mercoledì, Maggio 12

Ucraina, spari su OCSE

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Angela-Merkel

Kiev nega in maniera assoluta che possano essere stati soldati dell’Esercito ucraino ad aver sparato sul convoglio di osservatori Osce nell’Ucraina dell’est. Un grave attentato che si mette contro tutti i reali tentativi di tregua che vanno avanti da circa tre settimane tra le autorità separatiste e gli ultranazionalisti dell’ex Nazione sovietica. Andrii Lisenko, portavoce ucraino del Consiglio di Sicurezza e Difesa ha sostenuto oggi in una conferenza stampa che si tratterebbe di «una provocazione dei separatisti con lo scopo di screditare l’Esercito ucraino». Il rapporto dell’Osce, infatti, non punterebbe esplicitamente il dito contro le forze ucraine ma anzi lascerebbe aperta la possibilità che siano stati coinvolti nell’attentato anche i separatisti.

Intanto Aleksandr Lukashevich, portavoce del Ministero russo Serghei Lavrov assicura che il Ministero parteciperà alla riunione del Consiglio dei Ministri degli Esteri degli Stati membri Osce, che si svolgerà il 4 e 5 dicembre a Basilea, in Svizzera. Mentre andranno avanti le trattative tra le istituzioni i civili continuano a fare i conti con i numeri delle vittime che hanno ormai superato le mille unità da quando il 5 settembre è stato siglato l’accordo di tregua. Secondo i calcoli dell’Onu, da quando è esploso il conflitto tra le truppe ucraine ed i separatisti filorussi nell’est del Paese ad aprile scorso sono morte 4.317 persone e 9.921 sono rimaste ferite.

Il vicepresidente Usa John Biden è atteso oggi pomeriggio a Kiev, dove domani ha in programma di incontrare il presidente ucraino Petro Poroshenko e il Premier Arseni Iatseniuk. In programma una visita di una parte della delegazione ai profughi e ai militari feriti nel conflitto, il quale numero ha raggiunto ormai il numero di un milione dall’inizio della guerriglia.

L’attentato avvenuto in una sinagoga di Gerusalemme ovest nel quale hanno perso la vita quattro rabbini, due soldati israeliani a seguito dell’uccisione di un autista palestinese è stato duramente condannato dall’Onu che ha fatto appello ai responsabili israeliani e palestinesi affinché ristabiliscano la pace. Ieri Israele ha rimesso in atto la controversa pratica delle demolizioni punitive di abitazioni di palestinesi. La denuncia di responsabilità dell’accaduto arriva unilateralmente da parte del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan che nel corso di una visita ad Algeri ha affermato che «l’attacco barbaro di Israele alla moschea di al Aqsa è equivalente a un attacco contro la Turchia e l’Algeria». Per Erdogan, non si può rimanere indifferenti di fronte alle aggressioni israeliane così come alla «causa palestinese».

Anche al Cairo le rivolte non sembrano placarsi. Nella sola giornata di oggi tre persone sarebbero rimaste ferite in un’esplosione a bordo di un treno alla stazione ferroviaria di piazza Ramses, nel centro della metropoli; tre ufficiali e un agente di polizia sarebbero rimasti feriti per l’esplosione di una bomba a Helwan, a sud-est della città; un altro sarebbe esploso nei pressi della stazione ferroviaria di Masr, nel cuore della capitale egiziana, provocando il ferimento di una donna. Nonostante gli attacchi l’alto esponente dei Fratelli musulmani ed ex Ministro dello sviluppo locale del deposto Presidente egiziano Mohammed Morsi, Mohamed Ali Beshr, sarebbe stato arrestato oggi dagli apparati di sicurezza nel governatorato di Menoufeya.

La Tunisia  ha deciso di chiudere provvisoriamente le frontiere da oggi fino al 23 novembre con il lo stato confinante libico in vista delle elezioni presidenziali. L’obiettivo è quello di non innescare reazioni a catena che sollevino le polveriere già a rischio esplosione nella fascia mediterranea degli stati arabi.

