giovedì, Giugno 17

Ucraina, se l'Est brucia All'alba offensiva militare contro i filorussi di Sloviansk. Almeno otto morti

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Spari, esplosioni, elicotteri abbattuti e altri morti. Per i filorussi ucraini, l’offensiva militare a Est di Kiev è un «attacco su larga scala». Per il Presidente russo Vladimir Putin un «atto criminale e punitivo che distrugge gli accordi di Ginevra» dell’aprile scorso.
All’alba (4 e 30 locali) nelle regioni orientali sono scattati diversi «blitz antiterrorismo» dell’esercito con velivoli, blindati e truppe speciali: l’operazione ha interessato la città di Sloviansk, in mano ai separatisti che da trattengono il team di osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), e il vicino centro di Kramatorsk.
Due degli elicotteri impiegati, una ventina, sono stati abbattuti da lanciarazzi dei ribelli, come ha confermato anche il Ministro della Difesa ucraino: entrambi i piloti, per la tivù ‘Russia Today‘, sarebbero morti e un altro militare sarebbe stato catturato dai filorussi. L’autoproclamato sindaco di Sloviansk Viaceslav Ponomariov ha poi denunciato cinque morti tra i separatisti, «tre attivisti delle forze di autodifesa e due civili», uno dei quali schiacciato da un blindato.
Per il Governo di Kiev le vittime tra gli oppositori sarebbero «molte» e le perdite «considerevoli»: i filorussi si «farebbero scudo dei civili» e avrebbero aperto il fuoco contro le forze speciali ucraine con «armi pesanti, compresi lanciamissili». I filorussi hanno reagito impossessandosi della rete ferroviaria di Donetsk, tagliando l’elettricità e impedendo la circolazione dei treni.

Kiev riferisce di aver preso il controllo di nove check-point in periferia e per i miliziani filorussi Sloviansk è in stato di assedio: tutte le strade per entrare e uscire dal centro sarebbero «isolate», nessuno («neanche donne e bambini») sarebbe in grado di lasciare la città e presto ci potrebbe essere «carenza di cibo e acqua potabile».
Anche a Odessa, città di confine sul Mar Nero, è esplosa una maxi rissa tra ucraini filo-russi e ultrà pro Kiev: con la polizia costretta a intervenire in una manifestazione di oltre 1.500 persone, il bilancio finale è stato di un morto e almeno 20 feriti.
L’ulteriore accelerazione fa scivolare l’Ucraina e Russia a un millimetro dalla guerra aperta, riportando i fronti est e ovest contrapposti. «Il ricorso all’esercito contro il proprio popolo è un crimine che porterà l’Ucraina alla catastrofe», ha attaccato il Ministero degli Esteri russo. In appoggio indiretto all’Ucraina, cinque navi dei Paesi della Nato sono attraccate nel porto lituano di Klaipeda, per «rinforzare la difesa della regione». «Avviandosi sulla strada di un confronto con la Russia», ha tuonato il Cremlino, «l’Alleanza atlantica condividerà le responsabilità criminali di Kiev». Mentre il Presidente americano Barack Obama, che ha accolto la Cancelliera tedesca Angela Merkel alla Casa Bianca, si è detto «unito con la Germania contro le azioni illegali della Russia in Ucraina». Le due potenze occidentali sono «pronte a nuovi passi se prosegue l’invasione e determinate a coordinare le proprie azioni, comprese le sanzioni contro Mosca».
Sulla crisi ucraina, all’Onu si è aperta la riunione del Consiglio di Sicurezza, chiesta dalla Russia. E l’Unione europea (UE) ha lanciato l’ennesimo appello, per applicare al «più presto possibile» gli accordi di Ginevra. Rassicurazioni sulle forniture di gas, che pure potrebbero iniziare a scarseggiare, sono in compenso arrivate da Bruxelles almeno «fino alla fine di maggio». «Non vogliamo un’escalation nel campo del gas», ha tenuto a precisare il Commissario Ue all’Energia Günther Oettinger, al termine di un incontro a Varsavia con i Ministri dell’Energia di Ucraina e Russia.

