domenica, Agosto 14

Ucraina – UE: il ‘Commonwealth europeo’ di Boris Perchè il (per ora segreto) piano di Boris Johnson di spaccare la UE e 'prendersi' i Paesi anti-Russia dell'Unione, creando una nuova cortina di ferro, sarebbe una benedizione per l'Unione europea

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Aggiriamoci oggi nei pressi della guerra ucraina e della ‘faticosa’ gestione della guerra da parte dell’Unione europea.
Certe volte, dei ‘modi di dire’, dei vezzi semantici ecc., riescono a diventare realtà o vaticini credibili. Boris Johnson, il nerboruto Primo Ministro di Sua Maestà britannica (lui sì che è ‘premier’, Mario Draghi no) è da molti mesi ormai alle prese con un ‘partygate’. Ormai tutte le discussioni e gli scandali hanno per suffisso ‘gate’. Sono convinto che la maggior parte dei Lettori di giornali nemmeno bene si ricorda il perché quel suffisso assassino si usi tanto.
Boris è nei guai per avere fatto delle feste al 10 di Downing Street in pieno Covid: cioè, violando le norme da lui stesso poste sul distanziamento, eccetera. E la storia va avanti da mesi, con richieste di dimissioni, sbeffeggiamenti vari e quant’altro. Direte, la Gran Bretagna è un Paese serio, e se un politicante ne fa una, si cerca di fargliela pagare. Vero: da noi ne abbiamo viste di tutti i colori e giace in attesa di voto (spero non voto) popolare, di referendum insomma, una proposta che abolirebbe la cosiddetta legge Severino, che impedisce ai politicanti condannati per reati vari di ‘restare in politica’, come dicono loro.
Mi auguro che gli italiani abbiano il buon gusto di avere capito che quei referendum sono solo uno strumento di lotta e minaccia politica e che sono, per il resto, demenziali. Meglio lasciarli cadere nell’oblio. Io non andrò a votare, perché alle sciocchezze ci sono limiti. Ma se andassi, voterei no a tutti. Per un motivo tanto semplice quanto decisivo: la democrazia dei referendum può anche essere una buona cosa, solo se amministrata con estrema cautela, e su temi tanto generali da impedire che siano fatti tecnici incomprensibili ai più, che, richiamati dal battage pubblicitario, vanno a votare facendo sì che il proprio voto venga utilizzato da altri per i propri fini politici.

 

Torniamo a Boris. Pare che, in margine alle discussioni europee sullesanzionia Mosca (come ho detto, tecnicamente illegittime), Boris abbia in mente un piano molto più ampio e corposo in Europa. Sì, in Europa, quella Europa che ha abbandonato fragorosamente e sprezzantemente, suscitando, come qualcuno ricorderà, il mio entusiasmo. E’ stato definito come qualcosa di simile a unCommonwealth europeo‘.
Sembra, infatti, che la Gran Bretagna voglia costruire una sorta di trattato di coordinamento o di libero scambio o di alleanza militare, o tutte e tre le cose, con i Paesi confinanti o quasi con la Russia. Infatti, i Paesi che potrebbero partecipare a questo accordo sarebbero i Paesi baltici, la Polonia, l’Ucraina e addirittura la Turchia forse. Insomma i Paesi che circondano la Russia.
Lo scopo non è ben chiaro, ma probabilmente il trattato avrebbe sia un contenuto economico, alternativo alla UE, sia un contenuto militare. Servirebbe cioè a chiudere e sigillare i confini della Russia, sia dal punto di vista economico che militare.
Sarebbe, a prima vista -il progetto, infatti, è ancora allo stato embrionale, come direbbe Luigi Di Maio che se ne intende- uno strumento aggressivo nei confronti della Russia, che legherebbe quei Paesi -piuttosto arretrati nella UE- alla Gran Bretagna e quindi agli USA.
Come è noto, la gran parte dei Paesi ex-sovietici, sono politicamente più legati agli USA che all’Europa, della quale pure fanno parte, perché si sentono minacciati dalla Russia, non si fidano della debole e incerta Europa, e sono sicuri della eventuale protezione USA.
Non è il caso di approfondire di più. Le notizie sono troppo poche (almeno per me) e ragionare sulle cose vaghe fa solo perdere tempo.
Però è evidente come un progetto del genere, da un lato si propone di rimettere in gioco la Gran Bretagna dopo l’uscita dalla UE, dall’altro si propone di costruire quella cortina di ferro che sembrava abbattuta dopo la fine della Unione Sovietica, garantendo ai Paesi anti-Russia una forma di assicurazione forte contro le possibili aggressioni russe.
Inutile dire che pensare ad ulteriori aggressioni russe non ha molto senso, anzi, non ne ha alcuno: visti i problemi che sono nati con l’Ucraina, figuriamoci se la Russia possa essere tentata da farne di nuove. D’altra parte, però, stuzzicherebbe la fame di quei Paesi che concepiscono l’Europa come la vacca da mungere per la propria economia, ma non nel rispetto delle regole europee. Anzi, è proprio l’Ucraina quella che, con una aggressività davvero preoccupante, oltre che stupida, preme per essere ammessa subito alla UE. Il che, non solo non piace agli altri Paesi europei e manda in bestia i Paesi già prossimi ad entrarvi ma ancora sotto sforzo per le necessarie misure da prendere per potere entrare in una organizzazione così complessa e articolata come l’UE.
Mi domando: dal punto di vista europeo questo progetto come viene visto?

 

Come ho detto, per ora non se ne parla nemmeno, ma nulla impedisce di fare un minimo di analisi sulle possibili conseguenze.
Ebbene, sotto questo profilo, la mia impressione è che una cosa del genere sarebbe il toccasana per l’Europa residua‘.
Da un lato, infatti, faciliterebbe e accelererebbe la costituzione di quella difesa europea della quale si parla da tanto. Specialmente perché quella idea avrebbe l’effetto di ‘spaccare’ la NATO tra Paesi legati alla vecchia NATO difensiva e Paesi aggressivi verso la Russia. Il che renderebbe più facile alle ‘colombe’ europee passare alla realizzazione della difesa europea.
Dall’altro lato, priverebbe l’Europa residua delpesodi Paesi economicamente deboli, desiderosi di finanziamenti e insofferenti alle regole europee, con tutto ciò di negativo che una cosa del genere suscita oggi. Questo, a mio parere, sarebbe la conseguenza più importante del piano di Boris.
Infine, tutto ciò faciliterebbe la modifica di alcune regole europee tra Paesi che ormai da tempo sono d’accordo sulla cosa. In particolare, un maggiore accentramento a Bruxelles di competenze economiche e politiche, del quale sarebbe un corollario naturale la fine della unanimità nelle decisioni, e quindi un passo avanti decisivo verso quella federalizzazione dell’Europa (sia pure della parte più ‘antica’ in termini di UE dell’Europa) che ormai si profila ogni momento più necessaria, se non altro per evitare che l’Europa, o meglio i Paesi che ne fanno parte, diventino delle pedine nelle mani della politica globale degli USA.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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