lunedì, Giugno 27

Ucraina – Russia: per entrambe conveniente trattare ora La Russia è in una posizione di forza in termini di territori conquistati, inoltre deve evitare che gli USA, con le loro armi a Kiev, raggiungano l'obiettivo di 'sconfiggere la Russia'; l'Ucraina se la guerra continuasse si troverebbe in difficoltà con il numero dei soldati disponibili e la conquista del Donbass potrebbe rivelarsi arma a doppio taglio

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Come dicevo ieri, esistono movimenti e atteggiamenti che potrebbero fare supporre che si sia compreso che è il momento di fermare la guerra ucraina, e mettersi a discutere sul serio.

È possibile pensare che la Russia non voglia, ma logica vuole che sia il contrario: la Russia hascopertodi essersi messa in un ginepraio costoso e con scarse prospettive.
Allo stato dei fatti, avendo conquistato gran parte del sud e sud est dell’Ucraina e tenendo sotto minaccia Odessa (una città storica per la Russia e per la rivoluzione sovietica, non bisogna mai dimenticarlo), ha una posizione di forza per poter direda qui cacciarci non potete‘, e quindi trattare una soluzione potrebbe essere utile. O almeno essere il momento buono per evitare che un ulteriore massiccio arrivo (illecito come poche cose al mondo!) di armi dagli USA (e dai suoi satelliti europei) la costringa ad ulteriori sforzi e ulteriori perdite.
D’altra parte è un dato di fatto che, specialmente gli USA, ma anche la Gran Bretagna, parlano apertamente di forniture di armi per ‘sconfiggere la Russia’: è la loro grande occasione, perciò dico che la cosa non è casuale. Sconfiggere la Russia, usando gli ucraini come carne da cannone, e gli europei come quelli che ne subiscono tutti i danni.
Come ho detto, a me non compete fare discorsi di geopolitica, ma una ipotesi posso tentarla, partendo proprio dal fatto che lo status quo odierno può essere un passo per iniziare a discutere.
Per quanto riguarda l’Ucraina, se è vero come è vero che, grazie alle armi anche sofisticate che le arrivano, è sempre più in grado di resistere ai russi, e perfino, forse, di contrattaccare qua e là. Non solo. In caso di continuazione della guerra, si troverebbe in difficoltà col numero di soldati disponibili, e continuerebbe a subire le devastazioni che la guerra sta creando. D’altro canto, ha dimostrato al mondo di sapersi difendere (sia pure solo grazie agli aiuti tecnici ricevuti) e ha ricevuto promesse gigantesche di aiuti e finanziamenti per la ricostruzione. Inoltre, una riconquista del Donbass potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, perché la guerra durata 8 anni finora certo non ha fatto piacere ai separatisti, ma specialmente porterebbe il Governo ucraino a dover governare su una popolazione almeno in gran parte ostile: se è vero come è vero che non andrebbe a guardare troppo per il sottile in termini di repressione (sulla ‘democrazia’ ucraina più di qualche dubbio è lecito: l’attuale Presidente è frutto di vari colpi e colpetti di mano, non proprio limpidissimi), uno stato di tensione permanente non le converrebbe, a parte la difficoltà di ottenere successi militari e, forse, ‘disamorerebbei finanziatori.

Certo, come dicevo ieri, ci sarebbe da affrontare il tema della Crimea. Un tema spinoso, ma, a mio parere, molto più semplice di quanto appaia da risolvere alla luce delle norme vigenti di diritto internazionale.
La Crimea è stata ‘sempre’ russa, parte integrante della Russia, difesa dalla Russia contro i turchi e … le potenze occidentali di allora. Se mi è permesso un inciso, la ‘convinzione’ della Russia di essere circondata da nemici, con particolare riferimento ai confini occidentali, non è poi tanto peregrina, o addirittura frutto di ignoranza e paura come commentano tanti giornalisti e non solo.
L’episodio cui accennavo prima, non a caso, vedeva la Russia attaccata dai francesi e dagli inglesi, e … incidentalmente, dagli italiani di Cavour. E non era la prima volta, se solo ricordiamo le guerre napoleoniche. Ma tant’è.
Non si può tralasciare l’occasione di sottolineare che la questione nasce innanzitutto dal modo in cui la Crimea è stata acquisita: il famoso (anche se sono quasi solo io a ricordarlo) dono da parte di Nikita Kruscev all’Ucraina. Ma l’Ucraina allora era il primo ‘alleato’ della Russia, e infatti, pur essendo parte dell’Unione Sovietica, venne ammessa tra i soci fondatori delle Nazioni Unite, proprio per compensare l’evidente squilibrio tra Paesi, diciamo così, capitalisti e Paesi socialisti. Il dono, dunque, era una sorta di ringraziamento russo, non solo e non tanto per la partecipazione sanguinosa ed eroica dell’Ucraina alla guerra, quanto anche per la sua disponibilità a partecipare alle Nazioni Unite pur non avendone titolo.
Orbene, in termini di diritto internazionale, l’idea diregalareun territorio con la sua popolazione rappresenta una plateale violazione dei più elementari diritti dell’uomo, e, in particolare, dell’istituto dell’autodeterminazione dei popoli. Si tratta di cose inammissibili, che accadevano quando i popoli non contavano se non come strumento lavorativo.
Voglio dire che, a stretto rigore, quel trasferimento di territori è illecito, ora per allora diremmo oggi, e pertanto, non solo è lecito pretenderne il ritorno del territorio dove era prima del regalo, ma è legittimo ritenere che il popolo della Crimea, privato a suo tempo della possibilità di decidere la propria collocazione (insomma, con una violazione del principio di autodeterminazione), possa oggi esercitarlo, ‘grazie’ all’intervento russo che gliene ha fornita la possibilità. Non voglio arrivare a dire che l’Ucraina è responsabile dell’illecito internazionale di gestire un territorio e, specialmente, la popolazione, senza titolo (anche se tecnicamente lo è), ma certo la sua rivendicazione di sovranità territoriale è a dir poco molto debolmente sostenibile.
Ragione per la quale, è questo il punto al quale voglio arrivare, il principio sacrosanto della integrità territoriale degli Stati, non può essere sostenuto a difesa dell’Ucraina, dato che la Crimea non era legittimamente parte dell’Ucraina. Per di più, come ho mostrato ieri, quel principio (l’integrità territoriale) va sempre misurato e definito in base alla realtà effettiva.
Nel diritto internazionale il titolo alla sovranità territoriale, deve essere fondato almeno su una scelta popolare, o da una documentata ‘provenienza storica’ per dir così. E qui non vi è nulla del genere, a quanto pare.
Alla fine sulla Crimea non vi è molto margine di trattativa. Ciò non toglie che anch’essa andrebbe posta sul tavolo.

