lunedì, Giugno 27

Ucraina – Russia: armi, comunicazione, valori Cambi registro l’Occidente e ci dica che andava fatto il lavoro sporco con i famosi ‘effetti collaterali’ o ‘guerre umanitarie’, ipocrisia massima, o morti civili che nessuno osa chiamare così tra i già ‘martiri’ ucraini. Oppure decidiamo che anche noi ‘buoni’ abbiamo una coscienza ondivaga e sporca e che in questa asimmetria del terrore noi siamo gli altri protagonisti

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“Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”

(P. Roth, Pastorale americana)

Esercizio difficile rincorrere la guerra d’invasione russa in cui l’iniziale certezza sull’aggressore si accompagna al doveroso esercizio di comprenderne premesse e decisioni che implicano piani di intervento diversi, dal continuo massiccio invio di armi, alle negoziazioni diplomatiche, al nuovo ruolo della Nato e dunque degli Usa. Fino al tentativo di un percorso europeo per ora unitario con un ruolo futuro soprattutto di Francia e Germania con la prima che ri-parla come in passato della solita Europa a due velocità sulle grandi scelte, poi gli altri paesi seguiranno. Con il tanto decantato Draghi e l’Italia lontano e marginalizzato che nell’altalenante panorama giornalistico pare abbia colto un successo nella sua visita a Biden, o forse no, vista anche la conferenza finale solitaria. Che significherà qualcosa, forse un disappunto di Biden per lievi accenti critici nei suoi confronti sul lungo sostegno alla guerra. Perché va bene che siamo alleati, ma prova a metterti contro gli americani.

La guerra in Ucraina pare essere la Madre di tutte le guerre. Perché è vicina all’Europa, anzi sono europei come noi, si dice, come la Lettonia, Estonia, Paesi baltici, polacchi, ungheresi, con Finlandia e Svezia che da neutrali vogliono far parte della Nato. Questa la vera sconfitta di Putin, compattare la Nato ed anzi addirittura farla allargare. Se voleva dividere allora ha già perso. Insomma il cosiddetto mondo libero, con gli Usa battistrada, che vuole prolungare il conflitto che faccia dimenticare il ‘Vietnam’ afghano (di cui poca informazione ha dedicato spazio dopo 20 anni di occupazione per instaurare una democrazia in un contesto di bande tribali spendendo qualche migliaio di miliardi). Volendo all’esterno ribadire la sua primazìa globale in un nuovo ordinamento mondiale con diversi attori globali. In una sorta di nostalgia di Biden e consiglieri per i tempi della Guerra Fredda, per un mondo bipolare con ‘aree d’influenza’ riflesso delle decisioni dei due ‘imperi’. Alimentati dall’invasore russo alle prese con un miraggio e con l’obiettivo quasi mistico di tornare ad un tempo che fu. Dietro cui si muove e si alimenta una reciproca sotto guerra di propaganda mistificazione menzogne che fanno risorgere antichi fantasmi. Vale a dire ciò che è sempre stato, ma non ci hanno raccontato e fatto vedere ogni giorno a tutte le ore tutti gli altri conflitti dell’età moderna e contemporanea.

Sappiamo di decine migliaia di uomini e donne ammazzate, non come qui poche migliaia, ufficiali, nelle recenti guerre per la ‘libertà’ decise sempre dal canone americano? Ci hanno fatto vedere tanti, tantissimi, troppi bambini dilaniati da droni e bombe ‘intelligenti’? Abbiamo voluto sapere, capire, inorridirci? Ovunque non avevamo bisogno di parteggiare, semplicemente non ci riguardavano. Qui tra l’altro ci passano pure le fonti che ci riscaldano, non possiamo distrarci. Cinismo? Rivolgete il quesito a quelli che queste gesta hanno compiuto, io mi limito solo a ricordarle. Così avremmo dovuto affratellarci anche a quegli umani, simili agli ucraini ma diversi per colori di pelle usi e culture. E dunque ora vanno corsi massicci di storia geografia geopolitica nei media per ‘istruire’ bene sulla cattiveria mostruosa del russo al comando. Per analogia siamo passati ai rinverdirci la memoria su Hitler, prima di quello russo. Questa è storia con propaganda o propaganda storica. ‘Dobbiamo’ odiare Putin. Rimbalzi nei media in modo massiccio. Dai tanti parlanti televisivi. Una gara a chi esprime le peggio cose verso il ‘mostro’. Dicesi in psicologia costruzione sociale del pregiudizio.

