo.
Non sto dicendo che tutto sia legittimo, sto solo dicendo che la cosa è suscettibile di discussione, e siccome si tratta di persone umane, è doveroso prima o poi ascoltarne la volontà e accettarla. Chiaro? Accettarla, perché il popolo della Crimea ha gli stessi diritto di tutti i popoli. E lo stesso vale per quelli del Donbass.

Per quanto attiene all’Ucraina, il discorso è più complicato, e, mi perdonerà Gramellini, anche complesso.
La Costituzione della Ucraina (abbastanza nuova), prevede l’entrata nella NATO e ladegradazionedella lingua russa a lingua qualunque, e non una di quelle ufficiali. Da ciò due conseguenze.
Una attiene al problema del ‘trattamento delle minoranze‘, alle quali il diritto internazionale prevede che si diano alcunefacilitazioni‘, tra cui la possibilità di usare la propria lingua. Basta guardare all’Alto Adige per capirlo. Se questa prerogativa si togliesse all’Alto Adige, non pensate che gli altoatesini protesterebbero? Sulla partecipazione alla NATO (che è la cosa che ha fatto arrabbiare la Russia), poco conta che gli ucraini dicano che sarebbe improbabile: loro la vogliono e la NATO vuole loro, o meglio -come vedremo subito- vuoleusarlicontro la Russia.
La NATO (e la conferenza stampa del 2 aprile di Jens Stoltenberg lo conferma) è una organizzazione militare ormai aggressiva, non più difensiva. Comunque, aggressiva o non che sia, è tesa sempre e da sempre a fronteggiare la Russia, sovietica e non. A mia conoscenza non esiste alcuna norma di diritto internazionale che permetta di creare un sistema di aggressione possibile rivolta contro uno Stato o un gruppo di Stati, che non permetta a questi ultimi di protestare e di nonessere minacciati‘. Il diritto internazionale vieta l’uso della forza e la minaccia dell’uso della forza al medesimo modo.
Tanto più che nell’accordo Michail Gorbaciov-George H. W. Bush, la NATO (Bush che è la NATO: non scherziamo, la NATO è gli USA, gli altri contano come il due di briscola) si era impegnata a non estendersi fino ai nuovi confini della Russia dopo lo scioglimento dell’URSS. L’accordo è stato violato platealmente, e per di più la NATO esercita (in realtà gli USA!) pressioni estimolazioni‘ (insomma, lo sappiamo che i Paesi hanno servizi segreti, che spesso passano il loro tempo a influenzare la politica di altri Paesi fino al suscitare ribellioni -non facciamo le educande!), insomma, azioni di spionaggio attivo, diciamo così, che ha, nel caso di specie, sollecitato movimenti e tumulti in Georgia e in Ucraina. Anzi, la sera del 2 Aprile, Stoltenberg ha detto che da anni la NATO addestra e rifornisce l’Ucraina in cose militari: per abbellire le strade di Mosca?
In altre parole: è assolutamente logico pensare che la Russia si sentisse minacciata. In altri articoli ho spiegato più approfonditamente il perché.
Che gli USA abbiano sempre cercato di creare problemi agli altri Paesi, e in particolare alla Russia, alla Cina, eccetera, non è una novità. E che siano ripagati di simili ‘simpatiche attenzioni’ nemmeno è un mistero.
La Russia ha per anni, sia rivendicato l’applicazione dell’accordo Gorbaciov-Bush, sia protestato per il comportamento dell’Ucraina, culminato nella modifica della Costituzione e nelle esercitazioni e addestramenti NATO. Inascoltata. Anzi, cacciata dal G8, proprio per questo anche se ‘ufficialmente’ per i fatti della Crimea e del Donbass otto anni fa.
Tutto ciò premesso, come ho scritto nel primo articolo su questa guerra: la Russia ha aggredito l’Ucraina, non vi è ombra di dubbio. Ma…

 

Ma seguitemi ancora un istante.
Se un Tizio ne ammazza un altro, la prima cosa che il giudice fa è capire se lo ha ammazzato per legittima difesa, oppure per errore, oppure perché temeva di essere attaccato, eccetera. Ciò vale anche nel diritto internazionale. La Russia, cioè, è responsabile di aggressione a prima vista, ma la sua responsabilità andrà misurata sulla base dei fatti: delle motivazioni.
E, come in altri casi di omicidio, potrebbe risultarne che magari la colpa non è, o non è interamente dell’assassino.
Naturalmente poi, ma solo poi, c’è anche il discorso sui diritti dell’uomo eventualmente violati, sugli eventuali crimini di guerra, sull’eventuale tentativo di genocidio della Russia sugli ucraini o dell’Ucraina sui russi, eccetera.
Concludo: il dubbio, le varianti, le verifiche, ecc., sono parte del ragionamento logico maturo. La colpa non è quasi mai da una parte sola, e intelligenza vuole che se ne discuta, che implica che chi conclude diversamente va ascoltato e criticato: non messo all’indice e insolentito perché in contrasto colpensiero comune o unico‘. Ai tempi di Galilei e di Giordano Bruno si ragionava così. L’inquisizione è nell’immondizia della storia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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