 

Ora, si tratterebbe di trovare una soluzione che soddisfi tutti, senza fare perdere la faccia a nessuno: né gli ucraini, né i russi.
Che a questa soluzione si oppongano in maniera evidente gli USA, è un dato di fatto, specie se si pensa alle pretese della Finlandia chiaramente ‘suggerite’, un dato di fatto che forse è in via di ammorbidimento se significano qualcosa i primi timidi scambi di messaggi tra USA e Russia.
Lungi da me, l’ho detto fin dall’inizio, l’idea di fare il super-politologo tipo i non pochi in TV, ma a me pare che la soluzione più semplice del problema debba soddisfare, sia la volontà e le esigenze delle popolazioni direttamente interessate, che gli Stati. Voglio dire che, vista la situazione che si è creata (lo ripeto: per la pervicace indifferenza della Comunità internazionale per molti anni), che tra le popolazioni del Donbass e quelle ucraine vi siano ormai odi e diffidenze incolmabili è purtroppo evidente.
Ma certo, l’annessione del Donbass alla Russia (peraltro già quasi definita) è un errore, se non un atto illecito, nella misura in cui la popolazione si è pronunciata in una situazione tutt’altro che chiara e libera da minacce. Il perchè, però, Vladimir Putin sul riconoscimento delle repubbliche indipendentiste sia stato giuridicamente impeccabile l’ho spiegato a tempo debito.  Lo stesso, penso, si deve dire per una ipotesi di semplice ritorno del Donbass allo status quo di prima della guerra. Intanto perché la guerra non è iniziata il 24 Febbraio scorso, ma ben otto anni prima, e in parte per la ostinata (e anche arrogante) volontà della dirigenza ucraina di cancellare il problema con la forza della discriminazione verso i russofoni e tutto quello che ben sappiamo. Anche questo della discriminazione, a dir poco, è un tema del qualepudicamentenon si parla mai: ma c’è, ed è pesante!
Così come nessuno osa parlare dell’atto, direi a dir poco criminoso, con il quale il Governo ucraino a distribuito armi a tutti i cittadini (o almeno a gran parte di essi), talché un soldato russo, di fronte ad un civile ucraino, è legittimato a pensare che sia armato, con le conseguenze del caso.
Purtroppo, credo, una soluzione del tipo di quella adottata in Italia nei confronti dell’Alto Adige, avrebbe potuto essere ottima, ma dieci anni fa, oggi i rancori, gli odî, i soprusi, ecc…. , la renderebbero conflittuale e inattuabile, a parte che implicherebbe la rinuncia della Russia a tutto ciò che ha ‘preso’ con la guerra.

A meno di trovare un equilibrio in una forma di federazione che lasci molta autonomia alle province del Donbass, che mi sembra molto improbabile ormai, forse si potrebbe studiare una soluzione che crei in luogo della attuale Ucraina una confederazione, gestita da un Governo cui partecipino tutte le etnie o culture dell’Ucraina, nella misura in cui una confederazione lascia sempre la possibilità agli Stati confederati di separarsi dal resto. Beninteso, il tutto dovrebbe essere accompagnato da una solenne dichiarazione di USA e Russia, come garanti della situazione, questa sì, sul modello della garanzia austriaca sugli accordi De Gasperi-Gruber.
Ma, ripeto, questo compito non mi appartiene, e sulla razionalità degli interessati non scommetterei un soldo bucato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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