Insomma una copertura mediatica h 24. Iperbolica. Troppo oltre le righe di una giusta rabbia e di indignazione per bombe o morti dei russi. Putin farà questo e quello, per altri Putin si ferma al Donbass e Crimea. Ognuno ha le sue previsioni i suoi frammenti di conoscenze, le sue verità. Le sue opinioni, nel mondo governato dalle opinioni. Dal Severgnini ‘vinceremo noi’ al dittatorello turco per cui a breve cambierà qualcosa, al Tabacci di governo sicuro dell’invasione in Polonia, vedessi mai non si ripeta la storia, all’inglese Brexiter che vuole esportare la sua di guerra ovunque, perché emarginato. Pochi cercano di stare a ciò che succede, così fioccano previsioni, opinioni, giudizi, aspettative, congiunzioni astrali. Poi il 9 maggio con la parata sulla Piazza Rossa per la vittoria sui nazisti nella seconda guerra mondiale Putin non parla di guerra totale su cui tutti scommettevano, rivendica i soli gli eroi russi (sovietici) vincitori per confermare la sua narrazione delcammino per eliminare altri nazisti, stavolta ucraini. Senza una parola su tutti gli altri morti per sconfiggere i nazisti in Europa. Soli martiri contro il mondo intero. Autoescludendosi nei propri confini, che vorrebbe più sicuri. Insomma delude i ‘pre-cog’ alla ‘Minority Report’ che prevedevano i crimini prima che avvenissero. Non si sono fatte simili analisi approfondimenti sbertucciamenti accalorati di democratica enfasi per Iraq Siria Afghanistan e tutti gli altri massacri del mondo. Come in Yemen, dove la dittatura saudita massacra da anni anche con armi nostre, magnificata a suon di dollari dal pugnalatore Matteo e dagli americani che la pagano da decenni perchécruciale contro Iran ed altre autarchie del Golfo. Perché sappiamo qualcosa sul Rwanda con oltre 500 mila morti(non i tragici 4-5 mila ucraini, se il problema del genocidio è solo di numeri), conosciuto alla fine per il solito inutile filmone commovente con Oscar (americano, sempre loro a narrare le storie) per lavarsi la coscienza? E quello che succede con palestinesi, uiguri, tibetani, curdi e tutte le altre minoranze schiacciate? Che ne pensano di ciò i megalodemocratici Mieli, Rampini, Gramellini, Franco, Riotta che stilano liste di proscrizione ergendosi a giudici. Si attaccano sempre americani ed occidentali che esprimono valori formalmente democratici, accusano. E poter parlare e pensare oggi non è poco.

Ma valori per/di chi, noi bianchi, ditelo ad un afroamericano ad un ispanico, ditelo in America Latina dove i ‘valori’ occidentali hanno massacrato centinaia di migliaia di indigeni. Ditelo ad arabi e musulmani dopo averli massacrati con bombe a grappolo, fosforo, forse chimiche, tanto deprecate ora in Ucraina. Sempre la doppia morale. Questo è il punto. Cambi registro l’Occidente e ci dica che andava fatto il lavoro sporco con i famosi ‘effetti collaterali’ o ‘guerre umanitarie’, ipocrisia massima, o morti civili che nessuno osa chiamare così tra i già ‘martiri’ ucraini. Oppure decidiamo che anche noi ‘buoni’ abbiamo una coscienza ondivaga e sporca e che in questa asimmetria del terrore noi siamo gli altri protagonisti. Se fosse così diverremo più trasparenti perché guarderemo in faccia il nostro di lato oscuro con mani sporche di sangue, se no prevarrà tanta retorica. Certo, il canone occidentale resta preferibile mentre in Russia se dici ciò che pensi ti arrestano. Se fortunato, se no vieni ucciso come Anna Politovskaja o avvelenato con il polonio. In America invece si è vinto dopo l’11 settembre e lo ‘stupro’ delle Torri Gemelle con il ‘Patriot Act’ un caloroso ‘soggiorno’ a Guantanamo senza prove documentali di accusa ad arabi, dunque musulmani, islamici, terroristi. Clamoroso il caso di una persona carcerata per anni tra torture efferate per un caso di omonimia con un terrorista. Unico business globale tra aumenti vertiginosi di energia e mais farina grano, per cui moriranno in tanti in Africa, quello delle industrie di armamenti. Governo italiano che dopo il primo decreto per armi in Ucraina non sappiamo quale strategia abbia con l’Europa non pervenuta oltre l’invio di altre tante armi. Con l’aggravante che si ritiene la situazione simile a due mesi fa mentre poi ci raccontano che il conflitto sta mutando pelle, con gli ucraini che addirittura avrebbero riconquistato ben 1200 chilometri di territorio e qualcuno, ucraini, che afferma che per la fine dell’anno (!) l’Ucraina vincerà. Non ci si capisce molto noi, figuriamoci chi non ha strumenti od informazioni.

