lunedì, Giugno 27

Ucraina – Russia: se non è censura che cosa è? La Russia, con la sua aspirazione europea, è sempre stata fumo negli occhi dell’Europa. le idee preconcette, i pregiudizi, ora si esprimono, per esempio, nei vari 'talk-show', e la 'critica' diventa un abbaiare contro chi non sia dell'opinione 'giusta'. Se non è censura questa …...

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Quando si passa agli insulti da retrobottega, vuol dire che gli argomenti sono finiti.
È quanto appare nelle diatribe senza troppo costrutto sulla guerra in Ucraina, in cui alla fine di ogni discussione, tutto si risolve -insulti a parte- nel solito ‘sei filo-Putin’, ‘sei anti-Putin’, argomenti, spiegazioni, motivazioni zero. L’unica cosa chiare è che il pensiero dominante, anzi, dominato dagli USA, è quello di sempre -dico di sempre per dire proprio sempre.

La Russia è sempre stata fumo negli occhi dell’Europa, e specialmente della Gran Bretagna, almeno da quando le due potenze si facevano ‘concorrenza’ a chi aveva l’impero più grande. Ma, mi perdonerete la estrema sintesi al limite della banalità, alla base di tutto c’è sempre stata l’aspirazione russa -Paese europeo checché se ne voglia dire- di essere, appunto, un Paese europeo, di sedere da pari a pari al tavolo dellePotenzeeuropee, e di avere il famososbocco al mare‘, dove il mare è il Mediterraneo.

La volontàoccidentaledi distruggere la Russia non è mai stata nascosta. I francesi hanno anche cercato di metterla in pratica con Napoleone, Hitler ci ha provato a sua volta. Nessuno finora ci è riuscito, anche se i tentativi si sprecano.
L’invenzione churchilliana dellacortina di ferronon ha fatto che esacerbare l’ansia russa di isolamento e di essere circondata da Paesi ostili, una parte dei quali, dopo la seconda guerra mondiale, sono stati messi, concordemente tra USA e Russia, anzi, tra Russia e il resto del mondo, nella sfera di influenza russa, che li ha indotti a scegliere il comunismo come regime politico, mentre in quella statunitense, solo apparentemente meno rigida, ci è stata messa l’Europa, dove la Gran Bretagna faceva da cane da guardia per conto degli USA, salvo il breve periodo in cui la Gran Bretagna è entrata a fare parte della UE, dalla quale, appunto, è uscita per riprendere le vecchie mene.
Tanto per restare all’Italia, la signora Luce, il viaggio in USA a farsi dare i soldi per la ricostruzione, l’operazione Gladio, ecc…, mica me li sono inventati io!
Ciò che è restato sempre, è la sottile diffidenza dell’Europa occidentale e l’ostilità dichiarata degli USA verso la Russia. Sempre, senza se e senza ma. Per un brevissimo periodo dopo il colpo di Stato in Russia che rovesciò Michail Gorbaciov, la Russia ha potuto sedere al tavolo dei ‘grandi’, per esserne cacciata con brutalità poco dopo.

 

La Russia fa paura in sé e per sé. Non vi sarebbero novità se, a parte le imprese stupide e controproducenti della Russia come il conflitto in Ucraina, non vi fosse stata oggi la sensazione negli USA che questa potrebbe essere la volta buona per distruggerla, se non fisicamente, politicamente. E la presenza di un Presidente debole e incerto alla Casa Bianca ha permesso all’establishment di pretendere che il Presidente iniziasse la sua guerra di distruzione della Russia.
Joe Biden, mi sembra, ha ‘controllato’ l’Amministrazione solo per pochi momenti, all’inizio, quando la sua insipienza e superficialità hanno provocato la vergognosa fuga dall’Afghanistan, dove dopo vent’anni di lotta, di uccisioni, di distruzioni, ‘l’Occidente’ fugge, lasciando il Paese, depredato dalla corruzione dei governanti filo-USA, nelle mani di una forza oscurantista che, solo per esserci, ha cancellato vent’anni di occupazione, di cui non resta molto di più che il ricordo di qualche panino di MacDonald e la struggente tristezza delle donne private della scuola.
Bisognava trovare qualcosa per fare dimenticare la débâcle. E -ma sia chiaro sono solo ipotesi molto affrettate- l’establishment (cioè i complessi produttivi e amministrativi degli USA, che non vengono eletti) hafatto la pacecon Biden, un Presidente che rischia la testa nelle prossime elezioni di medio termine, in cambio della sfida alla Russia.
Il resto è cronaca.

