lunedì, Maggio 16

Ucraina: ritorno al ‘gold exchange standard’? Vi è una guerra più complessa che si gioca a livello geopolitico sulla tenuta dei sistemi monetari in caso di ritorno al ‘gold exchange standard’

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Il ‘gold exchange standard’ era la formula con cui nell’immediato dopoguerra si legava la stampa della carta moneta ad una quantità definita di oro (36$ ogni oncia di oro, ora per ogni oncia sono necessari oltre 2000$) per mantenere un rapporto stabile nelle negoziazioni monetarie tra differenti Paesi. Il sistema diede una forte stabilità nei cambi fino al 1971 quando gli Stati Uniti dovendo stampare carta moneta ma non avendo oro a sufficienza dichiararono unilateralmente la fine del sistema basato sulla convertibilità in oro e lanciando il mondo in tempeste monetarie che nel nuovo secolo hanno raggiunto l’apice. Separare la stampa della carta moneta da un sottostante finito ed in quantità scarse ha lasciato spazio aperto alla stampa infinita di carta moneta senza sottostante creando un sistema finanziario infinito e non controllabile. A partire dal 1991, con il primo premio nobel alla finanza, si è aperta la strada ad una finanza non regolamentata fondata sul dollaro che ha scosso i mercati staccando la stessa finanza dai valori reali dei beni e servizi trattati. La finanza nelle mani di pochi è diventata un arma non convenzionale di guerra’ come vediamo nella guerra di oggi tra Russia ed Ucraina e le sanzioni finanziarie hanno un potere di mandare in default interi Paesi se questi non hanno preparato prima una via di fuga.

Quello che si vede è una rincorsa delle banche centrali all’accumulo di riserve auree in testa agli acquisti vi sono la Cina e la Russia che da diversi anni hanno cominciato a creare crescenti riserve di oro. Dall’inizio della guerra la domanda di Oro per destinarlo a riserva è aumentato del 300 % e l’oro viene acquistato anche a prezzi alti.

Le maggiori riserve d’oro ufficiali pongono gli Usa al primo posto con 8133 ton /oro , poi a seguire la Germania con 3359 ton /oro , il FMI con 2844 Ton/oro ed infine l’Italia con 2451 ton/oro poi seguono altri Paesi. Le riserve della Cina e della Russia hanno superato le 3000 ton/oro ed ufficiosamente sembrerebbero molte di più. Va ricordato anche che la Cina e la Russia sono i maggiori produttori di oro, la Cina con 450 ton/anno e la Russia con 295 ton /anno. Da notare che diversi Paesi europei che hanno depositato il loro oro oltre oceano ed in GB ne hanno richiesto il ritorno, anche il nostro Paese ha quasi la metà del suo oro presso la Fed di New York.

Sia la Cina che la Russia hanno avviato un processo di dedollarizzazione tramite istituzioni alternative allo SWIFT e hanno dichiarato l’intenzione di tornare a collegare la stampa di carta moneta all’oro, il ripristino del gold exchange standardDa tempo, la Russia si è liberata dei Treasury Bond Usa per evitare attività congelate all’estero ed abbattuto il debito pubblico e per questo si è intensificato, unitamente alla Cina, il processo di accumulo di oro per staccarsi dal sistema occidentale e creare un sistema finanziario alternativo a quello ora dominante ma sempre meno in prospettiva.

La reazione dei Paesi occidentali per rispondere alla convertibilità in oro della moneta fiat dovrebbe pensare ad un piano di risposta che oggi sembra molto lontano eppure le riserve di oro in Europa con i Paesi membri superano le 10.000 ton / oro contro le 8133 ton /oro dichiarate negli Usa. Il congresso Usa ha richiesto più volte l’esatto ammontare dell’oro depositato a Forte Knox, ma è rimasto senza risposta sollevando dubbi sulla sua reale consistenza.

Come abbiamo scritto su queste colonne, vi è una guerra più complessa che si gioca a livello geopolitico sulla tenuta dei sistemi monetari in caso di ritorno al gold exchange standard.

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Sull'autore

Fabrizio Pezzani è professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università L.Bocconi di Milano e distinguished professor presso la SDA Bocconi School of Management. Ha insegnato nelle Università di Parma, di Trento e di Brescia; è membro del comitato scientifico della Fondazione 'Centesimus Annus pro Pontifice' e di svariati Editorial Board di riviste internazionali di economia; è stato fino al 24 febbraio 2013 presidente del collegio dei revisori di Milano. E’ autore di contributi importanti sia a livello nazionale che internazionale sui temi dell’economia aziendale italiana fondata sulla realizzazione del bene comune, la sua lettura è ampia ed estesa ad altre scienze sociali. L’economia, in questa visione, è e rimane una scienza sociale e non una scienza esatta come oggi viene intesa.

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