E qui una parentesi, un’ipocrisia unita alle altre. Il governo di un Draghi silente quanto sempre infastidito secreta (perché, vorremmo sapere non potremmo inviarle, con quali aziende, quanto ci costano) l’elenco del tipo di armi inviate in Ucraina ed il Parlamento non ne discute. Ma ‘non’ siamo in guerracosì l’art. 11 della Costituzione riposa silente. Mandiamo armi dall’Europa mentre Biden dichiara dopo un invio di 33 miliardi di dollari di armi, altri 40 miliardi a giorni. Saranno contenti i contribuenti americani. Ma nessuno ‘ufficialmente’ usa le armi, direttamente, quindi la Russia non ha scuse nucleari. Veramente? Da non crederci. Se il campo deve determinare l’andamento del conflitto allora la guerra potrà prolungarsi a tempi indefiniti. Agli Usa fa comodo un prolungamento della guerra. Visto che il primo obiettivo era fermare l’aggressione con le armi ed oggi l’eliminazione di Putin. Poi tiene impegnata l’Europa che non esprima un autonomo giudizio politico. Così ci si allena contro la Cina, vero attore globale con cui confrontarsi in futuro. Siamo nelle sabbie mobili dove gli unici che sanno è l’informazione inneggiante ai ‘valori’ occidentali. Vediamoli alcuni dei meccanismi comunicativi dell’informazione con elmetto. Il 28 aprile la Gruber invita giornalisti russi e chiede se c’è libertà di parola e di espressione in Russia (!), per poi far capire come li vorremmo trattare tutti. E c’era Massimo Franco, sostenitore di certezze sui ‘valori dell’Occidente’. Poi quando chiedi di quali valori si parli ti dicono lo stato di diritto, la libertà individuale, la separazione dei poteri, poter parlare. Roba seria, peraltro oggi malferma ma almeno esiste e va difesa. Fondamenti di una democrazia liberale che pareva dopo il Muro di Berlino unici principi vincenti. Sfuggendogli poi i movimenti di un mondo divenuto composito con una realtà politica e sociale un poco più ambigua. Certo ricompattarci dinanzi all’avanzata delle autocrazie, ma discutiamone seriamente di queste democrazie che come ho già scritto sono minoritarie nel mondo. Nel chiudere ripenso alle polemiche scatenate, non suscitate, dall’intervista prostràti ai piedi di Lavrov, ministro esteri russo, di Rete4. Uno parla e giù indignazione generale. Egli afferma: “potrei sbagliarmi ma anche Hitler aveva radici ebraiche… anche tra ebrei vi sono antisemiti”. E giù strali offese critiche tuoni fulmini e saette. Poiché ho qualche esperienza diretta del tema, il punto è su che cosa e perché ci si deve offendere, come arma simbolica per accentuare contrasti. Peraltro scaltro il Putin per aver voluto subito “scusarsi” con Israele per le parole improvvide, ignoranti, volutamente provocatorie del suo ministro. Dice oscenità per riscrivere il mondo come oggi i russi vorrebbero che fosse.

Anche a me piacerebbe che l’Italia vincesse i prossimi mondiali di calcio in Qatar, il fatto è che è stata buttata fuori ed eliminata. Dunque quel “potrei sbagliarmi” determina tutto il resto. Potrei dire che Salvini è intelligente, ma mentirei, o che la Meloni è antifascista, falso. Ovvero, ognuno spara fesserie, poi volergli credere è un altro conto. Secondo, anche tra ebrei… Certo, mica è una novità, non è perché sei ebreo hai le stimmate, un esempio che faccio sempre ovunque? Il grande scrittore Philip Roth, ebreo, scrittore di diaspora fu accusato da lobby ebraiche, che ho pure conosciuto, americane di essere antisemita per le sue descrizioni degli ebrei, non tutte plaudenti o candide. Leggersi almeno “Operazione Shylock” al riguardo. Dunque Roth era antisemita? Stupidaggini che servono per costruire la propria propaganda. Ed oggi nella società delle immagini con le parole in libertà, no proprio buttate lì a c…, il senso ed il significato acquistano un peso anche maggiore delle bombe e delle armi. Perché oggi le guerre si vincono sulla scena dello spettacolo non sui terreni a combattersi. Quello è contorno. Difatti la felpa di Zelensky quella triste marroncina è stata battuta ad un’asta o quello che sia a cifre spropositate. Tutto si iconizza nella società dello spettacolo. Aspettiamo con ansia la serie tv di Zelensky Presidente che batte la Russia. Magari su Netflix o Amazon Prime.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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