martedì, Settembre 21

Ucraina-Thailandia-Honduras, le proteste nelle piazze field_506ffb1d3dbe2

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proteste ucraina

La settimana comincia all’insegna della mobilitazione generale in tre differenti Paesi. In Ucraina, non accennano a calmarsi le proteste dopo la decisione del governo di rinunciare all’adesione all’UE, presa nel corso della scorsa settimana. Nella giornata di ieri, migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale, Kiev, per chiedere le dimissioni del presidente della repubblica, Viktor Yanukovich. Nelle strade sono anche state erette delle barricate mentre nella giornata di ieri i manifestanti sono persino riusciti a irrompere nell’edificio del municipio. Ad oggi, secondo quanto riportano i media locali, sembra che alcune zone della città siano de facto sotto il controllo diretto dei manifestanti, mentre la polizia starebbe adottando una tattica fondamentalmente attendista, aspettando istruzioni su come agire dopo che, nella giornata di sabato scorso, essa era stata chiamata a intervenire con la forza al fine di sedare la manifestazione.

Nella giornata di oggi la situazione è calma, anche se potrebbe essere semplicemente il preludio a nuove tempeste. Centinaia di attivisti hanno bloccato le entrate dei palazzi del governo e hanno impedito ai funzionari di rendersi al lavoro. Non se ne andranno, questo quello che dicono i portavoce della protesta, fino a quando il governo non cadrà. Nella città occidentale di Lviv, intanto, che è rinomata per essere un caposaldo delle forze pro-europee, le autorità locali hanno proclamato uno sciopero generale per l’intera giornata di oggi. A favore dei manifestanti si sono schierati leader politici come l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, ma anche celebrità come il campione di pugilato Vitali Klitschko. Una conciliazione è stata tentata tra il governo e l’opposizione ma questa, ha riportato oggi l’agenzia ‘ANSA’, ha scelto di rinunciare ai negoziati dal momento che il parlamento si è rifiutato di accettarne una proposta, che avrebbe permesso di mettere all’ordine del giorno le dimissioni della maggioranza. Yulia Tymoshenko, dal carcere di Kharkiv dove è rinchiusa, ha invitato gli Ucraini a non mollare: «milioni di cittadini devono sollevarsi, non lasciare le piazze finché le autorità non saranno state rovesciate con metodi pacifici», ha invocato. Un timidissimo segnale di apertura è arrivato, forse, dal presidente Yanukovich, che ha chiesto in giornata al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso di ricevere una delegazione ucraina per discutere alcuni aspetti dell’accordo di associazione. Lo ha comunicato la stessa CE, specificando però la propria disponibilità «a seguire gli accordi già sul tavolo, e non a ridiscuterne il contenuto».

Protesta l’Ucraina, protesta la Thailandia. Anche in questo caso, continua la mobilitazione della popolazione che chiede le dimissioni del governo e del primo ministro, Yingluck Shinawatra. Ma se Yanukovich (pare) sia intenzionato a fare un primo, timido passo indietro, Shinawatra non sembra voler mollare la propria posizione. Oggi la polizia ha aperto il fuoco con proiettili di gomma contro i manifestanti, allo scopo di disperdere la folla. La stessa Shinawatra aveva espresso però in televisione la volontà di trovare «un accordo pacifico», per la più grande crisi politica della storia recente della Thailandia. Il leader della protesta, Suthep Thaugsuban, ha incontrato Yingluck nella notte di domenica, mantenendo la propria linea ferrea: «né nuove elezioni né dimissioni del primo ministro», queste le richieste di Thaugsuban, «ma un consiglio del popolo che scelga un nuovo premier».

La vita di Bangkok, in queste ore, è quella di una città in stato d’assedio. Le scuole sono state chiuse e gli uffici pubblici pure. Le Nazioni Unite hanno chiuso il loro principale ufficio nella città. In un altro appello, che è stato trasmesso dalla televisione, Surapong Tovichakchaikul, il vicepremier thailandese, ha chiesto ai manifestanti di smettere di utilizzare la violenza. «Il governo utilizzerà la massima pazienza e si atterrà ai principi della nonviolenza, e riporterà la pace in Thailandia al più presto possibile». Ma a quanto pare non ci sono soluzioni rapide in vista, il muro contro muro continua.

