lunedì, Giugno 27

Ucraina: tra la candidatura e l’ingresso nella UE, molto ci corre L'arroganza di Zelenski nel 'pretendere' l’accesso all’Europa è un errore strategico molto grave. E per quanto riguarda le armi che chiede oramai senza sosta, è molto probabile che il gioco sia diventato: volete il Donbass? Vi diamo altre armi (mai decisive) per continuare a farvi ammazzare

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Ieri, alcuni dei senatori intervenuti a seguito delle Comunicazioni del Presidente Mario Draghi in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, hanno ricordato con ‘soddisfazione’ (alcuni fino a spellarsi l’ugola) la visita a Kiev di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz del 16 giugno scorso.
Di quella visita si è scritto molto, soprattutto perchè messa in relazione alla decisione che, proprio il Consiglio europeo che inizia domani, dovrà assumere circa la concessione dello status di ‘Paese candidato’ all’Ucraina, e perchè le parole dei tre sono apparse molto meno nette e critiche nei confronti dell’Ucraina, in tema di guerra, di quanto si potesse ritenere alla luce di ciò che avevano detto specialmente Macronprima della partenza.
Ebbene, una delle poche cose che ho imparato è che in politica estera non è l’ultima dichiarazione quella che conta, ma il complesso delle dichiarazioni, azioni e non-azioni prodotte.
È semplicemente evidente -e solo un ingenuo avrebbe potuto pensare diversamente- che i tre non potevano andare a Kiev (dopo una nottata in treno!) e dire a Volodymyr Zelenski, ‘hai torto marcio’, ‘sei arrogante e fuori controllo’, e ‘devi andare a trattare’. Sarebbe stato un disastro inqualificabile se i tre (ma soprattutto Macron e Scholz) avessero detto a Kiev tutto quello che avevano detto prima di andarci, e non avevano detto poco!
A Kiev mica potevano andare a dire, ‘ciao Zelenski, grazie per l’invito e ora crepa!’ Non c’è bisogno di Luttwak per capirlo, nel senso che lo capirebbe perfino lui …e, anzi -mi voglio rovinare-, perfino Giggino-Di Maio! Che, nel frattempo, faceva di tutto per mettere in difficoltà Draghi parlando di Italia non neutrale, e che, proprio ieri, ha ufficializzato la scissione dal ‘suo’ (non più suo) Movimento Cinque Stelle -mi permetto di dire che proprio ieri lo avevo ‘previsto’.

 

Solo gli USA credono (anzi, credevano) che la politica estera si possa programmare, calcolare, prevedere fino in fondo, magari grazie alla teoria dei giochi. Sarà un caso, ma tutti gli esperti (intendo quelli veri, gli studiosi) dicono, senza tema di smentita, che gli USA hannopersotutte le guerre alle quali hanno partecipato dopo la seconda guerra mondiale. Dovepersenon vuol dire aver subito sconfitte militari, ma politiche, in riferimento ai risultati finali raggiunti.
In questo senso l’Afghanistan, una ripetizione se possibile molto più tragica del Vietnam, ne è un esempio clamoroso. Nessuno ha ‘battuto’ gli statunitensi ‘sul campo’, ma alla fine l’esercito si è ritirato dopo avere negoziato il ritiro, le istituzioni politiche e la società che si pensava di cambiare e di imporre non è stata cambiata né imposta. Nel caso dell’Afghanistan, poi, la cosa è clamorosa: sono tornati gli stessi talebani che c’erano prima, le donne sono trattate anche peggio di prima, la povertà è il connotato come prima, e il commercio di droga, se non sbaglio, anche. Che ci sono, anzi, che ci siamo stati a fare lì?
Da voci sempre più eloquenti, si continua a rilevare che anche lo stesso Joe Biden sta usando da un po’ toni diversi: non si parla più divittoria‘, si glissa sull’invio di armi, ecc…

