domenica, Agosto 7

Ucraina, storie di donne: Svitlana, volontaria di guerra Sanitari volontari del Primo Ospedale Mobile Volontario intitolato a Mykola Pirogov: storia di Svitlana Druzenko, coordinatrice dell'evacuazione medica del National Emergency Medical Center. L’ospedale non riceve fondi pubblici, si finanzia grazie a donatori

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Questa sarà la prima tappa di oggi. Andrò a conoscere una realtà di sanitari volontari, ovvero il Primo Ospedale Mobile Volontario intitolato a Mykola Pirogov – Першим добровольчим мобільним шпиталем імені Миколи Пирогова.

Ho appuntamento con Oleh, un collega giornalista di Kiev, direttamente nella stazione metro che è situata proprio sotto il mio albergo. Ecco arriva il collega e si scende in metro, siamo nella metropolitana più profonda al mondo. Le scale mobili hanno una inclinazione talmente ripida da far girare la testa. Dopo qualche fermata di metro usciamo e proseguiamo in taxi uscendo da Kiev. Arriviamo all’indirizzo in questione, ci troviamo dinanzi a un grande cancello in ferro sul quale campeggia la bandiera rosso nera dei nazionalisti ucraini.

Suoniamo al corpo di guardi e aspettiamo che qualcuno ci venga a prendere. Mi spiegano che la struttura è praticamente una sorta di residence, con all’interno delle ville che negli anni dell’Unione Sovietica erano destinate agli alti funzionari pubblici.
Dopo una breve attesa arriva al cancello un fuoristrada che ci preleva e ci porta nella sede dell’associazione, un grande edificio di fattura sovietica.

Entriamo e ci accolgono in una grande salone con finimenti dorati, un grande lampadario in cristallo e con al centro un grande tavolo. Ci fa gli onori di casa la stessa persona presente sul fuoristrada, Svitlana Druzenko, la coordinatrice dell’evacuazione medica del National Emergency Medical Center.
Svitlana è una dottoressa volontaria che fa parte di questo sodalizio, si dimostra subito molto disponibile al dialogo e allo stesso tempo molto precisa sulle risposte alle mie domande. Gli chiedo subito qual è il suo ruolo e lei mi spiega che è una dottoressa traumatologa, che lavorava in un ospedale civile.

A questo punto gli chiedo come nasce e quali obbiettivi ha questa associazione, e lei mi spiega tutto meticolosamente. Mi dice che l’ospedale mobile volontario – PDMSH nasce già nel 2014, con il compito di evacuazione medica di militari e civili feriti.

Il PDMSh – Mykola Pirogov è il più grande progetto non governativo che coinvolge medici civili nella fornitura di assistenza medica.
Agli inizi l’impiego era destinato alla zona dell’operazione delle Forze Congiunte (ex ‘operazione antiterrorismo’) in alcune aree delle regioni di Donetsk e Luhansk. L’ospedale mobile volontario opera sulla base di un Memorandum tra il Ministero della Salute dell’Ucraina, il Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore Generale delle Forze Armate. L’impiego del personale medico e ausiliario nelle zone d’operazione è regolato dall’ordinanza del Ministero della Salute n. 814 del 27/04/2018, questo fa sì che il PDMSh è l’unico progetto medico operante nell’area delle operazioni militari nel pieno rispetto dei requisiti della legislazione ucraina.

Svitlana mi racconta la sua esperienza e mi dice che questo progetto è nato perché anche nel 2014 mancavano le forze per riuscire a fare soccorso avanzato. Mi spiega che il lavoro dei sanitari volontari è di fare l’evacuazione ‘a spalla corta’ cioè raccogliendo il ferito nel punto immediatamente vicino alla prima linea dove i commilitoni riescono a portarlo. Mentre per quanto riguarda i civili, l’evacuazione è più complicata, perché i team devono a volte anche occuparsi della loro ricerca in maceria.

