lunedì, Maggio 16

Ucraina – Russia: l’accerchiamento dell’Europa è quasi completo? L’Europa, sul cui territorio forze straniere giocano a Risiko, deve dialogare senza tutele con la Russia per le questioni che riguardano i propri interessi

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La crisi ucraina ha chiaramente svelato quanto nello scacchiere internazionale l’Unione Europea sia irrilevante, costosissimo ectoplasma a suo tempo promosso dagli USA per fronteggiare il pericolo sovietico. Alla più importante occasione di giocare un ruolo geopolitico pro domo sua, il carrozzone europeo ha archiviato ogni residuo di reputazione e credibilità, mentre USA in testa una cordata di concorrenti del gas russo mettono in scena, ancora una volta, una edizione personalizzata della famosa favola di Fedro, Lupus et agnus.

La schermaglia della crisi ucraino/russa tuttavia pare rientrare in un più complesso e lento progetto di accerchiamento e neutralizzazione dell’Europa, forse nel lungo periodo il più pericoloso competitore mondiale dell’impero statunitense, non fosse altro che per il suo sconfinato ed eterogeneo patrimonio culturale, che il Paese dei cowboy non possiede e forse non possiederà mai.

Mentre prosegue la ‘kalergizzazione’ dell’Europa, in un modo più bizzarro rispetto alla famosa ‘invasione degli orsi’ in Sicilia, di Dino Buzzati, con un ancor più buffo, ma costosissimo servizio di traghettamento di migranti economici dall’Africa con navi della Marina Militare e di certe ONLUS, giusto pochi anni dopo quel tempo in cui nei nostri peggiori incubi immaginavamo invece ben altra forma di invasione di orde di bolscevichi che avrebbero abbeverato i loro sacrileghi cavalli nelle fontane di piazza San Pietro, ecco che un Paese una volta amico tenta di far scoppiare un conflitto mondiale nella nostra bella Europa. Il Governo USA continua a inviare armamenti all’Ucraina, forse con la remota speranza che quel paese le utilizzi per tentare di riprendersi la Crimea o il Donbass, mentre Biden lancia istericamente l’allarme per il dispiegamento di truppe Russe sui propri confini, evidentemente immemore di cosa fece il suo Paese all’epoca della crisi di Cuba del 1962.

Il piano potrebbe essere stato costruito con pazienza fin dagli ultimi anni del XX secolo, quando quasi tutti i Paesi europei furono coinvolti in scandali politici connessi ai finanziamenti illeciti dei partiti, e l’Italia si distinse nell’arte del suicidio al quale fu dato con un certo orgoglio il nome di Tangentopoli, unico Paese in Europa ad azzerare la sua classe politica di governo. In seguito alcuni ex alleati iniziarono un lento accerchiamento dell’Unione Europea accendendo una serie di focolai di guerra.

Le due invasioni illegittime dell’IRAQ per mano di una coalizione guidata dagli USA, il finanziamento e l’innesco di una serie di primavere arabe nei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo (nel 2011 proprio la NATO distrugge la Libia, attaccando arbitrariamente quello stato sovrano), dove si trovano importanti fonti di approvvigionamento di idrocarburi per l’Italia e L’Europa, la creazione a tavolino di almeno due entità artificiali, Al Qaeda e ISIS, una sorta di Spectre della peggiore cinematografia yankee, la destabilizzazione controllata del Libano, la guerra infinita in Siria, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e adesso una serie di provocazioni sul confine orientale dell’Unione da parte della NATO, hanno non solo leso gravemente gli interessi strategici dei Paesi membri dell’UE, ma ne hanno praticamente compiuto l’accerchiamento e compromesso le capacità produttive, essendo cresciuti smisuratamente i costi energetici, che difficilmente possono essere trasferiti sui prezzi al consumo.

Si tratta di una arrocco degno di un giocatore di scacchi. Se tutto va bene, al punto in cui siamo, l’Europa potrebbe soffrire una insufficienza degli approvvigionamenti energetici nel giro di poche settimane, quindi sarà prona, come al solito, ai desiderata di USA & co.

Ovviamente la crisi ucraina fa buon gioco a certi interessi, prevalentemente extraeuropei, che desiderano il blocco del gasdotto russo Nord Stream 2, che raggiunge direttamente l’Europa con ingresso in Germania, aggirando Polonia, stati baltici, Bielorussia e Ucraina, facendo perdere a questi ingenti diritti di transito e un controllo sulle forniture all’Europa occidentale, come potrebbero fare con il gasdotto attualmente in funzione, il TAG, che raggiunge l’Italia al Tarvisio. Per inciso il progetto di Nord Stream 2 è di Snamprogetti, mentre la costruzione è affidata a SAIPEM, entrambe società italiane sopravvissute allo scempio fatto dell’IRI. Il competitore del Nord Stream 2 è il TAP (Trans Adriatic Pipeline), progetto svizzero, che porterà in Italia e in Europa almeno dieci miliardi di metri cubi di gas l’anno dall’Azerbaigian e dall’Iran. È scontato l’interesse dell’Europa che tutte e due queste linee di approvvigionamento entrino in funzione, in concorrenza tra loro.

Intanto mentre si gioca ai soldatini, i cittadini europei pagano bollette salatissime, almeno chi può, gli altri stanno al freddo, e gli industriali riducono la produzione o chiudono interi comparti industriali particolarmente energivori, in un contesto in cui l’Italia importa dalla Russia il 40,7% del suo fabbisogno di gas. Ovvio quanto non ci convenga assecondare gli scenari geopolitici che fanno comodo agli USA? Eppure il Governo italiano, probabilmente indegno erede dei Lincei, starebbe per inviare un migliaio di uomini in Ungheria e Bulgaria.

Nella prima linea gli ucraini stanno per vivere una tragedia, non per la guerra militare, bensì per quella economica, perché la psicosi alimentata da USA e Gran Bretagna sta causando la bancarotta di quel Paese, la cui valuta si sta fortemente svalutando, i prezzi salgono, gli investimenti si sono azzerati.

Il Governatore della Banca D’Italia, Ignazio Visco, un po’ come i musicisti del Titanic, rassicura tutti nel suo intervento al Forex del 12 febbraio, anticipando il dato della diminuzione del rapporto debito pubblico/PIL dal 156 al 150%, attribuendo il buon andamento alla crescita del PIL, un puro effetto denominatore,omettendo di spiegare anche a beneficio dei non addetti ai lavori che lo stock di debito non diminuirà automaticamente e che la crescente inflazione probabilmente aggraverà la situazione dei conti a causa dell’aumento dei tassi di interesse sui titoli di nuova emissione, con un ulteriore aumento del rapporto debito/PIL e dello stock di debito.

Dobbiamo sperare che l’Europa, sul cui territorio forze straniere giocano a Risiko, speriamo non a wargame, possa dialogare senza tutele con la Russia per le questioni che riguardano i propri interessi.

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Sull'autore

Direttore Centro Studi Politici e Sociali 'F. M. Malfatti'

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