Perché? Perché -scusatemi l’azzardo- per quanto fosse e sia possibile, ‘l’occidente‘, cioè gliamerikani‘, non hanno e non possono vincere sul piano politico, e nemmeno dire di avere vinto su quello militare, se non altro perché la bomba atomica è sempre lì, bella e pronta, a dimostrare il contrario.
Immaginare che la Russia da qui a dieci anni se ne vada dal Donbass è pura fantasia e lo sappiamo tutti, ma, ecco un punto a favore dell’Europa più e prima che degli USA, se si parlasse di venti anni … beh, se ne potrebbe discutere. A parte il fatto importante, anche se finora rigorosamente taciuto, che tra l’Ucraina di Zelenski (che è russofono, ma non filo-russo!) e l’Ucraina del Donbass e della Crimea, si è ormai creato un baratro di odio e di remore per superare il quale non basterà un secolo!

Orbene. Sevincerela guerra significa fermare i russi ai confini del Donbass e poi trattare, sulla base del fatto che i russi non possono andare oltre perché non ne hanno la forza, la guerra è già vinta. Altro, completamente altro discorso sarebbe quello di ottenere la ripresa del territoriodell’Ucraina come Stato sovrano‘, come si legge sulla stampa o si sente dire dai politicanti. Intanto perché c’è molto da discutere su quale sia il territorio proprio dell’Ucraina Stato sovrano, tanto più che l’Ucraina Stato sovrano non è stata di certo nella sua storia più recente, e sulla appartenenza del Donbass, in termini etnico-culturali, all’Ucraina ci sarebbe molto da discutere.
A mio parere, è molto probabile che il gioco sia diventato molto diverso e più duro di prima. In una frase (cruda, e me ne scuso) si può sintetizzare: volete il Donbass? Vi diamo altre armi (mai decisive) e accomodatevi, ‘consumeretetutta la vostra popolazione nel combattimento.

Sono convinto che il discorso, cinico come pochi (ma, l’ho detto varie volte, il diritto internazionale e la relativa politica non sono roba da educande), è sostanzialmente questo. Vi diamo armi per continuare a farvi ammazzare, non di più.
Ma, poi, più armi significa più soldi, che significa meno, ma molti meno soldi per la ricostruzione. Finora USA e Europa possono ancora promettere qualcosa e forse mantenere in parte, ma tra non molto non più.

Per di più, l’arroganza estrema di Zelenski nelpretendere’ l’accesso all’Europa è un errore strategico molto grave, che, credo, sarà decisivo. Cosa vuole Zelenski, essere ammesso come ‘Paese candidato’? bene, l’Europa si farà pregare, si arrabbierà con Ursula von der Leyen che ha messo il carro davanti ai buoi, ma tra la candidatura e l’ingresso nella UE, molto, proprio molto, ci corre, e i Paesi europei, specialmente alcuni, sanno bene come menare il can per l’aia. Credo che a Zelenski quei tre lo abbiano spiegato.

 

C’è, infine un altro punto, anzi due.
Procede, pare, la spinta della Gran Bretagna verso una sorta di alleanza Nato/bis tra Gran Bretagna e Paesi dell’est europeo, e chi sa che l’Ucraina non possa finire in quel calderone. Che, come ho già scritto, potrebbe levare molte castagne dal fuoco dell’Europa, che non ne può più di alcuni Paesi dell’Est.
Ma il punto principale, stranamente nessuno lo nota, salvo i soliti critici che dicono che Macron guardava storto Draghi, è che a Kiev sono andati (dopo tante insistenze) i tre, quei tre. Cioè -se la politichetta italiana dei vari ‘Mattei’ e ‘Giggini’ con ‘Giorgine’, non ci affonderà- il nucleo di quella nuova Europa, più stretta, coesa e centralizzata, di cui si parla, non a caso, proprio in quel Trattato del Quirinale (sul quale, non per nulla, alcuni colleghi ed io stiamo organizzando un convegno a Settembre) che stringe fortissimo i rapporti tra Italia e Francia, come già stretti sono quelli tra Francia e Germania.

Il futuro è lì, e tutto lì, e, se si sviluppano le cose come sembra, il futuro (sorprendentemente) potrebbe passare di nuovo dall’Europa e non più dagli Usa, che usciranno, credo, a pezzi dallo scontro con la Cina, con cui non servono le armi da fuoco.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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