lunedì, Giugno 27

Ucraina – Taiwan: strane coincidenze e contraddizioni In Russia, è bandita la parola 'guerra'; negli USA, è bandita la parola 'pace'. In Ucraina, gli USA si oppongono al principio di principio di autodeterminazione dei popoli, a Taiwan lo difendono

0

Per una curiosa circostanza storica, nel corso della guerra in Ucraina che stiamo vivendo, accade che nei due Paesi attualmente in lotta per la supremazia nel mondo, la Russia e gli USA, appaia una strana coincidenza, e poi, in riferimento agli USA, una strana contraddizione.

In Russia, pare, la parolaguerranon può essere pronunciata; quale ne sia la motivazione non è chiaro, salvo forse di non rendere del tutto chiaro al popolo russo che si sta appunto combattendo una guerra, poco importa se di aggressione o di difesa; non è nemmeno escluso che non la si pronunci per motivi costituzionali. Questo, per esempio sarebbe il caso dell’Italia, dove bisogna stare attenti, e infatti il Governo lo fa, a evitare l’uso del termine, nei documenti ufficiali, perché se si usasse si dovrebbero adottare le misure necessarie secondo la nostra Costituzione e le nostre leggi. Ma su ciò non vale la pena andare oltre, ne ho già parlato abbastanza.
Curiosamente, però, come dicevo, negli USA, sembra bandita la parolapace‘. Un esempio abbastanza evidente si ricava dall’incontro tra Mario Draghi e Joe Biden, dove il primo ha visibilmente messo in imbarazzo il suo ospite, parlando esplicitamente di pace, anzi, di desiderio di pace da parte dei popoli, almeno di quelli europei.
Parlare di pace non si può, perché ormai ogni giorno, anche più volte in un giorno, gli USA sembrano sempre più sordi alla ricerca della pace. Sia moltiplicando gli invii di armi sempre più letali, sia sostenendo direttamente gli ucraini nella loro lotta (ad esempio affondando l’incrociatore Moskva e uccidendo i generali russi), sia anche allargando in maniera preoccupante la loro sfera di azione. Anche, se devo dire la verità, con una certa fretta esagerata.

 

Sì, fretta, perché mentre è ancora in pieno svolgimento la guerra che più guerra non si può in Ucraina, dove gli USA la fanno da padroni e oramai in maniera evidente conducono direttamente la guerra, Biden improvvisamente si volta dall’altra parte e minaccia la Cina, forse ringalluzzito (se non lui, certamente la sua Amministrazione) dai successi ottenuto in Ucraina, che a detta di molti sono valsi a fermare l’avanzata russa.
E lo fa con toni estremisti, molto più duri e violenti di quelli adoperati perfino contro la Russia, magari evitando gli insulti veri e propri. Perché questa volta, non solo si minaccia la Cina di non tentare anche soltanto un poco di riprendersi Taiwan, ma si aggiunge per sovrammercato che qualora un attacco cinese a Taiwan ci fosse, gli USA scenderebbero direttamente in campo a difesa di Taiwan.
L’altro giorno accennavo alla pretesa, ormai evidente, degli USA di assumere e mantenere una funzione di gendarmi del mondo, che nessuno gli ha assegnato, ma che fa parte dell’’eccezionalismo‘ dal quale sono affetti gli statunitensi. Qui, anzi, gli USA agiscono preventivamente, non aspettano atti da parte cinese o anche solo minacce, ma preventivamente ‘avvertono’ la Cina delle loro intenzioni.

 

Potrei ora segnalare la contraddizione evidente in cui cadono gli USA, la contraddizione giuridica, innanzitutto.
Nei confronti della Russia gli USA fanno la guerra, ormai in maniera diretta, per impedire che lalibera volontàdella popolazione del Donbass all’indipendenza, o comunque alla separazione dall’Ucraina, venga realizzata.
Nel Mar cinese, fanno il contrario: vogliono impedire che una parte della Cina, separatasi, illegittimamente, dalla madrepatria, venga riportata a casa.
Sono, questi, gli inconvenienti di una pretesa di direzione generale del mondo conosciuto assunto da uno Stato da solo, in termini di potere. Gli USA affermano di poter decidere loro chi deve essere indipendente e chi no. E sono pronti a fare valere la loro pretesa anche con la forza.
Vorrei davvero capire dove stia la differenza tra le due situazioni.