Oltre alla Thailandia e all’Ucraina, si manifesta pure in Honduras. Dopo le elezioni di domenica, che hanno visto trionfare il candidato della destra Juan Orlando Hernandez, migliaia di sostenitori di Xiomara Castro, candidata alla presidenza del partito di sinistra Libertad y Refundacion (Libre) e moglie dell’ex presidente dell’Honduras Manuel Zelaya sono scesi in piazza a Tegucigalpa per protestare contro brogli elettorali e chiedere un nuovo conteggio dei voti.

In Egitto, il comitato dei saggi incaricato di riformulare la carta fondamentale del Paese ha approvato la nuova bozza della Costituzione. Ora il comitato dovrà proporre il testo all’esame del capo dello stato prima del referendum popolare, che dovrebbe tenersi tra fine dicembre e inizio gennaio al più tardi. Il nuovo testo è composto da 247 articoli. Nella bozza vengono ampliati i poteri dell’esercito, che potrà esprimersi direttamente sulla nomina del Ministro della difesa e processare i civili nei tribunali militari. Verrà mantenuta la sharia come fonte del diritto, ma verranno messi al bando i partiti islamici – una mossa che, probabilmente, è stata voluta per aumentare ancora di più l’isolamento dei ‘Fratelli Musulmani’. Nella Costituzione ci sono anche misure contro la violenza sulle donne, la tortura e a protezione della libertà di stampa.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha incontrato oggi il Papa nel suo secondo giorno di visite nel nostro Paese. Durante il colloquio si è parlato, oltre che del progetto di un viaggio di Francesco I in terra santa, anche dei piani di pace per il Medio oriente e la Palestina. «Durante i cordiali colloqui», informa una nota pubblicata dalla Santa sede, «è stata affrontata la complessa situazione politica e sociale del Medio oriente, con particolare riferimento alla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi, auspicando che si possa giungere quanto prima ad una soluzione giusta e duratura, nel rispetto dei diritti di entrambi i paesi». I due leader hanno anche discusso questioni riguardanti i rapporti tra le autorità statali israeliane e le comunità cattoliche locali, mai risolti davvero fin dal giorno dell’indipendenza dello stato ebraico, avvenuta il 14 maggio 1948. La visita pontificia, secondo alcune fonti citate da ‘Repubblica’, potrebbe avvenire nella terza settimana di maggio 2014: «non vediamo l’ora che accada”, ha sottolineato la moglie di Netanyahu», presente all’incontro.

In Siria, secondo l’agenzia di stato, i jihadisti avrebbero preso in ostaggio delle suore, dopo essere entrati nel convento di Santa Tecla, situato nel villaggio cristiano di Maalula, 60 chilometri a nord di Damasco. Nel frattempo, mentre continuano i combattimenti, arriva la denuncia dell’ONU nei confronti del presidente siriano Bashar Al-Assad: «in Siria sono state trovate prove di crimini di guerra e contro l’umanità riconducibili al presidente e al suo entourage». Lo riferisce l’alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, citata da ‘Repubblica’. «La commissione d’inchiesta sull’utilizzo di armi chimiche ha prodotto prove massicce di crimini contro la guerra e di crimini contro l’umanità». Dal marzo 2011 ad oggi, secondo fonti delle organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani, sono morte in Siria 126 mila persone. Tra di esse, 44.381 civili (di cui 10 mila tra donne e bambini).

In Croazia, domenica si è votato al referendum contro il matrimonio omosessuale. Il fronte dei contrari, decisi a iscrivere in Costituzione la definizione di matrimonio come unione di vita tra un uomo e una donna, hanno riportato una vittoria schiacciante (65,7%) anche se l’affluenza è stata bassissima (attorno al 30%). Non era richiesto quorum, pertanto il referendum è da ritenersi pienamente valido. Unica provincia a difendere il diritto delle coppie non tradizionali a sposarsi è stata quella dell’Istria. Per il presidente Josipovic, «c’è da auspicare che questa consultazione non diventi una nuova occasione di dividere la società in chiave ideologica».

 

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