 

E la cronaca non ha cambiato le idee preconcette, i pregiudizi, gli interessi. Che si sostanziano, appunto, negli insulti in TV o anche nelle varie frasi velenose dellegrandi firme‘.
Colpisce in questo senso (il solito) Massimo Gramellini, che si è assunto la leadership (in inglese perché lui parla solo inglese) degli anti-Putin, utilizzando il discorso di un analista russo (russo!) che, in Russia (in Russia!) dice male della guerra. Magari non è il solo, chissà, ma lui c’è. E, invece di congratularsi del fatto che, dunque, anche in Russia si può dire una cosa diversa da quello che il britannico Gramellini chiama il ‘mainstream’, o di augurarsi che il medesimo non venga impiccato seduta stante perché ‘ovviamente’ quello che dice è vietato dirlo, Gramellini se la prende … con Alessandro Orsini. Orsini? Sì Orsini. E che c’entra Orsini direte, quello che si insulta con uno di Forza Italia del quale il nome è irrilevante? Boh. La conclusione di Gramellini è infatti criptica, almeno per me: «Lunga vita televisiva ai pacifisti strabici, a cui vorrei sommessamente ricordare che la critica non è censura, nemmeno quando a farla siamo noi del «mainstream», che almeno per un giorno possiamo quasi dirci putiniani». Non dico che l’argomentazione mi sia chiara, chi sono io per capire Gramellini? Ma, un dubbio mi assale. Definire Orsini un pacifista, mi sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra. Filo-putiniano può darsi, anche se non è vero, ma pacifista non direi proprio, se è vero come gli si attribuisce di essere d’accordo con ‘l’aggressione’ di Putin, e favorevole alla sconfitta degli ucraini.
Ciò che mi pare sballato -e lo rilevo con dispiacere sincero, perché di Gramellini ho grande stima, e scrive da dio (beh, stavolta no, ma nessuno è perfetto)-, e mi turba, è quando dice che la critica non è censura.

Suvvia, dottor Gramellini … quando lacriticadiventa un abbaiare contro chi non sia dell’opinionegiusta‘, come accade puntualmente in tutti italk-show‘ -si tratti del Forzitaliota dalla Berlinguer o di Parenzo da Floris o dell’onnipresente Caprarica- siamo lì; quando si annuncia il rifiuto di partecipare a dibattiti dove vi siano persone non della opinionegiusta‘ perché verosimilmente spie di Putiu, dicendo (o lasciando dire, la frase non è virgolettata!): «è giunta l’ora di chiedersi da dove escano fuori i tanti propagandisti che affollano i talk show italiani. Insieme ad altri due analisti internazionali (Nona Mikhelidze e Andrea Gilli) Tocci ha deciso che d’ora in poi rifiuterà l’invito, se accanto a lei o in collegamento video ci saranno figure paragonabili a megafoni del Cremlino». Tocci significa Nathalie Tocci, direttrice di una istituzione che si chiama Istituto per gli Affari Internazionali, la cui ‘missione’, cito testualmente, sarebbe: «Siamo un Istituto di ricerca indipendente che approfondisce la conoscenza, promuove il dibattito e propone soluzioni alle sfide della politica europea ed internazionale», ma non di ascoltare e rispettare le idee altrui; quando il signor Fuortes si propone seriamente di mettere sotto controllo i talk-show … e sorvolo sulle flatulenze … .
Quando tutto ciò accade e tanto di altro: scusi dottor Gramellini, se non è censura che cosa è?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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