 

Giornata di fuoco incrociato anche in Egitto, dove un’ondata di attacchi jihadisti ha seminato morte al Cairo e nel Sinai, alla vigilia della campagna per le presidenziali di fine maggio.
Nella penisola meta di visitatori, cinque civili stati feriti da una bomba contro un autobus turistico, lungo la strada da al Tur ai resort di Sharm el Sheik. Sempre nel sud del Sinai, dove è stata sequestrata una vettura con a bordo 11 granate, a un check point un kamikaze ha ucciso un soldato di leva e ferito altri sei militari. Mentre nell’hinterland della capitale altri due agenti sono morti in un attentato a un altro posto di blocco, davanti al Tribunale di Heliopolis.
I tre attacchi sono stati rivendicati via Twitter dagli affiliati ad al Qaeda di Ansar Beit al Maqdis: «È l’inizio dell’inferno promesso» hanno rivendicato via Twitter.
Scesi in piazza in migliaia contro la sentenza a morte di massa che ha mandato al patibolo altri 683 oppositori della Fratellanza musulmana (529 erano stati condannati a morte in primo grado nel marzo scorso), i supporter del deposto Presidente Mohamed Morsi hanno preso le distanze dagli attentati odierni. «La Coalizione nazionale per il sostegno e la legittimità rifiuta la violenza in tutte le sue forme», ha dichiarato la sigla in difesa del leader della Fratellanza imprigionato, «le esplosioni sono il frutto della crisi politica in Egitto e le soluzioni messe in atto dalla sicurezza non risolveranno questa crisi».
Terminata la preghiera del venerdì, lunghi cortei di protesta sono sfilati al Cairo. Manifestazioni sono in corso anche ad Alessandria, dove ci sarebbe un morto, Fayum e Kaliubeya.

Dalla Siria, altro Paese devastato dalla Primavera araba, arriva un bollettino particolarmente cruento.
Una nuova strage di bambini (tra i 18 morti, 11 minori e una cinquantin di feriti) sarebbe stata compiuta, secondo l’agenzia governativa ‘Sana‘, in due attentati con autobomba nelle due cittadine di Jidrin e Al Hmairi, in provincia di Hama, controllate dalle forze lealiste.
Nella stessa giornata, il numero uno di al Qaida Ayman al Zawahri ha esortato i jihadisti siriani a fare fronte comune, «cessando immediatamente di combattersi gli uni contro gli altri» come gli islamisti di al Nusra fanno ormai contro altri fondamentalisti armati.
A Homs sotto assedio, in compenso, si sarebbe raggiunto una tregua tra lealisti e ribelli, nel centro storico e nei suoi dintorni, per permettere l’evacuazione degli insorti e dei residenti loro simpatizzanti: la notizia è stata diffusa dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani (ONDUS), l’organo di propaganda del Consiglio nazionale siriano dell’opposizione con base a Londra

Nella Libia con strascichi sempre più pesanti della guerra civile del 2011, gli scontri notturni a Bengasi tra le forze di sicurezza e un gruppo armato (per alcuni testimoni, gli integralisti islamici di Ansar al Sharia) hanno lasciato a terra 5 morti e almeno 10 feriti.
Dopo l’assalto al Parlamento di Tripoli della settimana passata, le bande di miliziani hanno tentato l’irruzione nella sede delle forze di sicurezza del capoluogo della Cirenaica, costringendo le unità speciali a combattere per un’ora.
L’anarchia della Libia post Gheddafi ha favorito il proliferare di terroristi islamici e le crisi interne nell’Africa subsahariana.
In Nigeria, un’esplosione nella capitale Abuja ha fatto 19 morti e una sessantina di feriti: l’attentato, compiuto vicino alla stessa stazione di autobus dove il 14 aprile scorso i jihadisti di Boko Haram sono hanno ucciso più di 70 persone, non è stato rivendicato. A sorpresa, intanto, il Segretario di Stato americano John Kerry è atterrato nel Sud Sudan in balia dei massacri etnici, con l’obiettivo di convincere il Presidente Salva Kiir, della tribù dinka, e il suo ex vice e rivale Riek Machar, nuer, a deporre le armi.

In agenda Kerry ha un colloquio sia con Kiir, sia con il capo dei ribelli. Oltreoceano, dagli Usa arrivano altri buoni dati economici (disoccupazione al 6,3% ai minimi dal 2008 e 288 mila nuovi posti di lavoro nell’aprile scorso). In Europa, viceversa, dai dati Eurostat a marzo l’Italia ha aggravato la percentuale di senza lavoro, saliti in un anno dal 12% al 12,7%. Tra gli under 25 il tasso è inoltre al 42,7%, contro  il 39,6% del 2013 e a fronte di una media dell’Eurozona del 23,7%.

 

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