martedì, Maggio 24

Ucraina: scontro di civiltà, anzi, di potere La posta si alza ogni momento, la propaganda da entrambe le parti tuona e confonde le idee. D’istinto si confonde questa follia con una sorta di guerra di religione. È la guerra 'globale' degli USA contro la Russia. Uno 'scontro di civiltà' che è, in realtà, uno scontro di potere, durissimo, violento, senza quartiere

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Come largamente previsto e annunciato, addirittura indicato nelle date e nell’ora, l’attacco russo contro le postazioni dell’ Ucraina, per l’avanzata, la conquista, l’occupazione -chiamatela come volte- in Donbass è iniziato. Così come è iniziata la, prevista, prevedibile, ovvia azione di bombardamento delle ‘retrovie’ ucraine e dei depositi di armi e munizioni, magari appena arrivate, ed è iniziata la prevista operazione di bombardamento a tappetodell’angolo di Mariupol ancora occupato dagli ucraini: forse battaglione Azov, forse no, con i puntuali volontari o ‘contractor’ (fa chic usare la parola inglese, in italiano si chiamano mercenari) catturati e che implorano di essere salvati dai cattivi macellai russi, loro, gli angeli santi … della guerra!
Ah, dimenticavo, come non mai non manca la solita foto dei bambini nei sotterranei dell’acciaieria (Azovstal) di Mariupol sotto le bombe. Vero, orribile, ma chi ce li ha portati là sotto, i russi?

 

Guardiamo bene la notizia come sbandierata su ‘Repubblica‘, ma l’uno vale l’altro, ormai il coro è unanime. Dice uno dei ‘soldati’ lì asserragliati, Serhii Volyna che scrive anche al Papa, hai visto mai, e come confermato dal tenente colonnello Denys Prokopenko «Nello stabilimento donne con bambini e neonati vivono nel bunker, soffrendo la fame e il freddo. Ogni giorno l’acciaieria viene presa di mira dall’aviazione nemica: i feriti muoiono perché non ci sono medicine, né acqua o cibo … le forze russe stavano sparando sull’impianto nonostante la presenza di civili. L’acciaieria è una delle ultime aree sotto il controllo ucraino nella città».
Avete letto bene, ma proprio bene bene? Rileggete, per favore, e ditemi qual è la differenza tra questa porcata -sì porcata- e quella di cui era accusato Saddam Hussein o l’ISIS: si usano i civili come scudi umani. Le vogliamo dire le cose come stanno, ma bene, complete senza le solite ipocrisie? Cosa scrive a fare al Papa quel ‘soldato’ (mi perdonerete, ma questi non sono soldati, ma criminali), cosa si aspetta che faccia, che mandi un reparto di guardie svizzere, con la croce in mano a ‘liberarli’? ah no, certo … perché se li liberano, i russi entrano nella acciaieria senza sparare un colpo e non ammazzano nessuno. Sbaglio? Sì, certo: i russi sono macellai, cosa credete?

 

Fateci caso, tutto è ed era prevedibile, tutto è ed era previsto, anzi, lo stratega generale Leonardo Tricarico non si astiene dal ricordarci, con la consueta modestia che caratterizza i commentatori di questa guerra, che «Putin è in confusione» come spiega dall’alto della sua capacità tecnica il generale, che poi aggiunge (forse non rendendosi pienamente conto di quello che dice, del senso profondo, intendo) «Credo che lui (Putin) stesso non abbia chiara la situazione e non sappia quando si deve fermare». Dipingere il nemico come un imbecille è un classico, ciò che è grave è che Tricarico consideri la Russia nemico, imbecille, ma nemico. «Campano alla giornata, senza che nessuno metta in campo una tregua, che sia un punto di partenza per il negoziato. Non c’è nessun dubbio sul fatto che se uno vuole assoggettare alcune zone dell’Ucraina e l’altro vuole mandare via i russi fino all’ultimo soldato, questa guerra non finirà mai. Andrà avanti a tempo indeterminato». Infatti, questa è la strada sulla quale ci si è messi. Ma poi, appunto con somma incoerenza, spiega che quando gli ucraini avranno imparato ad usare gli F16 statunitensi, sarà un altro salto di qualità del confronto.
Appunto. La posta si alza ogni momento, la propaganda da entrambe le parti tuona e confonde le idee. Non si capisce più molto, si ragiona d’istinto ‘quello è amico mio, quindi ha ragione’, e d’istinto si confonde questa follia con una sorta di guerra di religione, o peggio: «Lo zar ci sfida da 15 anni ma l’Occidente si autoflagella. Così perdiamo». Così parlò bretella rossa (al secolo Federico Rampini), sempre modesto portatore di verità assolute. E non si rende nemmeno conto di quello che implica: ‘così perdiamo’ … perdiamo cosa?
Perdiamo‘, perché questo è il clima nel quale ormai viviamo, perdiamo una guerra contro la Russia che nessuno ha dichiarato, ma che non è la nostra guerra. ‘Perdiamo’, perché il ‘gioco’ è questo: uno vince l’altro perde, una partita di Risiko! È la guerraglobaledegli USA contro la Russia, la guerra contro i selvaggi orsi, come quelle contro imusi rossi‘, imusi gialli‘ e, naturalmente quella interna contro imusi neri‘. Questo è il tema delloscontro di civiltà‘, che, certamente, è in realtà uno scontro di potere, durissimo, violento, senza quartiere. Uno scontro, comincio a temere, del quale gli stessi USA hanno ormai perso il controllo.