Mentre il regime di Damasco si è detto pronto ad aiutare il Libano a condurre lo scambio di prigionieri per ottenere la liberazione di almeno 27 tra soldati e poliziotti libanesi che da agosto sono nelle mani del Fronte al-Nusra e dello Stato Islamico l’Unione Europea ha approvato un finanziamento di 66 milioni di euro alla Giordania per aiutare il Paese a mitigare l’impatto dell’afflusso di rifugiati dalla Siria.

Una fonte della sicurezza irachena ha intanto riferito che almeno 70 miliziani dello Stato islamico sarebbero rimasti uccisi in un raid condotto dagli aerei della coalizione internazionale guidata dagli Usa nella città di Hawija, a sud-ovest di Kirkuk. Il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni alle Commissioni riunite di Camera e Senato ha rassicurato la comunità internazionale che l’Italia «sta rafforzando la comunicazione e lo scambio di informazioni tra le intelligence per migliorare capacità di sorveglianza e monitoraggio e per smantellare cellule terroristiche».

In Svezia si è concluso oggi il processo in Corte d’Appello nei confronti del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, a cui è stata confermata la pena per molestie sessuali nei confronti di due donne che avrebbero sporto denuncia. Da giugno del 2012 vive recluso nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra a causa della negata possibilità di essere ascoltato dai magistrati. Lui ha sempre respinto le accuse e vive ormai da 2 anni segregato a causa del suo timore che la Svezia lo consegni agli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio in seguito alla pubblicazione di decine di migliaia di documenti diplomatici riservati. Secondo la corte «Julian Assange è ancora sospettato di crimini di natura relativamente grave e c’è un rischio di fuga elevato qualora il mandato di arresto fosse cancellato». Uno dei suoi difensori, Per Samuelson, ha riferito che il suo cliente «è deluso, ma è abbastanza fiducioso e convinto che la vittoria legale arriverà quando i tempi saranno maturi» e annuncia così un nuovo appello alla Corte Suprema.

Alle accuse ad Angela Merkel da parte del presidente russo, Vladimir Putin, secondo cui l’Unione Europea avrebbe interferito con il ‘vicino estero’ arriva pronta la risposta della Cancelliera secondo cui «gli Stati confinanti sono partner, non sfere di influenza». «La Germania continuerà a coinvolgere la Russia nel dialogo» ha proseguito Merkel parlando da vicino Swidnica, nel sudovest della Polonia. La Merkel assicura che le sanzioni sono state applicate solamente quando si sono rese indispensabili e non «fini a loro stesse». Secondo la leader europea la ‘legge del più forte’ non può essere nei tempi odierni una motivazione per continuare le ostilità che andrebbero risposte con obiettivi paralleli e comuni. E però Merkel riconosce che «la sicurezza in Europa, almeno nel lungo termine, non possa esser garantita senza la Russia».

La conferenza Fao sulla malnutrizione che si sta svolgendo a Roma ha avuto oggi diversi ospiti d’onore tra cui la Regina di Spagna Letizia e Papa Bergoglio. «La lotta alla fame non sia ostacolata dalla priorità del mercato e del guadagno», ha detto Begoglio dopo esser stato accolto con un calorosissimo applauso dalla comunità internazionale guidata da Josè Graziano da Silva, direttore generale della Fao. «L’acqua non è gratis, come tante volte pensiamo: sarà un grave problema che può portarci a una guerra» ha proseguito. «Chiedo a Dio  di benedire tutti quelli che, di qualsiasi livello istituzionale, si mettono al servizio di coloro che hanno fame e prego la comunità internazionale di ascoltare l’appello di questa conferenza. Dare da mangiare agli affamati per salvare la vita al Pianeta». Un discorso colmo di speranza accolto positivamente dai rappresentanti mondiali dell’agenzia Onu che da oltre 60 anni cerca di debellare i problemi alimentari nel mondo.

 

 

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