mercoledì, Maggio 25

Ucraina: Turchia mediatore per … interesse La Turchia tra crisi e guerra: la mediazione tra Ucraina e Russia è fondamentale per la Turchia, sia per non dover subire forti shock esterni, sia per mantenere l’alleanza commerciale e militare con due Paesi per essa cruciali dal punto di vista geopolitico ed energetico

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«Un successo diplomatico», così il governo turco commenta l’incontro avvenuto ieri, ad Antalya, tra il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrove il suo omologo ucraino, Dmytro Kuleba, alla presenza del Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, che ha cercato di mediare tra le parti anche con incontri bilaterali. In realtà, benché la Turchia sia riuscita a portare il negoziato per il cessate il fuoco a livello ministeriale per la prima volta dall’inizio della guerra, ad Antalya si è assistito ad un nulla di fatto. Entrambi i ministri sono rimasti fermi sulle loro posizioni, in particolare il Ministro russo ha ribadito le richieste fondamentali da parte della Russia, cioè la smilitarizzazione e neutralità dell’Ucraina, oltre al riconoscimento della Crimea e delle regioni separatiste. Una tregua delle ostilità non è nemmeno stata nominata. «Ci aspettavamo che fossero attivati i corridoi umanitari durante questo incontro ma purtroppo ciò non è avvenuto», si è lamentato Kuleba. L’impressione è stata che Lavrov non fosse venuto per alcun accordo, forse per mancanza di mandato preciso sulle decisioni da prendere.

Le parti hanno convenuto di proseguire gli sforzi in incontri successivi ed il Presidente turco,Recep Tayyip Erdoğan, ha già dichiarato l’intenzione di far proseguire i negoziati ad Istanbul, candidando quindi la Turchia ad essere un importante mediatore nella guerra in corso.
Ed è questa probabilmente la ragione del ‘successo’ secondo la Turchia e dell’iperattivismo diplomatico di Erdoğan, che già ad inizio febbraio si era proposto come mediatore facendo visita a Kiev al Presidente Volodymyr Zelensky: garantire alla Turchia un ruolo di primo piano internazionale e, soprattutto, di mediatore credibile. Questa volontà turca è anche la ragione dell’organizzazione molto celere del meeting ad Antalya, rapidità che potrebbe anche aver reso difficile il raggiungimento di un accordo sostanziale tra le parti.

La Turchia ha sicuramente delle qualità per candidarsi ad essere mediatore. È membro della Nato, una garanzia agli occhi dell’Ucraina, che sostiene anche con l’invio di droni da combattimento (e sul cui suolo aveva cominciato a produrne alcuni componenti). Dall’altra parte, la Turchia è riuscita a ritagliarsi uno spazio diplomatico indipendente dalla Nato e dall’Ue, grazie anche agli ottimi rapporti del presidente Erdoğan con gli omologhi Putin e Zelensky. Inoltre, il governo turco sta cercando una soluzione di cooperazione con Mosca, cercando anche di far confluire in Turchia i capitali degli oligarchi russi sottoposti a sanzione. La Turchia, infatti, pur avendo condannato in modo deciso l’attacco russo, ha rifiutato le sanzioni economiche nei confronti di Mosca e non le ha chiuso lo spazio aereo. Decisioni controverse, ma che rendono Erdoğan un interlocutore ascoltato da Putin.
Vedremo nei prossimi giorni se il ruolo della Turchia potrà avere un impatto significativo, almeno per quanto riguarda il cessate il fuoco. Di certo, però,
questo ruolo potrebbe avere impatti positivi sull’economia turca, o almeno questa è la speranza del Presidente Erdoğan, da qui il suo iperattivismo diplomatico.

La Turchia, infatti, è un Paese in profonda crisi economica: l’inflazione a gennaio è stata oltre il 50% rispetto allo stesso periodo di un anno prima, stando ai dati OCSE, mentre la lira turca è crollata del 45% contro il dollaro nel 2021. La crisi valutaria è ormai diventata insostenibile e le ricadute sull’economia reale e sulla società sono pesanti, soprattutto in termini di crescita della povertà, stimata al 12,2% nel 2021 dal 10,2% del 2019 ed ancora in crescita.
Dopo due anni di pandemia il settore del turismo, che rappresenta circa il 13% del PIL turco, dovrebbe tornare a crescere, ma è adesso a forte rischio per la guerra, dato che
i russi rappresentano da anni la quota maggiore di turismo in Turchia, con circa 5 milioni di visitatori nel 2021, anno in cui gli ucraini figurano al terzo posto con 2,1 milioni di turisti. Quindi, mantenere buoni rapporti con i due Paesi e riuscire a fermare la guerra tra loro significherebbe per la Turchia anche garantire linfa ad uno dei suoi settori strategici e tra i più colpiti dalla pandemia. Non a caso, forse, il negoziato ha avuto luogo ad Antalya.
L’altro grande problema dell’economia turca è il fatto che la Turchia è un grande importatore. In particolare, la Turchia importa il 90% del suo fabbisogno di gas, il 60% del quale proprio dalla Russia.
Per questo
il governo turco non può rischiare che Putin chiuda i rubinetti del gas: sarebbe il colpo finale per una economia fragile in cui l’iperinflazione sarebbe a quel punto irreversibile e con risultati difficili da prevedere.
Data questa forte dipendenza dalla Russia, la Turchia negli ultimi mesi ha compiuto intensi sforzi per stringere intese importanti con altri Paesi sul fronte energetico, tra cui gli Emirati Arabi e l’Ucraina.
Erdoğan sta costantemente stipulando accordi commerciali e finanziari con diversi partner, tra cui l’Arabia Saudita, Israele, e l’Armenia. Un lavoro intenso per cercare di normalizzare le relazioni con gli Stati vicini, sia in termini economici che diplomatici (simbolico è proprio il tentativo di riavvicinamento all’Armenia), molto voluto da Erdoğan, il quale sta cercando di rasserenare i mercati e far tornare la stabilità nel suo Paese, oltre al tentativo di far entrare in Turchia valuta straniera che ormai scarseggia nelle riserve del sistema finanziario turco.
Infine, non va dimenticata la situazione in Siria. Nel 2020 Erdoğan e Putin hanno raggiunto un’intesa sul controllo e la demilitarizzazione nella provincia di Idlib: adesso la Turchia non vuole rischiare cheMosca dia il permesso al regime di Damasco di attaccare la provincia, innescando così un’ulteriore crisi umanitaria e spingendo circa tre milioni di civili verso la frontiera turca.

In questo quadro, quindi, la mediazione tra Ucraina e Russia è fondamentale per la Turchia,sia per non dover subire forti shock esterni dovuti alla guerra, sia per mantenere l’alleanza commerciale e militare con due Paesi per essa cruciali dal punto di vista geopolitico ed energetico. Tenendo anche conto che Erdoğan cercherà di confermarsi alle elezioni politiche nel 2023, anno del centenario dalla fondazione della Repubblica turca. Da questo punto di vista, probabilmente, Ankara valuterà se i negoziati saranno stati un ‘successo’.

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