 

Guardiamolo questo scontro in trasparenza, guardiamolo bene. A furia di alzare la posta, a furia di dare armi, a furia, insomma, di aizzare il conflitto, ora fermarsi è difficile.
Non può certo farlo facilmente la Russia, a meno che non riesca a fare passare per una vittoria quella che ‘saputamente’ i Mentana definiscono una sconfitta ormai conclamata. E dunque, Enrico Mentana e Federico Rampini permettendo, la Russia potrebbe ‘accontentarsi’ se fosse vero che è al limite del tracollo e che la guerra le sta costando troppo? Non esprimo un dubbio, semplicemente e onestamente non lo so. Posso dire che ho qualche dubbio, anzi, qualcosa più di qualche dubbio, ma non lo so proprio, chiedetelo a Rampini o a Walter Veltroni che, in un momento come questo, si straccia le vesti perché i bambini avranno gli incubi … e meno male che è la testa pensante del PD: «Peter Pan non può stare in divisa»! Suvvia Uolter, sveglia …
Ma posto che ilmacellaio Putindecida di dire che ha vinto e che gli basta (prima, però, che gli F16 del generale Tricarico siano attivi … se no stiamo freschi!) all’altro capo del tavolo dovrebbe sedere il senescente Joe Biden, quello che considera Putin peggio perfino di Geronimo, l’erede di Toro Seduto!
Pensate che esageri? Perchè? pensate davvero che i politici siano gente tranquilla, razionale, ragionevole, modesta, comprensiva … ?

 

L’altro giorno mi è capitato di leggere, o sentire, non ricordo, uno dei nostri super giornalisti, spiegare che Draghi non interviene, non media, in pratica perché non ha capito niente, non è materia sua!
Il fatto è che, invece, Draghi un suo progetto ce l’ha, e riguarda l’Europa, ma sotto la pressione della propaganda, ora come ora più di tanto non può fare. Finché quei due non si mettono a parlare, questa storia non finisce, anzi, si ingarbuglia sempre di più, e a nessuno è possibile, senza rischi, mettere le mani in questo nido di vipere.
Proprio così, vipere. L’altro giorno, da Lilli Gruber una scena agghiacciante mi ha lasciato senza parole, anche per l’evidente (cinica) condivisione della conduttrice. Una giovane ucraina chiamata a commentare e raccontare, ha detto a voce alta ad occhi aperti, che ha comprato una pistola e la tiene sempre con sé per opporsi a qualche soldato russo. E la Gruber si complimentava … Poi, se un soldato macellaio russo incontra lei o qualunque altro ucraino, clamorosamente invitato da Zelenski a rifornirsi di armi personali, e prima di parlare spara che si dirà? Ormai, e non per caso visto chi dirige le danze, siamo al Far West, ci si incontra e il primo che estrae la pistola vince.
È la civiltà, signori. Sì, il diritto internazionale dice che i civili non si toccano … se non hanno armi: badate, è proprio così.
Come ho scritto e scriverò ancora: la pace non arriva dal cielo e nemmeno da Marte. La pace è una costruzione difficile, lenta, perfino dolorosa, che avviene solo se ci si mette tutta la forza per imporla, sì imporla, la pace è, a suo modo, violenza, come è violenza la legge e la pretesa al rispetto della legge. Il soldato Volyna, nel parlare in quel modo al Papa, è solo blasfemo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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