 

Vediamola questa situazione in termini tecnici, sia pure appena ‘spruzzati’.
Quale che ne sia la causa, in Ucraina si sono manifestati due fenomeni diversi, largamente preesistenti, maemersiin contemporanea.
Da un lato, la volontà della Crimea di tornare dove stava prima delladonazionedel 1954, quando erano indiscussa parte della Federazione russa, che a Sebastopoli teneva la sua flotta. Che a questa aspirazione di indipendenza si sia aggiunto l’aiuto della Russia per cercare di realizzarla, non cambia il fatto che la Crimea si èribellataall’Ucraina ed è riuscita a impedire all’Ucraina di riprendersela, grazie anche all’aiuto russo. Poi un referendum c’è stato. Ovviamente si può discutere sulla validità del referendum in quanto forzato, oggetto di brogli o che so io, ma ciò implica solo che si possa verificare la legittimità del suo svolgimento.
Ciò, è bene precisare, lo dico perché in questo caso, per il territorio della Crimea, non per nulla assoggettato ad un regime particolare di autonomia nella stessa Ucraina, la legittimità di una pretesa di separazione è molto verosimile, data la specifica e ambigua situazione storica della Crimea.
Diversa, molto diversa, è la situazione del Donbass. Qui certamente una parte consistente della popolazione vuole una qualche forma di separazione dall’Ucraina, alla quale si è effettivamente ribellata per essere poi aiutata dalla Russia, ma senza ancora avere ‘portato a termine’ il lavoro, per così dire, dato che non tutto il Donbass è statoliberato’ prima, ma anche dopo -allo stato ad oggi della guerra-, l’arrivo dei russi.
Qui, come ben si vede, la situazione è diversa, pur se anche in questo caso si applica il principio di autodeterminazione dei popoli. Solo che, nella misura in cui lo Stato ucraino sia uno Stato unitario, una eventuale pretesa all’autodeterminazione da parte del Donbass potrebbe avvenire sulla base del consenso dell’intera popolazione ucraina. Ma anche qui vi sarebbero altre questioni da specificare. Mi limito solo a rilevare che, se è vero come è vero che non tutto il Donbass è stato posto sotto l’Amministrazione delle due Repubbliche popolari create da tempo, che però, lo si voglia o no, sono state costituite, hanno combattuto e combattono, e dunque, sia pure solo con riferimento ad una parte del territorio desiderato, possono essere considerati soggetti di diritto internazionale, che hanno poi deciso di aderire alla Russia.
In tutti e tre i casi, cioè, la legittimità della rivendicazione della propria indipendenza da parte dei tre territori deriva dal fatto di essere riusciti a realizzarla e difenderla, per un tempo sufficiente. È quello che gli internazionalisti chiamano principio di effettività.

 

Per Taiwan le cose sono diverse, ma non poi tanto (ecco perché la contraddittorietà della posizione statunitense), perché a Taiwan sirifugiò il Governo nazionalista cinese quando i comunisti vinsero la loro guerra di liberazione dal Governo nazionalista (Kuomintang) cinese di Chiang Kai-shek.
Che il territorio fosse parte della Cina non vi è dubbio, ma che la Cina non sia riuscita ad estendervi la propria amministrazione è altrettanto certo. Così come è certo, che la Cina di Taiwan ha fatto parte delle Nazioni Unite come Membro Permanente del Consiglio di Sicurezza e che, infine, a tutt’oggi mantiene concretamente la propria indipendenza.
Anche qui, dunque, in ragione del principio di effettività, la legittimità dell’esistenza e indipendenza di Taiwan è … diventata certa.
Una difesa, pertanto, della indipendenza di Taiwan (ove fosse dimostrata tale la volontà della popolazione) da parte degli USA sarebbe legittima. Ma resterebbe da domandarsi perché in un caso il principio di autodeterminazione si rispetta e difende e non lo si faccia negli altri.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->