I team di soccorso impiegati per l’evacuazione dalle zone calde sono multi specialità, annoverano varie figure specialistiche. I sanitari che decidono di aderire al PDMSh lo fanno in maniera volontaria e gratuita, anche con difficoltà per l’assenza prolungata dal lavoro ospedaliero. Le brigate di stabilizzazione ed evacuazione vengono formate da medici che si turnano in zona calda per circa un mese.

I team, come già detto, raccolgono il ferito dall’evacuazione a ‘spalla corta’ e a questo punto effettuano il trasporto ‘a spalla lunga’ ovvero verso una struttura scelta dal team per la stabilizzazione e la successiva ospedalizzazione, in zona sicura lontana anche svariati chilometri.

Mi spiega la coordinatrice che la struttura sanitaria militare ufficiale c’è, ma civili e militari lavorano in parallelo, per migliorare gli sforzi del soccorso. Infatti, tutte le unità militari hanno una brigata sanitaria di evacuazione a supporto delle operazioni, e il PDMSh collaborano attivamente con loro perché non sempre la struttura militare riesce a rispondere a tutte le richieste di soccorso.

Chiedo: “Quindi organizzate un Posto Medico avanzato – PMA?” Mi risponde: “No, non allestiamo un PMA, ma un semplice punto di rendez-vous dove possiamo raccogliere ed evacuare i feriti del campo di battaglia”. Continuo: “Svitlana capita o è capitato, soprattutto tra i feriti civili che ci fossero ‘nemici’, ovvero filorussi o separatisti?”, mi dice “durante il primo conflitto nel Donbass capitava in questo conflitto no”.
Qual è il soccorso che ti è rimasto più impresso?”, lei senza esitare mi risponde “sono tutti in pressi nella mia mente, ma uno su tutti è vivido nei miei ricordi, stavo stabilizzando un ferito in un edificio, un militare messo davvero male e mi fanno cenno di due bambine di cui una non sembra avere nessuna possibilità di salvarsi e un’altra mi riferiscono essere lievemente ferita. Faccio notare che non ho spazio per trasportare anche loro ma mi dicono che se non lo avessi fatto io sarebbero rimaste li. Provo a stabilizzare quella più compromessa e dopo tanto impegno alla fine ci riesco, allora mi avvicino a vedere la lieve commozione dell’altra e mi accorgo che aveva una importante emorragia che non era stata vista da chi mi aveva segnalato le due piccole. Era passato tanto tempo la piccola rischiava di morire, provo a tamponare e a stabilizzare anche lei e alla fine con caparbietà riesco a stabilizzare anche lei. Per concludere l’intervento mi organizzo per evacuare tutti e tre i feriti!” Quel giorno si concluse con tre vite salvate, un militare, una bambina di 12 anni e una di 8! Questo succedeva nei pressi della città di Bakhmut.

Sono curioso di sapere se i volontari arrivano anche dall’estero e come si finanziano. Svitlana mi conferma che ci sono medici volontari dall’estero e anche dalla diaspora, cioè ucraini che vivono e lavorano all’estero ma che rientrano per aiutare.

Questo tipo di evacuazione medica ha grosse spese di gestione per manutenzione mezzi, carburante, ecc. L’ospedale volontario non riceve fondi pubblici, si finanzia grazie a donatori. I volontari riescono a mangiare gratis in ospedali e ristoranti privati che nel loro piccolo contribuiscono così alla causa dei volontari, mentre per i medicinali si organizzano con raccolte anche tra privati.

L’associazione ha all’incirca una decina di mezzi e chiedo se hanno livree tipiche del soccorso sanitario o no, allora mi spiegano che i mezzi sono mezzi civili di soccorso, ma che da un po’ di tempo per evitare di essere bersagliati, come è già successo nonostante i simboli indicassero mezzi sanitari, stanno adottando livree militari a bassa visibilità.

Faccio l’ultima domanda prima di salutarci: “Qual è la ragione per la quale hai deciso di prendere parte al conflitto, se pur come volontaria sanitaria? Alla fin fine tu non sei sottoposta alla legge marziale attualmente in vigore”. Mi guarda e mi dice “Vedevo che serviva una mano e ho pensato che non potevo rimanere a guardare”.

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